giovedì, agosto 28, 2014

La fantascienza

Liceali, stage al museo. E alle elementari più maestri per classe
Ora, considerato che le imprese italiane non assumono, chiudono o delocalizzano, l'ideona del governo del Caro Leader è mandare gli studenti a fare fantomatici "stage" nelle stesse aziende, le quali ovviamente hanno li pronto il personale per stare dietro ai ragazzi che non sanno fare nulla. Chiunque abbia questa idea non ha mai avuto una azienda da gestire e non ha mai avuto uno stagista. Che poi non è ne un diplomato e nemmeno un laureato, è uno studente delle superiori.

Aggiungo che ci sono ancora due barzellette, la prima è quella di aumentare le maestre alle elementari, di questo passo ci sarà in classe una maestra per ogni bambino. La seconda barzelletta, questa veramente fantastica è:
...per i liceali è importantissimo confrontarsi con il mondo del lavoro, potrebbero usare le due settimane di alternanza per “lavorare” nei musei o seguire i restauri di opere d’arte»
Immagino che stare in un museo (a fare cosa, a leggere la Gazzetta, che è quello che fanno i dipendenti del museo?) per l'articolista e per i ministri del Caro Leader significhi "confrontarsi col mondo del lavoro". Al che è manifestamente evidente che chi parla non ha idea di nulla, ne della scuola, ne dei musei ne sopratutto del "mondo del lavoro". Ma se vuoi fare capire ai ragazzi che per assicurarsi il vitalizio devono fare un concorso farlocco e farsi assumere nella Pubblica Amministrazione, lo stage lo possono fare a scuola, insieme ai loro insegnanti, non c'è bisogno di mandarli in un museo che poi gli cade un quadro o una statua su un piede. Di quelli abbandonati a migliaia nei corridoi e negli scantinati.

Ah no, aspetta. I liceali li mandi nei musei perché sono "studiati". Quelli degli istituti tecnici li mandi nelle "aziende", anche se non sai cosa sia una azienda, perché cosi si abituano ai lavori manuali. Colpo di genio. Nella ipotesi paradossale che l'azienda sia interessata ad avere inutilissimi studenti in mezzo ai piedi e che gli studenti imparino qualcosa, gli stessi studenti poi devono tornare a scuola dove non gli viene insegnato nulla che abbia a che fare col "mondo del lavoro". Un buon modo per motivarli. Ma allora mandiamoli a fare lo stage direttamente nei call center.

Tutto questo, ve lo devo ricordare, nel quadro generale in cui il 70% degli Italiani è semi analfabeta e gli studenti italiani sono tra gli ultimi al mondo per preparazione. Qui sembra che gli studenti siano tutti scienziati ma gli manchi la la "esperienza" del "mondo del lavoro" e che fuori dalle scuole ci siano le aziende ansiose di assumere questi nuovi talenti, bisognose di espandere la propria produzione o i propri laboratori di ricerca ma non possono farlo perché gli studenti hanno una formazione troppo accademica. Ma di che epoca stiamo parlando? Venti, trenta, quaranta anni fa? Signori, gli studenti italiani non sanno un cacchio di niente. E questo dipende dal fatto che gli insegnanti sono impreparati e/o non lavorano. Non esiste nessun meccanismo che misuri la qualità dell'insegnamento delle scuole. Quando poi escono da scuola i ragazzi non trovano lavoro perché il lavoro non esiste e dove esiste, è richiesta una super specializzazione, tipo il venticinquenne con laurea in astrofisica e ingegneria nucleare che parli fluentemente inglese, tedesco e cinese. Stiamo parlando di fare l'apprendista di un idraulico o di un elettricista? Basta la terza media, magari un corso serale e il pelo sullo stomaco. Ma che stage e sopratutto ma che scuola.

Assumiamo 100 mila insegnanti per poi delegare la formazione all'apprendistato presso le "aziende" perché la scuola di perse è inutile. Economicamente non fa una piega.

Il destino della nazione è affidato a questa gente.
Questo è il meglio dell'Italia.
E questi sono i giornali e i giornalisti, che pubblicano queste boiate pazzesche senza battere ciglio.

36 commenti:

  1. Metto OK per dire che ho letto; da commentare c'è ben poco, anzi proprio niente.
    Aspetto un tuo parere su quel luminare del pronto soccorso che in 9 anni è riuscito a "lavorare" 15 giorni in tutto, senza che a nessuno venisse in mente di capire se tutto fosse regolare. Ho messo "luminare" in corsivo, visto che in questo periodo si è plurilaureato in non so quante specializzazioni.
    Te saludi.

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    1. Mi sa che questo sarà l'ultimo post della serie sulla Scuola. Ormai è inutile insistere, siamo cosi oltre che la parole non hanno più senso.

      Per il "luminare", è una goccia nel mare. Non mi preoccupa il caso isolato, mi preoccupano i grandi numeri, come quei 120 mila "docenti" che il Caro Leader deve "regolarizzare" in un modo o nell'altro. E tutta la Pubblica Amministrazione, la Sanità, il sistema previdenziale. In questi giorni sono ai minimi storici per il morale.

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  2. Discutevo giusto ieri del fatto che andremo sempre peggio fin quando concederemo che la nostra vita sia regolamentata da persone che non sanno cosa è la quotidianità del popolo, che non conoscono la vita reale. Sono d'accordo con quanto hai scritto e quanto agli stage nei Musei aggiungerei a che pro visto che non esistono sbocchi di nessun tipo in un'Italia che a tutto pensa fuorché valorizzare l'immenso patrimonio artistico che potrebbe anche costituire l'unico motore trainante dell'economia. Quanto ai 100mila insegnanti la penso come Feltri che qualche giorno fa ha giustamente rimarcato (dopo avere sottolineato come l'attuale istruzione ha perso qualità) che è sufficiente un ritorno al passato quando le classi erano composte da 30 alunni ed un insegnante. Se non ci sono soldi per assumere insegnanti -così dice Padoan-, allora che anche il corpo docente tiri la cinghia come fa tutto il paese e si faccia carico di aule più affollate. Può sembrare provocatorio, ma in fondo se ci riuscivano in passato ad educare (e molto meglio) classi numerose, come mai non riescono ora ?
    E sugli stagisti in azienda posso solo dire che ho pagato caramente quando mi toccarono: relegarli a minchiate di lavoretti era contro il mio senso di onestà e quindi me ne facevo carico e li addestravo salvo poi rimanere altre 4-5 ore in ufficio per recuperare tutto il lavoro rimasto fermo (ovviamente non avevo straordinari pagati .... da buon milanese ti concedo di darmi della pirla). Ciao. Marilena

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    1. Per gli stagisti, come dicono gli Americani, been there, done that.

