giovedì, agosto 07, 2014

La follia del buonismo

Prego leggere questo articolo:
Vanessa e Greta, figlie dell’Italia buona Non chiamatele turiste del rischio

Io lo trovo veramente demenziale. Per due ragioni.

La prima ragione è che si fa l'elogio della follia. "Incoscienti? D’accordo. Ma ammirevoli."
E' lo stesso ragionamento per cui gli intellettuali alla Severgnini mandavano i ragazzi negli anni '70 a uccidere o a morire nelle manifestazioni o attorno alle sedi dei movimenti. E che poi hanno riscritto tutta la storia tragica come una epopea eroica. La "meglio gioventù".

La seconda ragione è il non capire che nella vita bisogna prendersi le responsabilità, che non è un gioco. Queste ragazze hanno famiglie, amici, insegnanti, conoscenti, c'è tutto un mondo che non solo forma e definisce il modo di pensare e i "valori" di una persona ma gli costruisce anche attorno gli strumenti materiali del vivere. Un genitore, un amico, un insegnante, non solo hanno la responsabilità morale ma anche quella materiale di non incoraggiare e eventualmente impedire i comportamenti sbagliati, irrazionali, autolesionistici. E in questo caso genitori, insegnanti, amici, hanno creato due "incoscienti", cioè due persone che non hanno cognizione di sé e della realtà e poi non le hanno fermate quando dovevano.

Severgnini chiosa:
"Sono le figlie di una buona Italia, che ora deve riportarle a casa. Senza gridare, senza accusare e, almeno stavolta, senza litigare."
Grazie tante, si fa il possibile per toglierle dai guai. Certo, adesso oltre al problema dei bambini siriani abbiamo il problema di due ragazze italiane. Apparentemente questi fatti di contabilità elementare a Severgnini non interessano di fronte agli alti ideali. Tanto non sono figlie sue e non ci va Severgnini di persona a cercarle, a rischio della pelle. Severgnini manda gli altri.
Senza gridare? E chi grida.
Senza accusare? Ti piacerebbe, eh Severgnini...
Piacerebbe a te, a tutti i tuoi colleghi del "buonismo" cattocomunista che sta affondando l'Italia e anche ai genitori, insegnanti e amici delle due ragazze in questione, che invece di essere i mandanti di un crimine si trovano elogiati per avere ispirato gli eroi.

Io invece vi accuso tutti.
E' colpa vostra.

40 commenti:

  1. Io credo che i giovani che vogliono aiutare il prossimo siano una speranza per un mondo migliore. Purtroppo queste ragazze dovevano muoversi attraverso un'organizzazione strutturata, il ruolo di volontario umanitario in contesti di guerra richiede senza dubbio una notevole preparazione.

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    1. Il concetto di "giovane" andrebbe approfondito, nel senso che oggi come oggi non si capisce bene dove comincia e dove finisce la "giovinezza" e lo stesso dicasi per la "maturità".

      Detto questo, il guaio dei giovani è che sono incoscienti e che sovente vengono condizionati da "cattivi maestri", tipo il Pifferaio Magico. Ribadisco quello che ho scritto sopra, quanti crimini e quante aberrazioni sono stati compiuti in nome dello "ideale" per la "speranza di un mondo migliore"?

      Io onestamente posso perdonare un adolescente che ragiona in termini di "mondo migliore" ma rabbrividisco quando sento usare questa espressione da un adulto. Infatti l'esperienza dovrebbe insegnare che è proprio il contrario, il mondo non diventa migliore coi nobili e grandi gesti, diventa migliore quando tutti si impegnano nelle piccole cose di tutti i giorni, dal buttare la carta nel cestino a pagare le tasse.

      Poi vorrei sottolineare una cosa ovvia: una volta i giovani uomini che cercavano il pericolo e l'avventura si arruolavano nella Legione Straniera. Ma a nessuna giovinetta sarebbe mai venuto in mente di recarsi nella terra di nessuno, men che meno in regioni del mondo dove le donne sono considerate animali da soma. Chiaro il motivo, il primo malintenzionato che capita a tiro della giovinetta ne fa oggetto di svago, proprio perché giovinetta nel contesto peggiore possibile, dove non c'è legge.

      Quindi in questo caso si unisce la follia del "terzomondismo" cattocomunista alla follia di una specie di "femminismo" paradossale, a determinare l'incapacità di valutare i rischi e i costi.

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  2. Ti cito:

    Un genitore, un amico, un insegnante, non solo hanno la responsabilità morale ma anche quella materiale di non incoraggiare e eventualmente impedire i comportamenti sbagliati, irrazionali, autolesionistici.

    Quanto e' vero.
    E quanto e' difficile essere un buon genitore.

    (Probabilmente, occorre lasciare fuori le ideologie e avere un sano "buon senso", fare leva sull'istinto di conservazione che ogni essere vivente normale dovrebbe avere. Ma e' tutt'altro che facile. Soprattutto in una società manipolativa. Ma tutte le società sono manipolative, in modo diverso l'una dall'altra.)

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    1. Sono stato spesso criticato perché tendo ad esprimere opinioni troppo nette, che non lasciano spazio al compromesso. Cosa che collide con il "senso comune" che vuole ogni cosa di oggigiorno interpretata in maniera "debole".

      Fatto sta che secondo me una persona deve decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non significa possedere la verità a priori ma significa avere gli strumenti per guardare, riflettere e decidere. Ma appunto, di volta in volta non significa che tutto sia sullo stesso piano, contemporaneamente un po' vero e un po' falso.

      Posso capire che qualcuno sbagli.
      Non posso capire che qualcuno non sia capace di pensiero autonomo e che quindi debba fare riferimento in maniera robotica a "ideologie" che gli forniscono le risposte preconfezionate, anche quando sono in evidente contrasto con la realtà dei fatti.

      In poche parole, secondo me la responsabilità del genitore e dell'insegnante (in qualche misura anche dell'amico) è principalmente quella di non fabbricare un idiota.

      La difficoltà consiste nel fatto che purtroppo molti genitori e insegnanti sono stato a loro volta fabbricati come idioti per cui non solo non hanno gli strumenti ma non se ne rendono nemmeno conto.

      Basta guardare il sito del Corriere per constatare come lo "idiotismo" sia il pensiero prevalente.

