domenica, gennaio 05, 2014

Compiti razzisti

Prego leggere questo articoletto del Corriere:
Basta compiti a casa - Fanno male ai bambini e creano disparità
Riassumo la storiella: la bambina albanese non riesce a fare i compiti perché i genitori non la sanno aiutare quindi gli insegnanti la discriminano rispetto ai bambini italiani che vengono aiutati. Soluzione: abolire i compiti a casa perché sono discriminatori.
Cosi i bambini impareranno di meno, in una scuola che già tende a premiare gli analfabeti ma avremo portato i bambini italiani al livello dei figli degli stranieri e quindi saranno tutti uguali. Evviva evviva. Mi stupisco che nessuno abbia proposto di obbligare gli altri bambini a fare i compiti in albanese invece che in italiano.

Siamo F . I . N . I . T . I


13 commenti:

  1. Ci stanno bombardando da anni con queste storie di non discriminare, tutelare sempre le minoranze (fossero anche composte da una sola persona) che ormai non vedo più speranze per chi è "normale"

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  2. E' un mix di cose.
    Quando ero bambino io i genitori, quando erano chiamati ad incontrare maestre e professori, si presentavano col vestito buono, pettinati e col cappello in mano. E il meccanismo fondamentale era "mi dica, cosa ha combinato quel lazzarone di mio figlio che quando andiamo a casa ci penso io".
    C'erano bambini più o meno fortunati ma il presupposto era che chi aveva delle difficoltà le dovesse superare impegnandosi il doppio, il mondo non faceva tanti sconti.
    Per altro era anche normale che uno diventasse operaio o ragioniere invece che ingegnere nucleare aerospaziale.

    Adesso i genitori a torto o a ragione non attribuiscono più alcuna autorità agli insegnanti.
    Il mondo si è appiattito, da una parte perché esiste questo martellamento sulla necessità di "equalizzare" tutto e tutti, dall'altra perché la società è meno stratificata, gli strati intermedi tra quello più basso e quello più alto sono stati compressi, quindi è difficile vivere facendo l'operaio o il ragioniere, l'operaio è l'immigrato e il ragioniere è stato sostituito dall'ingegnere nucleare aerospaziale.
    Ovviamente l'ingegnere nucleare aerospaziale che non vuole fare il ragioniere deve emigrare perché da noi non ci sono opportunità effettive.

    Direi che è il contrario, una volta la "normalità" era un insieme più ampio e più variato. Adesso la "normalità" è equalizzata ed è molto più orizzontale. I confini all'interno dei quali siamo ristretti sono sempre più rigidi e vicini.

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  3. stiamo per essere conquistati e pertanto nopn ci servono i caccia bombardieri, soldi sprecati...

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  4. Mi piacerebbe sapere all'interno dei quasi 800.000.000.000 euro di cui si compone la Spesa Pubblica quali NON sono soldi sprecati.

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  5. probabilmente avrai letto l'articolo di Panebianco sul corriere

    http://www.corriere.it/editoriali/14_gennaio_13/troppe-ipocrisie-immigrati-feb5ed34-7c18-11e3-bc95-3898e25f75f1.shtml

    le sue sono considerazioni politologiche, condivisibili o no. Io ad esempio NON credo nella "funzione" (la proposta di Panebianco è un tecnicismo) di favorire un'etnia o una religione, piuttosto che un altra, sebbene alcuni politologi concordino.

    Credo invece che una seria politica dell'immigrazione vada fatta, per il bene del paese: favorendo l'attrazione di cervelli e non solo manodopera di basso livello, per coprire mansioni che gli italiani molto spesso non vogliono più fare.

    Ovviamente l'integrazione necessità di due soggetti che cooperano: uno deve favorire l'integrazione (senza rinunciare alla propria storia e cultura, questo è evidente), l'altro deve avere la volontà di integrarsi. Laddove una delle due funzioni manchi, l'integrazione non può esistere.

    Quindi, senza facili ed ipocriti buonismi, una delle funzioni della politica è favorire la coesione (anche riguardo la materia immigrazione che, se per la chiesa e i suoi credenti, è una funzione caritatevole cristiana, per lo Stato ha una valenza e funzione "politica") e intervenire laddove esistono criticità, prendendo adeguati provvedimenti.

    Condivisibile o no, questo voleva dire Panebianco

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  6. Nicola, su due cose non concordo.
    La prima, ovvia, è che se ci mettessimo in testa di importare cervelli dovremmo poi affrontare due conseguenze:
    1a. dargli un lavoro. Ad oggi i cervelli italiani per trovare opportunità sono molto spesso costretti ad emigrare.
    1b. importare cervelli significa escludere tutti i paesi a maggioranza islamica, per il semplice motivo che non ne producono abbastanza nemmeno per se stessi. E quindi dovremmo escludere dalla immigrazione proprio le regioni (africa, medio oriente) da cui l'abbiamo ricevuta fino ad oggi. Nello stesso tempo, inutile illudersi che un cervello indiano o cinese voglia venire a lavorare in Italia, infatti trova molte più opportunità a casa sua, cioè in un "Paese emergente". Ma se anche dovesse emigrare, andrebbe a fare concorrenza ai cervelli italiani espatriati.

