venerdì, settembre 27, 2013

Ancora Pasta

In questo mondo di pazzi se ne sentono di tutti i colori, da giornalisti che scrivono filippiche in cui si equipara le "tradizioni" come la famiglia della Barilla al razzismo, agli interventi delle cariatidi della "sinistra" come Fo o Vecchioni, armamentari cingolati che ogni tanto tirano fuori dal museo, gli danno una spolverata e un po' d'olio agli ingranaggi e li fanno sferragliare su e giù sulla Piazza Rossa.

Tagliati i capelli
Mi rammarico dei miei commenti inappropriati e desidero scusarmi con tutti coloro che si sono sentiti offesi, incluse le migliaia di dipendenti e partner che lavorano con Barilla in tutto il mondo.
Guido Barilla non ha il coraggio di andare contro corrente e da buon riccastro ha ben presente il motto "pecunia non olet", quindi ecco puntuali le sue "scuse" urbi et orbi. Che non sono meno ridicole delle "accuse".

Leggo inoltre su Repubblica:
Dario Fo ha lanciato un appello su Change.org, la più grande piattaforma di petizioni online al mondo, per chiedere alla Barilla di promuovere i valori dell'integrazione durante le prossime campagne pubblicitarie. [...] La pasta soprattutto è sinonimo d'Italia, di casa e di famiglia. Per tutti. Ecco: oggi il nostro Paese è fatto di tante famiglie unite solo dall'amore delle persone che ne fanno parte. Amore che non è in grado di discriminare, che non ha confini: e l'amore, in tutto il mondo, può nascere tra un uomo e una donna, due donne, due uomini. [...] Ecco, Guido. La sua azienda rappresenta l'Italia: nel nostro Paese e in tutto il mondo. Un'Italia che è fatta anche di coppie di fatto, di famiglie allargate, di famiglie con genitori omosessuali e transgender.
Io vorrei dire al signor Fo che non soltanto non mi riconosco nell'Italia che lui desidera e presenta come "fatto compiuto" per farmela ingoiare, in un polpettone in cui mette insieme cose che non c'entrano nulla una con l'altra come le "coppie di fatto" e "famiglie con genitori transgender" ma che secondo la stessa logica malata l'Italia è fatta anche di tante altre cose oltre i "genitori transgender", ci sono anche famiglie con genitori assassini, ladri, strupratori, pazzi, drogati o alcolizzati, famiglie con genitori ignoranti, violenti, gretti, meschini, famiglie che mandano i figli a mendicare, a rubare o a prostituirsi, qualsiasi aberrazione immaginabile. E tutti si ritrovano a tavola davanti ad un piatto di pasta. E allora perché non provuovere i "valori dell'integrazione" anche per loro? Se dobbiamo rappresentare fedelmente l'Italia allora includiamo veramente tutto e non solo le cose che solleticano le fantasie e i sogni del signor Fo.

Adesso qualche genio dirà: "ma cosi stai equiparando i genitori transgender ai genitori camorristi che seppelliscono le scorie tossiche intorno alle scuole". Ovviamente no, perché anche se Fo vorrebbe fosse il contrario, ci sono molti più genitori camorristi che genitori transgender. L'Italia è veramente fatta di genitori camorristi o di bambini mendicanti, mentre che sia fatta di genitori transgender è solo un esercizio di stile.

Tuttavia gli omosessuali rappresentano una fetta di mercato significativa per la loro capacità di spesa. Oltre che essere una lobby potentissima in certi settori come la pubblicità, la moda, lo spettacolo, eccetera. Per cui Fo avrebbe dovuto scrivere più realisticamente: "caro Guido, perché complicarsi la vita? Ti conviene fare marcia indietro cosi fai contenti tutti i droni della "sinistra" e non ti metti contro la lobby degli omosessuali". E il Nobel? Già, il Nobel, non ci posso pensare.

