sabato, febbraio 24, 2018

Antifascisti e antifascisti

Chi mi legge sa o dovrebbe sapere che TUTTA la Storia che crediamo di conoscere in realtà ci viene fornita nella versione artefatta che è strumentale a realizzare il Piano delle elite apolidi e mondialiste. Quindi non vi dovrebbe servire, però nel dubbio ecco un esempio di antifascismo di cui non leggerete mai nei libri delle scuole del "regno" e, ovviamente, dai media.

La mistificazione con cui il Partito Comunista si è attribuito, con le sue emanazioni intra e extra parlamentari, la rappresentanza della "sinistra" e dello "antifascismo", con cui ha riscritto la Storia della "Resistenza" e dell'Italia repubblicana, continua ancora oggi, solo adoperando un lessico leggermente differente.

Dopo questa citazione:
A Porzûs aveva sede il comando del Gruppo delle Brigate Est della Divisione Osoppo, comandato dal capitano degli alpini Francesco De Gregori, detto "Bolla". La formazione autonoma di "Bolla", che teneva inalberata presso il proprio comando - e ben visibile a distanza - la bandiera italiana con lo scudo sabaudo, operava all'interno di una regione dominata dalle formazioni garibaldine che su ordine del PCI dalla fine del 1944 erano state inserite nell'esercito di liberazione della Jugoslavia, alle dipendenze del IX Korpus sloveno. Gli osovani, con le loro continue proteste contro le mire nazionalistiche jugoslave e contro la politica di collaborazione garibaldina, presentate anche direttamente da "Bolla" presso il CLN di Udine, suscitarono la reazione delle componenti comuniste del Comitato, che attivarono i gappisti operanti nella zona, incaricandoli di attaccare la sede del comando osovano.

Sul posto vennero quindi inviati un centinaio di gappisti, guidati da Mario Toffanin "Giacca", elemento fortemente ideologizzato ed estremista, che catturò con un trucco "Bolla" ed altri comandanti della Osoppo, tra cui il giellista Gastone Valente "Enea", e li fucilò subito, sottraendo carteggio, armi e provviste. Gli altri partigiani osovani presenti, tra i quali Guido Pasolini (fratello maggiore di Pier Paolo), vennero tutti quanti fucilati successivamente ad esclusione di due, che accettarono di entrare nei GAP.

L'eccidio ebbe rilevanti seguiti giudiziari con un lungo processo, che si concluse con pesanti pene, peraltro in grandissima parte non scontate a causa della fuga di un sostanzioso numero di imputati in Jugoslavia o in Cecoslovacchia, nonché per i vari provvedimenti di amnistia e indulto che si susseguirono dopo la guerra.

Non tutti sanno che lo zio del cantautore De Gregori fu tra le vittime del tradimento comunista e anti-italiano. L'artista ha ricevuto lo stesso nome di battesimo, Francesco, in memoria dello zio. Notare l'ipocrisia della citazione della Medaglia d'Oro.
... riaffermava l’italianità della regione e la intangibilità dei confini della Patria. Cadeva vittima della tragica situazione creata dal fascismo ed alimentata dall’oppressore tedesco in quel martoriato lembo d’Italia dove il comune spirito patriottico non sempre riusciva a fondere in un sol blocco le forze della Resistenza.

Ecco cosa sanno e cosa capiscono "a sinistra" nel 2018.

Il Processo.
Tornando a De Gregori, io trovo veramente divertente questo passaggio della sua biografia nel quale, pur avendo fatto tutta la carriera "organicamente" alle necessità "politiche" di allora, fu sottoposto ad un "processo politico" che deve avergli ricordato lo zio. A riprova che la Storia si ripete.

Quindi vi rimando al post precedente.
Se volete, anche a questo, precedente.

Infine, tanto per capire di cosa parliamo, vi rimando a questo articolo, di cui forse vorrete approfondire la bruttissima storia del Rogo di Primavalle.

Giusta contromisura alle fantasie


I soldati zaristi sparano sulla folla nel celeberrimo
film La Corazzata Potemkin. Segue dibattito.


Potere al Popolo.

