giovedì, ottobre 30, 2014

Capisci che sei alla frutta quando

Ti capita in mano un router nuovo nella sua scatola mai aperta, arrivi a casa, apri la scatola lo tiri fuori, lo appoggi al tavolo, lo guardi e dici "ma vaff... non ho voglia, chissenefrega", lo rimetti nella sua busta, richiudi la scatola e la lasci li. Ci pensi e ti accorgi che stai facendo lo stesso con qualsiasi altra cosa.

lunedì, ottobre 27, 2014

Cosa ricordo dei miei nonni

Mio nonno paterno si chiamava Ernesto. Era figlio di un preside, quindi apparteneva alla borghesia del tempo. Che però significava vita austera, collegio e estati da solo come un misto tra Heidi e Robison Crusoe un villaggio sulle montagne sopra il Lago di Como. Troppo giovane, riusci a schivare la Grande Guerra, anche se perse un fratello. Si diplomò geometra a Milano e trovò lavoro in una azienda che compiva opere di ingegneria in giro per l'Italia. A lui furono affidate le bonifiche di aree paludose, sovente in posti remoti e disabitati. Si sposo giovane con una donna che viveva in uno dei paesi lungo il Po da cui provenivano tradizionalmente i badilanti che venivano impiegati nei lavori di scavo delle bonifiche. Lei era figlia di un impiegato comunale. Ebbero due figli e mio nonno, un po' per carattere un po' perché per lavoro viveva in campagna, si occupò solo del suo lavoro e della famiglia, cercando di passare inosservato per tutto il resto. Quando arrivò l'Ultima Guerra lui era abbastanza vecchio e quindi riuscì ad imboscarsi, continuando a cercare di passare inosservato. Vivevano da sempre come "sfollati", seppure ben sistemati dal datore di lavoro di mio nonno, quindi non ebbero grandi patimenti in confronto alla gente di città. Finita la guerra si trovò senza niente come quasi tutti gli Italiani e tornò nei pressi di Milano dove si apprestava la grande ricostruzione e il boom edilizio. Da bambino mi portava in montagna a raccogliere i mirtilli e mi portava in cantiere a vedere le ruspe. Aveva un piccolo cortile dietro casa con un pollaio, pur abitando in città, chissà come erano contenti i vicini. Però erano tempi più semplici di oggi, erano i tempi in cui alla mattina e alla sera era un concerto di sirene e c'era il nebbione che non vedevi ad un passo. Andato in pensione si divertiva con un piccolo orto a fianco del pollaio e a distillare alcolici in cantina. Ad un certo punto, vinto dalla noia, ricominciò a lavorare in maniera non ufficiale per conto di un ingegnere, penso aiutasse a gestire i cantieri. E' morto poco prima di mio padre, negli anni '90, quando ormai era molto vecchio.

Mio nonno materno si chiamava Silio. Era figlio di un carrettiere. A tredici anni lavorava in fonderia. A diciassette fu richiamato coi Ragazzi del '99 e si trovò al fronte. Poi tornò alla fonderia e si sposò, avendo in seguito sette figli. Probabilmente ce l'aveva un po' col mondo e quindi si professava anarchico, anche se dubito avesse le idee molto chiare in proposito. Con l'avvento del Fascismo gli suggerirono caldamente di prendere la tessera del partito, lui sulle prime si rifiutò e prese un po' di bastonate. Quando però minacciarono di fargli perdere il lavoro, avendo tutti quei figli da mantenere, scese a più miti consigli. Durante l'Ultima Guerra lui e la famiglia dovettero passare momenti molto difficili, innanzitutto perché i soldi del salario non bastavano mai, mia nonna andava a comprare allo spaccio della fonderia facendo "segnare" e inevitabilmente si accumulava il debito. Mia mamma e i suoi fratelli vivevano col poco che c'era, in una abitazione povera, uno stanzone a piano terra, per lavarsi il catino, il cesso in cortile. Oltre la fonderia in città c'era anche un porto e quindi cominciarono i bombardamenti. Mio nonno Silio mandò moglie e figli "sfollati" presso una zia in campagna e li mia mamma incontro mio padre. Due dei fratelli di mia mamma, ancora bambini, morirono durante la guerra, uno per malattia, credo difterite e l'altro perché gli crollò addosso un muro diroccato mentre giocava. Ospedali e medicine allora erano una utopia. Mia mamma bambina fu ferita da un mitragliamento aereo alleato e fu curata dai Tedeschi, me li descriveva come soldati gentili, che giocavano con lei e i suoi fratelli pensando ai figli a casa. Poi arrivarono gli Americani che passando lanciavano la cioccolata ai bambini che non l'avevano mai vista, mia mamma me lo racconta ancora. E quando si fermavano tiravano fuori ogni ben di Dio. Finita la guerra mio nonno continuò come aveva sempre fatto come operaio in fonderia, la famiglia sempre povera anche se tutti gli Italiani stavano un po' meglio. Io l'ho conosciuto che era già in pensione, ad una certa ora usciva e andava all'osteria. Dopo poco si ammalò e mori per cause imprecisate, a quel tempo e in quel luogo non c'erano tutte le cure che ci sono oggi per gli anziani. Me lo ricordo con gli occhiali spessi, che mi mostrava le medaglie e che cantava "Sette Giorni sull'Ortigara".