    La seconda cosa su cui non concordo è che la "politica" debba "favorire la coesione". Dove l'hai letta questa? La politica semplicemente è la amministrazione della cosa pubblica. Politica è il Senato che vota la distruzione maramalda di Cartagine perché a Roma si mangiano fichi di importazione cartaginese, simbolo della concorrenza commerciale che deve essere stroncata. Politica è una "democrazia liberale" che manda allo sbaraglio una generazione sulle spiagge della Normandia non per l'ideale propagandistico ma per conseguire l'egemonia economica e culturale. Senza arrivare a questi estremi, il concetto di "coesione" esteso all'umanità intera è una balla che nasconde l'intento di "equalizzare" l'essere umano. La "coesione" si persegue CONTRO l'interesse concreto dell'Italia e degli Italiani per ragioni ideologiche e metafisiche.

    Chiudo dicendo che i "due soggetti che cooperano" non sono affatto omologhi. Uno è un soggetto vecchio, decandente, sfessato, l'altro è un soggetto incattivito che si vuole imporre. Avendo interessi differenti, la "cooperazione" non è una simbiosi, è un equilibrio di forze e di ipocrisia. Da un momento ad un altro, cambiato il contesto, cambia anche la geometria della "cooperazione". Detto in soldoni, io sono tuo amico fino al momento che non ti taglio la gola.

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  7. 1a: i paesi che crescono, stanno importando cervelli (anche i nostri). Il primo obiettivo sarebbe quello di riuscire a "trattenere" i nostri cervelli e, se possibile, essere un paese che ne attrae da altri paesi. se vogliamo "crescere", dobbiamo attrarre capitale economico e umano.
    1b. essendo un paese di "frontiera" con l'africa, è normale che importiamo immigrazione da quella zona

    Per quanto riguarda la "coesione", se ne discute da secoli: la politica non solo amministra, ma "indirizza" facendo delle scelte (o non facendole). Il liberalismo classico "tollera" un certo livello di diseguaglianza tra i cittadini poiché ciò è insito nell'iniziativa privata e nelle skills di ogni persona. Ma anche i liberisti più spinti, concordano che in assenza totale di coesione (anarchia), pure i principi liberali sarebbero minacciati. Per questo, anche per la società liberale, è importante avere un certo grado di coesione. Trovare il giusto equilibrio tra "libertà" e "uguaglianza" (quantomeno nelle opportunità), è una delle sfide che l'umanità si è sempre posta

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  8. Scusa Nicola, tu avrai capito che non sono una personcina amabile.

    Mi fai ridere. I paesi che crescono stanno importando cervelli? No.
    I paesi che crescono i cervelli li producono. Nelle università cinesi e indiane si forma un numero spropositato di ingegneri che poi vanno a lavorare per un tozzo di pane (in termini italiani) nelle aziende tecnologiche che hanno i propri stabilimenti da quelle parti. Non possono importare un cervello italiano perché l'Italiano non vuole essere pagato con uno stipendio locale e tantomeno godersi le meraviglie dello "stato sociale" cinese o indiano. E ti faccio presente che se hanno cominciato tanti anni fa come fornitori di forza bruta a prezzi stracciati, col tempo e col reverse engineering hanno assunto anche le competenze per l'innovazione, che noi invece non abbiamo perché certi settori in Italia non esistono proprio.
    Ti faccio un altro esempio, il Giappone. Conosco un tizio che fa il programmatore in Giappone e mi diceva che li o ti presenti con una specificità "folkloristica" italiana, tipo il gelataio, oppure, in quanto straniero, accedi solo a mansioni infime. E la ragione è che in Giappone c'è un surplus di manodopera, tanto che mettono tre persone, ovviamente giapponesi, ad avvitare una lampadina. Il mito della produttività e della efficienza nipponica è appunto un mito, non puntano alla efficienza quanto a dare lavoro a quante più persone possibile. Quello che hanno in più di noi è che sono indottrinati alla cooperazione e al conformismo, la dove l'italiano è individualista e tira sempre a fregare.

    Noi NON VOGLIAMO CRESCERE.
    Infatti il movimento di Grillo ha nel programma la famosa "decrescita felice", che è anche confusamente mescolata nei discorsi del "sinistrismo generico". L'idea sarebbe trasformare tutti gli operai in "operatori culturali", chiudere le fabbriche e ridurre i consumi.

    Non è affatto "normale" che importiamo immigrazione da quella zona. Sarebbe normale se avessimo la necessità di reperire manodopera non qualificata per il nostro settore produttivo che vuole crescere. Ma alla luce della "decrescita felice" di cui sopra, immigrazione significa che l'Italia si prende in carico tot milioni di persone che hanno la alternativa tra vivere di stenti oppure delinquere.