Roma.
Si comincerà con due brani musicali dei Modena City Ramblers. Seguirà quindi la lettura, da parte di studenti e studentesse, di lettere e racconti di partigiane e partigiani. Verrà poi trasmesso il videomessaggio della senatrice a vita Liliana Segre. Al termine, ancora letture della Resistenza e quindi l'intervento di Ella, una giovane rifugiata nigeriana (vedi sotto, NdR). A seguire, un video sulle leggi razziali volute dal fascismo, poi ancora letture e l'intervento finale di Carla Nespolo, presidente nazionale dell'Anpi. Saranno i Modena City Ramblers con 'Bella ciao' a chiudere la manifestazione.
Il peggio dell'Italia che si ritrova per celebrare i propri riti.
Quelli che partecipano alla messa però sono nulla rispetto alle carogne che li mandano, che li istruiscono e li sobillano. Invito il lettore a compiere una semplice osservazione, cosa succederebbe se quelli immortalati nella immagine fossero Camicie Verdi della Lega invece degli "antifascisti", se cercassero di impedire un comizio della signora Boldrini.


Antifascisti che "doverosamente" cercano di
impedire a Salvini di tenere un comizio in quel di Pisa.

Citazione: "l’episodio di Palermo (pestaggio di un dirigente di Forza Nuova) ci sembra nulla più che una giusta contromisura alle fantasie di ogni razzista di poter fare e dire ogni cosa gli passi per la testa."


Ordini dall'alto. Non sottilizziamo sul "come".
Notare la "location militante".


Possibile spiegazione. Serve un certo tipo di "risorse" per un certo tipo di necessità.


Un fatto storico innegabile.

Tra le tante cose paradossali e/o schifose della "sinistra" contemporanea c'è la riproposizione degli anni '70, incluso lo slogan "la Resistenza ce l'ha insegnato, uccidere un fascista non è reato". La connivenza delle "autorità" e della magistratura, la propaganda dei "media", compresi anzi per primi quelli di proprietà della Grande Finanza, che fanno da grancassa alle ONG di Soros e adesso accreditano l'idea che gli "antifascisti" stiano bonariamente reagendo alla "minaccia delle destre". Le "destre" che non si vedono da nessuna parte, nemmeno a cercarle col lanternino.

Nota: ieri notte ero insonne e ho acceso la radio, su Radio Radicale si parla di cinema. Dopo trenta secondi sento due "critici" e il conduttore inneggiare al "cinema combattente". Anno di Grazia 2018. Forse l'ho scritto in passato. Lo ripeto: se voti "a sinistra" nella migliore delle ipotesi sei scemo. Potresti anche essere pazzo oppure una carogna schifosa.

giovedì, febbraio 22, 2018

Browse the Internet in paranoia mode

Questo è un post "tecnico", saltatelo se non vi interessa.

Vado ad illustrarvi come "navigare" filtrando il più possibile le pagine che visualizzate. Gli strumenti che uso sono: 1. host file preso da qui, si sostituisce o si appende al file host predefinito, l'effetto è quello di bloccare tutte le connessioni http verso i domini inclusi nella lista, per qualsiasi programma presente sul computer. 2. Firefox (volendo si può usare Chrome), attivando l'opzione "tracking protection". 3. l'estensione uBlock Origin, nella modalità "utente avanzato - dynamic filtering" con le celle "script inline, script del sito, script di terze parti e frame di terze parti" impostate su "rosso (blocco) - globale (col. sinistra)".

In sostanza si tratta di 4 livelli di filtro. Il file host filtra a livello del sistema operativo (ma solo le connessioni http, non https), la tracking protection di Firefox carica una lista che Mozilla riceve da Disconnect, non ho indagato cosa c'è dentro ma in teoria blocca i siti che "tracciano" le persone mentre "navigano", uBlock Origin carica le liste di parole chiave (easylist principalmente) che bloccano prevalentemente la pubblicità e quindi disabilita tutti i javascript e i frame che caricano pagine da domini che non sono quello che visitate.