Un'altra cosa che è rimasta nella penna del signor Fo è la pubblicità Barilla che "integra" i "nuovi italiani". Ancora, come ho scritto nel post precedente, si può promuovere l'immagine della famiglia dei "genitori transgender" amorevolmente seduti a tavola, anche se diventa un problema stabilire se serve l'uomo o la donna, per fare contenta LA Presidente della Camera. Non si può invece promuovere la famiglia "etnica" per il rischio che mostri tradizioni e fedi religiose che sono cento volte peggiori delle nostre. Quindi su quell'aspetto di sorvola, pur essendo implicito nel concetto di "valori dell'integrazione". Una certa "diversità" si può esibire, un'altra "diversità" meglio occultarla sotto il tappeto. Questione di opportunità.

giovedì, settembre 26, 2013

Pasta

Comprate prodotti Barilla!

Io di solito compro la pasta Coop al mini-supermarket Coop sotto casa. E lo faccio turandomi il naso. Penso che da oggi comprerò pasta Barilla e gli faccio pubblicità sul mio blog in riposta all'assurdo boicottaggio.
Approfondimento qui: "No a famiglie gay negli spot" - Bufera sul web contro Barilla


Bravo Guido Barilla.
Per una volta un riccastro che non si piega ai modelli culturali che le elite massoniche e apolidi ci vogliono imporre per disgregare la società e per ridurci tutti in schiavitù.

Apro una parentesi per sottolineare come LA Presidente della Camera (espressione di un partito con il 3% di voti) dichiari che ben difficilmente in altri Paesi si vedrebbero pubblicità nelle quali la "donna" serve la famiglia seduta a tavola, in quanto modello di genere discriminante. Con questo conferma implicitamente l'esistenza del disegno "mondialista" di cui sopra ma evita di dire che modello propone per le donne velate che spingono passeggini nel mio quartiere. Che è evidente la schizofrenia di volere eliminare i "ruoli" tradizionali e la famiglia mentre allo stesso tempo si predica "accoglienza" senza condizioni verso gente che considera la donna un animale da soma ed "impuro". Il coro di bambini "multietnici" che intona "Bella Ciao" (che per inciso NON è un canto della Resistenza) non cancella le contraddizioni e i paradossi.

Che nostalgia per quel Novembre dello '89 quando, di fronte agli occhi sgranati dei Tedeschi orientali che attraversavano la frontiera i fenomeni della "sinistra" si nascondevano negli angoli bui come certi insetti quando accendi la luce. Poi il tempo passa, la memoria viene sovrascritta dal martellamento mediatico, la vergogna si attenua e rieccoli in piazza con le bandiere a riproporre gli anni '70. Avendo nel frattempo de-industrializzato l'Italia, adesso gli slogan non sono più fabbriche e operai ma gay e immigrati.


giovedì, settembre 19, 2013

Crisi o cosa fare col vecchio computer

In questo momento ci sono grossomodo tre "aree" per quanto riguarda l'informatica.
1. i dispositivi "mobili", cioè smartphone e tablet.
Tradotto in italiano, telefoni intelligenti e tavolette. Non ne possiedo alcuno, non ne sento il bisogno, quindi non ne posso parlare. In ogni caso ne esistono tre gruppi, quelli di Apple col software Apple, tutti gli altri col software di Google che si chiama Android e alcuni che usano una versione specifica di Windows.
2. i PC nuovi.
I PC "desktop", cioè quelli "fissi", si possono ottenere assemblando dei pezzi sparsi e si può decidere quale software installare. I PC "laptop", cioè quelli portatili, hanno il grosso problema che, salvo eccezioni, sono venduti assieme ad una licenza di Windows che non potete scegliere e con un sacco di porcherie preinstallate. In entrambi i casi comunque il problema è l'ultima versione di Windows, Windows 8, che nelle intenzioni doveva traghettare gli utenti dei PC tradizionali verso la categoria dei dispositivi mobili, unificando la "user experience", termine americano che significa "il modo in cui usi il dispositivo". Il risultato è pessimo, nel senso che se usate un PC vi viene imposta una interfaccia pensata per i touch screen, cioè per i dispositivi che si usano toccando lo schermo e non per il mouse e la tastiera. L'essere umano si adatta a tutto, quindi ci si può adattare anche a Windows 8 ma a me non sembra una buona idea pagare per qualcosa che ci rende la vita più difficile.
3. i PC vecchi.
I PC vecchi sono di tre gruppi, corrispondenti alla versione di Windows che utilizzano. Windows XP (vecchissimi), Windows Vista (vecchi), Windows 7 (non recenti). Quelli che usano Windows 7 non hanno alcun problema, quindi li lasciamo perdere. Quelli con Windows XP sono arrivati alla frutta, non solo perché diventa difficile farci girare sopra i programmi recenti ma anche perché Microsoft dovrebbe interrompere il supporto ad XP il prossimo aprile. Quelli con Windows Vista arrancano perché Vista è fatto male. Cosa fare? Comprare un PC nuovo ci mette di fronte a questi "dilemmi":
a. devo spendere soldi e il PC non mi serve cosi tanto.
b. mi serve un PC o preferisco un tablet?
c. poi assieme al PC mi danno Windows 8 con quella tremenda interfaccia.
Soluzione: tenere il vecchio PC e sostituire XP e/o Vista con una distribuzione Linux.