      Ma in questo momento sono stato folgorato da un dubbio: forse la parola "azienda", la parola "lavoro" e la parola "stagista" a Milano hanno un significato diverso da quello che hanno a Firenze o Roma o Catanzaro.
      Il che potrebbe spiegare perché quella che al milanese suona subito come una serie di cagate pazzesche non provochi la stessa reazione altrove.

      Aggiungo una cosa: purtroppo il "patrimonio artistico" e la "cultura" non hanno alcun valore commerciale. Vado a spiegarti perché: in un mondo ideale, o solo cinquant'anni fa, i genitori fanno/facevano i salti mortali per fare studiare i figli e gli insegnano/insegnavano l'educazione a sberle e calci in culo. Se l'insegnante convoca/convocava i genitori a scuola poi a casa si scatena/scatenava l'apocalisse.

      Motivo: in quel modo di pensare cultura ed educazione erano un prerequisito indispensabile del cittadino e la mancanza era una vergogna.

      Oggi viviamo in un universo ribaltato dove, dopo lo tzunami dello "egualitarismo", necessariamente tutto deve essere portato al minimo comune denominatore. Se in una classe c'è un bambino ciuccio, non si può stigmatizzare la sua ciucciaggine, quindi tutti gli altri bambini devono essere ugualmente ciucci. Questi bambini poi diventano diplomati e laureati e entrano nel "mondo del lavoro" dove vige la stessa regola, non puoi dire a nessuno che è un pirla, figurarsi licenziarlo, quindi tutti si adeguano alla performance peggiore. Se una azienda pianifica di vendere un prodotto, questo prodotto deve essere mirato al più scemo e ignorante dei possibili clienti e questo va dal detersivo ai gadget elettronici fino all'intrattenimento e alla informazione.

      Per cui, ammesso che un giorno qualcuno si metta in testa di trovare clienti per un museo, lo farà in modo da non mettere le persone davanti alla propria ignoranza ma al contrario, di assecondarla. Che alla fine è la negazione del museo, quindi è un paradosso.

      Ecco perché la "cultura" in realtà è solo una delle scuse adoperate per distribuire risorse dando lavori a parenti, amici e elettori in genere, non importa come e non importa chi.

      Come non importa se gli insegnanti sono preparati, se lavorano 20 ore invece che le 40 come gli altri, se i loro studenti non sanno scrivere e contare, eccetera. L'importante è dargli la paghetta.

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  3. > Aggiungo una cosa: purtroppo il "patrimonio artistico" e la "cultura" non hanno alcun valore commerciale.

    Se rispondessi alla Lorenzo (che mi fa sempre sorridere) sriverei
    Questa e' una cagata pazzesca!
    Nel senso che forse l'economia diretta del patrimonio artistico e culturale non e'elvata (biglietti di musei, di ingresso a monumenti, di concerti, etc.) ma il turismo era, prima della distruzione del Belpaese e dei disastri del berlusconismo, un settore importante, la Bella Italia era in testa al turismo internazionale e poi... e' scesa di molto.
    Ci sono intere regioni hanno nel turismo una fetta cospicua del loro reddito.

    Per il resto... piu' che d'accordo.

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    1. A volte mi stupisco di come la gente abbia la testa piena di programmi e tu pigi un bottone e loro si mettono in movimento come robot.

      Il turismo internazionale NON HA NESSUNA IDEA della "cultura" che esiste (o non esiste) in Italia.

      Vengono qui per la gondola e il gondoliere con la maglietta a righe, per gli scooter di Roma, i centurioni davanti il colosseo e la trattoria con le tovaglie a quadretti, le vigne della Toscana e le bancarelle di Firenze. Il turista medio non sa riconoscere una cattedrale gotica da un tempio dorico e sulle statue e rovine antiche ci piscia sopra.

      Senza contare due cose ovvie, primo il turista mediamente sta in Italia una decina di giorni durante i quali gira come una trottola aspettandosi di essere portato a contatto con tutti gli stereotipi della "italianità" pizza mafia e mandolino.
      Secondo, quei pochi che hanno tempo e velleità culturali, i musei li trovano chiusi, oppure cosi male gestiti che dopo il primo gli passa la voglia.

      Capisco che in certi ambienti una bella citazione di Berlusconi non manca mai ma come sempre non c'entra una fava.

      Veniamo al discorso che secondo me non hai capito: in un mondo in cui alla gente viene insegnato che essere ignoranti non solo non è un difetto ma è un simpatico vezzo, QUALSIASI cosa tu voglia vendere deve essere pensata per mettere a suo agio l'utente/cliente più scemo e ignorante possibile. Quindi la "cultura" non è vendibile. Liberissimo di fare il gioco delle tre scimmiette.

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    2. Lorenzo, sei molto duro nei tuoi giudizi e se in buona parte ti devo dare ragione, per altri versi mi permetto di correggerti. Il turismo internazionale ha molta più idea della cultura che esiste in Italia di quanto ne abbia il turismo nazionale. A Bologna non abbiamo gondole, né centurioni ma abbiamo un turismo internazionale in aumento (sebbene abbiamo delle amministrazioni colabrodo che tutto fanno fuorché incentivare il turismo – facessimo la metà di quello che fa Ferrara in termini di promozione, potremmo campare di turismo -). E credimi che non ti sbatti per venire qui a guardare le 2 torri … non basta, questa NON è una città folcloristica. In Piazza Maggiore ci trovi italiani e stranieri, ma nelle strade del vecchio ghetto ebraico, piuttosto che all’Oratorio di S. Cecilia, ci trovi gli stranieri. Gli stranieri sanno dove sono gli affreschi dei Carracci, gli italiani (e noi bolognesi) no.
      Questo per dirti che il turismo internazionale ha fame di quell’arte che non possiede nel proprio paese.
      I dati ISTAT dello scorso anno segnalano un 45% di arrivi stranieri a Bologna (di cui quasi un 20% di americani) che è un dato significativo per una città che, ripeto, nulla ha a che fare con carrozzelle trainate da cavalli o gondolieri con magliette a righe, di una città che nulla fa per i turisti. Se arrivi dagli USA, qui ci vieni per apprezzare proprio quell’arte di cui parliamo, perché Bologna la sua arte ce l’ha ben occulta.
      Poi se entriamo nel discorso “cultura” è chiaro che devo darti ragione; è bastato muovere “La ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer per vedere arrivare turisti italiani a vagonate, quelli che altrimenti qui a Bologna non sarebbero venuti per apprezzare capolavori che abbiamo e che sicuramente non hanno visto (gli stessi visitatori della mostra sicuramente non hanno alzato gli occhi per ammirare gli affreschi delle sale che ospitavano la mostra … non a caso per noi la ragazza è divenuta quella con l’orecchino dei pirla).
      Ti devo dar ragione sul discorso “cultura” che viene snobbato a favore di una “cultura dell’ignoranza”, ma ahimè restringerei il campo ai confini italiani, perché come detto, gli stranieri hanno fame del nostro patrimonio artistico.
      Nelle classifiche internazionali dei musei stiamo perdendo terreno e non rientriamo nemmeno nei primi 20; se il Louvre conta quasi 10 milioni di visitatori e il Metropolitan Museum di NY 6 mil., i nostri Uffizi a Firenze (i più gettonati dopo i Musei Vaticani) contano 1,7mil. Uno stacco mostruoso che però dice che i visitatori ci sarebbero se si facessero funzionare le cose. Il che significa che il problema non è la “cultura”, ma chi muove la macchina del turismo. E, alla fine dei conti, se centurioni, gondolieri, pizza e mandolino sono forze trainanti per il turismo, accetto pure quelli se servono ad aumentare le presenze, a far girare soldi, ecc., ma evidentemente il problema non è né la cultura, né la cultura dell’ignoranza, bensì il non saper offrire un pacchetto che attragga. Il problema non è solo l’utente ignorante, il problema è un governo ignorante. E non mi riferisco solo a quello attuale, perché da sempre è così. Il Colosseo sta là, la Torre di Pisa sta là, P.za S. Marco sta là…. se te le vuoi vedere vieni, altrimenti chissenefrega. Fino ad un certo punto ha funzionato, ma poi non è bastato più. Gli altri paesi si sono attrezzati, noi no. Non sappiamo nemmeno attrarre gli "ignoranti".

