giovedì, aprile 05, 2012

Ancora sugli anni '70

Nel futile tentativo di fare girare le rotelline degli Italiani, ecco una citazione di Wikipedia che dovrebbe essere illuminante:

"Le origini dell'alto ammontare del debito dello Stato italiano vanno ricercate nella politica economica seguita tra la fine degli anni sessanta ed i primi anni ottanta, periodo che coincise prima con il rallentamento della crescita economica al termine del boom economico e poi con i periodi di recessione legati alle crisi petrolifere degli anni settanta."

"Infatti, se nel 1963 il debito pubblico italiano tocca il livello minimo dal dopoguerra (32,6% del PIL), da quel momento comincia a crescere ininterrottamente fino ai primi anni novanta. Da un lato, si assiste ad un continuo aumento della spesa pubblica, che passa dal 29% del PIL del 1960 al 53,5% del 1990. Tale maggiore spesa segue alla graduale istituzione, negli anni '60, di un esteso e costoso (la spesa in prestazioni sociali in rapporto al Prodotto interno lordo raddoppia in trent'anni) sistema di welfare state per venire incontro alle richieste dei lavoratori, ed alla messa in atto di ricette keynesiane di espansione della spesa pubblica per sostenere la produzione e dunque la crescita. Dall'altro lato, però, non si assiste ad un altrettanto rapido aumento della pressione fiscale che, dal 25,7% del 1960, ancora nel 1985 è pari al 34,6% del PIL, contro il 41% della media europea e il 45% della Francia."

"Conseguenza di questa asimmetria tra entrate ed uscite nel bilancio dello Stato è un elevato deficit pubblico, che passa da una media inferiore al 2% negli anni '60 ad una media rispettivamente del 5% e del 9% nella prima e nella seconda metà del decennio successivo, per mantenersi intorno al 10-11% negli anni '80."

Articolo qui: Economia d'Italia

Aggiungo: il ragionamento "tipo-camusso" sarebbe che il "sistema di welfare" attuale va preservato il più possibile e che quindi occorre reperire le risorse necessarie. E l'idea geniale è la famosa "tassa patrimoniale". Ora a parte la considerazione sull'idea che la proprietà privata sia un crimine contro la società, è ovvio che l'idea non funziona. Infatti il "sistema di welfare" va continuamente alimentato mentre i "patrimoni" non si rigenerano. Da cui il ragionamento "tipo-camusso" è perfettamente in linea con la politica suicida seguita fino a qui a partire dagli "anni meravigliosi".

2 commenti:

  1. la balena bianca non poteva cadere in mano al nemico e quindi occorreva regalare il tutto a tutti senza mai chiederne rendiconto. Adesso nessuno vuole più rinunciare ai benefici raggiunti e quindi tutti per uno e uno per nessuno. Adesso cercano di farci amare la patria ma poi tutti si chiudono nel gabinetto a farsi cose sporche (con essa) da che l'hanno messa a nudo anche su Playboy.
    L'amore platonico non esiste tutti ci vogliono fare solo sesso senza amarla.

    RispondiElimina
  2. La "patria" è una invenzione. In Italia non è mai esistita la percezione di appartenere ad una Nazione, si è dovuta creare la retorica della "romanità" di cartapesta per risalire ad un elemento unificante.

    RispondiElimina