lunedì, giugno 10, 2013

Elezioni comunali

Nella mia città c'è stato il ballottaggio tra il candidato di "sinistra" (PD, SEL, Lista Civica per il Comune, Centro Popolare Lombardo, IDV) e il candidato di "destra" (PDL, Lega Nord, Lista Civica Cittadini Insieme). Nessuna sorpresa. Essendo tradizionalmente una Stalingrado, ha vinto come ampiamente previsto il candidato di "sinistra", con circa 12 mila voti contro circa 6.5 mila dell'avversario. Non mi straccio le vesti perché conosco personalmente il nuovo sindaco, in passato ogni tanto ci frequentavamo in una medesima compagnia di amici.

Ma ecco la notizia secondo me più rilevante: a quanto pare ha votato il 35.6% degli aventi diritto.
Ora, la domanda che "sorge spontanea" è: non si può deliberare in una assemblea condominiale se non si raggiunge un "quorum", cioè una soglia minima di partecipazione dei condomini. Che validità può avere una elezione per la quale ha votato solo un terzo degli elettori? Di che rappresentatività è investito il sindaco?

Sento la solita litania dello "astensionismo, un dato su cui bisogna riflettere". Non vedo cosa ci sia da riflettere. E' abbastanza semplice, se potessero gli elettori di quel 64.4% che non si è presentato alle urne dichiarerebbero il "nulla di fatto" e direbbero semplicemente "non eleggiamo un candidato che non ci proponete un programma convincente e quindi non ci rappresenta". L'astensionismo è la logica conseguenza del voto come scelta inaccettabile tra due mali o tra proposte che non convincono. La teoria del voto come "dovere" non regge di fronte al fatto che gli elettori non vogliono votare nessuno dei candidati, per cui si vedono costretti a rinunciare al proprio "diritto" pur di non sottostare ad una scelta obbligata che non condividono.

Casomai, se bisogna riflettere, riflettiamo su chi è andato a votare e perché. Se si tratta di una minoranza "elitaria" oppure il contrario. Perché è ovvio che l'unica scappatoia che può trovare un rappresentante eletto in queste condizioni è dire che è stato eletto dalla parte "migliore" della società, quella che capisce le ragioni, che si impegna, che partecipa alla vita democratica e tante belle cose. Peccato che esiste una buona possibilità che sia l'esatto contrario e cioè che chi vota allo stato attuale lo faccia in funzione del voto di scambio da sempre sotteso al meccanismo della democrazia rappresentativa e quindi per conservare per quanto possibile uno "status quo" da cui dipendono i propri interessi. Altro che grandi ideali.

11 commenti:

  1. Esiste anche la possibilità di lasciare la scheda bianca, però certo, mi rendo conto che sia quasi come non andare del tutto a votare. C'è stato un calo di partecipazione generale, in tutti i comuni d'Italia, il confronto con le assemblee di condominio e la soglia minima che fai è corretto, ma si rischia anche di creare una situazione di vuoto, dove non si riesce ad eleggere un responsabile. Diciamo che alla fine il sindaco eletto rappresenta la maggioranza di quelli che hanno votato, quelli che non hanno votato accettano la decisione di chi è andato (per vari motivi) a mettere la X in cabina

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  2. Non concordo sui due punti, se vuoi esprimere un dissenso, se vuoi dire che non accetti i candidati che ti vengono proposti, non puoi votare scheda bianca, il messaggio non ha la stessa forza. Casomai è la scappatoia di un regime che ti punta il fucile alla schiena per farti presentare al seggio. Seconda cosa la "situazione di vuoto" non si crea, semplicemente non si assiste al ricambio delle persone sedute sulle poltrone. Esiste la famosa massima dell'astronauta, quando non sai cosa fare, non fare niente. Lo stesso vale per l'Italia. Cambiare per cambiare non ci porta da nessuna parte. Qui abbiamo eletto un altro sindaco di "sinistra", analogo a quelli in carica negli ultimi vent'anni e buonanotte. Se non andava bene prima, non va bene adesso.

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  3. Chi non va a votare dichiara implicitamente di accettare quello che scelgono gli altri quindi non vedo grossi problemi di legittimazione.
    Questo non toglie che avere quasi il 65% delle persone che accetta qualsiasi risultato senza nemmeno provare a far sentire la propria voce è inquietante. Perchè se è vero che i politici non ascoltano gli elettori, è anche vero che gli elettori non si interessano di politica. Aspettare che le soluzioni arrivino pronte e confezionate è un atteggiamento di passiva arresa che non porta da nessuna parte.
    D'altronde neppure il modello Grillo mi piace con pseudo politici improvvisati.
    Bisognerebbe riformare una classe politica iniziando ad insegnare a scuola educazione civica, ricreando circoli giovanili dove discutere di politica e di come fare politica.

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    1. Giulio, scusa ma tu stai ripetendo un luogo comune che è stato inventato con la "repubblichetta" ma che è falsificato facilmente da mille mila episodi storici.

      Chi non vota non dichiara affatto di "accettare", casomai è poco distante dalla rivolta. Il fatto di non esercitare il proprio diritto di voto significa non riconoscere i fondamenti della propria cittadinanza nello stato democratico.

      E il collasso delle democrazie di norma genera le dittature. L'unica cosa che per il momento ci salva è che la gente non crede più a niente ma nello stesso tempo conserva quel tanto di benessere, mediamente, da non avere ragione per dare l'assalto al Palazzo d'Inverno.