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    2. Avere opinioni nette (con raziocinio) non e' un difetto.

      Io tendo a non esternare troppo, a non entrare nel vivo del confronto (se posso) ma dentro di me diciamo che ho le mie idee. Che, potendo, cerco di non fare compromessi sulle cose importanti (anche se qui ci sarebbe da discutere).

      Essendo genitore, e' difficile per me dire cosa sia la cosa giusta da fare per avere figli "non idioti", che pensano in modo obiettivo/indipendente, che non si lasciano manipolare dall'esterno.

      Perche' anche nelle migliori scuole c'e' sempre un livello di indottrinamento (inteso in senso generale, non in senso strettamente religioso). Statisticamente le persone (e quindi anche gli insegnanti) impongono alle altre la loro visione, chi in modo sottile e accattivante, chi in modo rozzo. E' difficile trovare persone/insegnanti che davvero hanno lo scopo di educare nel senso piu' alto del termine.

      Poi, ovviamente, tanto danno lo fa la TV e lo stile di vita attuale ad essa ispirato.

      Insegnare alle persone ad usare il cervello in modo critico e' la cosa piu' difficile che esista.

      (E soprattutto, spero egoisticamente di sapere usare il mio!)

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    3. Invece per me il confronto è l'unico modo per procedere. Il dialogo, due persone che esprimono le proprie tesi e le confrontano.

      Per non avere figli idioti secondo me bisogna fare due cose:
      Primo, esporli alla maggior quantità possibile di conoscenza. La conoscenza altro non è che tutto quello che hanno pensato i nostri antenati. La storia che si impara dall'esperienza è una balla, si impara dai libri. Nota che la conoscenza contiene sia le informazioni che i metodi per elaborarli.
      Secondo, insegnare che davanti ad ogni cosa bisogna osservare, confrontarsi con la conoscenza (cioè con quello che hanno pensato gli altri) e se possibile trarre le proprie conclusioni. Ogni volta.

      Certo, il guaio è che gli adolescenti hanno bisogno di approvazione e quindi tendono per natura ad essere conformisti. Per lo stesso principio per cui l'acqua si accomoda al livello più basso possibile, gli adolescenti tendono a conformarsi al comportamento più stupido possibile. E' un fenomeno che si può in parte contrastare ma ci vuole anche un po' di fortuna.

      L'unica cosa che mi viene in mente contro l'indottrinamento è appunto quello che ho scritto sopra e cioè la molteplicità delle fonti. Se tu leggi il libro che sostiene la tesi X e poi leggi il libro che sostiene la tesi Y quanto meno assorbi il concetto che esistono tesi differenti e ti può venire il dubbio che non ci sia una tesi giusta a priori per qualche ragione metafisica. Se l'insegnante tira tutto da una parte, si spera che ci sia un altro insegnante a bilanciare, oppure c'è la famiglia.

      Non ho detto che sia facile, ho detto che bisogna provarci.

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    4. Comunque, lo dico sempre, studiare la filosofia greca antica diciamo che ti risponde al 90% dei quesiti fondamentali. Aggiungi un po' di epistemologia e hai quasi finito.

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    5. Qui dove sono (alla scuola dove mando i bambini) non c'e' Storia come materia esplicita, nemmeno alle superiore. C'e' un generico contenitore di materie umanistiche.
      Filosofia, non e' menzionata.

      Non sai quanto cio' mi infastidisca. Perche' io non so se sono in grado, da sola, di dare una formazione ragionevole ai miei figli in quel campo. (E poi, uno c'ha pure da lavora'.)

      Io non e' che ero una studentessa eccellente in materie letterarie a mio tempo, ma latino e filosofia sono state due materie fondamentali che mi hanno formato. Latino non solo per la grammatica in se', ma per il tradurre brani e quindi per imparare a conoscere la cultura classica.

      Un bel problema, sai? I miei figli riceveranno dalla scuola una istruzione americaneggiante (dove, le nozioni da imparare a memoria... non sia mai!) con elementi di cultura del paese in cui sono.
      Per ora non ci sono troppi danni, anzi ancora e' una fase non critica, pero' la vedo molto dura.

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    6. Si, è un grosso problema.

      Pensa che ho dei conoscenti americani ed è veramente impressionante l'abisso che ci separa. Tanto che ho provato a fargli leggere dei libri cominciando da Platone. Sono patetico nel mio essere didascalico, lo so.

      L'italiano ignorante certe cose le intuisce, diciamo che è comunque esposto ad una specie di "radiazione" che gli viene dal contesto. Ma l'Americano non è ignorante, è totalmente all'oscuro di concetti fondamentali, è una specie di alieno.

      La formazione scolastica americana è simile alla nostra scuola professionale ma ovviamente con molti molti più mezzi a disposizione. Lo scopo è quello di imparare quanto basta per farsi una professione, lavorare, guadagnare e consumare. L'idea di "formare" un "libero pensatore" o un "uomo rinascimentale" che cazzeggia nella sua tenuta mentre scrive un trattato di fisica in latino, non è concepibile, è vista come una aberrazione.

      Più in generale, tutto quello che non ha uno scopo pratico e immediato, come imparare ad usare una macchina per tagliare il legno, è una aberrazione.

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    7. E infatti con un americano non puoi discutere di NESSUN argomento tranne che di cose pratiche e immediate.

      Il guaio è che una persona del genere non è capace di pensare e di valutare cosa è giusto e cosa è sbagliato. Al massimo può valutare cosa è praticamente conveniente. Per il resto si deve regolare con freno e acceleratore, da cui doppia morale, la maggiore industria del porno insieme al tabu del nudo.

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    8. Anche nell'istruzione, ci vorrebbe una sorta di "compromesso": sia curare piu' gli aspetti pratici (tipo, in Italia, in cui l'istruzione e' piu' "vecchio stile", lezioni "frontali", poco coinvolgimento pratico dello studente), sia insistere anche sullo studio delle nozioni (storia, filosofia, latino, ...).
      E, magari, fare le materie scientifiche con insegnanti motivati e qualificati.
      La qualita' degli insegnanti fa davvero la differenza.
      Va beh, ho scoperto l'acqua calda.

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    9. In Italia abbiamo chiuso, non tornare.

