sabato, giugno 15, 2013

Mi sarei anche stancato di scrivere degli immigrati

Dedicato a Nicola.

Articolo di Repubblica:
Sì allo ius soli, togliamoci le catene
La Cub Immigrazione denuncia, in una nota, che i costi della crisi sono stati scaricati sulle spalle dei lavoratori.
Quindi tassa patrimoniale. Problema risolto. La signora Camusso lo dice sempre.
E fra loro, sugli immigrati che rappresentano un facile bersaglio al fine di indebolire e dividere la classe lavoratrice.
Il vecchio "proletari di tutto il mondo unitevi!" del trisavolo Karl Marx, ne "Il Capitale".
E ancora: "Il governo Monti ha attuato una sanatoria-truffa escludendo la stragrande maggioranza dei lavoratori immigrati, quelli che hanno un contratto precario, con l'unico scopo di fare cassa per lo Stato, lasciando gli immigrati in balia dell'arbitrio di padroni e padroncini".
Le sanatorie truffa sono state quelle che hanno "regolarizzato" la posizione degli immigrati entrati in Italia senza documenti e senza permesso. Da cui poi si sono inventate le due categorie assurde e fittizie di "immigrato regolare" e "immigrato irregolare", dove tra i due l'unica differenza è il succedersi delle sanatorie.
il diritto di cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia
La cittadinanza non è un "diritto" negato, è un privilegio che viene concesso a determinate condizioni. Non passi inosservato l'ulteriore passo avanti del "o cresce in Italia", che significa la concessione automatica ed immediata della cittadinanza a qualsiasi minore che metta piede sul suolo nazionale.

E adesso viene il bello:
l'unificazione dei contributi previdenziali nel Paese di provenienza o in alternativa il versamento al lavoratore dei contributi.
Questo risponde alla manfrina che si ripete ogni volta sul fatto che gli immigrati pagheranno le pensioni degli Italiani. Gli immigrati, non essendo fessi, non hanno nessuna intenzione di aderire al "patto di solidarietà generazionale" che obbliga gli Italiani a mantenere i pensionati con le proprie trattenute. Come dargli torto, è un furto. Certo, un Italiano con due neuroni in testa si chiede automaticamente perché a lui non è consentito di richiedere i propri contributi all'INPS. Ma la fede muove le montagne se poi l'Italiano vota PD.
i diritti sociali, civili e culturali per i migranti e il diritto di voto a chi è in Italia da cinque anni.
Le comiche.

mercoledì, giugno 12, 2013

La politica secondo me

Una delle tante menzogne che ci raccontiamo ultimamente riguarda il concetto de "politica del fare".
Per farla breve, si parla e straparla di politici che si occupano di "fatti concreti", che ottengono risultati, che vengono incontro alle reali necessità della gente, eccetera. Una logica di tipo aziendale, vedi alla voce "governo dei tecnici", consiglio di amministrazione nella migliore delle ipotesi, altrimenti ci si limita al ragioniere. La tassa, lo sconto, le aliquote, le percentuali, il bilancio, dare e avere.

Ma non è cosi che funziona.
In realtà il politico per prima cosa dovrebbe vendere idee, se vogliamo sogni e speranze. E i "fatti concreti" possono venire solo in seguito, sull'onda dei sogni e delle speranze. Quello che la gente vuole è andare a letto pensando ad un domani migliore. E infatti lo "astensionismo" è la conseguenza del disincanto e della disillusione.

I movimenti che hanno resistito meglio alla "crisi della politica" sono quelli fondati su una fede, quelli che si configurano come una religione. Ad esempio chi vota a "sinistra" lo fa perché crede in maniera del tutto irrazionale in determinati dogmi anche contro l'evidenza, a dispetto di tutto e di tutti, dalla storia alla cronaca. Il fatto che poi l'appartenenza a quella religione ti garantisca anche determinate tutele e vantaggi è un "dipiù", non condizione necessaria. Viene tutto dopo la fede.