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    3. Il tuo discorso non lo capisco.
      La cima dell'Everest è letteralmente coperta di cadaveri, gente che è morta durante l'ascensione o la discesa e che viene lasciata li perché non c'è modo di portarla via. Non metto in dubbio che ci siano turisti a Bologna, una delle città più insulse che io abbia visitato. In Italia c'è qualcosa da vedere praticamente in ogni angolo. Quindi, considerato che ci sono miliardi di persone e che tra questi ci sono tutti i comportamenti possibili e immaginabili, qualcuno va sulla cima dell'Everest e qualcuno va a visitare i monumenti e i musei di Bologna, qualcuno si butta da un ponte con un elastico attaccato ai piedi e qualcuno si fa tatuare un bigolo sulla fronte.

      Detto questo, ripeto: l'intera umanità non ha nessuna idea di cosa c'è o non c'è in Italia. Non solo non lo sa perché nessuno glielo dice ma non lo sa perché in questo momento storico l'Italia è irrilevante. Se tu vai in Giappone scopri che in TV c'è un personaggio italiano, tale Girolamo Panzetta, che partecipa a simpatici sketch dove illustra una mortadella mentre broccola la conduttrice giapponese, la quale a sua volta recita la parte della scolaretta timida e recalcitrante di fronte all'uomo italiano bandito dell'amore (come venivano chiamati i bagnini romagnoli dalle turiste tedesche). Prova a cercare qualche blog di Americani che hanno visitato o hanno studiato in Italia. Se ti prendi il tempo di leggerli scoprirai che non solo non sanno (ovviamente) la differenza tra Raffaello e Caravaggio ma che non gli interessa saperlo. Quello che gli interessa sono gli aspetti "pittoreschi" della vita italiana, quindi gli Italiani che urlano, che gesticolano, il gelato, la pizza, il mercato, le spiagge, le strade strette e pavimentate con la pietra, il "romanticismo", eccetera. Come sopra, siamo sempre ai diari dei primi viaggiatori inglesi e tedeschi che si muovevano tra campagne medievali e rovine abbandonate.

      I turisti che vengono in Italia per visitare un museo invece che ubriacarsi e pisciare sui monumenti, sono UNA NICCHIA e questi, essendo turisti dal profilo "alto", sono i primi che si sfracellano contro le coincidenze dei treni (lerci, senza aria condizionata) che non corrispondono, i musei chiusi e le biglietterie chiuse senza preavviso e solitamente proprio nei momenti di maggiore affluenza, la generale cattiva gestione di qualsiasi cosa.

      Il discorso sui governi è abbastanza infantile, come se un popolo, in questo caso gli Italiani, potesse avere un governo di natura diversa da quella del popolo che lo esprime. Ovviamente non è cosi. I governi italiani non riescono a gestire la "cultura" o il turismo e niente altro semplicemente perché questa è la natura degli Italiani. Ma è esattamente quello che gli stranieri si aspettano quando prendono il coraggio a due mani e vengono in vacanza in Italia. Vengono per visitare un paese del terzo mondo, pieno di gente simpatica ma cialtrona e manigolda, infatti mentre girano le piazze tengono la mano sul portafogli.

      Io conosco italiani che non sanno niente dell'Italia. Conosco laureati che non sanno coniugare i verbi e non sanno dove mettere le C e le Q. Gente che se potesse farebbe il "graffito" su un affresco del quattrocento.

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    4. Vogliamo consolarci con la solita favola degli Italiani popolo di artisti, scienziati, santi e navigatori? Per me non c'è problema. Tanto è solo un pezzo dell'universo immaginario in cui siamo immersi. Come scrivevo nel post, una maestra per ogni bambino ma il bambino non sa leggere. l'Italia punta sulla "cultura" ma il 70% degli Italiani è semi analfabeta. La maggior parte degli insegnanti proviene da regioni dove l'analfabetismo totale è endemico. E guarda caso, le regioni con più analfabeti sono anche quelle con più laureati sulla media della popolazione. Nessuno si fa venire un dubbio, sempre perché siamo il popolo di artisti, scienziati, eccetera.

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    5. Ah una osservazione: il concetto di "romantico" non si associa ad un edificio nuovo, perfettamente efficiente, a cui si arriva con una strada perfetta, con segnaletica e illuminazione, percorsa da veicoli moderni.

      Per "romantico" si intende il terzo mondo e cioè delle rovine a cui si arriva con una strada malmessa senza segnali cosi devi chiedere al vecchietto seduto sull'uscio e sulla strada si muove una corriera sgangherata e un barroccio.

