mercoledì, maggio 11, 2011

I social media

Probabilmente ne ho parlato diverse volte in passato ma forse vale la pena di ribadire alcune idee.

Ci sono due elementi che visti da fuori sono abbastanza fastidiosi:
1. Gente che con cadenza periodica parla e straparla di Internet, che poi si divide in due categorie, quelli che ci sono e quelli che ci fanno, ovvero chi non capisce di cosa si tratta e "interpreta" il fenomeno con categorie che vengono da altri contesti e chi capisce di cosa si tratta ma per convenienza vende fumo, sempre lo stesso dentro scatole leggermente diverse.
2. La periodicità e inevitabilità delle "mode". Nel senso che periodicamente Internet viene "riscoperta" e con piccole modifiche solo formali che dipendono sopratutto dagli "slogan" coniati da qualche dipartimento di marketing.

Esempio lapalissiano: la "social media revolution".

Ora, per chi come me ha lavorato e giocato su Internet fino dai primordi, è del tutto evidente che il vero "social media" è Internet stessa, cioè una rete di reti che alla fine permette di collegare tra di loro computer e PC in tutto il mondo.
Nota bene: non ho detto che Internet serve per pubblicare contenuti sopra una qualche piattaforma di terzi, come Facebook o Blogger. Ho detto che Internet serve a collegare tra di loro i computer. SENZA INTERMEDIARI.

Faccio un esempio per i meno "tecnologici": per pubblicare un contenuto qualsiasi su Internet non serve fare niente altro che "esporre" dal proprio PC gli appropriati "servizi", per esempio un Web server. A quel punto qualsiasi altro computer si collega al nostro IP address e accede a questi servizi, nel caso del Web server può richiedere e visualizzare delle pagine HTML di un nostro sito e contenuti annessi.
Il fatto di utilizzare dei server terzi per questa funzione dipende solo dalla comodità, perché in questo modo non dobbiamo configurare nulla sul nostro PC e dalla efficienza, perché normalmente i server hanno maggiori capacità in termini di hardware e sopratutto di banda.

In passato chiunque volesse pubblicare contenuti su Internet doveva fare esattamente questo, configurare sul proprio PC o su un server remoto gli appositi strumenti e poi doveva predisporre i contenuti.
Pochi "privati" avevano motivo e competenze per prendersi la briga, quindi Internet era un ambito riservato ad una "elite" di utenti/contributori e alle "aziende".
In seguito gli stessi strumenti che si usavano per le aziende sono diventati via via cosi comuni e relativamente "economici" che sono stati messi a disposizione di chiunque. Non era cambiato nulla, semplicemente lo stesso strumento per pubblicare articoli che prima usava l'impiegato di una azienda adesso era "aperto" al pubblico.

Il marketing però inventa il famoso Web 2.0.
Non c'è nessuna rivoluzione, semplicemente significa che si diffondono strumenti per pubblicare contenuti che non richiedono competenze tecniche. Questi strumenti sono sempre residenti sulle stesse piattaforme aziendali.
Passa il tempo e si succedono un certo numero di altre "pseudo-rivoluzioni".

Veniamo ai giorni nostri.
Cos'è un "social network"? Un software che permette alle persone di creare un "ring" di contatti e pubblicare messaggi all'interno di questo ring.
Cosa c'è di rivoluzionario? Nulla, perché pubblicare contenuti è sempre stato il fine di Internet, anzi il social network per definizione e' CHIUSO, nel senso che i messaggi non escono dal ring e dal network verso Internet, quindi paradossalmente RIDUCE/RESTRINGE le possibilità di comunicazione.
Perché se ne parla? Per le ragioni che ho descritto in un post precedente, in sostanza è un prodotto mirato ad una utenza di massa e quindi "stupidificato". In questo modo tutti possono accedere, tutti possono essere "presenti/esistere" e tutti ne possono parlare.

Leggo sul Corriere: "«Social media revolution» La comunicazione interattiva: il confronto a più voci".

Chi scrive un titolo del genere chiaramente mette una dietro l'altra delle parolone in "tecnichese" senza capirne il senso, vedi alla voce "interattiva" e non si accorge nemmeno di esprimere un concetto che contiene se stesso, come "confronto a più voci", dato che il confronto (che sarebbe meglio dire "dialogo") implica l'esistenza di almeno due voci/tesi.
Il punto fondamentale è che Internet, in senso "commerciale" esiste da 20 anni e il suo fine ultimo è sempre stato lo stesso, cioè permettere la comunicazione tramite l'interconnessione. Sono cambiati di poco gli strumenti e le modalità nel senso che Internet è diventato uno strumento più facile ed accessibile a chiunque.