Le ragioni sono queste:
- A parità di hardware si riesce a fare girare tutto il software contemporaneo.
- Tutti i programmi che coprono le esigenze normali sono gratuiti, quindi non si deve cercare il software "pirata".
- Si installa tutto, sistema, driver e programmi, dalla medesima sorgente centralizzata e tutto viene aggiornato automaticamente.
- Non ci si deve preoccupare di "proteggere" o "ottimizzare" il Sistema, quindi firewall e antivirus sono superflui, cosi come la de-frammentazione del disco e le varie manovre sul registro.
- Siccome Linux separa decisamente l'utente dall'amministratore, è più difficile scassare il Sistema facendo qualche manovra malaccorta.

Non fatevi spaventare, la transizione è meno traumatica di quanto potete pensare. Se parliamo di un PC che funziona con Vista e quindi ha almeno 1Giga di RAM, è tutto molto semplice, basta installare una delle quattro varianti di Ubuntu. La installazione è facilissima, si scarica una immagine ISO, si masterizza un CD/DVD, si avvia il PC dal CD/DVD, si sceglie "installa" e si seguono le istruzioni. E' tutto automatico. Ed è più facile che installare Windows perché tutti i driver e i programmi vengono installati insieme al Sistema Operativo. La cosa bella è che si può anche provare il Sistema senza installare nulla, facendolo girare direttamente dal CD. Ovviamente andrà più piano del normale ma si può vedere come funziona il tutto senza fare nessuna modifica al PC.

Andiamo ad esaminare le alternative per Windows Vista:
- Ubuntu.
E' la versione "originale", quella che include tutte le funzioni. Ha due svantaggi, primo, richiede un PC abbastanza recente, secondo utilizza una interfaccia un po' diversa dal desktop Windows classico e può piacere o non piacere.
- Kubuntu.
Quello che sta sotto è identico alla versione precedente ma l'interfaccia è completamente differente. Anche tutti i programmi sono differenti. Anche questa versione richiede un PC recente per funzionare. Per sapere se si preferisce questa versione o quella originale l'unica è provarle entrambe. Nel dubbio, scegliete la prima.

Ci sono altre due versioni, queste vanno bene per Vista ma si adattano anche a sostituire XP perché richiedono meno risorse delle precedenti. Inoltre hanno il vantaggio di utilizzare un desktop "classico", molto simile a XP o Vista, e che quindi richiede un adattamento minimo per mettervi a vostro agio. Attenzione che il limite pratico per usare questi Sistemi è attorno ai 512Mega di RAM.
- Lubuntu.
Versione "spartana" di Ubuntu, con un desktop abbastanza simile a XP, leggermente meglio da un punto di vista grafico. I programmi sono gli stessi di Ubuntu. Funziona anche con meno di 512Mega di RAM ma diventa molto lento.
- Xubuntu.
Versione più rifinita della precedente, un desktop ancora simile a XP, più curato graficamente e facilmente personalizzabile. I programmi sono gli stessi di Ubuntu. Richiede almeno 512Mega di RAM.

