mercoledì, giugno 12, 2013

La politica secondo me

Una delle tante menzogne che ci raccontiamo ultimamente riguarda il concetto de "politica del fare".
Per farla breve, si parla e straparla di politici che si occupano di "fatti concreti", che ottengono risultati, che vengono incontro alle reali necessità della gente, eccetera. Una logica di tipo aziendale, vedi alla voce "governo dei tecnici", consiglio di amministrazione nella migliore delle ipotesi, altrimenti ci si limita al ragioniere. La tassa, lo sconto, le aliquote, le percentuali, il bilancio, dare e avere.

Ma non è cosi che funziona.
In realtà il politico per prima cosa dovrebbe vendere idee, se vogliamo sogni e speranze. E i "fatti concreti" possono venire solo in seguito, sull'onda dei sogni e delle speranze. Quello che la gente vuole è andare a letto pensando ad un domani migliore. E infatti lo "astensionismo" è la conseguenza del disincanto e della disillusione.

I movimenti che hanno resistito meglio alla "crisi della politica" sono quelli fondati su una fede, quelli che si configurano come una religione. Ad esempio chi vota a "sinistra" lo fa perché crede in maniera del tutto irrazionale in determinati dogmi anche contro l'evidenza, a dispetto di tutto e di tutti, dalla storia alla cronaca. Il fatto che poi l'appartenenza a quella religione ti garantisca anche determinate tutele e vantaggi è un "dipiù", non condizione necessaria. Viene tutto dopo la fede.

L'esempio di questi giorni è il declino della Lega. Contrariamente alla "vulgata", che poi dipende dal fatto che era un avversario scomodo perché contiguo, la Lega funzionava quando vendeva gli ideali di indipendenza, di identità padana, i celti, le camicie verdi, le feste con elmo e spadone, eccetera eccetera. Cioè quando si configurava come una fede, con tutta una sua metafisica, più o meno sofisticata. Nel momento in cui tutto l'armamentario è stato dismesso in favore dei "fatti concreti", cioè dell'alleanza col PDL e quindi abbandonare immaginari fucili secessionisti per ottenere incarichi nei vari livelli istituzionali, i dirigenti hanno gradito perché finalmente avevano per le mani soldi veri e potere ma la "base", i "militanti", non hanno più avuto sogni e speranze, quindi in ultimo il motivo per votare Lega. Che poi Maroni con la logica "ragionieristica" di cui sopra, prometta di togliere una certa gabella se e quando riuscirà a ridiscutere la quota di finanziamenti che lo Stato assegna alla Lombardia rispetto alle tasse versate, fondamentalmente al militante non cambia la vita e non aiuta ad alzarsi la mattina col buio per andare a lavorare. Si, bello Maroni, mettiamo i conti a posto, gestiamo oculatamente spese e servizi, variamo iniziative. Ma alla fine, scusa, chissenefrega.

Potrei andare ulteriormente nel dettaglio esaminando l'elezione di Pisapia a Milano ma sono già abbastanza depresso.

3 commenti:

  1. in Italia si fa' la politica del DIRE anche perchè il governo di larghe intese dice di fare, vorrebbe fare, ma non farà un'emerita mazza perchè mancano il soldi.


    ps ti aspetto nel mio blog anche in forma anonima.... i tuoi commenti erano e sono graditi

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  2. Il tuo blog e mal frequentato. Inoltre tu non agisci da moderatore. Questo rende impossibile la discussione di qualsiasi argomento un attimo serio. Il blog è tuo, quindi liberissimo di fare come ti pare. Ma non chiedermi di partecipare.

    Il punto del post di cui sopra è che il "fare" in politica è necessariamente subordinato alla metafisica, cioè alle "idee" o alle "idelogie". La politica non è una questione razionale, se uno esamina la Repubblichetta in maniera razionale, dovrebbe fare la valigia ed emigrare, figurati andare a votare. E quindi chi vota, in queste condizioni, sono le persone dotate di "fede", che subordinano qualsiasi cosa allo "ideale".

    Ovviamente per me non è una bella cosa, è solo la descrizione dei fatti. Sarebbe auspicabile meno "fede" e più ragione ma ci sono dei motivi per cui non è cosi. Il motivo principale è che i "fedeli" sono facilmente manipolabili, sono carne da cannone dalla notte dei tempi.

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  3. Ah, ovviamente non basta chiamare una religione "materialismo" perché non sia una religione.

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