L'esempio di questi giorni è il declino della Lega. Contrariamente alla "vulgata", che poi dipende dal fatto che era un avversario scomodo perché contiguo, la Lega funzionava quando vendeva gli ideali di indipendenza, di identità padana, i celti, le camicie verdi, le feste con elmo e spadone, eccetera eccetera. Cioè quando si configurava come una fede, con tutta una sua metafisica, più o meno sofisticata. Nel momento in cui tutto l'armamentario è stato dismesso in favore dei "fatti concreti", cioè dell'alleanza col PDL e quindi abbandonare immaginari fucili secessionisti per ottenere incarichi nei vari livelli istituzionali, i dirigenti hanno gradito perché finalmente avevano per le mani soldi veri e potere ma la "base", i "militanti", non hanno più avuto sogni e speranze, quindi in ultimo il motivo per votare Lega. Che poi Maroni con la logica "ragionieristica" di cui sopra, prometta di togliere una certa gabella se e quando riuscirà a ridiscutere la quota di finanziamenti che lo Stato assegna alla Lombardia rispetto alle tasse versate, fondamentalmente al militante non cambia la vita e non aiuta ad alzarsi la mattina col buio per andare a lavorare. Si, bello Maroni, mettiamo i conti a posto, gestiamo oculatamente spese e servizi, variamo iniziative. Ma alla fine, scusa, chissenefrega.

Potrei andare ulteriormente nel dettaglio esaminando l'elezione di Pisapia a Milano ma sono già abbastanza depresso.

lunedì, giugno 10, 2013

Elezioni comunali

Nella mia città c'è stato il ballottaggio tra il candidato di "sinistra" (PD, SEL, Lista Civica per il Comune, Centro Popolare Lombardo, IDV) e il candidato di "destra" (PDL, Lega Nord, Lista Civica Cittadini Insieme). Nessuna sorpresa. Essendo tradizionalmente una Stalingrado, ha vinto come ampiamente previsto il candidato di "sinistra", con circa 12 mila voti contro circa 6.5 mila dell'avversario. Non mi straccio le vesti perché conosco personalmente il nuovo sindaco, in passato ogni tanto ci frequentavamo in una medesima compagnia di amici.

Ma ecco la notizia secondo me più rilevante: a quanto pare ha votato il 35.6% degli aventi diritto.
Ora, la domanda che "sorge spontanea" è: non si può deliberare in una assemblea condominiale se non si raggiunge un "quorum", cioè una soglia minima di partecipazione dei condomini. Che validità può avere una elezione per la quale ha votato solo un terzo degli elettori? Di che rappresentatività è investito il sindaco?

Sento la solita litania dello "astensionismo, un dato su cui bisogna riflettere". Non vedo cosa ci sia da riflettere. E' abbastanza semplice, se potessero gli elettori di quel 64.4% che non si è presentato alle urne dichiarerebbero il "nulla di fatto" e direbbero semplicemente "non eleggiamo un candidato che non ci proponete un programma convincente e quindi non ci rappresenta". L'astensionismo è la logica conseguenza del voto come scelta inaccettabile tra due mali o tra proposte che non convincono. La teoria del voto come "dovere" non regge di fronte al fatto che gli elettori non vogliono votare nessuno dei candidati, per cui si vedono costretti a rinunciare al proprio "diritto" pur di non sottostare ad una scelta obbligata che non condividono.

Casomai, se bisogna riflettere, riflettiamo su chi è andato a votare e perché. Se si tratta di una minoranza "elitaria" oppure il contrario. Perché è ovvio che l'unica scappatoia che può trovare un rappresentante eletto in queste condizioni è dire che è stato eletto dalla parte "migliore" della società, quella che capisce le ragioni, che si impegna, che partecipa alla vita democratica e tante belle cose. Peccato che esiste una buona possibilità che sia l'esatto contrario e cioè che chi vota allo stato attuale lo faccia in funzione del voto di scambio da sempre sotteso al meccanismo della democrazia rappresentativa e quindi per conservare per quanto possibile uno "status quo" da cui dipendono i propri interessi. Altro che grandi ideali.