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    6. Cercherò di spiegarmi meglio: se ho citato i numeri delle visite ai Musei esteri è proprio per dire che l’interesse (o cultura artistica) c’è ed ha valore commerciale, peccato che i privilegiati sono quelli esteri che non hanno nulla di più da offrire dei nostri italiani, ma vengono promossi e gestiti con intelligenza. Tu parlavi di “cultura dell’ignoranza” e i milioni di visitatori ai musei ti smentiscono (per questo ho limitato tale cultura ai confini italiani).
      Quanto agli americani che hanno visitato l’Italia, ti ho appunto citato quel 20% di americani venuti a Bologna proprio per dirti che non ti sposti dagli USA per visitare una città che non ha folclore. Quando vengono qui da noi lo fanno proprio per apprezzare quell’arte che possediamo e che è sconosciuta ai più.
      Io giro spesso per il centro e ti assicuro che nei vicoli trovo solo gli stranieri con guida in mano, mai gli italiani che si fermano solo al Nettuno e alle 2 Torri. Gli stranieri meglio di noi conoscono la differenza tra Raffaello e Caravaggio !! Ho lavorato per quasi 40 anni solo con stranieri; inevitabili i miei viaggi all’estero ed inevitabile accoglierli qui in città; ti assicuro che sapevano più loro di quanto ne sapevo io sulla mia città.
      Hai detto che Bologna è insulsa; sei controcorrente rispetto a quanto dicono gli stessi critici d’arte da Sgarbi a Daverio a chi vuoi tu, che giudicano Bologna una delle più belle città d’Italia.
      Non ti muovo una critica, bensì un invito a documentarti meglio. Mi puoi dire che non te ne frega niente di dipinti e affreschi ma non per questo puoi bollare una città come insulsa solo perché a te non interessa un certo tipo di arte. Mi sembri una persona molto preparata ed intelligente ma non vorrei che anche tu fossi il classico italiano che ha visto P.za Maggiore, le 2 Torri e poco più … Bologna è ben altro (se ne hai voglia guardati pochi minuti dell’affermazione di Sgarbi : http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-07e5fa17-c500-42d2-af87-c61429172bd9.html ). Un’operazione come quella di Vermeer ha portato qui 342.000 visitatori, il che significa che se promuovi, ottieni anche un ritorno (discutibile promuovere Vermeer, ma ben venga se porta turismo ad una Bologna dove l’ultima mostra di rilievo organizzata risale al 2009 con Aspertini …. 5 anni di intermezzo di NIENTE).
      E alla fin fine stiamo dicendo la stessa cosa: se biglietterie, treni, servizi, gestione promozionale, ecc. funzionassero, allora pure noi vedremmo lievitare i turisti (a smentire la cultura dell’ignoranza).
      Quanto agli italiani cialtroni e manigoldi che hanno un governo che li rispecchia forse potrebbe starci come affermazione (anche se azzardata), ma se di nuovo restringo il campo alla mia città, ti assicuro che qui tutto funzionava benissimo, dai trasporti alla tranquillità e non era necessario incollarsi il portafoglio addosso per timore del borseggio e i laureati li sfornavamo senza dubbi dove mettere la C o la Q. Ma da qualche anno qualcosa è cambiato ed ora io scapperei da qua.
      Qui le amministrazioni, lo sai, sono sempre dello stesso colore, ma per onestà va detto che una volta (tanto tempo fa) funzionavano, ora no. Che vuol dire? Quindi non eravamo cialtroni e manigoldi …… quindi non è la natura degli italiani…..
      In definitiva: l’arte tira e ha un valore commerciale, ma esattamente come succede in azienda, se ti siedi e non fai nulla per rinnovare il tuo prodotto, per promuoverlo, per assicurare un’efficienza, ebbene anche l’azienda più solida finirà per chiudere.

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    7. Commento interessante ma devo spezzarlo.

      "Cercherò di spiegarmi meglio: se ho citato i numeri delle visite ai Musei esteri è proprio per dire che l’interesse (o cultura artistica) c’è ed ha valore commerciale"

      Qualcuno una volta mi ha detto che coi "numeri" puoi sostenere qualsiasi tesi e il suo contrario. Faccio un esempio: Microsoft ha sostenuto che Windows 8 incontrava il favore dei clienti in base ai "numeri", cioè alle loro indagini di mercato. Risultato, flop clamoroso. Poi i "numeri" si possono generare, oltre che "piegare". Per esempio invece di chiedere alla gente se vuole zucchini o peperoni io posso indurre il "bisogno" di melanzane, spingere l'acquisto di melanzane e a quel punto ho generato i numeri che dicono che la gente preferisce le melanzane.

      Nel caso dei musei, quello che succede a Pincopallolandia non mi interessa, mi interessa cosa succede qui. E una cosa deve essere chiara, quando dico "commerciale" intendo che il museo deve andare almeno in pareggio, se non produrre utili, tramite la vendita dei biglietti, di materiale didattico, gadget e che ne so. Che nel museo ci vadano le scolaresche in gita mi fa piacere ma è un costo, non una voce dell'attivo.

      Il guaio con 'sta storia della "cultura" è che il termine di perse è ambiguo, infatti se io rubo un portafogli mi prendo le manganellate e finisco in cella con Corona, se lo fa il ragazzino Rom è la sua "cultura". Inoltre in Italia c'è sempre l'idea cattocomunista che la "cultura" deve essere gratis (cioè a carico dello Stato) e deve essere per tutti in quanto "diritto". Risultato, tanti simpatici "posti di lavoro" e stipendi e pensioni e forniture agli amici, opere buttate negli scantinati, monumenti che crollano.

      "Tu parlavi di “cultura dell’ignoranza” e i milioni di visitatori ai musei ti smentiscono (per questo ho limitato tale cultura ai confini italiani)."

      Contano solo i visitatori paganti. Negli USA ci sono oltre 300 milioni di presone, in Europa il doppio. Secondo me il mercato degli smartphone è parecchio più esteso di quello della "cultura". A parte i "numeri", basta pensare che il 70% degli Italiani capisce un testo scritto. Gli Americani non sanno niente riguardo all'universo e gli Europei presumibilmente hanno la "cultura" a casa loro, il tedesco in Italia cerca la spiaggia che in Tedeschia non c'è.

      "Hai detto che Bologna è insulsa; sei controcorrente rispetto a quanto dicono gli stessi critici d’arte da Sgarbi a Daverio a chi vuoi tu, che giudicano Bologna una delle più belle città d’Italia."

      Come se io avessi bisogno di Sgarbi per farmi dire cosa è "bello". Ciccia, non ne so quanto lui di "arte" ma non sono nemmeno l'ultimo dei pirla. Non ho detto che Bologna è la città più brutta d'Italia, io sto nella cintura milanese ed è veramente orrenda. Ho detto che per il turista MEDIO, che vuole il tramonto sulle colline del Chianti, Bologna non dice niente se non come scalo ferroviario.

