venerdì, settembre 07, 2012

Voi non ci crederete o della Web TV

Leggo questo articolo del Corriere:
Fastweb, addio alla tv con i canali Sky
La società controllata da Swisscom chiude la sua Iptv il 5 novembre. Finisce l'accordo per l'offerta Homepack con Sky.
[...]
Nel 2010 Fastweb raggiunge quota 200mila abbonamenti. Troppo pochi. E i numeri non crescono. Cambia il mercato, non vengono messe in atto politiche di agevolazioni fiscali come invece è stato fatto in altri paesi. Risultato, in totale gli operatori del settore - non solo Fastweb - non riescono a superare il tetto dei 600 mila abbonamenti.
Ebbene, voi magari non ci crederete ma io lavoravo (mio malgrado) alla IPTV già intorno al 1998-99, quando la mia "garage company" fu rilevata da una azienda che fatturava molti soldi attraverso la compravendita di diritti televisivi. A quel tempo si era troppo in anticipo sui tempi e lo streaming video non era sostenibile tecnicamente. Ma quello che personalmente non ho mai capito era il famoso "modello di business".

Il fatto è che mettere in piedi una infrastruttura per creare i contenuti, archiviare e gestire i contenuti, permettere agli utenti di accedere a questi contenuti, eventualmente previo abbonamento, contrariamente a quasi tutte le altre cose che si possono fare su Internet, è una operazione teoricamente fattibile ma estremamente complessa e costosa, sia in termini di lavoro che in termini di hardware, di banda, eccetera.

L'idea di base dei "manager" è sempre stata la medesima: abbiamo già un "modello di business" che funziona, quello della Televisione. Lo replichiamo su Internet riutilizzando gli stessi contenuti. Tanti abbonati, tanti soldi. Allora era la famosa "convergenza", intesa come il convergere di Internet e dei "media" tradizionali.

Il primo ostacolo ovviamente è che il servizio richiede banda virtualmente illimitata da parte di chi trasmette e una connessione parecchio capace da parte di chi riceve. Quindi è fuori portata per qualsiasi start-up, non importa quanto ricca. L'economia di scala necessariamente porta a sviluppare il "business" IPTV all'interno della rete di un provider, tipo Telecom o Fastweb, cioè come un servizio "a valore aggiunto" da attaccare ad un abbonamento per la connessione ad Internet. Tutti noi abbiamo sperimentato il livello di servizio dei provider. I contratti con la famosa espressione "banda fino a". In sostanza devi avere la fortuna di abitare in una città e se non sei collegato/bile con un cavo in fibra ottica, devi anche essere vicino alla centrale telefonica ed avere il doppino e tutte le connessioni, morsetti e armadietti in condizioni perfette. Il provider non deve avere fatto "overbooking", cioè attestato più di tot utenze sui medesimi impianti e deve avere configurato tutto nella maniera corretta. La cosa funziona tanto bene che ci sono provider che danno assistenza tecnica ai propri abbonati attraverso un numero a pagamento. Una barzelletta.

Il secondo ostacolo è che il "modello di business" della Televisione non si può tradurre su Internet pari pari per una differenza sostanziale: a causa del principio di "network neutrality", cioè i provider non possono mettere barriere o filtri tra i loro abbonati e il resto della Rete, un qualsiasi servizio "esposto" sul Web è accessibile da qualsiasi posto nel mondo. Quindi tutto il sistema dei "diritti TV" per cui una partita di calcio può essere trasmessa solo su un certo canale e i "diritti" si moltiplicano per tutte le aree geografiche dove i diversi canali sono accessibili, non ha più senso. E' un po' la stessa cosa del negozio di dischi che si confronta con la musica scaricabile da Itunes. Oltre il fatto che Internet non ha barriere geografiche, se un certo servizio sta in piedi grazie alla pubblicità, risulterà "gratuito" per gli utenti e renderà impossibili i servizi a pagamento che vogliano offrire gli stessi contenuti. Per cui è ovvio che se Google trova il modo di fornire un certo servizio, nessuno può competere.

Aggiungiamo la saturazione del mercato dello "intrattenimento". Ormai ci sono cento offerte tutte simili, tra TV digitale terrestre, TV satellitare, IPTV, eccetera. E c'è un limite agli abbonamenti che puoi vendere e a quello che puoi spremere dai "consumatori".

Siccome le considerazioni sopra esposte sono abbastanza ovvie e a me erano chiare fino dalla fine degli anni '90, io chiederei il conto delle spese per mettere in piedi i servizi IPTV che sono falliti negli ultimi 15 anni ai "manager" che ci hanno costruito la carriera sopra.