Per chi ha meno di 512Mega di RAM e qui parliamo di informatica vintage, esiste un'altra possibilità. Installare Debian nelle versioni LXDE (corrisponde a Lubuntu) o XFCE (corrisponde a Xubuntu). Debian è la distribuzione da cui viene derivata Ubuntu. L'unico inconveniente è che la installazione è un po' meno automatica e che il Sistema è un po' meno rifinito dei precedenti. Per chi non si sente in vena di esperimenti forse conviene chiedere l'aiuto di un amico che sa dove mettere le mani.

sabato, settembre 14, 2013

Venghino siore e siori, venghino

E dopo il post precedente, eccone un altro sul Circo Italia, ancora più demenziale:
Forze armate, in uniforme anche i bassi. Mauro: "Diamo chance ai nostri giovani"

Il testo approvato sostituisce l'attuale unico criterio dell'altezza minima (1,65 per gli uomini e 1,61 per le donne) con altri parametri più complessi, relativi alla composizione corporea, alla forza muscolare e alla massa metabolicamente attiva. Sarà un regolamento a stabilire in concreto i nuovi limiti.

"E' un'ottima notizia soprattutto per i giovani che, in un momento di difficoltà come quello attuale, possono trovare nell'arruolamento nelle forze armate un'importante occasione di lavoro e di crescita professionale" ha dichiarato Silvana Amati (Pd), prima firmataria del provvedimento. "Le nuove misure - ha affermato la senatrice democratica - vogliono inoltre sanare un'ingiusta discriminazione che penalizza soprattutto le donne e che non aveva alcun motivo di essere nell'organizzazione dello strumento militare".
Mauro: "Diamo chance ai nostri giovani"

Forse non vi rendete conto.
Le Forze Armate come ammortizzatore sociale il cui scopo è dare un lavoro ai disoccupati, a prescindere perfino dal fatto che siano o meno fisicamente idonei al servizio. Se non sono idonei, si cambiano i criteri in modo da farceli diventare per forza, cosi come per i semi-analfabeti a cui si regalano le lauree con cui poi accedono ai concorsi pubblici. Riguardo allo arruolamento delle donne, è una di quelle cose che non si possono dire ma le donne nelle Forze Armate c'entrano come il cavolo a merenda, anche quelle che sono "uomini dentro".

E perché mi da fastidio? Perché tutte queste simpatiche idee poi si traducono in Spesa Pubblica che non ha alcuna giustificazione se non ulteriore incremento dell'assistenzialismo e quindi della percentuale di Italiani che per vivere dipendono dallo Stato. Ma agli Italiani va bene cosi. No agli F35 perché bisogna investire "nel sociale", si ai soldati nani e alle soldatesse culone, tutta gente a cui poi si troverà un posto in qualche altra branca della Amministrazione Pubblica.

E per pagare i conti una nuova tassa ogni sei mesi.

Milionesimo post sulla scuola e sulla follia

La situazione di declino in cui si trova l'Italia in parte origina altrove, nei poteri sovra nazionali e para-massonici che hanno pianificato e attuato la globalizzazione, in parte origina dalle peculiarità italiane e cioè la storia di una Nazione che ha unito di recente e in malo modo etnie differenti e che si è costituita in Repubblica dopo una invasione straniera e una guerra civile.

In teoria il futuro di una Nazione si fonda sui giovani e sulla loro formazione. Quindi, sempre in teoria, investire nell'istruzione è l'investimento migliore che si possa fare.

Ma nella specificità italiana ci troviamo di fronte a due problemi catastrofici.
- Innanzitutto qualsiasi cosa che ha a che fare con la "cosa pubblica" è necessariamente ideologizzata. Da ogni parte. Mio padre da bambino era tutto contento della sua divisa di piccolo Figlio della Lupa (Wikipedia: ... chiunque si iscriveva alla scuola elementare, era iscritto ai Figli della Lupa, organizzazione ideata dall'Opera Nazionale Balilla) e quando ero piccolo io le maestre ti facevano marciare in cortile cantando Bandiera Rossa. Il succo del discorso è che la scuola non serve a formare "il cittadino" a tutto tondo e nemmeno a formare "specialisti", serve a intruppare la gente.

- Da sempre il Pubblico Impiego è stato utilizzato in Italia come "ammortizzatore sociale" e come leva per il "voto di scambio", sopratutto nelle regioni meridionali. Da cui la scuola non serve a istruire i giovani nel miglior modo possibile e a svilupparne i talenti, serve a dare un lavoro al maggior numero di disoccupati e a distribuire il maggior numero di favori.