Ovviamente ci possono essere "falsi positivi" nei primi tre livelli e bisogna manualmente abilitare l'esecuzione degli script nelle pagine in cui sono necessari. Vi faccio l'esempio del sito del Corriere.
Primo, ho dovuto commentare la riga "# 0.0.0.0 c.betrad.com" nel file host (# apre il commento, quindi disabilita), altrimenti non vengono caricati i video.
Secondo, bisogna disabilitare il "tracking protection" di Firefox cliccando sull'icona in alto a SX a forma di scudo nelle pagine coi video, per la stessa ragione.
Terzo, inevitabilmente, ho dovuto consentire l'esecuzione degli script impostando su "grigio (neutro) - locale (col. destra) in uBlock Origin per gli indirizzi "corriere.it", "betrad.com" (vedi sopra), "akamaized.net", "corriereobjects.it". Cosi facendo, quando carico la homepage del Corriere completa di tutte le sue funzioni, mi trovo a bloccare cinquantasei (56) connessioni solo con uBlock Origin, non ho voglia di verificare quante e quali sono bloccate dagli altri due livelli di filtro.

Le prime due modifiche sono specifiche del sito del Corriere. Invece la terza è necessaria per quasi tutti i siti che visitate. Di norma si tratta di impostare su "grigio" le celle della colonna di destra solo per due o tre indirizzi, quello "base" e uno o due che sono ovviamente l'origine di alcuni componenti delle pagine, come nell'esempio di cui sopra, "corriere.it" e "corriereobjects.it", nel caso di Repubblica sono "repubblica.it" e "repstatic.it", niente di drammatico. Ricordarsi di salvare cliccando sull'icona a forma di lucchetto.

Veniamo al motivo: a parte la faccenda della pubblicità, a parte la "privacy", ci sono due motivi. Il primo è che filtrando tutta questa roba si libera il browser da un po' di lavoro. Il secondo è che bloccare il più possibile gli script non necessari, in particolare quelli di "terze parti", riduce il rischio che questi script eseguano funzioni "illecite".

Dimenticavo, come motore di ricerca predefinito uso DuckDuckGo invece di Google. Non funziona meglio, però se posso preferisco non raccontare a Google cosa faccio mentre sono collegato ai loro servizi, come questo blog.

giovedì, febbraio 15, 2018

Smontata la menzogna dei profughi

A parte l'ovvia considerazione che quasi nessun immigrato viene da Paesi in guerra, ecco un articolo interessante del Corriere che spiega come in realtà la immigrazione sia provocata dall'aumentato "benessere" delle popolazioni che migrano, tra cui sono appunto le famiglie "benestanti" che investono il surplus di risorse inviando qualcuno la dove pensano che possa produrre un ritorno all'investimento.

Più emigrazione con lo sviluppo - di Danilo Taino

L'articolo per ovvie ragioni non accenna al passaggio successivo, ovvero da dove vengono le risorse che le popolazioni investono nel migrare e dove vanno queste risorse e anche chi, come e perché orienta le migrazioni in una direzione o l'altra. Per esempio perché un africano migra verso Oslo invece che verso Abu Dhabi o Shangai. La risposta ve l'ho già detta e ripetuta, esiste una organizzazione su scala sovra-nazionale, potremmo dire planetaria, finanziata dalle elite apolidi mondialiste e che utilizza ogni tipo di manovalanza, dalle criminalità locali alla mafia, dai Governi alle ONG, organizzazioni ufficiali tipo ONU e Agenzie collegate, per generare, alimentare ed accelerare il più possibile la immigrazione in Europa da Asia e Africa al fine di creare il famoso "meticciato".

Il "meticciato" ha lo scopo di annientare l'Europa dei Popoli e delle Nazioni per creare un Nuovo Ordine fondato su "un popolo unico, che ha una ricchezza media, una cultura media, un sangue integrato." (parole di Scalfari).

Oltre alle considerazioni evidenti sui meccanismi logistici ed economici, vi faccio presente l'enormità delle menzogne che ci raccontano e anche la immoralità di investire ingenti risorse, coinvolgendo ogni sorta di crimine e losco traffico, per alimentare l'immigrazione e creare il "meticciato", ignorando il fatto che sono proprio i poveri, quelli che soffrono, per usare una espressione renziana, che non migrano perché non possono e vengono ignorati anzi puniti mentre esiste un enorme macchina propagandistica che si cura solo dei più benestanti che migrano e che vengono anche premiati. Un doppio genocidio, pianificato a tavolino.

mercoledì, febbraio 14, 2018

Riconoscere il disegno

Uno degli strumenti più efficaci che permise ai nostri antenati di avere successo fu la capacità di fare ragionamenti razionali sul mondo. Per esempio, notarono le impronte di un animale nel fango, le associarono all'animale che le imprimeva, dedussero che l'animale passava di li abitualmente e si proiettarono in avanti preparando un agguato.