11 commenti:

  1. faranno tutti la stessa fine: chiuderanno.La pubblicità, quella che foraggia queste TV è ridotta all'osso e se non c'è "lubrificante" la macchina non gira.Sopravviveranno solo quelle Tv che offriranno un prodotto qualitativamente elevato e potranno pretendere anche un "prezzo" dall'utente interessao.

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  2. La RAI il prezzo ce lo chiede ogni anno anche se la si vede molto poco ultimamente. Ha trasformato il "prezzo" in tassa di possesso e in più si becca tanta pubblicità.

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  3. Dove abito io la connessione Adsl è presente ancora a macchia di leopardo (zone del paese coperte, altre no), ho provato vari tipi di connessioni, alcune non soddisfacenti (in particolare quelle da presa telefonica, molto costose e lente, con funzionamento troppo spesso a intermittenza). Ora ho trovato una buona soluzione con un collegamento via antenna, viaggio a 4MB (da queste parti è come andare con una ferrari mentre gli altri girano in 500, qualcuno in zone più periferiche ha ancora i modem a 56kb).
    Quello che non mi è molto chiaro è che le fibre ottiche ci sono ma, mi dicono alcuni addetti ai lavori, sono sottoutilizzate (o inutilizzate). se le utilizzassero a dovere, potremmo avere un collegamento veloce a copertura di tutto il paese mentre ora ognuno deve "inventarsi" qualcosa per avere un collegamento decente.

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  4. Ho scritto a più riprese sull'argomento, che in teoria dovrebbe essere collegato al mio mestiere.

    Il discorso è il seguente:
    - le connessioni ADSL
    Cioè Asymmetric Digital Subscriber Line, sono connessioni pensate per fornire la connettività all'utenza domestica utilizzando la rete telefonica e in realtà gestiscono solo il famoso "ultimo miglio", cioè la distanza tra casa tua e la centrale più vicina dove si trovano gli apparati che "instradano" il traffico di rete dai cavi portanti al doppino telefonico degli abbonati.

    A questo punto si verificano i seguenti inconvenienti:
    1. costo degli apparati.
    Il provider deve spendere un tot per portare il cavo principale che si dirama da un altro cavo portante e attrezzare la centrale con gli apparati che "instradano" il traffico sulle utenze telefoniche. Questa spesa si giustifica solo se sulla centrale si attestano più di X abbonati. Se ce ne sono meno il provider usa attrezzature di seconda o terza linea o addirittura non fornisce alcun servizio.

    2. overbooking.
    Per il discorso soprastante sui costi e il numero di abbonati, i provider che hanno tariffe scontate tendono ad attestare il maggior numero possibile di clienti sui medesimi impianti. Il risultato è che questi clienti si devono dividere l'hardware e la banda. Nei momenti di picco il servizio degrada o butta fuori qualcuno per fare entrare qualcun altro. Esistono delle policy per cui certi utilizzi della rete vengono scoraggiati per tenere in piedi altri servizi.

    2. distanza e stato del doppino.
    La ADSL gestisce lo "ultimo miglio". Ma la qualità del segnale degrada mano a mano che percorre la rete telefonica. Più sei lontano dalla centrale, peggio ti arriva il segnale. Inoltre, la rete telefonica non è stata pensata per questo utilizzo, solo per portare la voce. E per questo uso era ampiamente sovra-dimensionata, tollerando senza problemi un doppino scadente o danneggiato, connessioni ballerine e volanti, morsetti allentati, impianti con derivazioni a volontà, eccetera. Ma la qualità scandente della rete telefonica introduce un disturbo nel segnale della ADSL, che quindi per compensare rallenta e rallenta. Il provider a richiesta può facilmente testare la qualità del segnale che arriva a casa tua e quindi dirti quanta banda puoi effettivamente utilizzare a prescindere dall'abbonamento.

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  5. - Le connessioni wireless/wifi
    Si tratta di portare il cavo portante al centro di una certa area e collegarlo ad un "hotspot", cioè ad un apparato trasmittente/ricevente che instrada il traffico di rete tramite onde radio. A casa tua metti un apparato trasmittente/ricevente e ti colleghi alla rete.
    Il vantaggio è che sei svincolato dalla rete telefonica pre-esistente, tutto quello che devi fare è portare il cavo principale al centro dell'area da servire.
    Esistono però due problemi.
    1. il segnale radio, oltre ad essere inquinante per il discorso dei campi elettromagnetici, è naturalmente più soggetto ad interferenza del cavo, quindi si fa fatica a garantire la qualità del segnale, sopratutto se ci sono ostacoli frapposti in linea retta tra le due stazioni. Per esempio le armature in acciaio delle case in cemento armato costituiscono una Gabbia di Fadaray che blocca il segnale. Una collina tra le due stazioni.
    2. la rete wireless/wifi per sua natura è più complessa da gestire. Il motivo è che ogni stazione funziona da router e connette tra di loro delle sotto-reti tecnicamente indipendenti. Ogni router deve essere configurato per gestire cosa passa tra una rete e l'altra e in che modalità. Il risultato è che all'utente finale non è di solito concesso di esporre alcun servizio su Internet tramite un IP pubblico. Questo impone delle limitazioni nell'uso di software che richiedono una connessione diretta tra due computer, per esempio un programma di videoconferenza.

