mercoledì, settembre 12, 2012

Abbassare il colesterolo

Premessa: ovviamente io non sono un medico. Quindi non ho nessuna pretesa di dare pareri scientificamente fondati. Posso solo parlare della mia esperienza.

Ordunque, quest'inverno a seguito di un controllo generale mi veniva riscontrato un livello di colesterolo totale di oltre 340. Come forse sapete la soglia massima raccomandata è di 200.

Mi reco dal medico di famiglia la quale si mette le mani nei capelli e mi dice che sarebbe il caso di iniziare una terapia con le "statine", farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo. Anche per la storia familiare di problemi cardiaci che suggerisce un possibile fattore ereditario.

Io suggerisco di fare un tentativo con una dieta a basso contenuto di grassi. Il medico dice proviamo ma è molto difficile, partendo da questi valori, riportare il colesterolo nella norma solo attraverso la dieta. Tra parentesi, mi può suggerire solo una dieta generica, che poi è la dieta raccomandata per tutti, quella della piramide degli alimenti.

A marzo comincio la dieta "alla spera in dio", cioè di testa mia, che consiste nella eliminazione drastica di prodotti confezionati (inutile mangiare merluzzo se poi la panatura gronda olio motore), latte e derivati, uova, salumi, carni rosse, prodotti sottolio, frutta secca. Riduco più possibile l'olio extravergine a condimento, sostituisco il latte con le bevande alla soia. Mangio pasta, riso, verdure, cereali, pesce, pollo e tacchino, il tutto o scondito o condito il meno possibile. Mi concedo raramente un vasetto di yogurt magro e la marmellata come consolazione. Vorrei mangiare più frutta ma non mi piace. Rimedio come posso facendo colazione con una mela ogni tanto.

Tra marzo e giugno riesco ad abbassare il colesterolo totale da oltre 340 a 256. Ritorno dal dottore e concordo di prolungare la dieta fino a settembre, aggiungendo un po' di allenamento e un integratore alimentare a base di riso rosso fermentato, policosanoli, astaxantina e acido folico. Ovviamente io non ho idea di cosa siano queste cose, il dottore mi ha detto che si tratta di sostanze naturali che fungono da "precursori" delle statine ma senza gli effetti collaterali. Se ho capito bene. Comunque si tratta di una compressa al giorno, niente di complicato. Unico problema, l'integratore non è previsto dal Servizio Sanitario quindi tocca pagare il prezzo pieno, 15 euro la scatola, una scatola contiene 30 compresse, quindi dura un mese.
Nota a margine: pare che i prodotti pubblicizzati in TV per ridurre il colesterolo siano in realtà inutili.

Ho seguito scrupolosamente il programma, tranne l'allenamento che purtroppo non ho potuto approfondire come avrei voluto per via di subentrati dolori articolari. Oggi vado a ritirare le analisi del sangue, da giugno a settembre sono riuscito ad abbassare il colesterolo totale da 256 a 172, rientrando quindi al disotto del valore raccomandato.

A questo punto mi rimane un problema e cioè che la composizione dei livelli HDL (colesterolo "buono") e LDL (colesterolo "cattivo") non è ottimale, il primo dovrebbe essere sopra 40 e io ce l'ho a 31, il secondo dovrebbe essere sotto 100 e io ce l'ho 117. Ma considerato da dove sono partito, sono abbastanza soddisfatto. Forse sono un fenomeno da baraccone perché mi dicevano che la dieta in realtà incide in misura secondaria sul colesterolo, essendo la maggior parte auto-prodotto dal nostro fegato.

Scrivo questo post nel caso serva da suggerimento per qualcuno con lo stesso problema.

venerdì, settembre 07, 2012

Voi non ci crederete o della Web TV

Leggo questo articolo del Corriere:
Fastweb, addio alla tv con i canali Sky
La società controllata da Swisscom chiude la sua Iptv il 5 novembre. Finisce l'accordo per l'offerta Homepack con Sky.
[...]
Nel 2010 Fastweb raggiunge quota 200mila abbonamenti. Troppo pochi. E i numeri non crescono. Cambia il mercato, non vengono messe in atto politiche di agevolazioni fiscali come invece è stato fatto in altri paesi. Risultato, in totale gli operatori del settore - non solo Fastweb - non riescono a superare il tetto dei 600 mila abbonamenti.
Ebbene, voi magari non ci crederete ma io lavoravo (mio malgrado) alla IPTV già intorno al 1998-99, quando la mia "garage company" fu rilevata da una azienda che fatturava molti soldi attraverso la compravendita di diritti televisivi. A quel tempo si era troppo in anticipo sui tempi e lo streaming video non era sostenibile tecnicamente. Ma quello che personalmente non ho mai capito era il famoso "modello di business".