I miei contemporanei stanno perdendo questa capacità. Un po' perché sono accuratamente disinformati e condizionati, un po' perché gli viene instillata l'idea dello "spontaneismo", ovvero le cose "capitano" di punto in bianco, senza una ragione, senza un rapporto causa-effetto. Per cui su Radio24Ore senti un "docente di diritti umani" sostenere che non esiste correlazione tra criminalità e immigrazione.

Su questo mio blogghettino che non legge nessuno io cerco di fare l'opposto, ovvero mostrare come le cose si ripetano dentro un disegno. Vi ripropongo alcuni esempi:

Il barcone affondato dei migranti-profughi-rifugiati, ripescato a spese nostre, che deve essere trasformato in un nuovo "museo dell'olocausto", ad imperitura memoria delle nostre colpe.

I "grandi leader" ci ricordano i temi dei "diritti", del senso che deve avere la "politica", i fortunati "eventi epocali", il volontariato.

Oggi ne aggiungo un altro, il peso delle semplici parole.
Anno di Grazia 2014, testo della convocazione delle manifestazione anti-leghista a Milano:
Milano ama i diritti, Milano è meticcia, ibrida, soggetta a contaminazioni continue: studenti e precari, lavoratori occasionali/stagionali, migranti campani, pugliesi, siciliani, eritrei, marocchini, peruviani...
Anno di Grazia 2017, articolo di Scalfari sull'Espresso:
... il meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, che ha una ricchezza media, una cultura media, un sangue integrato. Questo è un futuro che dovrà realizzarsi entro due o tre generazioni e che va politicamente effettuato dall’Europa. E questo deve essere il compito della sinistra europea e in particolare di quella italiana.
Anno di Grazia 2018, slogan utilizzato dalle "femministe" del corteo "antifascista" di Macerata:
Contro il razzismo e il fascismo armato, la risposta è il meticciato.
Ve lo spiego. La strategia di lavaggio del cervello utilizzata con questi slogan è quella di associare al concetto di Popolo e Nazione, quindi di "sovranità nazionale" e di Stato, il concetto di "fascismo", che le Prime Due Categorie della "sinistra" sono condizionate ad associare al "male assoluto", pur non sapendone praticamente niente. Poi, usando l'epica fasulla della "resistenza", con l'ulteriore mistificazione del detto e non detto sulla "resistenza comunista", si lusingano i minorati delle Due Categorie dicendogli che sono gli eredi dei mitologici "partigiani". Infine, gli si presenta il "meticciato" come l'alternativa astuta alla rivoluzione armata, la "lotta di classe" e lo "antifascismo", attuati diluendo geneticamente e culturalmente le basi di Popolo e Nazione. I minorati cosi non solo si sentono degli eroi della "resistenza" quando vanno in corteo a devastare i centri urbani ma associano quello che era il "nuovo uomo sovietico" al "popolo unico, ricchezza media, cultura media, sangue integrato" del pezzo di Scalfari. Quindi qual'è la risposta alla sempiterna minaccia del "fascismo"? Il "popolo unico", il meticciato. Cosa vogliamo noi (i partigiani)? Il meticciato.

Il giochino infantile si palesa quando le "femmine" della "sinistra" dichiarano di volere copulare con gli "stranieri" invece che coi fascisti. Credendo in questo modo di svilire e svuotare di senso l'idea di "difesa della razza" che secondo loro sarebbe la "razza" che il loro "meticciato" deve smontare, annullare. Non gli passa per l'anticamera del cervello che cosi facendo dichiarano che lo scopo reale della immigrazione è realizzare il meticciato, ovvero quello di cancellare la "razza" (passatemi il termine) che secondo loro non dovrebbe nemmeno esistere. E' un esempio colossale e paradossale di excusatio non petita. Essendo però le Due Categorie popolate di minorati, condizionati al comportamento meccanico, acritico, sono indifferenti ai paradossi.