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    8. "E alla fin fine stiamo dicendo la stessa cosa: se biglietterie, treni, servizi, gestione promozionale, ecc. funzionassero, allora pure noi vedremmo lievitare i turisti (a smentire la cultura dell’ignoranza)."

      No stiamo dicendo DUE cose.
      La prima cosa è che l'Italia dovrebbe migliorare l'industria del turismo, visto che la Francia fa circa diverse volte più turisti dell'Italia. Incredibile ma vero. Il mio punto di vista è che al turista la "cultura" non interessa o se interessa è una cosa in più, una aggiunta secondaria rispetto agli obbiettivi primari che sono quelli che ho scritto, sole, mare, pizza, mandolino.

      L'altra cosa che siamo discutendo è se la "cultura" si può tradurre in soldi oppure no. La tua tesi è che, siccome esiste molta gente interessata, con adeguata preparazione si potrebbe trasformare il patrimonio culturale italiano in una industria. La mia tesi invece è che nella migliore delle ipotesi si tratterebbe di un settore di nicchia rispetto alla massa della gente, interna ed esterna e il problema è che, essendo una branca del circo "pubblico", per 1 euro guadagnato col turista tocca spenderne 10 in "addetti" che leggono al Gazzetta. Che poi è quello che si evince chiaramente dal post soprastante, vedi alla voce "stage nei musei". Inoltre io sostengo che allo stato attuale tutto il marketing, di ogni settore merceologico, punta al minimo comune denominatore, quindi vendere "cultura" è in contraddizione con il pensiero dominante.

      "...ti assicuro che qui tutto funzionava benissimo, dai trasporti alla tranquillità e non era necessario incollarsi il portafoglio addosso per timore del borseggio e i laureati li sfornavamo senza dubbi dove mettere la C o la Q. Ma da qualche anno qualcosa è cambiato ed ora io scapperei da qua."

      Immaginati cosa è vivere a Rozzano. Non è successo niente alla città, sei tu che ti sei appena svegliata. Prima dormivi. E' un fenomeno classico delle piccole città.

      "Qui le amministrazioni, lo sai, sono sempre dello stesso colore, ma per onestà va detto che una volta (tanto tempo fa) funzionavano, ora no."

      No, una volta dormivi, ora sei sveglia.

      "Che vuol dire? Quindi non eravamo cialtroni e manigoldi …… quindi non è la natura degli italiani…"

      Se ti fa piacere crederlo per me va bene, non mi cambia nulla. L'unica perplessità che mi rimane è quale è l'intervallo di tempo che consideri con passato "eravamo". Per esempio, fossi in te farei una ricerca su Wikipedia alla voce IRI.

      "In definitiva: l’arte tira e ha un valore commerciale, ma esattamente come succede in azienda, se ti siedi e non fai nulla per rinnovare il tuo prodotto, per promuoverlo, per assicurare un’efficienza, ebbene anche l’azienda più solida finirà per chiudere."

      Per la mia esperienza il management delle aziende investe il 90% delle proprie energie per creare e mantenere una rete di relazioni, rete che si traduce in soldi e potere. Il "prodotto" è del tutto secondario, ho conosciuto dei manager che non sapevano cosa producesse la loro azienda. Infatti quando l'azienda salta per aria (e fossi in te mi guarderei intorno) gli unici che ci rimettono sono gli azionisti e gli impiegati da un certo livello in giù, tutti gli altri si riciclano e abbandonano la nave portandosi via l'argenteria, grazie al fatto che si sono preparati per anni, anzi hanno fatto solo quello.

      Non è che qualcuno si sia seduto, è che questo qualcuno non ha assolutamente lo scopo di studiare un prodotto utile, con un prezzo adeguato, per poi produrlo e venderlo. Lo scopo è avere l'incarico, l'ufficio, il ficus, la scrivania, l'auto aziendale, la segretaria e poi darsi da fare per avere l'ufficio con la finestra più grande, due ficus, la scrivania più bella, la segretaria più carina o due, l'auto più bella, eccetera. Non importa come. Se l'azienda fa utile o produce perdite, chissenefrega.

      L'Italia è una civiltà decadente.

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    9. > Ma da qualche anno qualcosa è cambiato ed ora io scapperei da qua.
      > Qui le amministrazioni, lo sai, sono sempre dello stesso colore, ma per onestà va detto che una volta (tanto tempo fa) funzionavano.

      Da ex lombardo io intuisco che in molte cose il civismo e la qualità politica di alcune scelte (passate) in Emilia erano, veramente, eccellenza politica.
      Ho sempre sentito i bolognesi parlare della qualità della vita della loro città fino ad un certo periodo.
      Ora dirò alcune cose alcune politicamente scorrette e dovute alla mia intuizione.

      1
      Bologna ha subito il degrado come il resto del paese.
      Ciò ha caratterizzato anche il PCI che da partito con una visione politica è poi diventato un partito funzionale all'interesse di alcune cooperative.
      La distruzione per tumore edilizio della città, operazioni da manigoldi come il Civis prima, il People Mover e il Passante Nord lo testimoniano.

      2
      Bologna ha subito una forte immigrazioni dal sud italia e con essa sono arrivata molte persone con senso civico scarso oppure addirittura con una certa contiguità all'illegalità e alla piccola criminalità.
      Insomma, un conto è che se arrivano dei danesi o dei lettoni, un conto è se arrivano dei calabresi o dei campani.


      3
      Bologna e le città emiliane ora stanno subendo l'immigrazione di massa cospicua di persone ancora con scarso o nessun senso civico con l'aggravante che, a differenza dell'immigrazione interna, queste comunità non solo non hanno alcun volontà di integrarsi ma mantengono, in parte consistente, volontà egemoniche.

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      In generale si è allentata la deprecazionee sociale, la cultura e il civismo della repressione. Tutta una fauna di marmaglia come punk'abbestia, maghrebini 'mbriachi, etc. degradano la città usandola come latrina, viaggiano a scrocco sui mezzi pubblici, figli di brava gente nostrana la vandalizzano, etc. e nessuno di questi ha mai una volta una dura pena.
      Non solo, è considerato deprecabile e punire gli atti ostili alla comunità e la repressione in genere.

      Da che mondo è mondo le mele bacate fanno marcire le mele sane.
      Anche se nella stupidità del politicamente corretto questo non si può dire.

      L'Italia e tutte le rammollite civiltà liquido-consumiste-pseudodemocratiche sono civiltà decadenti.
      Serve Sparta!!

