domenica, settembre 18, 2011

Ha ragione Berlusconi

Ha ragione quando dice che lui non fa niente di male e che sono cose che "tutti" gli italiani farebbero.
Il problema è proprio questo, la "natura" degli Italiani.
Come spesso capita nella storia di questa pseudo-nazione, stiamo rappresentando una commedia.
Berlusconi svolge un po' la parte di un Alberto Sordi che irride i vizi e i difetti italici.
Solo che non è un film, è tutto vero.

Ci sono due cose nauseanti in questa commedia, la visione del mondo e dei rapporti personali che è sottesa al mondo nel quale vivono Berlusconi e i suoi "amici", tanto più dolorosa quanto reale e in maniera speculare le lamentazioni dei "benpensanti" che fingono una "moralità" che in Italia non esiste e non è mai esistita.

Berlusconi fa esattamente le stesse cose che facevano i Savoia, che faceva Mussolini nel Ventennio e che hanno fatto, compatibilmente con le proprie capacità tutti i personaggi che hanno occupato via via gli stessi palazzi. Basta fare una sezione verticale della RAI per vedere la stratificazione dei "favori" fatti e ricevuti.

Un'altra cosa ovvia è che mentre nelle altre nazioni queste faccende rimangono chiuse negli schedari dei servizi segreti, che tutti i personaggi pubblici dai Kennedy a Putin hanno i loro scheletri nell'armadio, in Italia viene tutto messo in piazza con l'idea del "tanto peggio, tanto meglio". Siamo forse l'unica nazione ad avere i "servizi pubblici" invece dei "servizi segreti". Ed è altrettanto ovvio che questa "guerra di liberazione" combattuta dalla Magistratura contro la "politica" è paradossale, non solo perché i magistrati non sono meglio dei "politici" e quindi sarebbe interessante ascoltare anche le loro telefonate ma perché, dato che la "classe politica" rispecchia la Nazione, è una guerra di "pseudo-moralizzazione" contro gli Italiani, quindi un paradosso o una sorta di spirale auto-distruttiva. Poi ci rimaniamo male se all'estero ci considerano dei cialtroni.

Concludo dicendo che abbiamo il Governo e la Magistratura che ci meritiamo.
Superata una certa soglia di saturazione subentra la indifferenza e la rassegnazione.