      - Prima cosa, siamo al fallimento quindi non abbiamo soldi per fare niente.
      - Seconda cosa, tutte le risorse disponibili sono investite nel pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici e nel tentativo di tenere in piedi le tutele delle nicchie di privilegiati dai fantomatici accordi sindacali. Lo scopo della Scuola, come di qualsiasi altra cosa, è di dare uno stipendio al numero maggiore possibile di disoccupati, tutto il resto, inclusi gli studenti, è secondario.
      - Terza cosa, in Italia ormai sono predominanti sistemi di pensieri completamente metafisici (radice cattolica, radice comunista) e quindi scollegati dalla realtà. In particolare c'è questa fissazione per la "equalizzazione" degli esseri umani. Ovviamente solo a chiacchiere perché nelle penuria di risorse predomina l'istinto atavico di tirare a fregare ma il risultato è che ufficialmente si punta sempre al minimo comune denominatore. In un gruppo di persone si punisce chi emerge e si premia chi si uniforma al peggiore. E il meccanismo è una vite per cui ogni generazione è peggiore della precedente. I laureati di adesso non sanno coniugare i verbi.
      - quarta cosa, l'Italia è sempre più meridionalizzata in ogni suo aspetto. Invece di risolvere la "questione meridionale" emancipando il Meridione l'abbiamo risolta meridionalizzando tutto il resto. Risultato, come scrivevo sopra gli insegnanti sono reclutati nelle regioni dove l'analfabetismo è endemico.

      A margine: filosofia non riguarda le "nozioni". Una nozione è "quale è la capitale della Francia" oppure "quale è il simbolo del ferro nella tavola degli elementi". La filosofia riguarda le questioni fondamentali dell'umanità e più in generale dell'universo. Dai Savi di Grecia a Newton.

      La storia si può studiare in due modi, il modo scemo dei nomi e delle date e il modo più furbo di collegare le cose come la cultura, l'economia, l'arte, eccetera eccetera. Che ovviamente si collega allo studio della filosofia e delle lingue antiche e moderne.

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    10. Si', la filosofia non e' (e non deve essere) puramente nozionistica, ma qualche nozione bisogna averla. Su questa base, occorre riflettere/elaborare/capire i collegamenti col resto.
      Anche nella pura matematica (terreno a me piu' familiare) un minimo di nozione ci deve essere: e' vero che uno deve dedurre, ma se non memorizza e si deve ricavare ogni volta gli integrali piu' semplici, poi quanto tempo ci mette a procedere oltre?
      Insomma, a mio avviso la componente mnemonica deve esserci.
      Del tipo, io mi ricordo ancora cosa significa compatto e compatto per successioni, anche perche' mio fratello mi interrogava e io gli dovevo rispondere bene!

      Per il resto, mi dispiace di quello che sento sulla situazione italiana, credimi.

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    11. La componente nozionistica c'è in qualsiasi cosa. Se voglio andare in moto devo sapere che funziona con la benzina "super" che al distributore è indicata con il colore verde.

      Ma qui parliamo dello scibile umano. Studiare "bene" storia e filosofia significa studiare anche diverse lingue (greco - latino - tedesco - inglese - francese) e praticamente tutto, dalla matematica e fisica, passando per la chimica e arrivando all'arte e alla musica.

      Significa che o sei Pico della Mirandola oppure necessariamente devi avere una visione dall'alto delle cose e la capacità di muoverti sopra, sotto e dentro. Poi per andare nel dettaglio oltre un certo livello devi per forza andare a ripescare le informazioni che ti servono, non puoi averle già in memoria.

      Io ho studiato tutte queste cose ma non mi ricordo la maggior parte. Ho studiato analisi matematica ma adesso dovrei andare a riprendere il libro per rivedere una parte qualsiasi. Però so che l'informazione esiste, so dove è collocata storicamente e in relazione ad altre cose, oltre che sapere dove è collocata nel libro.

      Facciamo il caso opposto, mettiamo uno che abbia studiato solo matematica. Magari la sa tutta mille volte meglio di me ma non sa ne come ci si è arrivati ne come si collega ad un contesto storico. Secondo te, in linea teorica e generale, chi di noi due è meglio equipaggiato per capire il mondo?

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    12. Riguardo l'Italia, il problema è che agli Italiani non dispiace, anzi. L'unica cosa che li preoccupa è che non ci sono soldi. Tutto il resto va bene cosi.

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    13. Ovviamente, quello che ha una formazione piu' ampia e non prettamente specializzata in un un solo campo.

      Gia' sapere che l'informazione esiste e dove recuperarla e' abbastanza, dato che questa informazione non e' essenziale per la tua vita.

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    14. Secondo me la capacità di pensare dipende dalla capacità di astrazione e generalizzazione.

      La capacità di astrazione è tanto migliore tanto più ampia è la base su cui si fonda.

      Ovviamente una conoscenza molto approfondita di uno o pochi argomenti ha più o meno lo stesso effetto sulla capacità di astrazione di poca o nessuna conoscenza. Non puoi salire di livello fuori dal tuo campo di specializzazione e non puoi spostarti in nessuna direzione.

      Le persone con una formazione "americaneggiante" soffrono proprio di questo problema e cioè non riescono a fare ragionamenti astratti perché non hanno le basi, ne abbastanza informazioni ne i metodi per metterle in relazione.

      Il guaio, come per altre cose, è che questa menomazione non viene riconosciuta come tale. Cioè pochi riconoscono che manca la capacità di pensare.

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    15. Trovo molte cose sensate qui, in questo scambio.
      Aggiungo che la conoscenza (libresca, concettuale) non è sufficiente per una comprensione della realtà.
      Hesse ha lavorato un sacco su questo dilemma del conoscere/sapere e del comprendere.
      La conoscenza profonda è quella primaria, del vissuto.
      Certamente essa può essere indirizzata, come un faro nella notte, dal sapere appreso, dalla teoria, dalla dottrina. Ma, poi, tu, se devi diventare un buon marinaio, un buon alpinista, devi navigare, devi ascendere e discendere.
      Se hai molteplici esperienze e una buona mappa della realtà avrai buoni strumenti sulla via della saggezza.

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    16. "La conoscenza profonda è quella primaria, del vissuto."