Quindi la mia conclusione è che stiamo semplicemente parlando di IGNORANZA che si palesa. A me non dà fastidio se un ragazzino "scopre" il computer e "scopre" Internet come se l'avessero inventato ieri. Mi da fastidio quando la "rivoluzione" arriva da sedicenti "esperti" che pontificano.

A margine, il vero problema di Internet è che si tratta di uno strumento dalle potenzialità superiori alle capacità e necessità della maggior parte delle persone. Oltre ad essere uno strumento "anarchico" per definizione e quindi difficile da sfruttare per fare soldi. Quindi il problema non è la "comunicazione interattiva", il problema è che Internet non aggiunge e non toglie niente a quello che la gente ha da dire con o senza Internet o con o senza "social network". Per capire questo concetto basta andare a vedere quali sono le parole chiave più frequentemente usate su Google.
Tipo (Google Insights):
1. roger hargreaves
2. triboo spa
3. festa della mamma
4. uman take control
5. gtt
6. lady gaga
7. saturn
8. autoscout24
9. invalsi
10. milan
Comunicazione interattiva.

6 commenti:

  1. Ci devo pensare un po' su quanto hai scritto.

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  2. Visto che pensi, considera un elemento che a me appare evidente: il conflitto stridente tra la "editoria" e Internet.
    Praticamente a tutti i livelli, dalla messa in discussione del modello di business della carta stampata, per altro già catastrofico in una Nazione dove non legge nessuno, fino al divario "culturale" tra gli ambiti istituzionali e accademici e il "mondo reale".
    Se nelle facoltà di informatica insegnano linguaggi di programmazione di 10-15 anni fa, nelle facoltà umanistiche quando va bene fanno riferimento ad un mondo di secoli fa.
    Si colgono facilmente gli indizi nel quotidiano, tipo "comunicazione interattiva" che presuppone l'idea della "comunicazione non interattiva" che è quella della Divina Commedia. E ci credo, Dante e il suo mondo sono morti 1000 anni fa. Non è comunicazione, è archeologia.
    Il problema è che in questo modo abbiamo un fenomeno epocale (Internet e più in generale l'informatica) che non è compreso dalla stragrande maggior parte delle "elite intellettuali" italiane, per tradizione di estrazione "umanistica", con conseguenze negative di ogni tipo, incluso il fatto che siamo spettatori passivi di mercati, cose e mode che ci arrivano dall'estero.

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  3. dei 10 punti del tuo elenco non ne conoscevo neanche uno. Internet io penso sia molto ma molto più semplice, sono "loro" che cercano di complicarlo con gli add-in che proliferano

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  4. Scusa enio ma non ho capito il tuo commento. Le dieci voci sopra non sono "punti", sono le parole chiave più usate su Google nel giorno in cui ho scritto il post.

    Servivano per dimostrare appunto quale uso viene fatto di Internet, cioè tette culi e suonerie.

    Riguardo la complicazione, tutto è relativamente complicato, anche fare crescere le zucchine nell'orto. Gli americani dicono "no pain, no gain", cioè niente sbattimento niente guadagno.

    Secondo me Internet è comunque molto più "potente" di quello che serve alla gente oppure se vuoi le cose che si possono fare sono sopra l'immaginazione dell'utente medio. La cosa triste e deleteria è che lo stesso vale per chi prende le decisioni sia in ambito pubblico che aziendale.

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  5. Visione più che condivisibile, da profano della rete la sua semplificazione mi ha dato l'opportunita di usufruierne con la piattaforma dei blog, per vomitare i miei pensieri in rete. Se un giorno colui che fornisce il servizio dovesse tagliare i cordoni ombellicari, avrei altro tempo libero da dedicare ai libri, allo sport e alle persone che amo coltivando quella parte di me stesso che più mi aggrada.
    L'esposizione del tuo blog è complessa, ma estremamente interessante. Un saluto

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  6. Vuoi dire i cordoni ombelicali, da ombelico.

    L'esposizione mira ad un concetto: esiste una Rete "ideale" o "potenziale" e poi esiste la Rete "reale", che poi assume due aspetti, la Rete come prodotto di massa che viene venduto e la Rete come prodotto di massa che viene usato/consumato.

    Putroppo sono due cose diverse. Ma io non biasimo quelli che ci vogliono lucrare sopra o quelli che vogliono usare la Rete per governare le masse. Biasimo ogni singolo "utente".

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