domenica, settembre 14, 2014

Tra furbizia e stupidità

Questo dato di fatto io lo conosco da quando ho l'uso della ragione, quindi da oltre tren'tanni.
Di quando in quando incontro persone che sembrano non averne idea.
Mi rimane la curiosità di sapere se queste persone ci sono o ci fanno, cioè se non ci arrivano perché minorati o lo sanno bene e fanno finta di non capire perché gli conviene.

Articolo del Corriere: Meno soldi a chi è ora in pensione, altrimenti i giovani restano senza

In realtà anche l'articolista e la persona citata fanno finta di non sapere che la questione è molto più ampia del problema rappresentato dal tracollo del sistema pensionistico. Quello che si sta avviando al tracollo è tutto il sistema dei "diritti" che è stato costruito a partire dagli anni '70 e che si fonda su due premesse, la "crescita economica infinita" e "la ridistribuzione della ricchezza". La prima premesse consiste nella idea che ogni generazione si appoggia sulle generazioni successive e che queste disporranno di sempre più ricchezza. La seconda premessa di origine vagamente marxista parte dal presupposto che sia comunque giusto a priori prendere a qualcuno per dare a qualcun altro con l'unico scopo di ottenere l'uguaglianza.

Un prodotto della prima idea è il sistema pensionistico che svincola la rendita dall'accantonamento.
Un prodotto della seconda idea è l'uso indiscriminato del Pubblico Impiego e della Spesa Pubblica come "ammortizzatore sociale".

Poi Renzi ci informa che l'Italia non è ripartita.
Matteo, la vedo dura, per aiutarti ti metto questo link:
Blue Pill or Red Pill

7 commenti:

  1. Il sistema pensionistico retributivo è uno sfruttamento orribile e indegno delle generazioni precedenti su quelle di schiavi del fiscogleba successive che permettono che si realizzi.
    Si basa sulla scemenza della crescita (esponenziale) continua che solo degli imbecilli 'gnoranti della matematica poco piu' che elementare possono avere.

    Come afferma Massimo Fini, si puo' forse anche accelerare questo sistema mentecatto affinche' esso crolli il prima possibile. Prima e' meno i danni saranno grandi e irrecuperabili.

    L'uguaglianza è un precetto morale prima giudaico - cristiano poi marxista.
    Potrebbe avere un senso se la teoria nella sua completezza diventasse pratica.
    Ma non solo cio' non avviene (visto che intere generazioni considerano del tutto normale sfruttare come servi quelle successive per i loro privilegi) ma viola la biologia e l'evoluzione che si basa sull'eterna rincorsa tra differenze e tensione per colmarle e superarle.
    L'uguaglianza totale e completa sarebbe semplicemente la morte nichilista di una societa'.

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  2. Io non sono disposto ad accettare l'apocalisse come metodo per igienizzare il mondo. Mi annoia l'idea di spiegare il perché.

    Vorrei trovare altre persone come me e trovare un modo per associarli in una forza che sia in grado di cambiare questo stato di moto uniforme verso l'apocalisse.

    Di certo non appartengo a questo mondo di finzione.

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    1. Questo blog è un po' il mio piccolo SETI program, per cercare altre forme di vita in un universo desolatamente vuoto.

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  3. > Io non sono disposto ad accettare l'apocalisse come metodo per igienizzare il mondo

    Sì, questo è l'apocalisse della ragione.

    Sul trovare le persone che si associno in una forza...
    Da me dici spesso che le azioni dei singoli sono inutili.
    Invece qui torni sull'idea che l'unione fa la forza. In genere nel male ma... anche nel bene.
    Tanto sono i comportamenti diffusi a fare disastri, tanto sarebbero capaci di cambiare in meglio le sorti del mondo.
    Ma cio' non si attua. Anzi, pare che ogni nuovo progresso sia usato, in grande scale, per fare disastri.
    Non appartenere alla finzione e' il primo straordinario passo verso la soluzione dei problemi. Non l'unico ma certamente il primo.

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    1. Fatico a seguirti.
      Io ragiono di cose concrete.
      Tralasciamo per un attimo quelle che tu definiresti teorie del complotto su chi, come e perché dei fenomeni su scala mondiale.
      L'Italia catto-comunista sta andando a picco come il Titanic, ciò nonostante tutto quello che vedo e che sento non fa che confermare come la gente sia convinta che il problema sia ovunque, in ogni altra cosa tranne che nel catto-comunismo. E questo me lo spiego solo con le famose tre categorie del tonto furbo, dell'eterno adolescente e dell'approfittatore.
      Nel mio piccolo cerco di rallentare la caduta. Da solo posso fare solo la Cassandra. Se trovassi altri come me potremmo presidiare le Termopili. Ma inutile fare castelli in aria visto che predico nel deserto.

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    2. Ti chiedo come possa essere la modalità di cambiamento.
      Se gli atti personali sono inutili per inefficacia o piccola efficacia, questa forza di persone associate cosa potrebbe fare?
      Imporre un cambiamento dall'alto?
      Insomma, qui si arriva al potere per eseguire, agire il cambiamento.
      Come sarebbe organizzato?
      Fondare un partito? un gruppo di pensiero (think tank)? una comunità autonoma?

      Sebbene io non abbia molta simpatia per i cattocomunisti... ritengo che alcuni problemi siano più culturali che partitici o ideologici e altri siano problemi di caratteristiche di specie.

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    3. Se io conoscessi la soluzione non perderei tempo a scrivere sul blog. Putroppo non ci sono soluzioni facili e forse non c'è nemmeno una soluzione.

      Siamo d'accordo che esiste un substrato antropologico in Italia che produce determinati comportamenti anti-sociali.

      Ma sopra questo, causa vari fattori storici, si sono innestate le due ideologie dominanti di cui sopra, le quali hanno più similitudini che differenze e che sostanzialmente sono due religioni concepite per fare presa sui servi e sugli schiavi, nella tripartizione di cui abbiamo già parlato.

      In linea teorica per ottenere un cambiamento bisogna mettere in condizione la gente di pensare con la propria testa e di fargli capire che ognuno è responsabile di quello che fa o non fa, in modo che smettano di avere l'atteggiamento di Arlecchino o Pulcinella e si spostino di più verso Sigfrido.

      Putroppo tutto lavora contro, il "senso comune" prodotto dalla teoria gramsciana, la Scuola, i "mezzi di (in)formazione". Diventa difficile nuotare controcorrente e nello stesso tempo tirarsi dietro qualcun altro.

      Una volta che esistesse una certa percentuale di "risvegliati" sul totale della popolazione, le cose procederebbero per inerzia. Che ci sia uno sbocco democratico o non democratico dipende dalla condizioni al contorno. La democrazia è il nemico di se stessa e di solito collassa producendo le dittature.

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