Il fatto è che mettere in piedi una infrastruttura per creare i contenuti, archiviare e gestire i contenuti, permettere agli utenti di accedere a questi contenuti, eventualmente previo abbonamento, contrariamente a quasi tutte le altre cose che si possono fare su Internet, è una operazione teoricamente fattibile ma estremamente complessa e costosa, sia in termini di lavoro che in termini di hardware, di banda, eccetera.

L'idea di base dei "manager" è sempre stata la medesima: abbiamo già un "modello di business" che funziona, quello della Televisione. Lo replichiamo su Internet riutilizzando gli stessi contenuti. Tanti abbonati, tanti soldi. Allora era la famosa "convergenza", intesa come il convergere di Internet e dei "media" tradizionali.

Il primo ostacolo ovviamente è che il servizio richiede banda virtualmente illimitata da parte di chi trasmette e una connessione parecchio capace da parte di chi riceve. Quindi è fuori portata per qualsiasi start-up, non importa quanto ricca. L'economia di scala necessariamente porta a sviluppare il "business" IPTV all'interno della rete di un provider, tipo Telecom o Fastweb, cioè come un servizio "a valore aggiunto" da attaccare ad un abbonamento per la connessione ad Internet. Tutti noi abbiamo sperimentato il livello di servizio dei provider. I contratti con la famosa espressione "banda fino a". In sostanza devi avere la fortuna di abitare in una città e se non sei collegato/bile con un cavo in fibra ottica, devi anche essere vicino alla centrale telefonica ed avere il doppino e tutte le connessioni, morsetti e armadietti in condizioni perfette. Il provider non deve avere fatto "overbooking", cioè attestato più di tot utenze sui medesimi impianti e deve avere configurato tutto nella maniera corretta. La cosa funziona tanto bene che ci sono provider che danno assistenza tecnica ai propri abbonati attraverso un numero a pagamento. Una barzelletta.

Il secondo ostacolo è che il "modello di business" della Televisione non si può tradurre su Internet pari pari per una differenza sostanziale: a causa del principio di "network neutrality", cioè i provider non possono mettere barriere o filtri tra i loro abbonati e il resto della Rete, un qualsiasi servizio "esposto" sul Web è accessibile da qualsiasi posto nel mondo. Quindi tutto il sistema dei "diritti TV" per cui una partita di calcio può essere trasmessa solo su un certo canale e i "diritti" si moltiplicano per tutte le aree geografiche dove i diversi canali sono accessibili, non ha più senso. E' un po' la stessa cosa del negozio di dischi che si confronta con la musica scaricabile da Itunes. Oltre il fatto che Internet non ha barriere geografiche, se un certo servizio sta in piedi grazie alla pubblicità, risulterà "gratuito" per gli utenti e renderà impossibili i servizi a pagamento che vogliano offrire gli stessi contenuti. Per cui è ovvio che se Google trova il modo di fornire un certo servizio, nessuno può competere.

Aggiungiamo la saturazione del mercato dello "intrattenimento". Ormai ci sono cento offerte tutte simili, tra TV digitale terrestre, TV satellitare, IPTV, eccetera. E c'è un limite agli abbonamenti che puoi vendere e a quello che puoi spremere dai "consumatori".

Siccome le considerazioni sopra esposte sono abbastanza ovvie e a me erano chiare fino dalla fine degli anni '90, io chiederei il conto delle spese per mettere in piedi i servizi IPTV che sono falliti negli ultimi 15 anni ai "manager" che ci hanno costruito la carriera sopra.

martedì, settembre 04, 2012

Compleanno di Martina

Mia nipote Martina compie quattro anni, suo fratello Marco ha otto mesi.