Adesso, siccome siete abituati a pensare che le cose "capitano", per voi sono tutte coincidenze. Se io vi dico che dietro c'è una unica regia e gente pagata apposta per perfezionare gli slogan e le campagne di marketing e che questo va avanti dal famoso "sessantotto", voi mi direte che sono fissato con le "teorie complottistiche". Come vi posso rispondere? Che anche questa delle "teorie complottistiche" è uno slogan studiato ad arte come parte della propaganda. Perché altrimenti si potrebbe mettere in dubbio l'idea che sostengono le "grandi personalità" del link soprastante, quella dei "fenomeni epocali", indipendenti dalla volontà e dall'agire umano.

Peccato che non mi legge nessuno.

martedì, febbraio 13, 2018

Nuovo contatore elettronico per il gas

Come potete leggere qui, due anni fa mi sostituirono il vecchio contatore meccanico, quello grigio con la rotella che gira e fa tac tac, con uno nuovo, a lettura remota. All'epoca mi sembrò strano che fosse costruito in Romania.

Da quando me l'hanno installato siamo andati avanti o telefonando per dare la auto-lettura oppure con "consumi stimati", perché il servizio di lettura remota del contatore non è mai stato attivato. Quando chiesi la ragione mi risposero che aspettavano di avere sostituito un numero sufficiente di contatori. Non so se era vero, probabilmente no. Nel mio condominio l'hanno sostituito solo a me. Per ragioni imperscrutabili.

Oggi un tecnico della 2i Rete Gas è venuto a sostituire il contatore con un altro, questo della ditta Meter Italia, perché a quanto pare quello precedente non riusciva a collegarsi per la lettura remota. Questo si costituisce di una scatola di metallo grande il triplo del contatore di prima con attaccata davanti una scatoletta di plastica con i circuiti e interfaccia. Da quel poco che posso capire dalla documentazione che ho trovato, mentre il contatore "rumeno" usava un sensore ad ultrasuoni per misurare il consumo di gas, questo usa un sistema di valvole "a membrana" che, se tanto mi da tanto, era lo stesso impiegato nel contatore meccanico del nonno. Ergo, dicasi "elettronico" per via della scatolina applicata sopra. La "classe" del contatore pare sia la stessa, ovvero con una tolleranza teorica di 1.5%.

Ho chiesto al tecnico se c'era un modo per verificare se questo funziona. Mi ha detto che lui può leggere i codici di errore sul display, quello sostituito diceva che non riusciva a collegarsi e questo non segnala errori. Però a quanto pare non c'è modo per chi installa il contatore di verificare se l'aggeggio parla con la sua "mamma", ovvero se è possibile effettuare la lettura remota.

lunedì, febbraio 12, 2018

I compagni

L'Unità, già nell'edizione del 30 novembre 1946, aveva scritto in modo ostile verso coloro che abbandonavano le terre divenute parte della nazione jugoslava governata dal dittatore comunista Josip Broz Tito:

« Ancora si parla di 'profughi': altre le persone, altri i termini del dramma. Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi. »
Il Treno della Vergogna.

Vi rimando ad un mio post precedente su Unità.
Non è cambiato niente, come dimostrano i recenti fatti di Macerata che poi sono solo l'ennesima ripetizione meccanica degli stereotipi e dei luoghi comuni della cosiddetta "sinistra". Gente abbietta che odia se stessa e di conseguenza odia tutti e che, paradossalmente, si ammanta di "valori" e di "ideali".

Video del Corriere: Antifascisti del Terzo Millennio. Perché ovviamente il "pericolo" che corriamo in questi giorni è la marea montante del fascismo, del razzismo, dell'odio instillato ad arte dai mestatori della paura. Invece questi simpaticoni del video sono la famosa "meglio gioventù". Chissa come mai le loro facce non sono sulla prima pagina dei giornali mentre li portano in caserma ammanettati. La ragione è lo stesso ribaltamento della realtà descritto nell'articolo dell'Unità di cui sopra.

