martedì, maggio 15, 2018

Cobra Kai

Allora c'è questa serie su Youtube che riprende i tre film della serie "Karate Kid", quelli con Pat Morita nella parte del maestro Miyagi (da non confondere col successivo con Jackie Chan). La nuova serie riprende due dei personaggi originali, impersonati dai medesimi attori, il ragazzino italo-americano nuovo arrivato che diventerà il pupillo di Miyagi, Daniel Larusso e il bullo locale, allievo del cattivissimo maestro del dojo Cobra Kai, Johnnie Lawrence.



Vi dico subito cosa non funziona.
Come spesso capita di questi tempi, i primi dieci episodi non hanno una storia che vale la pena di raccontare. Johnnie conduce quella che per gli Americani sarebbe la vita del fallito, solo, in un piccolo appartamento, lavoretti saltuari. Daniel invece è uomo di successo, bella famiglia, grande casa, rete di concessionarie di auto. Questa è la parte interessante.

La parte superflua è tutto il resto. Johnnie incontra un nerd di origine sudamericane e, colto da una illuminazione, decide di riaprire il dojo Cobra Kai, prendendo il ragazzo come suo allievo e insegnandogli a fare a botte, con lo stile tipico dei "cattivi", colpire per primi, colpire più forte, senza pietà. Il ragazzo e gli altri suoi amici nerd hanno a che fare con gli onnipresenti bulli e si arriva allo scontro dove il nostro stupisce tutti applicando gli insegnamenti di Johnnie e mettendo al tappeto i bulli. Il dojo Cobra Kai si affolla di nerd in cerca di riscatto.

Nel frattempo Daniel cerca di contrastare la riapertura del Cobra Kai con tutti i mezzi. Tra le varie vicessitudini, senza un vero motivo, finisce per prendere come allievo il figlio reietto di Johnnie, che il padre, tra i suoi "fallimenti", non ha mai seguito. Ovviamente Daniel applica gli insegnamenti di Miyagi che invece di essere basati sulla forza e sulla aggressività, puntano a costruire lo "equilibrio", fisico e spirituale.

Serie infinita di sketch comici giocati sul contrasto tra i primi anni Ottanta e i giorni nostri.

Bastavano tre episodi invece di dieci per arrivare alla riedizione del famoso torneo. Eccoci alle note dolenti, ovvero che tutti gli attori, a partire dai protagonisti originari finendo ai nuovi "ragazzi", sono drammaticamente inetti quando si tratta di impersonare praticanti di arti marziali e in particolare di Karate. Il peggiore è Ralph Macchio, nella parte di Daniel Larusso, un uomo di 57 anni che non è visibilmente uno sportivo e che, oltre a non avere alcuna competenza tecnica, non è in grado fisicamente di compiere quei gesti. Meglio William Zabka, nella parte di Johnnie Lawrence, più credibile nei movimenti. Nel torneo tutto si vede tranne che Karate, ci sono salti, capriole, pugnetti, calcetti.

Nota per chi non conosce l'argomento: lo scopo delle "arti marziali" in origine era di mettere in condizione un guerriero (non esaminiamo questa parola) di storpiare o uccidere nella maniera più efficace, ovvero massimizzando l'offesa e minimizzando il rischio. Per potere trasferire la pratica delle "arti marziali" in un contesto "cortese", ovvero un contesto dove si ci confronta per esibire il proprio valore e non per storpiare o uccidere, come per la giostra medievale fu necessario imporre dei limiti ai contendenti.

Non vi annoio con i dettagli dei regolamenti degli incontri di Karate ma vi dico che un calcio o un pugno diretti alla testa hanno effetti devastanti, ovvero quello di ferite gravi o anche la morte. Si possono produrre ferite gravi anche colpendo certe parti del corpo come le articolazioni o i punti dove passano le arterie. Il risultato è che le scene mostrate nel "torneo" sono nello stesso tempo tecnicamente inguardabili, perché gli attori seguono una coreografia e sono anche bravini nel farlo ma non sanno niente del Karate e sono inverosimili perché fingono che gli attori si colpiscano a "pieno contatto", senza che nessuno si faccia male, tranne la solita storta che si rimedia con gli impacchi.

Inoltre, considerate che per ottenere una discreta abilità in una arte marziale, seppure nei limiti dei regolamenti "sportivi", ci vogliono ANNI di allenamento, mentre nella serie Cobra Kai i nerd vanno a "combattere" dopo qualche settimana.

