martedì, maggio 27, 2008

Spese militari





Tratto da: www.globalissues.org

Per la cronaca, l'Italia nel 2008 spende 30.6 milardi di dollari, che fa 2.08% del totale mondiale e si trova all'ottavo posto in graduatoria.

giovedì, maggio 22, 2008

Professione Medico

Signori, cosa c'è di peggio per chiunque che essere malati?
Allora io vi chiedo, possibile che i medici non riescano a trattare i pazienti, cioè le persone che gli stanno davanti nelle peggiori condizioni psicologiche possibili, con un minimo di empatia (v. capacità di identificarsi con gli stati d’animo di una persona)?
E poi vi chiedo, possibile che un medico visiti il paziente ficcando il naso dentro i tabulati degli esami e i questionari ma non lo voglia guardare o toccare?

Vi racconto la mia esperienza attuale:
Vado dal medico di famiglia e dico "ho uno strano gonfiore qui, lo vuoi vedere?", riposta "no, tanto io di quella cosa li non so niente, vai a fare questo esame e poi vai a farti visitare da questo specialista".
Vado dallo specialista che guarda il referto e dice "lei ha i problemi A e B (be' grazie, c'è scritto) dobbiamo operare il problema A".
Io aspetto un po' di tempo.
Ripeto l'esame, vado da un altro specialista che guarda i referti e dice "lei ha i problemi A e B, dobbiamo operare il problema B".
Alla fine io non sapendo cosa fare e con tutti che mi dicono "ma si fatti operare", dico va bene procediamo e mi mettono in lista per l'intervento.
Arriva il giorno che mi chiamano per i controlli pre-operatorii, tutto a posto se nonché io noto un arrossamento della pelle nella zona interessata dall'intervento e per scrupolo vado di testa mia a farmi visitare da un dermatologo, ovviamente pagando, nella stessa struttura.
Il dermatologo dice che c'è una micosi ma non è un problema per l'intervento chirurgico, posso procedere applicando una crema.
Lo stesso giorno torno per l'ultimo controllo pre-operatorio e informo l'anestesista della visita dermatologica, l'anestesista chiama un chirurgo che gli dice che finché sto facendo la cura per la pelle non posso essere operato perché pare ci sia rischio di infezione. Quindi intervento rimandato.

In tutto questo io cosa posso pensare?
Gli specialisti (che sono chirurghi) che mi hanno visitato, specie l'ultimo, non si sono accorti del problema alla pelle. Se devo fare una ipotesi direi per il semplice motivo che non hanno nemmeno guardato. Io non sono medico e avrei potuto ignorare la cosa col risultato che avrebbero (forse) scoperto il problema quando ero già in sala operatoria. Se esiste una simile controindicazione all'intervento possibile che nessuno se ne preoccupi?
Poi vado da un dermatologo che informato dell'intervento mi dice non c'è problema e anche qui, io avrei potuto non dire nulla all'anestesista che non me l'ha chiesto e procedere tranquillamente. La crema avrebbe potuto mascherare i sintomi evidenti ma non eliminare il rischio di infezione con esiti che io non conosco ma presumo non simpatici.

Poi dice i casi di malasanità. Qui non stiamo parlando di malattie esotiche o quadri clinici particolarmente complessi e intricati. Stiamo parlando di un intervento chirurgico in day hospital motivato da una ecografia e di un arrossamento della pelle. Perchè i medici mi trattano come se mi stessero facendo un favore e perché mi visitano leggendo dei fogli di carta invece di guardarmi?
A prescindere ovviamente dalla competenza professionale che io non so valutare.

domenica, maggio 18, 2008

Immigrati

Lasciatemi scrivere alcune banalità sulla questione degli immigrati. Per prima cosa sappiamo che esistono leggi comunitarie e nazionali che ci impediscono di fare pubblicamente certe affermazioni, per esempio reati come "istigazione all'odio razziale". In teoria è un paradosso nel momento in cui si afferma che le "razze" non esistono ma spesso capita a chi si prende estremamente sul serio di generare auto-ironia involontaria. Un po' come un noto conduttore televisivo che scherza sul sindaco di Verona col suo "Verona ai Veronesi", pur essendo lui ebreo, vedi alla voce Israele agli Ebrei. Detto questo, a me sembra che il fenomeno produca l'incontro di universi solo apparentemente inconciliabili. Abbiamo tutto il bagaglio post-novecentesco di sensi di colpa per il colonialismo europeo e i miti della razza superiore, di rifiuto vagamente "marxista" per l'eredità storica e per il concetto di "Nazione", specialmente sentito tra quelli che si definiscono "di sinistra". Abbiamo la vecchia idea del "buon selvaggio" e dello spirito delle missioni, tanto più comode quando è il buon selvaggio che ti viene a trovare a domicilio, sentita da chi si definisce "cristiano". E poi abbiamo la semplice verità "economica" che un immigrato è il dipendente ideale, qualsiasi sia la sua mansione, perché è molto più facilmente ricattabile e quindi costa meno di un equivalente locale.