      Assolutamente falso. Ancora con queste assurdità anti-storiche e illogiche.

      Attribuire valore al "vissuto" è un concetto tipico delle società decadenti in cui si favoleggia del "buon selvaggio" e dello "stato di natura". Vedi romanzi neo-romantici di eroi ribelli che "fanno esperienza" sulla "strada".

      Per fare un esempio a proposito del "marinaio", le prime capsule spaziali americane non avevano ne comandi ne oblo per guardare fuori, l'uomo all'interno era trasportato come peso morto. Il "marinaio" navigava, ascendeva e discendeva, senza che assumesse alcuna saggezza ulteriore, dato che tutta quella necessaria e sufficiente era definita a priori e quella ulteriore veniva registrata e accumulata da altri.
      I primi astronauti dovettero ribellarsi e fu necessario un paio di incidenti in cui si dovette provvedere al pilotaggio manuale del veicolo per convincere i progettisti dei veicoli successivi a dotarli di tutti i dispositivi che permettessero al pilota di avere un ruolo attivo. Anche cosi, i veicoli del programma Apollo non potevano fare nessuna manovra in autonomia, tutto era controllato da terra e gli astronauti o seguivano procedure predefinite ad ogni passo oppure ricevevano le procedure di volta in volta dal centro di controllo, (vedi film Apollo 13).

      Per fare un altro esempio, i marinai storicamente non hanno mai saputo ne condurre la nave ne orientarsi, fino giorni nostri. Tutta la "intelligenza" della nave era contenuta nei sottufficiali per quanto riguardava le pratica delle manovre e negli ufficiali per quanto riguardava posizione e navigazione. Questo non solo perché veniva accuratamente evitato di fornire l'istruzione e le informazioni necessarie ai marinai per ragioni di casta ma anche perché questo evitava l'ammutinamento, che sarebbe stato inevitabile date le condizioni estreme in cui si viveva sulle navi.

      L'unica "saggezza" che accumulava il marinaio nel navigare, era la sifilide, lo scorbuto e qualche coltellata. I pochi che diventavano vecchi non erano ne più capaci ne più saggi di quando erano partiti, erano degli invalidi.

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    17. E poi, superfluo ripetere che il volere uscire dagli schemi è una cosa normale a 16 anni. Ma a 40 bisognerebbe avere capito che costruire è molto molto più difficile e faticoso che demolire. Prova a costruire una casa solo sulla base del "vissuto".

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    18. In quanto alla marineria. Una spedizione era composta da ufficiali e sottufficiali (la testa) e dalla ciurma (le membra) e ciascuna parte era inetta senza l'altra.
      Ancora, spedizioni che volessero avere una qualche probabilità di successo dovevano essere affidate ad equipaggi (ufficiali, sottufficiali e ciurma) con buona esperienza.

      A proposito di illogicità.

      Schemi... Costruire è più difficile che demolire ma... a volte non puoi costruire se non demolisci prima. Per costruire devi avere spazio e se non c'è lo devi recuperare.
      Vuoto, morte, oscurità, silenzio, ozio, demolizione, digiuno... sono tutti concetti tabù nella società modernista, nevrotica.
      Eppure, per arrivare al ristorante e goderti un buon pasto, devi avere digiunato, devi avere un buon appetito.
      Senza arrivare a termini colti questa filosofia spicciola che osserva la natura duale di gran parte dei fenomeni dovrebbe essere patrimonio comune.
      Invece...
      Prova a costruire una casa dove non c'è spazio.

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    19. Ancora assolutamente falso.

      L'unica cosa che dovevano fare i marinai ai tempi delle grandi esplorazioni era di obbedire in maniera immediata ed incondizionata e infatti una volta arruolati erano tenuti un un regime di semi-schiavitù in cui una minima infrazione era punita con la morte o quasi. Il lavoro che gli veniva richiesto era di pura manualità e fatica, tirare funi e arrampicarsi sui cordami. Capirai che scienza ci vuole ad imparare a fare dei nodi. Più che altro ci vuole il coraggio di farlo a 15 metri d'altezza, in posizione precaria mentre la nave beccheggia in una tempesta.

      Il successo è relativo, pensa Colombo che cercava di arrivare in Cina o i Vikingi emigrati in Islanda invece che in Francia, cosi come raggiungere un punto B partendo da un punto A era questione di fortuna e tenacia più che di sapienza marinara, non tornare da una spedizione era la norma.

      "a volte non puoi costruire se non demolisci prima. Per costruire devi avere spazio e se non c'è lo devi recuperare."

      Ancora falso. Prima cosa, lo spazio è un concetto relativo, pensa ai grattacieli. Seconda cosa di norma si demolisce quando è stato redatto il progetto di quello che verrà costruito poi, non si demolisce tanto per fare e poi vediamo.

      Per godermi in buon pasto non devo avere digiunato, che significa astinenza volontaria o forzata. Basta semplicemente seguire il normale ritmo biologico, ogni tot ore mi viene fame.

      La "filosofia duale" è patrimonio comune a Paperopoli.

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    20. Invece di filosofia duale io leggo un arrampicamento continuo sugli specchi per giustificare idee risapute, decadenti e per lo più irrazionali.

      Il risapute consiste nel fatto che la regina di Francia giocava alla mite pastorella in una fattoria ricostruita all'interno dei giardini di Versailles. Il "vissuto" di Hesse.

      Il decadente consiste nel fatto che ci sono poche cose più patetiche di vivere nella società che rappresenta l'apice della evoluzione umana per vagheggiare il ritorno ad arcaismi bucolici.

      L'irrazionale consiste nel fatto che si postula una metafisica senza minimamente considerare i fatti. Il "marinaio" diventa una persona migliore perché impara dall'esperienza del navigare e questo si postula senza minimamente prendere in considerazione quale sia la vita e i compiti del marinaio. Sopratutto non si considera che i filosofi erano tutti aristocratici e proprietari terrieri che vivevano di rendita, gli attuali scienziati e professori sono stipendiati da istituzioni e nessuno di questi è mai stato marinaio, al massimo ha girato il mondo come sfaccendato turista. Certo, Dannunzio ha fatto smontare una nave e l'ha fatta ricostruire su una collina davanti casa sua. Sempre perché il "vissuto" insegna. Chissà che calli aveva Dannunzio sulle mani per il suo lavoro da marinaio.