    - la fibra ottica.
    Si tratta di portare un cavo principale e predisporre le eventuali diramazioni. Il problema è sempre quello dei costi. Si potrebbe anche sostituire il doppino in rame di tutta la rete telefonica ma chi paga? Un conto è portare un cavo in un quartiere di Milano, sfruttando le predisposizioni esistenti e potendo poi fornire centinaia di migliaia di potenziali clienti. Un conto è portare un cavo in un paese in mezzo al nulla (e le aree disabitate significa cavo sprecato), potendo poi servire qualche centinaio di persone, se va bene. Il fatto che sotto casa tua passi un cavo spesso 30 centimetri che funge da backbone internazionale non significa che esista la diramazione che ti possa connettere ad Internet. Un po' come se passa un oleodotto non significa che ci sia la pompa di benzina.

    Riassumendo, la connessione ad Internet nelle aree rurali è possibile solo se la paga lo Stato. E' un investimento a cui io sarei disponibile, meglio che pagare i famosi trentamila forestali siciliani per grattarsi la pancia e fare un altro lavoro.

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  6. da quello che ne so (ma potrei anche sbagliare), queste fibre ottiche ci sarebbero, sono lì e sono già state portate. al momento è prevista l'utilizzazione per alcuni EEPP (comune, scuole, ospedale) ma ovviamente non tutte le fibre/cavi sono utilizzate (scusate sono poco tecnico ma non è proprio il mio campo). Pare che ce ne siano (parecchie) libere, che però non verrebbero date in concessione. Uso il condizionale poiché la cosa mi è stata detta da un tecnico che si occupa di connessioni internet, ma non ho altre informazioni in merito.
    Conosco un progetto che si chiama Lepida della Regione ER che dovrebbe portare la banda larga ovunque sul territorio regionale, ma ne so ancora poco, in concreto. Il fatto è che l'Italia è un paese con numerosi ostacoli naturali (Alpi e dorsale appenninica) per cui implementare certe tecnologie non è semplice. Il digitale terrestre ad esempio ora (nella mia zona) funziona abbastanza bene (anche se il numero dei canali visibili non è certo paragonabile a quelli delle zone di pianura o delle città della mia Regione), però ci sono zone dove il segnale non è un granché, quindi si deve usare la parabola; ma se usi la parabola poi ti trovi nel problema dei canali criptati, eccetera.
    Concludendo: atteso che le fibre ottiche ci sarebbero, non capisco il motivo per cui non verrebbero del tutto utilizzate (l'eventuale motivo "ostativo")

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  7. insomma, pare che qualcuno sia interessato ad usare quei cavi (e quindi in un'ottica di costi/ricavi sarebbe vantaggioso) ma forse ci sono problemi per autorizzare le connessioni a dei privati (?)

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  8. Dei problemi burocratici della macchina pubblica ne sai più di me. Quello che so io, del settore privato, è che non si muove foglia se non c'è un ritorno economico. Trovo abbastanza incredibile che siano stati posati dei cavi, spendendo soldi, per poi non utilizzarli. L'unica opzione è che li abbia messi qualche ente pubblico locale, per cui io non essendo di quelle parti non ne so nulla e però, come spesso capita, abbiano fermato i lavori giusto prima di disporre le diramazioni finali che colleghino le utenze.

    Te che sei dentro nel marchingegno, vedi se si riesce a saperne di più.

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  9. Ah, non esiste soluzione tecnica migliore del cavo. Il cavo scavalca tutte le asperità geografiche ed è relativamente facile da posare. Una volta che l'hai messo, fatto salvo che qualcuno lo tronchi con una scavatrice, non devi temere interferenze, non devi preoccuparti di chi ha in concessione una frequenza o un'altra, eccetera.

    Le soluzioni wireless, cioè senza filo, hanno il problema che il segnale radio, oltre ad avere una certa portata, viaggia in linea retta per cui come dicevo se c'è qualcosa in mezzo devi mettere un ripetitore di segnale.

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  10. A breve ne saprò di più, anche perché dove lavoro abbiamo una connessione (con minimo garantito) che difficilmente passa 1MB e spesso sta attorno alla metà, rendendo tra l'altro quasi impossibile utilizzare la rete VPN con cui sono collegati i server. Contattati vari addetti ai lavori, mi hanno detto di aspettare il completamento di questo progetto Lepida che risolverà tutti i nostri problemi (spero) di connessione internet e telefonica fissa

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