Quindi abbiamo tre spinte convergenti che si sommano:
- Azione da "sinistra" per disgregare l'idea di "Nazione" al fine di sostituirla con un "mondo nuovo", il "progresso". Non si sa più bene cosa sia il "progresso" perché ormai la "dittatura del proletariato" è finita in soffitta coi ricordi del bisnonno. Però si è convertita in una idea confusa di "umanesimo multietnico", che in sostanza si fonda idealmente sui principi della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e quindi di riflesso sulla Costituzione. Implicitamente si sovrappone l'idea di Italia alla idea di Mondo, i "diritti" del cittadino italiano sono i "diritti" dell'essere umano e viceversa, quindi qualsiasi essere umano deve avere i diritti del cittadino italiano. I confini dell'Italia diventano necessariamente indefiniti e privi di senso, anzi elemento negativo. Qualsiasi "identità locale o nazionale" non può che essere "razzista" e contraria ai principi costituzionali. Certo, ogni tanto fa comodo riesumare un po' di retorica risorgimentale con tanto di "stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, Italia chiamò" ma solo quando si tratta di imporre la "solidarietà" a forza sventolando il manganello dello Stato.
- Il conflitto tra Chiesa e Stato non è ancora risolto dopo 2000 anni. La chiesa è per sua natura una istituzione universale e universalistica e nella identità dei popoli e nelle eredità storiche vede un ostacolo pratico e una bestemmia pagana. Non è un caso che l'Italia sia stata una delle ultime Nazioni europee a vedere la luce e che per nascere ha dovuto prendere a cannonate il Vaticano. La Chiesa non si vergogna tanto del passato di guerre di religione, inquisizioni e conversioni forzate e non ha alcun "progresso" da perseguire. Semplicemente non gli importa di nulla che non sia la verità universale contenuta nei testi sacri. L'unico progetto possibile da perseguire è la conversione.
- La "globalizzazione" si può leggere in diversi modi. Io non ho capacità di analizzare i fenomeni macroeconomici ma alcune cose sono banali. Nel momento che diviene possibile e conveniente spostare persone e produzioni da una parte all'altra del pianeta, chi ha come fine ultimo il proprio profitto ovviamente sfrutta le occasioni favorevoli. Quindi una azienda automobilistica sposta i suoi stabilimenti nell'est Europa dove trova trasporti relativamente efficienti e contesto relativamente moderno ad un costo per ora-uomo dell'impiegato che è una frazione minima di quello italiano. La piccola impresa a conduzione padronale/familiare invece di spostare la attività all'estero impiega in loco gli immigrati ai quali può imporre condizioni contrattuali al minimo sindacale oppure semplicemente non pagare, in tutto o in parte, gli oneri contributivi. Entrambe le cose hanno un impatto devastante sul mercato del lavoro, rendendo inesistente la contrattazione tra impiegato e azienda, nel momento che l'italiano si confronta con concorrenza interna ed esterna che ha comunque costi più bassi dei suoi. Se vogliamo è un concetto esteso di "mobilità", tutto si muove, le aziende e gli impiegati, verso lo stato che massimizza il profitto. Però qualcuno guadagna e qualcuno perde.

A questo punto bisogna fare una precisazione. Attualmente in Italia i problemi sopra descritti passano in secondo piano rispetto ad un altro che si nasconde dietro giri di parole come "immigrati irregolari", "clandestini", eccetera. Quello che pesa maggiormente è la percentuale di stranieri sensibile, a prescindere dal loro status burocratico o amministrativo. Ovviamente tanto più lo straniero è riconoscibile come "diverso", tanto più risulta cospicuo, nel bene e nel male. La xenofobia, cioè la paura dello straniero, oltre ad essere "normale" è anche logica quando lo straniero entra in casa tua non invitato. Ora, quello che viene detto tra le righe è che non abbiamo una "casa", cioè la città dove viviamo non è "nostra", non ci appartiene. Quindi non c'è niente di strano se altri ci vengono ad abitare. Ci viene anche detto che le nostre tradizioni sono brutte, sgradevoli, sbagliate ed è meglio se le cambiamo per qualcos'altro, non importa cosa, è sempre meglio delle nostre. Cosi andiamo in Svezia e scopriamo che la cucina locale è il kebab. Ci sono quelli che si fanno convincere che il kebab è meglio del risotto e questi sono contenti, gli altri invece subiscono.

La mia opinione personale è che evidentemente ci contraddiciamo in continuazione, cioè affermiamo sempre una cosa e il suo contrario nello stesso momento. Probabilmente perché non abbiamo più niente da dire. Forse è l'inizio di un medioevo. L'altra volta ci sono voluti 1000 anni per il rinascimento. O forse sono io che non capisco ed è già questo il rinascimento...

mercoledì, maggio 14, 2008

Serve un fotografo?

Il poliedrico Marco Volpi ha lanciato questa iniziativa imprenditoriale:
http://www.studiob5.net

sabato, maggio 10, 2008

Potete anche odiarlo

Ma non potete dire che Berlusconi abbia cattivo gusto, confrontate Rosi Bindi con le quattro nuove ministre:
Si, sono ancora vivo, solo un po' depresso e quindi non ho tanta voglia di scrivere. Poi onestamente non ho nulla di nuovo da raccontare su di me. Il resto si ripete sempre uguale. Ormai non guardo più i telegiornali e i dibattiti in TV perchè c'è da star male.