Oggi su Radio Radicale sentivo un consesso di professoroni, ad un certo punto uno fa "gli Italiani fino agli anni Sessanta - Settanta si disinteressavano alle droghe, dovremmo esaminare un po' meglio cosa può essere cambiato in quegli anni, perché il disinteresse improvvisamente si trasformò in fame" e un altro, psichiatra laureato in quegli anni, gli risponde con un pippotto nostalgico sugli anni della "contestazione", del Vietnam, dei Beatles, dei viaggi in India. Ebbè, sarà stata la Mafia o i Fascisti.

A proposito, io vivo qui e devo anche ringraziare. Non è mica roba di oggi ma va avanti da anni, decenni, come potete leggere qui.
Milano ama i diritti, Milano è meticcia, ibrida, soggetta a contaminazioni continue: studenti e precari, lavoratori occasionali/stagionali, migranti campani, pugliesi, siciliani, eritrei, marocchini, peruviani… siamo noi a produrre ed a garantire la sua economia, a costruire la sua cultura con il nostro ingegno, la nostra creatività, condividendo i nostri saperi, a rendere i suoi quartieri vivi, attraversati, ad animarli di relazioni.
Anni dopo, guarda caso, il signor Scalfari definiva il programma della "sinistra europea ed italiana. Perché è evidente il filo conduttore tra "partigiani", Soros e "meticciato".

La Casta

Tra le molte cose difficili da comprendere e da sopportare c'è questa faccenda della "casta" dei "politici" o in generale dei "potenti" che sottopone ad ogni sorta di vessazione ed angheria un popolo di brava gente, onesta, laboriosa. Le cose non stanno affatto cosi. A titolo esemplificativo vi sottopongo un paio di questioni tra quelle che non si possono dire.

Le basi sono descritte in un articolo che ho già segnalato tempo fa:
Le ragioni del Debito Pubblico.
Per capire come si traduce nel concreto e nel dettaglio:
Più anni in pensione che al lavoro.
... sono 471.545 i pensionati italiani che ricevono un assegno di vecchiaia, di anzianità contributiva o ai superstiti da oltre 37 anni, ovvero con una decorrenza antecedente rispetto al 1980. Il che significa che hanno trascorso, nella loro vita, più tempo in pensione che al lavoro. Il dato emerge dagli osservatori statistici dell’Inps (2017) che calcolano invece in oltre 700 mila le persone che hanno una pensione liquidata da almeno 35 anni (dal 1982, l’anno di Pablito appunto, o negli anni precedenti). Non si includono naturalmente in questi numeri i trattamenti di invalidità e le pensioni sociali. Le pensioni private antecedenti il 1980 sono 413.157 mentre le pubbliche sono 58.388.
[...]
L’età alla decorrenza delle pensioni liquidate prima del 1980 è di 49,9 anni per la vecchiaia e di 46,4 per l’anzianità, mentre per i superstiti da assicurato è di 41,5 anni (45,7 per i superstiti da pensionato). Per i pensionati del settore privato l’età è un po’ più alta per i trattamenti di vecchiaia (compresa l’anzianità) con 54,7 anni, mentre è più bassa per i superstiti con appena 40,7 anni al momento della liquidazione della pensione.
Ora, ci avviciniamo alle elezioni. Sotto casa mia ogni tanto compaiono i banchetti del PD e di LeU, presidiati da anziani. Gli stessi anziani che attaccano bottone dal medico, dove ovviamente prendono la prenotazione prioritaria e godono di esenzione dal ticket, per raccontarmi che sono in pensione da quando avevano cinquant'anni e delle difficoltà dei figli laureati.

sabato, febbraio 10, 2018

Ancora sul servizio militare

Ripensandoci, mi è tornato in mente un episodio.
Qualche mese dopo essere stato assegnato alla caserma dove avrei trascorso la maggior parte del tempo, un certo giorno, non ricordo cosa stessi facendo, mi chiamano in camerata, dice che dobbiamo prendere lo zaino e schierarci nel piazzale. Corri di qui, corri di la. Ci schieriamo, cioè ci disponiamo su due righe. Arriva il tenente, che noi avevamo a che fare solo con sergenti, sottotenenti, tenenti e, raramente, capitani, tutti gli altri ci ignoravano.
Il tenente fa, gigioneggiando sullo stile di Clint Eastwood: "pronti a muovere in cinque minuti, cazzo!"