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    10. Ripeto, la "marmaglia" viene usata come un'arma allo scopo di sgretolare la "società borghese". La differenza tra Milano e Bologna è che la seconda è semplicemente indietro di decenni ma è sullo stesso identico binario. Quindi se volete vedere come sarà Bologna tra un po', fatevi pure un giro nell'interland milanese. Dentro la cerchia dei bastioni solo la sera.

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    11. Temo che tu sopravvaluti la borghesia.
      Essa ha, al suo interno, gli stessi pattern comportamentali delle classi superiori ed inferiori, solamente con livelli e mezzi e dimensioni adeguate al livello intermedio della piramide in cui si trova.
      Conosco bene gli usi orribili, indegni, squallidi usi della media e medio alta borghesia di una opulente città lombarda.

      Il tamarro cafonal che scende dal ferro da stiro (panfilo a motore) e si mette a picconare uno scoglio in una cala della Costa Smeralda non è diverso dal coatto di periferia che scrive il suo nome su un affresco o fa il bagno sul Nettuno per la vittoria della squadra tal dei tali.
      Parcheggiare in seconda fila la Panamera o l'X6 non è molto diverso da farlo con la Ford Ka.

      L'impunità e l'insofferenza per la repressione la stessa.

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    12. Vedi, il discorso è che tu ti tiri fuori sempre e comunque. Sei anti-modernista perché nella tua testa c'è l'idea che TU potresti vivere meglio in un altra situazione, non ti viene in mente che senza "modernità" probabilmente moriresti. Lo stesso vale per la "borghesia" cafona, tu te ne tiri fuori ma non ti viene in mente come vivresti se la "borghesia" non esistesse, prova a fare mente locale.

      In ogni caso non diamo la stessa definizione ne alla parola "modernità" ne alla parola "borghesia".

      Quando avrò voglia scriverò qualcosa in merito.

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    13. I numeri dei Musei sono numeri: o stacchi i biglietti (ovvio paganti) e il Museo marcia o non li stacchi e il Museo chiude (fatto salvo sovvenzioni e foraggiamenti vari che si sa chi li paga). Il Louvre incassa e i nostri musei no: i numeri sono molto importanti. Quello che succede a Pincopallolandia è importantissimo: serve a far comprendere che l’interesse c’è.

      Ti ho citato Sgarbi, ma anche Daverio, ma anche chi vuoi tu. Io non sono un’esperta, ma mi sembra che se tutti i critici d’arte sostengono che Bologna è una delle più belle città, forse mi devo fidare di chi la materia la conosce. Tu hai detto “una delle città più insulse che io abbia visitato” ed io ti ho semplicemente fatto notare che esperti non la giudicano così. E’ sul turista medio che non concordiamo: il turista medio straniero è molto più preparato degli italiani. E’ vero ad es. che gli americani stanno ancorati allo stile, civiltà e linguaggio di QuiQuoQua, ma di fatto hanno una preparazione maggiore della nostra in fatto di arte. Forse (azzardo) è per colmare il desiderio di ciò che non possiedi e che non trovi attorno a casa e allora approfondisci sempre più il tuo interesse fino a quando finalmente puoi godertelo dal vivo.

      Non ho mai dormito, mai. Bologna era in cima alle classifiche per la sua impeccabile pulizia (pluripremiata negli anni che furono), a Bologna potevi girare anche di notte per qualsiasi strada del centro e non ti torcevano un capello, a Bologna per anni non abbiamo pagato il bus perché l’oculata gestione dell’amministrazione consentì anche questo privilegio ai cittadini. Ora anche girando per il centro noti che è un immondezzaio ovunque. La notte –ma anche solo la sera- può girare gente come mio figlio che sta con amici della sua stazza (tutti oltre i 190cm) e allora tu capisci che se vedi 5 o 6 ragazzoni allineati difficilmente li aggredisci; ma diverso è per me, se mi offri dei soldi per prendere un bus dopo le 8 di sera ti faccio una pernacchia, ma negli anni che furono andavo tranquillamente al cinema e a teatro con i mezzi pubblici. Dal 2013 siamo in cima alla classifica per furti in appartamenti ( http://ilmiobloginunozaino.blogspot.it/2013/08/bologna-al-1-posto.html ) e abbiamo battuto pure Milano che è passata al 2° posto (ma noi non siamo una “metropoli” come Milano)!! Del bus già sai per via del mio post. E si è svegliata pure la Corte dei Conti che ha denunciato la giunta Cofferati (sindaco dal 2004) per il finanziamento del Civis mai partito, una città massacrata da un tizio a cui non è mai importato nulla di Bologna (che se la caverà grazie alla prescrizione).
      E ora abbiamo Merola, altro bel campione di inefficienza e sperpero.
      Qui arrivano da anni per via dell’Università e, che la finiscano o meno, non ritornano più al paesello natio, dopodiché abbiamo l’invasione degli extracomunitari perché noi dobbiamo dimostrare che siamo buoni. Bologna non è più dei bolognesi, credimi che non dormivo.

      Se investi il 90% delle energie per creare e mantenere una rete di relazioni, hai un’azienda di servizi. Gli ultimi 14 anni del mio percorso lavorativo li ho trascorsi in una storica azienda di metalmeccanica del comparto moto (sul mercato da 50 anni–1200 dipendenti). Ti voglio vedere a farla funzionare producendo mozzi, dischi e ruote degli anni ’60 !! Il prodotto era primario perché sempre in evoluzione. E se lì pretendi di fare il manager con le chiacchiere vai poco in là, perché il cliente che hai di fronte è quello che ha progettato una moto nuova sulla cui progettazione ha investito un sacco di soldi (moto che deve piazzare in tutto il mondo), è quello che se si sposta ad es. dal Giappone per parlare con te, si aspetta da te una preparazione da manuale, non si fa incantare dalle chiacchiere, dal ficus o dalla segretaria tutta curve.
      Vale per l’ultimo mio impiego, ma vale anche per i precedenti che hanno connotati simili.

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    14. La borghesia è il cuore pulsante di una nazione, il suo motore, la sua anima.
      Ciò non significa che essa non abbia difetti.
      La borghesia di Innsbruck e quella di Damasco hanno caratteristiche diverse, no!? La borghesia è una parte di una cultura e ne rispecchia le caratteristiche e le determina.

      Certamente, per dirla alla Siddharta, è puerile desiderare un mondo migliore, ci sono gli uomini bambino ma anche i filosofi bambino.
      E tu, Lorenzo, sei libero da questo desiderio?

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    15. "I numeri dei Musei sono numeri: o stacchi i biglietti (ovvio paganti) e il Museo marcia o non li stacchi e il Museo chiude "

      Ovviamente no. Per esempio da noi si piange sempre perché non si investe nelle Ferrovie e poi se andiamo ad indagare si scopre che l'Italia spende molto più di Francia e Germania, pur con una rete inferiore da ogni punto di vista.