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    21. Ti piace l'iperbole.
      Solo che ti fai prendere da esse.

      > ci vuole il coraggio di farlo a 15 metri d'altezza, in posizione precaria mentre la nave beccheggia in una tempesta

      Allora qualcosa si salva delle ciurme. Manda un mozzo inesperto o un ufficiale a fare quel lavoro, col vento teso o col rischio di colpo di vento...
      :)

      >> a volte non puoi costruire se non demolisci prima. Per costruire devi avere spazio e se non c'è lo devi recuperare."
      > Ancora falso.

      Eh, ma allora ti piace l'arrampicata sugli specchi.
      Costruisci un grattacielo dove ce n'è già uno senza demolirlo.
      Ihihih

      Io non vagheggio alcunché. A casa mia ho sempre scritto che si stava diversamente quando si stava diversamente.
      Ogni tempo e ogni cosa hanno pro e contro e non fan certo eccezione i periodi storici e le relative società.

      > vivere nella società che rappresenta l'apice della evoluzione umana
      Dipende.
      Una società umana che è riuscita ad esplodere quantitativamente e numericamente nei più orribili meccanismi autodistruttivi sarebbe apice? In base a quale misura?
      Vogliamo vedere come era la Lombardia fino agli anni 40 del secolo scorso e come è diventata ora, un orribile costipazione umana, una crosta di edilizia dozzinale e scadente, in parte rilevante inutilizzata? Uno dei luoghi più inquinati al mondo?
      Ci sono certamente dei vantaggi in questa società tecnoconsumista ma essa non è esente da difetti. Ad esempio la fragililtà di sistemi ultracomplessi che rischiano di collassare per uno sciopero di tre giorni dei camionisti. Un (tumore) gigante dai piedi di argilla.
      Così per fare due esempi veloci.

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    22. Non capisco questa esaltazione del lavoro bruto che presenta elevato rischio di morte o di mutilazione. Chissa perché hai detto che il "vissuto" del marinaio ti arricchisce ma non hai detto la stessa cosa del "vissuto" del minatore. Forse perché per marinaio te intendi Tronchetti Provera al timone del suo yatch e non il marinaio che sgobba sul serio.

      Il discorso della demolizione pensavo di averlo chiarito. Ammesso e non concetto che bisogni fare spazio, cosa che è l'esatto opposto di quello che si fa normalmente in Italia dove gli edifici sembrano durare in eterno, PRIMA di demolire di solito si progetta cosa si costruirà al posto dell'edificio esistente. Per due ovvie ragioni, primo perché demolire costa e quindi si fa solo se ne e quando ne vale la pena, secondo perché devi sapere quanto spazio ti serve, mica demolisci un quartiere per costruire una cabina telefonica.

      I pro e contro? Peccato che sia gli uni che gli altri siano parti della tua fantasia. Quindi, si, vagheggi. Mentre il momento presente lo puoi misurare, i "periodi storici" sono solo ricostruiti a posteriori e la ricostruzione può essere più o meno realistica, più o meno fondata. I centurioni che fanno le foto con i turisti davanti al Colosseo non sono esattamente "storici".

      Non è esploso nulla. La misura è quella che stamattina mi sono svegliato nel mio comodo lettino, ho fatto i miei bisogni nel mio bagno tutto attrezzato con sanitari di ceramica e rubinetteria di acciaio, mi sono fatto la doccia con acqua calda, poi sono sceso in cucina e mi sono preparato un tè verde. Poi ho aperto il mio PC e mi sono collegato ad Internet per cazzeggiare.

      Mia mamma viveva in un sottoscala con 6 fratelli, niente acqua corrente, niente riscaldamento in casa, per lavarsi bisognava mettere un catino pieno d'acqua sulla stufa e il cesso era fuori, in cortile, ovviamente condiviso con tutto lo stabile.

      Mia nonna mi raccontava che a pranzo e cena c'era la polenta. Senza niente, si metteva una aringa affumicata in mezzo e tutti ci strusciavano sopra la fetta di polenta per dargli il sapore. Infatti, oltre la denutrizione generale, i disturbi da carenza di vitamine erano endemici.

      Gli antenati erano alti 1.50 semplicemente perché non mangiavano, erano afflitti da infezioni e parassiti e la aspettativa di vita era intorno ai 30-40 anni. La mortalità infantile era elevatissima. In certe epoche storiche i bambini non ricevevano un nome definitivo fino alla pubertà dato che ne morivano troppi.

      Scusa se rido alla tua idea di "collasso" che si traduce nel fatto che arrivi al lavoro in ritardo o non trovi lo yogurt della tua marca preferita al supermercato. In passato collasso significava la morte di due terzi dell'intera popolazione per fame, epidemie e ammazzamenti. la desertificazione della campagna e quando è andata bene, l'emigrazione di metà della popolazione italiana.

      Cosi tanto per scrivere cretinate.
      Per fortuna hai la possibilità di scriverle stando al riparo e al calduccio.

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    23. > I pro e contro? Peccato che sia gli uni che gli altri siano parti della tua fantasia.

      Öllapepa, esagerato.
      Si vede che i turisti si sbagliano a venire a vedere San Zeno a VR, San Gimignano, la Rotonda a BS e altre eredità del medioevo e vengono a vedere decine di kmq di urendi capannoni in Brianza o le colline discarica intorno alle metropoli.
      La quantità è esplosa.
      Il fatto che tu viva bene e meglio non significa che tu e altri 12M di homo in Lombardia vivano bene e, soprattutto, riescano a farlo tra cinque o dieci anni.
      Io non parlo di collasso di cazzate, anzi, quello potrebbe solo essere utile a il_bobbolo per rendersi conto della sua insostebibilità.
      Io parlo del fatto che nelle costipazioni urbane umane, basta uno sciopero di qualche giorno di camionisti per non avere più i primi generi di necessità.
      In parti d'Italia basta un paio di anni meno piovosi o siccitosi per arrivare a non avere più l'acqua corrente.

