mercoledì, dicembre 22, 2010

Banche e Gestione Patrimoniale

L'errore che fa l'Investitore Ignorante come me è quello di pensare che la Banca sia una istituzione degna di fiducia e che abbia lo scopo di tutelare gli interessi dei clienti. La realtà è esattamente IL CONTRARIO. La Banca guadagna A SCAPITO dei propri clienti.

L'ennesima riprova sono le Gestioni Patrimoniali.
Oggi mi è stato proposto di affidarmi alla Gestione Patrimoniale di Banca Intesa. Sul momento l'Investitore Ignorante pensa che sia una bellissima idea. Affidi la gestione dei tuoi risparmi a dei professionisti e quindi da una parte ti liberi dal fastidio di doverti districare tra le difficoltà della Finanza e dall'altra sei sicuro che otterranno dei risultati comunque migliori di quelli che potresti ottenere tu.

Ma il topo che sopravvive alla trappola impara che il pezzo di formaggio in bella vista nasconde sempre la fregatura. Quindi l'Investitore Ignorante va a verificare i costi della Gestione Patrimoniale e li confronta con la "performance". Si scopre che mentre la performance non è tanto migliore da quella che può ottenere l'Ignorante con i soliti investimenti a capocchia, i costi della Gestione Patrimoniale sono esagerati. Per esempio la "Linea Prudente" della Gestione Patrimoniale di Intesa San Paolo chiede una commissione di conferimento del 1.50% del capitale e una commissione annua del 1%, a fronte di una performance (ipotetica) ad un anno di 3.4% lordo. Per altro bisogna considerare che non esiste nessuna garanzia sul rendimento della Gestione Patrimoniale, quindi in teoria si potrebbero avere gli stessi costi a fronte di un rendimento negativo.

Da cui la mia conclusione da Ignorante è che la Gestione Patrimoniale si profila come l'ennesima fregatura, dato che chiede ogni anno una percentuale rilevante del capitale investito, più commissioni, in cambio di nessuna garanzia di rendimento e con prospettive di margine comunque minime. Correggetemi se sbaglio.

Articolo interessante qui: Gestioni Patrimoniali

martedì, dicembre 14, 2010

I misteri italiani, la Sanità Pubblica

Io abito fuori Milano. Fino a qualche tempo fa per le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale dipendevo dalla ASL di Monza, adesso invece da quella di Milano.

Chiamo il numero verde del Servizio Regionale di Prenotazione (se vi serve è 800638638) e dico vorrei prenotare una visita. La signora mi chiede un paio di codici presenti sulla "impegnativa" e mi fa "il primo posto disponibile è domani alle 11.15 all'ospedale Buzzi". Va bene dico io, grazie arrivederci.

Ora, si sente spesso parlare dei mali della Sanità e delle liste di attesa, eccetera. A me hanno dato un appuntamento per una visita non urgente per il giorno dopo. D'accordo, non ho potuto scegliere l'ospedale più comodo ma mi sembra un inconveniente secondario. D'accordo ho dovuto pagare un ticket di 23 euro ma ci sta per una visita specialistica. La domanda che mi sovviene spontanea è: come è possibile che in Lombardia il Servizio Pubblico funzioni con dei tempi di attesa di ZERO giorni e in altre località, per esempio in Liguria per non tirare in ballo come al solito il meridione, funzioni con tempi biblici? Come è possibile che in Lombardia la Sanità sia in pareggio o in attivo mentre in altre regioni abbia dei buchi di bilancio superiori ad una manovra finanziaria? Come è possibile che ci sia la transumanza dei malati dalle regioni del Sud?

E' un mistero perché poi sia l'impiegato che trovi alla accettazione che il medico che ti visita a Milano parlano con chiara inflessione meridionale. Ma perché qui si e a casa loro no? E nessuno qui si ammazza di lavoro, ve lo posso garantire. Sulla (poca) professionalità di tutti, inclusi i medici, avrei molto da dire. Per questo non mi spiego come si possa avere un Servizio Sanitario cosi tanto più scandente del nostro. E poi, la Magistratura cosa cavolo fa, oltre processare duemila volte Corona per le foto dei VIP?