Allora, ci caricarono sui camion per andare a cercare un aeroplano caduto sui monti. Però a parte la vicenda, io, che all'epoca non avevo diciottanni ma ne avevo ventisei, pensai tra me e me, ancora me lo ricordo, "siamo un esercito di straccioni".

La prima cosa che saltava all'occhio era l'abbigliamento e le dotazioni. L'unica cosa nuova, nel senso che te ne davano due all'inizio, perché semplicemente si distruggeva nel corso dell'anno, era la divisa di cotone che mettevamo ogni giorno e gli scarponi. TUTTO il resto era usato, non solo zaini, cinturoni, giberne, elmetti, eccetera e dove dico "usato" intendo usato da decenni ma anche parti dell'abbigliamento, per esempio gli impermeabili, che in teoria avremmo dovuto avere nuovi ma che invece erano quelli dei soldati congedati prima di noi e sul destino del materiale nuovo posso solo fare delle ipotesi. A me avevano dato una giacca a vento stracciata che avevo provato a ricucire da solo la sera in camerata. Faceva cosi schifo che il tenente mi mandò in magazzino a sostituirla, come se fosse colpa mia e il maresciallo (vedi alla voce ipotesi) me ne diede un'altra, sempre usata e lurida, tanto che la dovetti portare a lavare, che però probabilmente era appartenuta ad uno che stava in ufficio. Poi le taglie, su tre soldati due avevano divise, scarponi, berretti, eccetera, troppo grandi o troppo piccoli.

In teoria avremmo dovuto essere equipaggiati per uscire dalla caserma e stare in giro qualche giorno. Peccato che nessuno mettesse nello zaino tutte le cose che servivano, per esempio il ricambio di vestiti, calzini. Nella maggior parte dei casi gli zaini erano vuoti o c'era dentro della carta o cose cosi, io ero uno dei pochi scemi che dentro aveva messo una busta con un cambio, la giacca a vento, i pantavento e una coperta. Ci avevano dato anche il sacco a pelo e altre cose per il "campeggio", io le avevo ispezionate, il mio sacco a pelo era ovviamente usato, sporco, meglio non sapere di cosa e la cerniera era rotta, per fortuna non l'ho mai adoperato. Nessuno controllava, nessuno se ne preoccupava e se provavi a farlo presente, ti rispondevano qualcosa come "guagliò, nun scassà 'o cazze".

I camion su cui salivamo erano dei mezzi rottami, capitava spesso che si rompessero per strada. Non avevamo in dotazione nessuna arma, per ovvie ragioni. Per i servizi "armati" come le guardie passavamo a prenderle di volta in volta dall'armeria. Fucili, come già detto in precedenza, che erano vecchi di trenta, quarant'anni e che avevano più che altro una funzione simbolica. Notare che le munizioni erano altrettanto ovviamente contate e ce le aveva in dotazione solo il più alto in grado in quel momento, che spesso e volentieri, dato che quei servizi erano una rottura di scatole, era un semplice graduato di truppa, ovvero un caporale. Si faceva un sacco di "autogestione", ci crediate o no. Vi spiego cosa significa in concreto. I soldati devono andare da A a B con un camion e hanno il fucile ma i proiettili ce l'ha il caporale dentro una scatola che tiene nella cabina del camion di cui è anche capomacchina, cioè deve controllare l'autista. Mettiamo che arrivino dei terroristi e vogliano rubare le armi, in teoria il caporale dovrebbe aprire la scatola, tirare fuori i quattro caricatori quattro, usarne uno nel suo fucile dare gli altri tre a tre soldati, facendosi rilasciare da ognuno ricevuta scritta (anche alla riconsegna, ovviamente) e opporsi eroicamente ai terroristi, tutto di testa sua. Che poi mi sa che al tempo delle BR è anche capitato almeno una volta. Ora, è ovvio che lo scopo vero era di non dare niente in mano ai soldati, i quali di conseguenza non avevano in realtà nessuna funzione militare ma paradossalmente, siccome nessun sottufficiale o ufficiale voleva essere della partita, si addossava al caporale la poca o tanta responsabilità concreta.