      Così tanto per sottolineare alcune realtà semplici anche se volutamente ignorate.
      La Lombardia non ha sovranità (autonomia) alimentare.
      Quindi è sufficiente che cessi o cali la logistica o che calino le risorse alimentari o di altro tipo esportarte alla Lombardia da altri posti che essa si troverà... senza risorse (in Emilia Romagna stessa solfa, quasi tutta italia è messa così).
      E' elementare, l'aritmetica della portanza antropica.
      Non puoi imbarcare in una fattoria che produce 20 q.li di grani all'anno gente che ne consuma 100 q.li.
      Minatore è brutto quanto burocrate passacarte, no!?

      Detto questo, non sono certo un pauperista, un sostenitore del "misero è bello" che è una posizione tanto ideologica quanto antistorica.

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    24. "Si vede che i turisti si sbagliano"
      O Padre, perdonalo perché non sa quello che scrive...
      I turisti? I TURISTI? Stai a vedere che traiamo conclusioni sull'universo studiando il comportamento dei turisti.

      Faccio notare che il concetto di "vacanza" era ignoto in Italia fino all'epoca fascista, quando il regime si inventò il weekend, il dopolavoro, le colonie per i bambini e le gite in littorina. Fino ad allora gli Italiani lasciavano il villaggio solo per il viaggio di nozze e andavano nel villaggio a fianco, oppure per combattere qualche guerra di cui non avevano alcuna idea.

      Proprio la "modernità" che aborrisci ha creato anche il concetto del "turista".

      Dai retta che gli altri 12 milioni vivono come me o meglio di me. Non conosco nessuno che viva in un sottoscala senza acqua corrente e col bagno in cortile. Nemmeno gli immigrati. Vivono cosi i Rom dei campi abusivi.

      Tu parli del fatto... quale fatto? Un fatto è un fenomeno osservabile. Io in vita mia non ho mai osservato la mancanza di generi di prima necessità e la siccità che fa mancare l'acqua corrente. A parte che qui l'acqua la pompano da una falda fossile di acqua che è piovuta sui monti migliaia di anni fa, gli strati superiori sono inquinati. Questa acqua non viene influenzata dalla siccità. Poi ti dico che, venuto a mancare il prelievo di acqua dagli strati superficiali da parte dell'industria, le cantine di Milano sono tutte allagate per il sollevamento della falda acquifera. Quindi altro che siccità. Vaneggi.

      Non stai sottolineando nulla. Stai raccontando delle favole. Allora te ne racconto una io, risaputa. Ogni tot mila anni sulla terra c'è una estinzione di massa. Domani mattina potrebbe cadere un asteroide che fa piazza pulita di tutto.

      Minatore brutto quanto burocrate? Fai cosi, vai in miniera per un anno, poi stai un anno alla scrivania in un ufficio comunale o dove vuoi, torni qui e me lo racconti.

      Cosa sei non lo so. Potrei avanzare una ipotesi ma non sarebbe lusinghiera.

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    25. Lorenzo iperbolico.
      12 milioni vivono così bene che alle 18 del venerdì fuggono a centinaia di migliaia dal orrido bruttame che hanno realizzato per andare, in massa, a cercare il bello residuo da altre parti (e rovinarlo, v. Liguria) per tornarci poi la domenica sera.

      Mettiti ad osservare una delle autostrade lombarde il venerdì pomeriggio o la domenica sera. Osserva il traffico, puoi contare le automobiline che passano.
      Uno non fugge da un posto bello, se sta bene.


      Io osservai cosa successe a Bologna nel corso dell'ultimo sciopero di 3 giorni dei camionisti. Solo tre giorni e subito calarono le brache perché se fossero arrivati a cinque giorni o a sette ci sarebbero state barricate e sollevazioni. Il JIT rivoluzionario della panza vuota. :)

      Qui a BO la situazione della falde è grave.
      Visto che ogni anno calano, dato il deficit tra ricostituzione e prelievo.
      Sono già ad alcune centinaia di metri sotto.
      Subsidenza, sistemi fognari che saltano per modifica delle pendenze... estate un po' più calde e si arriva ad un passo dal razionamento.
      Sebbene a Milano sia diverso, lo so, in ampie zone dell'Emilia Romagna a fronte di limitate disponibilità d'acqua i consumi continuano ad aumentare (con la popolazione).

      Vaneggiamenti, favole... :)

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    26. Mi fai ridere.
      E' esattamente il contrario, il traffico sulle autostrade lombarde non è sintomo di malessere, è sintomo di benessere. E' nella natura umana volere sempre di più. L'operaio va a Riccione, il milionario va alle Bahamas.

      E' abbastanza ovvio che sei di Bologna. Ho già detto risaputo e decadente? Ecco, aggiungo provinciale. Solo la dove non succede un cazzo d niente e non si hanno altre preoccupazioni si trova il tempo e la voglia di travestirsi da mite pastorella. Salutami Guccini.

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    27. Mite pastorella è... bellissimo!
      Ahah
      Più sei orso e più mi sei simpatico.

      Io abito in provincia di Bologna ma per molti lustri vissi in Lombardia orientale e ancora in altri posti in Italia e all'estero e ho ancora un sacco di amici e conoscenti, parenti lì in Longobardia. Che appena possono se la danno a gambe dall'orribile conurbazione costipata lombarda.
      Comunque non è importante la mia o la tua opinione.
      Vedo che anche tu hai scritto alcune pagine in questo diario su bei luoghi di natura che vai a visitare. Questo è osservabile e dice più di mille mila parole (anche Lorenzo va a cercare ristoro e bellezza in ambienti naturali).
      Non guardare cosa dice ma osserva cosa fa.

      La massa operaia va nel turismificio romagnolo, la massa milionaria va a Miami o nella finta Costa Smeralda, etc.. Se osservi le caratteristiche, cambiano i prezzi, alcuni parametri, ma la connotazione gregaria assolutamente no. I media riportano lo sciochezzame che varie celebrità (ovvero, per dirla alla Boorstin, persone note per la loro notorietà) vivono in maniera stupida nei loro luoghi che essi credono esclusivi e nei quali si ritrovano nelle loro masse in assoluto piccole ma relativamente massificate come le altre. Invece di ritrovarsi col caraoke nella pizzeria davanti ad una marinara e con un bicchiere di birra, fanno caraoke nella villazza dopo essersi sbaffati tartufo (solo quando è caro) ed essersi bevuti una boccia da 70€ che non sanno neppure cosa sia né gustare.