A differenza degli anni Ottanta, oggi potete andare su Youtube, fare una ricerca e confrontare il Karate vero, che tra l'altro ha tutta una serie di suoi pregi e difetti specifici, con le coreografie prive di senso del "torneo".

Alla fine di questa prima serie abbiamo:
- Cobra Kai vince il torneo e torna nottetempo il cattivissimo maestro di Johnnie, col sigaro da boss mafioso, non sappiamo con quali intenzioni.
- Johnnie è apparentemente combattuto tra il "credo" del Cobra Kai e il timore di essere diventato come il suo antico maestro, col risultato di trasformare i ragazzi suoi allievi in fanatici irragionevoli. E' anche combattuto nei riguardi del figlio, con il quale vorrebbe recuperare un rapporto ma non sa come fare.
- I nerd del Cobra Kai sono diventati la Hitlerjugend in salsa californiana.
- Il figlio di Johnnie, colpito a tradimento nel torneo, si infortuna e perde la finale contro il pupillo di Johnnie, Daniel allora lo porta nella vecchia casa in stile nipponico di Miyagi e gli promette che non consentirà al Cobra Kai di spadroneggiare nella metaforica "valley".

Tutta la serie si gioca sulla risaputa inversione dei ruoli. Quello che era il "cattivo" biondo, ricco, fascista, bullo a scuola, diventa il proletario che aiuta i ragazzi in difficoltà, quello che era il "buono", un po' immigrato, scuro, povero, ultimo arrivato vittima dei bulli, diventa il ricco strafottente. Tutto viene mescolato, donne, uomini, buoni, cattivi, bianco, nero, sopra, sotto, bene, male.

Cosa dire? Se non ci fosse l'effetto "revival", sarebbe solo tempo perso. La sensazione che ricavo dalla visione di "Cobra Kai" è la stessa degli ultimi film e telefilm, ovvero che gli Americani, più precisamente quelli che formano la "kultura" degli Americani, ormai siano capaci solo di buttare tutto in burletta. Non satira, ironia, sarcasmo, burletta da due soldi. Le idee non ci sono, figurarsi affrontare in un senso o l'altro degli argomenti seri.

venerdì, maggio 11, 2018

Gita a Erve, Alpinisti Monzesi e Miniera della Passata

Questa gita si dovrebbe dividere in diverse parti. Vi risparmio andata e ritorno in moto sulla Valassina, che è la solita via crucis. La prima parte è l'arrivo al paese di Erve, che si trova al confine con la bergamasca, quello che anticamente era il confine tra lo Stato di Milano e lo Stato di Venezia. Io parcheggio all'entrata del paese e poi lo attraverso a piedi fino all'estremità opposta dove comincia la salita verso il rifugio Capanna Alpinisti Monzesi. Ora, ci sono due sentieri, uno indicato come "impegnativo" che ho fatto all'andata e uno indicato come "facile" che ho fatto al ritorno. Non mi è sembrato tanto più facile, anche perché ho dovuto guadare una decina di volte, avanti e indietro, i due o tre torrenti che scorrono verso Erve. La parte del ritorno non l'ho documentata perché ero inseguito da nuvoloni minacciosi. Comunque, la prima parte della gita si conclude con l'arrivo al rifugio.

Nota: ho già visitato gli stessi luoghi.












Dopo la pineta, eccoci arrivati al rifugio. In tutta la giornata ho incontrato solo quattro persone, due svizzeri tedeschi, un signore anziano che doveva tornare a casa a badare alla moglie malata e un tizio che ho chiamato per chiedergli una informazione e ha fatto finta di non sentire. Quindi, dopo essermi riposato al rifugio, avendo tempo e annoiandomi un po', ho proseguito verso la miniera della Passata.








Non mi sono addentrato nella miniera, dato che ero sprovvisto di qualsivoglia attrezzatura, tipo casco e luce e non sapevo se ci fossero parti pericolanti o pozzi. Tutte le entrate sono aperte e liberamente accessibili, quindi presumo non ci siano grandi rischi, comunque sono rimasto fuori. C'è un tavolo con due panche sullo spiazzo, mi sono fatto una dormitina.

Infine, mentre tornavo dalla miniera verso il rifugio, ho incrociato due camosci. Il primo ha proseguito ma il secondo si è fermato per brucare a una ventina di metri davanti a me. Quando ho scattato, siccome il nokia fa il rumore tipo macchina con otturatore meccanico, ha alzato la testa e mi ha fissato. Io mi sono immobilizzato e la mia tenuta decathlon attuale l'ho scelta apposta per essere vagamente mimetica, vari toni di grigio. Siamo stati li trenta secondi a fissarci poi ho alzato la mano per provare a fare un'altra fotografia e cosi è scappato. Fanno un verso di allarme strano, tipo "gnè".