Nota secondaria: il difetto è che raggiungere gli ospedali di Milano non è affatto comodo. Si parla tanto del trasporto pubblico ma è evidente che non sta in piedi un sistema che per fare 15km mi fa cambiare QUATTRO mezzi diversi per un tempo di percorrenza in condizioni ideali di 80 minuti. Io sono andato in moto anche se non ne avevo per niente voglia. Considerato il caos invivibile che si vede per strada ogni mattina, direi che su questo fronte siamo all'anno zero.

giovedì, dicembre 02, 2010

Acqua e Riscaldamento

Allora, dovendo cambiare caldaia abbiamo optato per una caldaia a condensazione di marca e ultimo modello, quindi per installare le valvole termostatiche sui termosifoni in modo da potere poi chiedere il rimborso del 55%.

L'installazione della caldaia è stata la parte più semplice, tranne per il fatto di dovere rimuovere la vecchia caldaia a basamento e uno scaldabagno alto due metri.

Invece la sostituzione delle valvole sui termosifoni si è rilevata una operazione complicata, forse per lo stato dei tubi di rame con qui è fatto l'impianto che ormai ha una trentina d'anni. Fatto sta che il risultato appare un po' storto e precario e si sono verificate perdite in più o meno metà delle valvole, con seguente necessità di richiamare i tecnici, smontare e rimontare la valvola, eccetera.

Pronti via parte la caldaia. Dopo un paio di settimane si blocca e il pannello indica che la pressione dell'impianto è scesa vicina allo zero, quando la pressione prevista dovrebbe rimanere tra 1 e 1.5. Dopo avere provato a ricaricare l'impianto e avere constatato un altro calo di pressione, chiamo l'assistenza. Inizia un balletto di "boh, potrebbe essere questo" che però non sortisce nessun effetto. L'unica azione intrapresa, oltre ricaricare l'impianto ogni 4 o 5 ore, è stato aggiungere all'acqua un composto a base di silicone (almeno cosi mi dicono) che una volta scaldato dovrebbe andare a rivestire i tubi di rame e turare eventuali piccoli fori. Il tentativo sembra non sortire alcun effetto. Intanto passano i giorni e dopo avere immesso decine di litri d'acqua nell'impianto che apparentemente si svuota ogni volta, io cerco una eventuale macchia che possa segnalare il punto di una perdita. Smonto anche dei mobili ma la perdita non si trova. Misteriosamente però a partire da domenica la caldaia funziona per 5 giorni senza richiedere ulteriore aggiunta d'acqua. Temendo di sfidare poteri sovrannaturali al disopra della mia comprensione, evito di toccare qualsiasi cosa. Ipotesi: nelle operazioni effettuate per svuotare e riempire l'impianto si sono venuti a creare dei vuoti, cioè delle bolle d'aria, che mano a mano sono arrivate alla caldaia facendo precipitare la pressione. A forza di riempire l'aria sembra uscita tutta. Ma potrebbe essere qualsiasi altra cosa.

Staremo a vedere cosa succederà. Nel frattempo una osservazione secondaria. La qualità dell'acqua che esce dal rubinetto dipende si da quella che viene erogata in tutte le case dalla azienda preposta ma dipende anche grandemente dallo stato dei tubi e dei dispositivi attraverso cui l'acqua passa. Sopratutto per le case vecchie. Per esempio dopo avere smontato il boiler, che era li da decenni anche lui, dal rubinetto è uscito un quintale di residui metallici e ruggine. Le caldaie a condensazione si scaricano attraverso il circuito dell'acqua calda, quindi in quel momento quello che c'è nei termosifoni finisce nel rubinetto. Per esempio io ho aperto il rubinetto del bidè una sera ed è uscito un simpatico getto del sopra citato silicone che apparentemente era un residuo della operazione di immissione effettuata il giorno precedente. Certo, l'impianto "sanitario" è aperto quindi possiamo "pulire" relativamente l'acqua facendola scorrere. Ma sono sicuro che se si facessero le analisi delle acque che escono dai rubinetti si otterrebbero risultati abbastanza diversi da quelli rilevati alla fonte. Qualcuno potrebbe allora suggerire l'uso dei filtri domestici. E' una cosa che soffre dello stesso inconveniente e cioè che la macchina nuova col filtro nuovo sulla carta ha un certo tipo di comportamento. Dopo tot giorni il filtro si degrada e diventa un ulteriore fattore di inquinamento "silenzioso".

La considerazione finale è che l'edilizia, intesa come attività di costruire le "macchine" all'interno delle quali passiamo la maggior parte delle nostre vite, purtroppo è un settore tecnologicamente arretrato e tradizionalmente cialtrone. Mio fratello che di mestiere fa l'ingegnere sostiene il contrario ma io rimango della mia idea.