    Si la sfida in Italia l'abbiamo risolta con l'idea che lo Stato debba farsi carico delle necessità di tutti. Coesione in Italia significa lo stesso che in Grecia, dove prima del botto un lavoratore su quattro era dipendente pubblico.

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  9. sti poveri bambini extracomunitari quanta fatica fanno a studiare ha ragione la ministra negra, niente compiti a casa così saremo tutti più ignoranti e felici e magari al papaà un bel assegno mensile per le piccole spese...

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  10. Enio, prima cosa il "bambino extracomunitario" non esiste, sono "nuovi Italiani" e nel prossimo futuro verrà approvata la legge del famoso "jus soli" per cui chi nasce in Italia diventa automaticamente Italiano (mentre oggi deve aspettare la maggiore età e scegliere se optare per la cittadinanza italiana o quella dei genitori, come Balotelli). E se diventano cittadini italiani i bambini, automaticamente concedi o un permesso di soggiorno permanente o la cittadinanza anche ai genitori, fratelli, eccetera.

    Seconda cosa il ministro non è "negra". Non so ancora come definirla correttamente, forse in omaggio al uozamerica cansassiti di Veltroni si dovrebbe chiamare "afro-italiana".

    Terza cosa, come abbondantemente detto e ridetto in questo blog, gli Italiani sono già ignoranti, in molte regioni d'Italia l'analfabetismo funzionale (cioè la poca padronanza del linguaggio scritto) riguarda lo 80% della popolazione e ci sono sacche consistenti di analfabetismo totale. E' anche risaputo che i titoli di studio vengono "regalati" per favorire l'accesso ad esami di Stato e concorsi che sono a loro volta taroccati.

    L'assegno mensile dovrebbe esistere sotto forma di sussidio di disoccupazione. Ovviamente dovrebbe andare insieme ad un servizio di collocamento obbligatorio esteso al territorio nazionale ed essere altrettanto ovviamente subordinato alla cittadinanza italiana. Piaccia o non piaccia un immigrato dovrebbe trovare lavoro solo se non ci sono Italiani disponibili per coprire quella mansione.

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  11. l'immigrato quì da noi trova lavoro come badante o nel lavoro dei campi e spesso in nero e riceve un sussidio di 200 euro per ogni figlio che ha e una casa popolare se ne ha più di due... un signore rispettato e trattato bene e guai a far cenno al colore della sua pelle... fra una quindicina d'anni saranno loro ad assumerci e a farci fare i lavori che gli italiani oggi non fanno... la vedo dura!
    ps ho avuto ospite un mio amico, professore di fisica di una università canadese e mi ha detto che da loro i figli dei cinesi girano in Ferrari... sono i nuovi ricchi.

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  12. Qui nel mio intorno gli immigrati fanno lavori "normali", nel senso che sono i lavori che possono trovare senza un titolo di studio e senza padronanza della lingua. I sudamericani fanno le consegne come autisti (probabilmente perché se la cavano meglio a leggere e scrivere l'italiano), gli africani lavorano come operai, gli egiziani fanno un po' di tutto, dal muratore al pizzaiolo, gli albanesi fanno i muratori, eccetera.

    Il punto non è il colore della pelle, chissenefrega.
    Il punto è che, come dicevo sopra, dovrebbe esistere un collocamento obbligatorio e uno straniero dovrebbe essere chiamato solo se e quando non ci sono italiani disponibili nelle liste di collocamento. Spero non sia necessario spiegare perché e percome. Faccio presente però che ovviamente un mercato del lavoro dove non esiste ne sussidio di disoccupazione ne lista di collocamento accetta ben volentieri milioni di immigrati, semplicemente perché questo riduce a zero la forza contrattuale del "lavoratore", c'è sempre qualcuno disposto a fare lo stesso lavoro per meno. Non è tanto la favola dei "lavori che gli Italiani non vogliono fare" quanto le diverse condizioni di partenza.

    I Cinesi sono un capitolo a parte. Non sono i nuovi ricchi ma sono tantissimi. Il modello imprenditoriale cinese è questo: un Cinese chiama in Italia tre paesani, gli paga viaggio, vitto e alloggio e in cambio questi lavorano per lui come schiavi per un certo numero di anni. Se e quando questi tre paesani riescono ad emanciparsi, si mettono in proprio e a loro volta chiamano tre paesani ognuno con gli stessi accordi. Aggiungi che il Cinese ha insieme paura e disprezzo dello straniero e quindi tende ad avere contatti solo con altri Cinesi all'interno della sua "comunità". Per ogni Cinese "ricco" che vedi in giro ce ne sono un tot che stanno lavorando o hanno lavorato come schiavi nel chiuso di qualche capannone, senza che nessuno al difuori ne sappia nulla. Tra l'altro nella maggior parte dei casi i Cinesi partono dal presupposto di tornare in Cina una volta arricchiti.

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  13. Il buonismo nella scuola è un male che la affligge da molto tempo, che va da destra a sinistra
    6 politico (sx) abolizione degli esami di riparazione (dx, ministro AN di uno dei primi governi berluschini), ora abolizione dei compiti a casa.
    Che follia!

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