A parte la stranezza complessiva di un ambiente dove si stratificano reliquie antiche, robaccia moderna e animali che sembrano un po' strampalati, vorrei chiudere con un discorso relativamente serio.

Uno dei refrain del "compagno medio" riguardo i "migranti/profughi/rifugiati" è "tu dici cosi solo perché sei fortunato ad essere nato in Italia". Ecco, se leggete la storia del paese di Erve e pensate alla gente che veniva a scavare minerale di piombo in un angolo della montagna, minerale che poi portava a valle con la gerla, capite che razza di vita facevano gli Italiani di cento o duecento anni fa. Non tanto diversa da quella degli Italiani di duemila anni fa, infatti l'aspetto della miniera ottocentesca è tale e quale a quello che mi immagino di una minera greca o romana. Tutto quello che abbiamo oggi ce l'hanno lasciato quei disperati, è stato letteralmente costruito sopra le loro ossa. La "fortuna" non c'entra niente, non abbiamo vinto la lotteria, invece siamo i discendenti di gente capace di fare miracoli, gente che la propaganda ci insegna a ripudiare, a dimenticare.

martedì, aprile 24, 2018

Storia dei bar italiani

Io non frequento i bar.
Ma sono cresciuto in un mondo dove ogni paese, ogni quartiere delle città, aveva il suo Bar Sport e il bar era un "presidio generico", nel senso che qualsiasi problema tu avessi, potevi rivolgerti al bar. Piove e sei in anticipo per un appuntamento? Stai un po' al bar. Ti scappa? Vai nel bar. Devi trovare un posto? Devi trovare qualcuno? Chiedi al bar. Devi telefonare? Al bar. Ti serve mezzo litro di latte o delle pile? Chiedi al bar. Devi incontrare gli amici? Al certo bar. Marche da bollo? Pagamenti? Hai fame o sete? Ti si è rotta la macchina? Eccetera. Poi c'era tutta l'eredità delle osterie, coi vecchi che passano le giornate a giocare a carte in un angolo, oppure quei biliardi puzzolenti.

Arriva la "crisi", che crisi non è ma un Piano disegnato a tavolino. Nella mia città si aprono bar ovunque come rimedio, con risultati tragicomici tipo due o tre o anche quattro bar uno di fianco o di fronte all'altro.

Stamattina dovevo andare in banca ma ero più rintronato del solito. Penso di entrare in un bar e prendere un caffè. Entro nel primo, due cinesi. Ok, proviamo un altro dieci metri più avanti. Altro cinese. Al quarto o quinto bar entro rassegnato e chiedo al cinese un caffè. Mentre sono li in piedi che aspetto arrivano due "latinos" vestiti come nei film americani sulle gang di Los Angeles e ordinano due caffe lunghi. Surreale.

A margine, ieri pomeriggio alle tre e mezzo la Valassina in direzione Milano era piena di auto e camion. Che vanno incolonnati e appiccicati tra 90 e 110 su una strada che è larga come un viale urbano. Pensavo a venerdi quando un anziano ultra-ottantenne ha investito e ucciso un altro anziano in bicicletta poco lontano da casa mia. E' solo una questione statistica, tante più auto affollano strade concepite per un traffico 100 volte inferiore, tanta più gente è costretta a mettersi in macchina per le incombenze quotidiane, tanti più incidenti necessariamente devono capitare.

A proposito del traffico, i bambini devono essere portati in giro. Non hanno una loro vita sociale, non hanno amici. Hanno solo dei "colleghi" che incontrano nei vari "luoghi di lavoro", come la scuola o la palestra. Fuori da li, non si incontrano e non si frequentano tra di loro e la ragione è che qualsiasi cosa facciano, avviene solo previa organizzazione via furbofono e per tramite di genitori o nonni che si mettono in macchina e presenziano.

Mi faccio la solita domanda: come è possibile che alla gente tutto questo sembri "normale"?

lunedì, aprile 23, 2018

Cinquantatreesimo compleanno

Fuck U, Fuck U and Your Sister 2 Edition.