Stamattina leggo questo articolo demenziale:
Alunni somari? L'insegnante torna tra i banchi

Perché demenziale?
Per due ragioni, la prima è che in qualsiasi lavoro "normale" se la tua "performance" è inadeguata vieni invitato a cambiare mestiere. In parole povere, se non sei capace di fare un lavoro difficilmente trovi qualcuno che ti fa lavorare. Ma nella Scuola si da per scontato di assumere personale impreparato che poi non può essere licenziato quindi, oltre a doverlo stipendiare vita natural durante, qualsiasi cosa succeda, bisogna anche farsi carico di completarne la preparazione. E questo deriva dalla idea del "lavoro (statale) come diritto" e dello Stato come garante dei "diritti".

La seconda ragione della demenza, connessa con la prima, è che non si può dire che nelle regioni meridionali l'Istruzione è carente e che è invalso tutto un sistema di titoli di studio fasulli, punteggi fasulli, concorsi fasulli, che poi confluiscono nella Amministrazione Pubblica a perpetuare questo sistema di analfabetismo auto-referente. Per cui se i test Invalsi puntualmente registrano differenze abissali nella preparazione degli studenti tra diverse aree del Paese, la cosa va taciuta e dissimulata perché il Sud è "terra di cultura". Se proprio non si può tacere e dissimulare allora invece di intervenire sulla selezione dei Dipendenti Pubblici e quindi interrompere il ciclo perverso di analfabeti che istruiscono altri analfabeti, si propone il fantastico "corso di formazione" che dovrebbe rimediare al fatto che l'insegnante invece di essersi formato in una scuola vera, ha frequentato scuole pro-forma il cui scopo ultimo era garantire a tutti il "pezzo di carta" per poi accedere ai concorsi pubblici.

Tutti gli Italiani vanno a scuola. Da bambino e da ragazzo mi sono chiesto spesso come fosse possibile che un insegnante di italiano non parlasse in italiano e come un insegnante di matematica e fisica non sapesse contare o mettere insieme due esperimenti di Galileo. Mi sono chiesto anche come fosse possibile che un insegnante non si presentasse al lavoro per mesi, lasciasse le classi in balia dei supplenti e poi tornasse come se niente fosse al suo posto. Per non parlare di tutte le manfrine degli Esami di Stato.

Come fosse possibile l'ho capito da adulto. Ma nel capire queste cose mi sono anche reso conto del perché l'Italia non può che declinare, potendo contare solo sulle virtù del guitto, del cialtrone e del lestofante.

mercoledì, settembre 11, 2013

Mirtilli

Indovinate quali sono i mirtilli che trovate in montagna (interno scuro, rosso/viola) e quali sono i mirtilli americani (interno chiaro verdino) che trovate nei supermercati. Mi è saltata all'occhio la differenza vedendo mia nipote mangiarli nel gelato e mi sembrava di ricordare che da bambino quando andavo col nonno in montagna fossero diversi.

Dal sito: Le scienze blog

domenica, settembre 08, 2013

Povera Italia & errore grossolano di Repubblica

Nel sito di Repubblica appare un articolo su Badoglio che fa il discorso alla radio in cui annuncia l'Armistizio. E nell'articolo c'è una foto di Badoglio:
La voce di Badoglio - Così l'Italia si arrese
Ma se cliccate sul link "video" accluso all'articolo, a parte che non è un video, potete sentire la registrazione ma appare la foto di una persona che ovviamente non è Badoglio. E chi è? Mi ci è voluto un po' ma poi l'ho trovato, credo. Dovrebbe essere il Generale Diaz:
Badoglio annuncia l'armistizio dell'Italia
Armando Diaz

Se non è stato uno stagista CoCoCo che lavora di notte, non ci sono scuse.

Edit: alle 18 mi accorgo che hanno cambiato immagine. Qualcuno oltre me deve essersene accorto. Aggiungo la ovvia considerazione "ma quanti Italiani sanno distinguere Badoglio da Diaz, nonostante uno sia diventato un modo di dire e all'altro siano intitolate piazze e scuole?"