      Il museo può anche non staccare nessun biglietto fintanto che Pantalone paga.

      "... il turista medio straniero è molto più preparato degli italiani. E’ vero ad es. che gli americani stanno ancorati allo stile, civiltà e linguaggio di QuiQuoQua, ma di fatto hanno una preparazione maggiore della nostra in fatto di arte."

      Questo post si intitola La Fantascienza e il tuo commento è perfettamente in linea. Sostenere che gli Americani siano più preparati su QUALSIASI argomento e in particolare la "arte" è veramente fantastico.

      Cerco di venirti incontro. La tua frase si potrebbe riformulare dicendo "tra 300 e passa milioni di Americani ce ne sono parecchi che sono più preparati in fatto di "arte" della media degli Italiani". Questo potrebbe avere senso.

      Quanti siano questi parecchi io non lo so, però conosco alcuni americani che non sanno nemmeno che differenza c'è tra una patata e una melanzana e non dico per scherzo. E' risaputo che gli studenti italiani ottengono punteggi scadenti ai test degli organismi internazionali per misurare la preparazione media degli studenti. Però questi test comprendono gli studenti del Sud che sono analfabeti e quelli di altre regioni che invece ottengono punteggi tra i più alti. Sarebbe interessante verificare la "cultura media" di un campione significativo di popolazione di diverse aree del mondo.

      Comunque per tagliare la testa al toro ti dirò che la cosa che conta in tutto questo discorso è che se i musei si auto-finanziassero a me non importerebbe nulla se ci vanno americani o australiani, se sono tanti o sono pochi, se ci vanno d'estate o d'inverno.

      Quello che non mi va è che il discorso della "cultura" viene tirato fuori risorsa alternativa alla de-industralizzazione dell'Italia sia in riferimento alla conversione della produzione in "terziario avanzato", sia in riferimento al turismo.

      In entrambi i casi è falso, primo perché la "cultura" si deve auto-finanziare, troppo comodo assumere la gente nel Pubblico e poi prelevare i soldi dal mio conto per pagargli lo stipendio. Secondo, perché il turismo non si alimenta con la "cultura" ma con le trattorie con le tovaglie a quadretti. Se poi questa ultima considerazione ti infastidisce, mi spiace.

      Quando dico "dormire" intendo che Bologna è indietro nel tempo. Tu mi parli di aziende metalmeccaniche. Da bambino mi svegliavo col coro delle sirene, qui dove abito era una distesa di fabbriche, tra le più note Breda e Pirelli. In origine sono stati costruiti dei viali che partono dal centro di Milano e irradiano verso nord, con a fianco tram e treni. Lungo questi viali esisteva un enorme complesso industriale che arrivava fino ai monti. Adesso o sono aree dismesse, o sono stati realizzati "interventi di riqualificazione" con complessi residenziali tipo base spaziale, oppure sono palazzi di vetro degli uffici, molto spesso vuoti.

      Il fatto che l'Italia si de-industrializza dipende certo dalle condizioni al contorno e cioè che produrre in Italia ha dei costi improponibili ma dipende anche dal fatto che in Italia lavori se conosci qualcuno. Dai e dai, questo ha creato un modo di fare impresa che fuori dal contesto italiano non funziona. Anche li, TV e giornali pieni di Marchionne, silenzio di tomba sul fatto che tutti i marchi italiani ormai sono di proprietà di multinazionali con sede altrove.

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    16. Che poi in Italia esista qualche azienda metalmeccanica che ancora sta in piedi va bene. Non cambia nulla rispetto a quello che ho detto. In Italia importiamo tutto, dai fagioli ai tondini di ferro per l'edilizia. Se il marchio italiano X viene acquisito dalla multinazionale francese Y significa che i Francesi sono più bravi a fare andare avanti una azienda.

      A proposito di moto, esempio:
      "Audi conquista le moto Ducati
      Investindustrial cede il 70%, in uscita anche gli altri fondi. Per Vw è la quarta acquisizione in Italia. L'azienda tedesca rileva la casa bolognese per 860 milioni"

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    17. "La borghesia è il cuore pulsante di una nazione, il suo motore, la sua anima. Ciò non significa che essa non abbia difetti."

      Grazie al cazzo.
      Adesso copia e incolla questa frase sei miliardi di volte sostituendo a "la borghesia" qualsiasi altra cosa. Tipo "la carota è l'anima pulsante bla bla, questo non significa che essa non abbia difetti".
      Poi chi cacchio scrive "essa" nel 2014?

      "La borghesia di Innsbruck e quella di Damasco hanno caratteristiche diverse, no!?"
      E un bel chissenefrega?
      Senza contare che Damasco sul mio mappamondo è dentro l'area con sopra scritto "hic sunt leones".

      "La borghesia è una parte di una cultura e ne rispecchia le caratteristiche e le determina."

      Anche la patata e tu sai a cosa mi riferisco. Finiti i luoghi comuni e ne abbiamo ancora?

      "Certamente, per dirla alla Siddharta"

      Vuoi dire quel simpatico gaio di Keanu Reeves?
      Stai a vedere che con questi tremila anni di filosofia che abbiamo sul groppone mi faccio insegnare qualcosa da una specie di San Francesco indiano il cui contributo al mondo è stato quello di ribadire "se smetti di pensare alla patata poi vivi meglio". Lo dico sempre ad un mio amico fissato coi viaggi in Polonia.

      "E tu, Lorenzo, sei libero da questo desiderio?"

      Se fossi libero, sarei morto. A questo punto bisogna decidere se è meglio la vita o la non-vita.

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    18. Voglio sperare che la metalmeccanica (non ridotta a "qualche" azienda) regga ... sai com'è, qui in E.R. si campa con quelle, anche a dispetto dei terremoti.
      L'Audi spero che sappia che bagnarola si è presa a mano, risanarla gli costerà caro, non so quanto reggerà, ma questo lo dirà il tempo e spero di avere torto. L'acquisizione fu offerta anche al mio titolare che la rifiutò anche se a lui piaceva tanto comprare aziende.
      Comunque auguro loro che il marchio così ambito, possa funzionare e che i tedeschi riescano veramente a farla marciare. Ci mancherebbe, è un'azienda che dà lavoro a molti bolognesi (o meglio residenti a Bologna).
      PS: non ho detto che gli americani sono preparati su QUALSIASI argomento, ho letteralmente detto "ma di fatto hanno una preparazione maggiore della nostra in fatto di arte". IN FATTO DI ARTE.
      E comunque ho scritto : ad es. gli americani .... ma potevo anche citare altri popoli, perché, parere personale, noi italiani IN FATTO DI ARTE, siamo tra i più ignoranti in assoluto (parlo del popolo, genericamente).