      Mi fa sorridere che tu possa associare il provincialismo a Bologna.
      Io trovo estremamente provinciali molti metropolitani (nel caso, milanesi) nel loro seguire mode che vengono da ogni dove e nella loro percezione quantitativa del cosmopolitismo. La cosa buffa è che... essi (e intuisco anche tu, milanese, credete di essere meno provinciali.
      Io cerco di usare questo termine che per me non ha molto significato, non appartiene al mio vocabolario e che, come tutte le nominalizzazioni, significa 'na cosa per Lorenzo e un'altra per Manfredo.
      In genere osservo che nelle grandi città c'è una quantità assai maggiore di persone artificializzate e, sostanzialmente, superficiali.
      Sanno tutto su dettagli che contano, nella vita come il due di picche e poi hanno parametri qualitativi mediocri, scadenti. Ogni tanto si destano e allora... fuggono in provincia, in ambienti naturali, in contesti rurali, in luoghi ameni per trovare ciò che non riescono a vivere durate gli altri cinque giorni della settimana.
      Guccini mi risulta che viva in un piccolo borgo d'appennino al confine tra Emilia e Toscana.

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    28. Per chi vive, lavora, suda, bestemmia, soffre e infine muore a Milano e dintorni il resto dell'Italia è come un presepio. Ho girato tutte le città come Bologna, in alcune ho anche soggiornato a lungo e sono tutte più o meno uguali. Piccoli mondi a parte dove la gente vive di piccole cose e col freno tirato.

      Comunque non mi interessa minimamente la fenomenologia della piccola città e la fauna che la popola. Non ho alcun interesse a sostenere una tesi o a farti cambiare opinione su una cosa o l'altra.

      Quello che trovo insopportabile è che tu scriva dei paradossi, solo perché sono paradossi.

      Purtroppo tra i miei mille difetti c'è la poca, pochissima propensione al compromesso, quindi sto sudando le sette camicie per auto-censurare le cose che potrei scrivere.

      Te lo ripeto un'ultima volta: se i tuoi conoscenti si sentono soffocare e devono fuggire dalla metropoli questo è esattamente il tipo di sensazione, pensiero, priorità, azione che contraddistingue una persona che vive nella sovrabbondanza di tutto. Chi manca del necessario ha tutti altri bisogni e compie tutte altre azioni.

      Solo un'anima bella può sostenere che sia meglio morire di difterite o soffrire di rachitismo piuttosto che sentire il bisogno di evadere per l'eccessiva pressione ambientale.

      Riguardo a me personalmente, il mio interesse per certi luoghi o per altri luoghi, il perché e il percome, esulano sia dal post che dai commenti soprastanti.

      Non ha comunque niente a che fare con la tua tesi risaputa, decadente e provinciale. Io sono ben contento di non avere altra preoccupazione che scegliere dove andare in gita e non essere costretto a fare la cacca in cortile o strusciare la fetta di polenta sulla aringa affumicata.

      Ora, si può benissimo immaginare un mondo dove si possa avere il benessere e la tecnologia e nello stesso tempo vivere in un paradiso bucolico. Fattibilissimo, basterebbe eliminare fisicamente nove decimi degli Italiani e cosi facendo ci troveremmo più o meno nella condizione della Norvegia per rapporto abitanti per kilometro quadrato.

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    29. Prego notare che storicamente tutti quelli che si travestono da mite pastorella poi teorizzano un simpatico genocidio per riportare il paesaggio allo stato che nel loro immaginario coincide con il "naturale" e quindi buono per definizione.

      E' tutta una costruzione metafisica. Non mi interessa. Basta che qualcuno non me la metta sotto il naso.

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    30. Sempre sostenuto che un Italia con 6M homo sia un paradiso in terra.
      Però, orso lorenzo, non mettere nella mia tastiera parole che non ho scritto.
      Io ho scritto - dal mio punto di vista che è ecologico, estetico - che il Medioevo è stato un evo da caratteristiche interessanti e, per i miei metri di giudizio, eccellenti. Come altri periodi ha avuto connotazioni positive e negative anche se questo non ti garba. Tu sottolinei alcune caratteristiche negative, peraltro che si ripresentano anche oggi, magari in alcuni settori della popolazione o altrove.
      Esisteva una borghesia, in Italia, prima dello sciagurato boom economico del secolo scorso, che aveva un buon tenore di vita.
      In realtà il problema non è riconducibile ad un fattore specifico
      (tecnologia, artificiale, quantità, diffusione, energia, (dis)etica pubblica) ma alla loro sinergia.
      I paesi scandinavi, alcuni stati degli USA, alcuni luoghi d'Italia e d'Europa e del mondo hanno questa compresenza di natura, tecnologia, ricchezza (abbondanza di risorse naturali procapite e di saperi, conoscenze e competenze per trarne un buon vivere), presenza antropica limitata, leggera (che significa molte risorse pro capite).

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    31. Perché censurarti?
      Tu esprimi cosa pensi, non ti curare delle mie reazioni. Quelle saranno affare mio.
      A me piacciono le persone franche. Esercitano la mia temperanza, la mia costanza, la pazienza, mi mettono alla prova, trovo spunti.
      Se non mi andrà passerà altrove.
      Mi dispiacerebbe se tu dovessi cambiare il tuo stile o sforzarti per causa mia.
      D'altra parte questo diario in rete è aperto e la decisione di lasciare la possibilità di commentare espone a stimoli di diversa natura,
      Insomma, solita solfa delle luci e ombre, dei pro e contro.

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    32. "Sempre sostenuto che un Italia con 6M homo sia un paradiso in terra."
      Come volevasi dimostrare. Diciamo che sono d'accordo, verifichiamo, tu, tutti i tuoi parenti, amici e conoscenti recatevi sulla costa e nuotate verso il largo. Facile no?

      Il tuo punto di vista E' CHIARO, infatti come ho detto è risaputo, vecchio di circa trecento anni, decadente perché non vivi in una botte come Diogene quindi non pratichi quello che predichi ma lo vagheggi soltanto e provinciale perché queste idee accampano solo in certi luoghi, fisici e metaforici.

