giovedì, giugno 30, 2011

Facciamo finta di non sapere

Ecco puntuale la conferma che gli studenti italiani sono semi-analfabeti. Ma tanto c'è Internet e i social network.
Dal Corriere (rapidamente sostituito): Maturi, sì, ma non sanno più scrivere. La metà dei temi è insufficiente

Il problema non sono i tagli, il problema è che la Scuola è un sistema auto-referente e che ha come unico fine quello di provvedere posti di lavoro a gente che altrimenti non saprebbe cosa altro fare. Gli studenti sono parcheggiati li per caso, pro forma e infatti nessuno si preoccupa di verificare e ancora meno di intervenire sulla qualità degli insegnanti e dell'insegnamento. Inoltre, ci sono regioni dove insieme al maggiore tasso di analfabetismo c'è anche la percentuale più alta di laureati, segno evidente che da quelle parti un diploma non si nega a nessuno.

6 commenti:

  1. Confesso candidamente di non esser stato uno studente modello, però a quei tempi internet non c'era e la tecnologia non era di gran aiuto, eppur il problema sussistema lo stesso. Forse le radici vanno ricercate più in profodità. Ad esempio non ho mai capito perchè i migliori non trasmettono il loro sapere alle nuove generazioni. Sicuramente è un mero problema economico, quindi basterebbe eliminare il danaro per risolvere tutto?
    saluti

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  2. I migliori di ogni generazione NON diventano di sicuro insegnanti. Gli insegnanti sono di fatto laureati che non hanno nessun altro sbocco professionale e che scambiano uno stipendio medio basso per la comodità di un lavoro poco impegnativo e dove nessuno viene a vedere se sei capace oppure no.

    La tecnologia è un'arma a doppio taglio. Un po' come tutte le cose della vita, se hai gli strumenti per gestirla bene, altrimenti diventa controproducente.

    Alla base c'è sempre il concetto del "siamo tutti uguali", che ha il corollario "non importa se sei stupido e/o ignorante, sei uguale ad un genio e/o ad un dotto". Anzi, a tratti arriviamo alla celebrazione dell'ignorante, basta vedere cosa passa la TV ultimamente, tutti programmi studiati per mettere a loro agio gli analfabeti coatti che popolano l'Italia.

    Il processo si può invertire. Per invertirlo non si tratta tanto di aumentare gli investimenti quanto di aumentare la qualità, a partire dagli insegnanti e dai programmi scolastici. La difficoltà è semplicemente che selezionando gli insegnanti con criteri qualitativi se ne dovrebbero licenziare il 90%.

    Come qualsiasi cosa che ha a che fare col "pubblico".

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  3. A proposito dello studente mediocre. Va benissimo, solo che in teoria la scuola non dovrebbe rilasciare diplomi se la preparazione è inferiore ad un certo livello. E' inammissibile vedere dei laureati che distribuiscono C, Q, H e Z a casaccio, che non riescono a coniugare i congiuntivi, eccetera. E anche qui si apre un'altra questione annosa, cioè la migrazione dei laureati verso le sedi dove l'Esame di Stato è una formalità. Il fatto che i criteri di valutazione all'interno di tutto il sistema scolastico e universitario siano cosi poco uniformi è una barzelletta, tanto più tragica quanto universalmente nota ed accettata.

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  4. concordo perfettamente con quanto esposto nel post. Insegnanti demotivati, lì soltanto per la pagnottella e studenti ignoranti che non hanno nessuna voglia di studiare...

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  5. credo che gli studenti che non sanno scrivere bene andrebbero criticati molto, ma molto meno dei numerosi giornalisti che scrivono su giornali a tiratura nazionale e non sanno scrivere bene.

    per chi lo fa di mestiere, scrivere, il minimo è che lo facesse senza errori di ortografia.

    e per chi fa di mestiere il giornalista in TV vale lo stesso, con l'aggiunta degli errori di pronuncia.

    personalmente mi infastidisco anche quando l'errore di pronuncia riguarda una parola in lingua inglese, se profferita da un giornalista televisivo profumatamente retribuito.

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  6. E' questione di modelli.
    Il concetto è semplice, dato che ci sono più analfabeti che premi Nobel, conviene avere gli analfabeti come clienti. Quindi ecco che la TV propone palinsesti a misura di analfabeta, i politici esibiscono la parlata dialettale, eccetera.

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