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    19. A rigore di logica se gli Italiani sono ignoranti in fatto di "arte", significa che sono ignoranti in fatto di qualsiasi cosa.

      Posso concepire il fatto che gli Italiani siano mediamente più ignoranti in generale di un altro popolo qualsiasi, che ne so, dei Danesi.

      Faccio fatica a pensare che gli Italiani sappiano mediamente meno di "arte" degli Americani, i quali a scuola studiano solo la loro storia, geografia e i loro presidenti, un po' di matematica elementare e poi fanno i quiz a risposta multipla. In USA per studiare "arte" devi farlo al college e quando lo fai, lo fai in astratto.

      Del resto, prova sperimentale, gli Italiani hanno mediamente più "senso estetico" degli Americani. Il "senso estetico" ti viene dal fatto di essere esposto a dei modelli. Certo, se prendi il guappo di Scampia probabilmente è uguale se non peggio al personaggio di Jersey Shore.

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    20. Siccome abiti in ER, l'industria meccanica che vedi è quella che vedevo io qualche anno (decennio?) fa. Prima o poi però lo tzunami arriva anche li. A quel punto per te sarà la fine del mondo e io ti dirò "si si, cose già viste".

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    21. Ahah, Lorenzo Iperbolico.
      Sei sanguigno, diobono, più romagnolo che lombardo.
      :)

      Sulla deindustrializzazione: abbiamo un Delinquente del Consiglio che viaggiava su berlina tedesche (AUDI, queste robe ridicole possono succedere solo in Italia) e gli operai dell'Alfa che compravano le subaru perché costavano meno.

      Ihihihhi

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    22. Anche i Lombardi, nel loro piccolo...

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  4. Questo articolo di oggi de La Repubblica fa capire a che punto che siamo arrivati: totale menefreghismo di tutti, tanto i soldi (nostri) arrivano in tasca anche se non fai un cazzo di niente (e nessuno può mettere fine a questo disastro) http://www.repubblica.it/cronaca/2014/09/01/news/sindaco_locri_scrive_a_gesu_cristo-94814003/

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    1. Vallo a dire a Camusso, Landini e a quei tizi che hai nel tuo blogroll. Tu sai chi, tu sai dove. :)

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    2. I medici sono gravemente responsabili in questa filiera del parassitismo.
      Mio padre, medico "all'antica", mi diceva che ogni tanto, quando era medico condotto, arrivava il furbastro di turno che gli chiedeva il certificato per starsene a casa.
      Visita accurata: lei è sano come un pesce, vada a fare il suo dovere.
      Uscivano senza certificato.
      Questi squallidi medicastri passacarte certificano il falso.

      Filiera marcia di una società marcia: fancazzisti, medici, magistratura che non commina pene, sindacati che proteggono questi delinquenti, popolazione collusa che brama di avere un posto di stipendio.

      La mia proposta: estrema autonomia fiscale provinciale su base comunale (75%), con una piccola parte su base provinciale (15%) e solo una piccolissima parte statale (5%) con rigoroso lieve attivo di bilancio, senza alcun trasferimento di risorse da altrove.
      In altre parole lasciare che la necrosi o guarisca o faccia schiattare l'ospite. Invece noi alimentiamo questa necrosi.

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    3. Se tu questo discorso lo fai al nord, ti becchi la pappardella marxista-leninista, se lo fai al sud, ti becchi il piagnisteo paternalista-mafioso.

      Qualsiasi proposta ci inventiamo si scontra con la natura degli Italiani, gente a cui da una parte è stato fatto il lavaggio del cervello per settant'anni, dall'altra gente che passa le giornate a rimuginare quale inghippo/furbata/imbroglio può mettere in atto per avvantaggiarsi sul prossimo.

      Esempio classico: a Napoli le assicurazioni auto-moto costano molto di più che ad Aosta. Motivo, le compagnie di assicurazione devono rientrare dal numero esagerato di truffe a cui sono soggette da parte degli assicurati, con la complicità di medici, avvocati, carrozzieri e anche delle cosiddette Forze dell'Ordine, le stesse che non hanno visto i 40 mila autotreni carichi di scorie tossiche andare e venire. Soluzione al problema: aumentare per legge le tariffe in tutta Italia in modo da spalmare i costi di Napoli su tutti gli assicurati.

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  5. io ho avuto a Sefrate 4 ragazzi dell'ultimo anno dell'Industriale in laboratorio analisi e nei 2 mesi che sono stati da noi, affiancati da un tecnico esperto, qualcosina hanno imparato e in più hanno fatto vita da fabbrica, timbratura alle 8 precise pranzo alle 12.30 e uscita di fabbrica alle ore 17... e ti dirò di più li hanno pure pagati... che vuoi di più? un Lucano?

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  6. Condivido.
    Anche Asimov farebbe fatica a trovare il bandolo.

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  7. Niente, se fosse una cosa che si aggiunge al programma scolastico sarebbe tutto grasso che cola.

    Ma non è cosi. Lo ripeto, partiamo dal presupposto che mentre assumiamo 100 mila nuovi insegnanti "di ruolo", il livello di preparazione degli studenti italiani è in fondo classica rispetto al resto del mondo e nella popolazione generale c'è un tasso elevatissimo sia di analfabetismo funzionale (cioè gente che sa leggere a malapena) che di analfabetismo totale.

    Per cui, visto che li pago, vorrei che gli insegnanti insegnassero. Poi se gli studenti al pomeriggio vanno in fabbrica non è un problema mio ma della fabbrica. L'alternativa è non pagare gli insegnanti.

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  8. Credo che la realtà dei musei la conosco un po'meglio di tanti che ne parlano da esterni. Mettere i ragazzi sarebbe utile, almeno forse apprenderebbero che i beni culturali sono il nostro patrimonio collettivo e forse molti dei tanti scarabocchiatori di muri, si diletterebbero in attività più utili.

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    1. Esempio? Che attività utili potrebbero fare dentro i musei i liceali?

      Fermo restando, lo ripeto, che la scuola non serve per mandare gli studenti a imparare altrove, serve per insegnare quando sono dentro le aule della scuola. Altrimenti, cosa minkia li paghiamo a fare? Il concetto sarebbe che devo pagare tot insegnanti e poi anche tot dipendenti dei musei per fare "formazione"? Nel momento delle pezze al culo mi sembra proprio una bella idea.

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