Avevamo le radio, che nessuno ci aveva spiegato come usare. Coi walkie-talkie te la cavavi ma con quelle più grosse erano abbastanza cavoli, mi avessero almeno dato un manuale. Un'altra cosa palese era il grado di scolarità estremamente basso. In tutti, nei militari "di carriera" ma anche nei soldati di leva, tanto che nella mia caserma quelli con un diploma o un curriculum universitario si contavano con le dita di due mani e venivano immediatamente assegnati a garantire la "autogestione" di cui sopra. Ora, il livello di scolarità basso aveva due conseguenze. La prima, immediata, è che tu non puoi mettere in mano ad un analfabeta un macchinario complicato, la seconda è che guardando i soldati attorno a te capisci cosa è VERAMENTE l'Italia, ovvero quali sono le "risorse umane" su cui possiamo (potevamo) contare.

Vi racconto un altro esempio classico.
I primi tempi, che non ero ancora smaliziato, mi assegnarono di corvè a pulire l'ingresso e il piazzale dell'adunata con un carrello che conteneva un bidone e un paio di ramazze. Il piazzale era abbellito da alcuni abeti che ovviamente scaricavano le foglie. Io portai il carretto sul piazzale e cominciai diligentemente a spazzare avanti ed indietro. Dopo un paio d'ore, che avevo già le vesciche alle mani, si apre una finestra dell'ufficio comando, si affaccia IL GENERALE e mi chiama. Io corro li, saluto, mi presento e lui mi fa il cazziatone perché non vuole vedere un soldato stare tutto il giorno a ramazzare il piazzale. "Comandi, signorsì", saluto, la finestra si chiude e io prendo il mio carretto e trotterello dietro l'angolo dell'edificio, mi siedo e aspetto la sera. Più avanti, diventato "anziano", non fui più assegnato a servizi del genere ma se mi fosse capitato avrei fatto un giretto di dieci minuti sul piazzale con la ramazza in mano e poi sarei andato diretto a nascondermi in qualche angolo.

Quindi, per me l'esperienza del servizio militare è stata prevalentemente una scocciatura perché per un anno non ho avuto nessuna privacy e ho dovuto fare la cacca accucciato su una turca, stando attento a farla alla mattina alle sei cosi era relativamente pulita, perché alle otto ci avevano già cacato almeno venticinque persone, ho dormito poco e male. Ma è stata anche una esperienza triste perché nell'immediato mi sono reso conto che le Forze Armate erano una finta, una cosa tanto per fare, una commedia tipo gli armigeri che inseguono vanamente Zorro con strepito di ferraglia, nessuno ci credeva davvero e poi mi sono anche reso conto che erano l'immagine dell'Italia con cui poi avrei dovuto convivere, una sezione della "società".

Ancora, mi domando se quando si parla di un certo argomento lo si fa a ragion veduta o tanto per fare.


Ah, un'altra cosa.
Il primo mese, al CAR, ti spiegavano i rudimenti, per esempio come smontare il fucile e solo quello, niente altro. Quindi non devi toccare niente altro. Non ti spiegavano perché o quando bisogna smontare il fucile, perché tanto lo preleverai e lo riconsegnerai in armeria, firmando la ricevuta, senza doverlo adoperare mai davvero. Il fucile si smonta perché deve essere pulito quando lo usi e lo porti in giro. Quando poi andavamo in polveriera e stavamo due o tre settimane sotto la pioggia, al ritorno i fucili erano dei catenacci arrugginiti, non solo perché nessuno li puliva ma anche perché a nessuno avevano spiegato che se ci entra l'acqua dentro un fucile che hanno portato in giro per quarant'anni, si arrugginisce. Vi chiederete perché non li fanno inossidabili. Bè, adesso li fanno di alluminio o di materiali compositi per alleggerirli però le parti in acciaio non sono inossidabili per via della lega metallica che deve avere certe caratteristiche.
Un'altra cosa divertente è che non ci hanno mai spiegato come fare quello che gli Americani chiamano "zeroing", cioè impostare gli organi di mira delle armi perché sparino dritto e come eventualmente impostarli per regolare l'alzo in base alla distanza e il "windage" per compensare il vento traverso. Quindi quando andavamo al poligono o il fucile era già impostato dall'armeria oppure sparavamo due metri sopra o due metri sotto la sagoma.

Bah.
Adesso sapete perché deragliano i treni o le navi sbattono contro le isole.