      Se poi mi chiedi le ragioni, direi che sono due. Da una parte dopo tangentopoli è diventato palese che la qualità delle elite italiane è estremamente scadente, cioè succedono le stesse manfrine dalla assemblea condominiale su su fino al Governo. Dall'altra parte l'attitudine schizofrenica della sinistra, che si atteggia a difensore delle istituzioni e nello stesso tempo ne nega il valore in funzione di principi metafisici-universalistici, ha prodotto generazioni di Italiani con la identità e le idee estremamente confuse. Voglio dire, dopo il paradosso del Presidente Napolitano che invoca il passaggio di sovranità dal Parlamento italiano alla "Europa", l'altro giorno ho sentito Mario Capanna invocare la costituzione di un Parlamento Mondiale.

      La "classe politica" non si può riformare per il semplice motivo che non esiste nessuna entità ad essa esterna che ne abbia la facoltà. La "educazione civica" è un concetto estremamente pericoloso considerate le teorie di Gramsci.

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  4. Voglio dire, non è a scuola che ti possono insegnare il concetto del bene e del male, del giusto e dello sbagliato. Quello è compito della famiglia.

    La scuola tu può fare ripercorrere la Storia, cioè darti le informazioni e i metodi per correlare le informazioni. Ma sono solo strumenti e l'uso che ne fai dipende da valori fondamentali che ti vengono trasmessi dagli avi.

    Tanto è vero che anche nelle peggiori dittature dove la scuola è stata usata come strumento per creare lo "uomo nuovo", gli effetti sono stati superficiali e temporanei. Al massimo puoi creare qualche battaglione di Guardie Rosse o di Hitler Jugend ma alla lunga non fa differenza. Non è quello che cambia l'anima di un popolo.

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  5. più che il dato assoluto sull'astensione, dovrebbe fare riflettere quanto gli astenuti siano aumentati negli ultimi anni, poiché l'italia è sempre stato un paese ad alta partecipazione elettorale, a differenza di altri paesi.
    Comunque anche il non andare a votare è una scelta (così come non andare all'assemblea di condominio la quale, come sai, dalla seconda convocazione riduce il quorum; nelle associazioni e società invece, in seconda convocazione non c'è più quorum, in una sorta di doppio turno alla francese).
    Comunque si, in un sistema democratico, un eletto è pienamente legittimato dal voto, indipendentemente da quanti lo abbiano votato, sia in senso assoluto che relativo.

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    1. Anche te Nicola, con questi dogmi di fede per cui un "eletto è pienamente legittimato". La "legittimazione" gli viene solo dal potere militare dello Stato. Non sto qui a farti il riassunto degli ultimi 2000 anni di storia, sono sicuro che conosci anche te diversi esempi di cosa succede quando lo Stato diventa un contenitore vuoto.

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    2. Ci sono cento considerazioni accessorie. Puoi anche non considerare nessun quorum e "validare" una assemblea col 30% dei partecipanti. Questo però non impedisce al restante 60%, quando ne ha piene le tasche, di costituirsi separatamente. E diventa difficile imporre un "sistema democratico" del 30% contro l'auto-determinazione altrettanto "democratica" del 60%.

      Riguardo le scelte, puoi scegliere solo i piatti che sono sul menu. Se sul menu ci sono bachi arrosto e cacca di cammello, puoi scegliere di non mangiare e morire di fame. Oppure puoi scegliere di andare in cucina a servirti da solo, di dare fuoco al ristorante, eccetera.

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    3. eviterei però il pensiero de "l'erba del vicino è sempre più verde". L'italia è l'italia, e lo sappiamo, ma fuori dai nostri confini, capita di vedere esempi anche peggiori.
      Siamo proprio sicuri che tutti i politici degli altri paesi, siano sempre meglio?
      La mia ovviamente non è una difesa dei politici italiani anzi... Però se non abbiamo saputo produrre niente di meglio di questi, la colpa è nostra poiché i politici e la politica sono lo specchio della società che li produce (e li vota)

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    4. Chi ha parlato dei vicini? Io parlavo della storia d'Italia a partire dalle colonie greche ai giorni nostri. Ne abbiamo viste di tutti i colori, imperi e civiltà nascere e morire, invasioni, dominazioni straniere, guerre di indipendenza, signorie, dittature.

      Ne dovremmo sapere abbastanza da capire che quando in una democrazia si presenta a votare il 30% degli aventi diritto e a nessuno frega un cacchio di cosa sta facendo il restante 60% tanto gli eletti sono "legittimati", c'è una torta nel forno.

      Che poi gli Italiani di oggi abbiano ancora la panza piena a sufficienza per fare la grigliata invece di pensare a fare saltare la baracca, siamo d'accordo. Ma non è una garanzia per il futuro.

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    5. Poi se vogliamo vedere i vicini, nella situazione attuale siamo con le chiappe strette perché la Corte Costituzionale della Germania potrebbe rigettare un trattato secondo cui la BCE procede a comprare titoli di stato sul mercato per soccorrere gli Stati che non riescono a collocarli altrimenti senza pagare premi esorbitanti.

      Siamo d'accordo che i politici italiani sono (o meglio erano finché la gente votava) conformi all'elettorato che gli esprime. I politici degli altri Paesi SONO meglio perché gli abitanti degli altri Paesi sono meglio degli Italiani, popolo di guitti, cialtroni e malfattori, esattamente come ci dipingono.

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