Stamattina ho preso la motoretta e me ne sono andato per conto mio, visto che se esiste un proverbio sensato è "meglio soli...", segue reportage. La località di partenza questa volta è Pasturo in Valsassina, 640 m. (dove mi hanno pelato 6 euro per 2 michette, un etto di bresaola e 3 bottigliette di minerale) per salire a Pialeral, 1400 m. e da li verso una valletta sotto il Grignone più in alto. Due note: i paesi sul fondovalle sono mezzi abbandonati ma sulle pendici delle montagne si costruisce a più non posso, oggi ho camminato in mezzo alle case di una città distribuita. Una cosa che mi ha impressionato, a parte l'opera ciclopica di costruire strade ovunque, di solito con una rete di ferro e una colata di cemento, è la tigna con cui vengono recintate tutte le proprietà. Tonnellate di cavi d'acciaio di tutte le dimensioni, chiodi, bulloni, graffe. Tutto ormai è a misura di automobile, non comincio nemmeno a lamentarmi dei problemi che incontro andando a piedi e in bicicletta. La cosa peggiore per chi va in moto sono le gallerie. Per cento motivi ma ne dico uno banale: prova a toglierti gli occhiali dentro una galleria buia mentre guidi la moto.

Freddo in alto con la neve.
Mancano le due marmotte, troppo difficile.
Putroppo il lettore non apprezzerà la magia di quasi trenta foto scattate completamente alla cieca, perché non ci vedo, con un Nokia 2700 classic.




























Ripeto, due megapixel senza guardare. Pft, quelli con la reflex mi fanno le pippe. Non c'è nemmeno una foto che faccia veramente cacare, ce ne solo alcune che sul momento avevano un qualche significato ma adesso non ricordo cosa volevano rappresentare. Forse qualche dettaglio che causa bassa risoluzione è andato perso, oppure causa cecità è andato fuori dalla inquadratura.

Ah, le foto non sono in ordine, sono mescolate a caso.
Informazione: ci sono in giro dei cartelloni che danno informazioni varie sui luoghi. In uno di questi ho scoperto che i "laghetti" non sono naturali perché li la roccia (che per inciso contiene dei fossili tipo pesci) è calcarea e fa passare l'acqua. Quindi le pozze sono tutte artificiali (quello della foto ho guardato e ha un telo di plastica sul fondo) e servivano in origine per abbeverare gli animali. Pare che comunque siano preziosi perché ospitano rane e altri piccoli animali delle montagne.

lunedì, aprile 16, 2018

Lucertole, acqua e verde


Esce il sole a sorpresa, sembra estate.
Un angolo del Parco di Monza.


Il Lambro pieno d'acqua, in questo angolo si
potrebbe immaginare com'era dugentanni fa.


Le lucertole nel loro piccolo si incazzano.
E quando si mordono la testa, non badano ai passanti.
Mai viste tante lucertole in città come oggi.

Foto fatte alla cieca, che ero senza occhiali, col mio PaleoNokia.

sabato, aprile 14, 2018

Nessuno se ne accorge?


Riverside 100, il minimo indispensabile, la mia ha il cavalletto,
i fanalini a pila e due rifrangenti sulle ruote. Ho pagato
di più gli scarponi della bicicletta, mistero.

Oggi, dopo un minimo di pulizia in casa, ho fatto un giro in bici col mio aggeggio da 120 euro Decathlon sulla direttrice Monza - Villasanta - Arcore - Lesmo (da casa mia circa 1.5 ore) e ritorno. Vi chiederete, perché a Lesmo? Perché ci abita un mio parente e gli ho fatto una improvvisata. C'è una ciclabile ad Arcore, una a Villasanta e in mezzo uno svincolo, al solito. Due altre osservazioni, la bruttezza incredibile del 90% della architettura e della urbanistica della Brianza e l'aumento insensato del traffico, che contribuisce a rendere invivibili gli spazi, soprattutto quelli appena fuori dai "centri", con particolare gravità nel caso delle strade intercomunali. Un giorno voglio provare ad andare da casa mia al Lago a piedi, secondo Google ci vuole circa 9 ore.


Tutti al centro commerciale, hai voglia di mettere ciclabili


Finiture di pregio


Edilizia agevolata


Area industriale

E' un mistero per me come faccia la gente a vivere come se questo fosse il migliore dei mondi possibili.

Ah, dimenticavo. Il fatto che io vada in giro con la bici ridotta al minimo non dipende solo dal fatto che sono "braccino" ma anche che la bici precedente fu acquisita nottetempo dal mio box, probabilmente da una risorsa migrante profuga rifugiata. Adesso, io sono ben disposto ad essere solidale e fornire biciclette ai migranti profughi rifugiati ma non essendo milionario, gli fornisco quelle da meno.

Aggiungo che se la qualità della merce Decathlon non è il massimo, tende al discount e il negozio più vicino è veramente in un postaccio, mi sono sempre trovato bene con gli adetti, gentili e disponibili.