      Il medioevo non è stato progettato, è stato il risultato degli eventi. L'evento scatenante è stato la successione di una serie di epidemie che hanno spopolato il fu-impero romano a cui segui il collasso economico e culturale della cosiddetta "civiltà romana". Io ti ho proposto di ripetere il percorso, solo che dubito ti offrirai volontario.
      Che sia stato un sacrificio necessario per gettare le basi dell'evo moderno a partire dalla riscoperta delle macchine e successiva rivoluzione industriale è una considerazione oziosa.
      Fatto sta che il tuo definirlo "interessante" dipende dal fatto che lo guardi da distanza di sicurezza. Anche una katana è interessante finché non le prendi dal lato del taglio.

      Ancora più assurda è la tua idea dell'Italia prima del "boom economico". L'Italia fino all'epoca fascista era un disastro, la gente moriva letteralmente di fame e infatti metà della popolazione in quel periodo fu costretta ad emigrare. Dove per emigrare non si intende come oggi prendere l'aereo o il treno, si intende pagare il viaggio su un bastimento, stare nella stiva per settimane, ogni tot bastimenti uno affondava e poi andare a lavorare come schiavo in una miniera o in una piantagione e vivere dove capitava. Le condizioni di vita migliorarono appena nel ventennio fascista e poi ci fu la guerra. Se fossimo stati occupati dai sovietici l'Italia sarebbe come l'Albania, altro che G8.

      Il tuo "problema" è in realtà elementare. Si tratta si calcolare il numero di persone per kilometro quadrato. Negli USA vivono SEI VOLTE MENO persone per kilometro che in Italia. Se consideriamo la Lombardia la sproporzione è ancora piu ridicola. Questo significa che quelle persone si dividono le risorse disponibili e per ognuno ce n'è di più, senza considerare il fatto che le poche risorse naturali presenti in Italia vengono sfruttate da migliaia di anni, non è un territorio inesplorato.

      Questo rende conto del benessere economico/fisico. I Paesi Scandinavi però sono la terra dei depressi e degli psicotici, nonostante l'immagine artefatta. La ragione è duplice, da una parte vivere in un clima pessimo influisce sul comportamento, dall'altra c'è una cultura che reprime le manifestazioni esteriori dei "sentimenti", altra cosa che a lungo andare non è salutare. Per questo ci invidiano l'immagine altrettanto artefatta del sole mare pizza e mandolino, che noi per altro incoraggiamo essendo fancazzisti.

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    33. La censura è quello che rende possibile la replica.
      L'alternativa è abbandonare la discussione.

      "... beware of the dark side. Anger, fear, aggression; the dark side of the Force are they. Easily they flow, quick to join you in a fight. If once you start down the dark path, forever will it dominate your destiny, consume you it will, as it did Obi-Wan's apprentice."

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    34. > La censura è quello che rende possibile la replica.
      > L'alternativa è abbandonare la discussione

      Non ho capito.
      L'alternativa che avevo intuito io era che tu potessi scrivere le "parole poco lusinghiere".
      Quindi... non ho capito.

      Lorenzo, visto che sei una persona franca.
      Io non ho voglia di tediarti e,anche se considero questo luogo interessante e intuisco che ci siano affinità che ora soccombono al gusto polemico e al volersi distinguere su alcuni concetti precisi.
      Ho il buongusto di non rompere i koglioni a casa di chi non lo desidera.
      Visto che siamo due uomini e non c'è impedenza di genere, possiamo essere lineari senza fraintendimenti.

      Fammi sapere se ti va di discutere o se ti sei già rotto le palle.
      Ba vene!?

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    35. Io posso fare quattro cose.
      1. mantenere la discussione su un piano accettabile.
      2. insultarti
      3. ignorarti
      4. cancellare i tuoi commenti

      Il punto 2 avrebbe senso solo nel contesto di un metodo socratico. E non è il caso perché non siamo nel rapporto maestro-allievo.
      I punti 3 e 4 dipendono da quello che scrivi, più precisamente da quanto paradossale riesci a diventare.

      Rompere i coglioni è necessario e positivo. Non esiste altro modo per imparare e per andare oltre. Non è quello il problema, è la metafisica.

      Finché tu dici una cosa che può essere "falsificata" va bene, io faccio lo stesso. Nel momento in cui dici una cosa che non può essere falsificata perché sposta il punto della verifica o in un punto nel futuro o fuori dal piano reale, la discussione finisce e a quel punto a me restano due possibilità, sposare la tua tesi o rifiutare l'intera metafisica.

      Poi c'è un problema minore: non p divertente dovere ripercorrere gli ultimi 300 anni di storia che dovrebbero essere dati per assunti. Quando dico "la mite pastorella" non mi invento niente, è storia. I nobili della fine del '700 ricostruivano dei finti villaggi di contadini o delle tenute e poi si travestivano da contadino, da pastorella eccetera eccetera. In parte era un gioco erotico come quelli che si fanno oggi, in parte era una corrente di pensiero che idealizzava i "valori" della vita bucolica. Questa idea fu portata alle estreme conseguenze dagli artisti che andavano a ritrarre gli indigeni di qualche isola dei mari del sud come modelli della "vita ideale".

      Questa linea di pensiero è passata dall'illuminismo direttamente nel marxismo semplicemente sostituendo la mite pastorella con il proletario urbanizzato (nel frattempo i contadini erano diventati antipatici per la loro partecipazione alla controrivoluzione vandeana).

      Quando ero ragazzo lo "operaismo" era una religione e infatti esisteva la figura patetica del "prete operaio", cioè un prete che più che andare la dove c'era bisogno della sua missione, andava a farsi insegnare come stare al mondo dagli operai.

      Poi c'è stata la "new wave" ecologista per cui basta fabbriche, basta operai, torniamo ai modi di vita "sostenibili", tipo non tirare lo sciacquone del cesso per non consumare acqua. Non si fa tanta fatica a passare da una cosa all'altra perché gli Inti Illimani suonavano il flauto andino alle feste dell'Unita e adesso i "sostenibili" suonano lo stesso flauto, quindi se non è zuppa è pan bagnato. La maglietta con su Che Guevara fa ancora figo.

      Due palle con questa retorica, con questa macchina di fotocopie. Tutto già visto e sopratutto tutto sbagliato.

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  3. Il marinaio sano di mente manda i figli a scuola, non a farsi il culo sulle navi.

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