sabato, ottobre 25, 2014

Un post da nerd: software libero per gente libera

Tempo fa parlavo con un amico e mi diceva che se togli lo smartphone a suo figlio questi diventa un reietto, un emarginato, perché tutta la vita sociale di questi ragazzi si svolge con la mediazione di determinati strumenti hardware e software, gli stessi per tutti. Io ho risposto che capisco il meccanismo in generale ma non mi capacito di come questi ragazzi non abbiano nessuna velleità di distinguersi dalla massa, per esempio adoperando degli strumenti differenti. Anche perché è una cosa che non richiede alcuno sforzo particolare.

Il software libero. Di solito con questa espressione si intende un software che volendo si può usare e modificare a piacimento, avendo come unica restrizione quella di riconoscere formalmente la primogenitura degli autori. Facciamo il caso più comune, Linux o GNU-Linux.

Cosa è Linux? Ve la semplifico, è una accozzaglia di software messo insieme più o meno alla rinfusa, sviluppato da una galassia eterogenea di autori che va dai dipendenti a tempo pieno di colossi dell'informatica come IBM fino a studenti che scrivono programmi per divertimento e per imparare. Le cose sono realizzate e messe insieme senza una regola, ognuno fa come gli pare, quando gli pare e per le ragioni che preferisce. Per esempio una grande azienda può distribuire del software come "libero" perché altrimenti non ha più mercato e uno studente può distribuire del software "libero" perché è divertente.

Che differenza c'è rispetto al software "commerciale", per esempio Windows? A parte i tecnicismi le differenze sono due:
1. il software "commerciale" non appartiene a chi lo usa, gli viene solo concesso di adoperarlo a certe condizioni stabilite da un contratto. Anche se avete fisicamente in mano un CD-ROM di Windows non significa che Windows vi appartiene, lo potete usare solo fintanto che rimane valido il contratto che avete sottoscritto con Microsoft, il proprietario. Se per ipotesi domani il contratto venisse annullato, perdereste qualsiasi diritto di usare Windows. Cosa che diventa ovvia nel momento in cui si passa ad una modalità "pago a consumo", cioè il software viene distribuito con un modello per cui si paga un abbonamento periodico.
2. il software "commerciale" non si può modificare in nessun modo. Se per ipotesi l'azienda che lo distribuisce apporta una modifica al software che non si accorda alle vostre abitudini o necessità, non potete farci nulla. Vi dovete adeguare.

Col software libero invece non ci sono restrizioni di sorta, esiste una specie di "libreria virtuale" dalla quale potete prendere il software che vi serve e farne l'uso che preferite. Non solo, vi viene anche fornito il "sorgente" del programma, cioè il codice in cui è stato scritto, nel caso vogliate modificarlo. Sembra bello. Ma ci sarà l'inghippo, direte voi, altrimenti tutti userebbero il software libero. Infatti c'è.

Il problema del software libero è che, siccome non viene venduto ma semplicemente reso disponibile a chi se ne voglia servire e siccome non esiste nessuna autorità che coordina e gestisce lo sviluppo dei vari progetti, nessuno si preoccupa delle esigenze o dei gusti di chi lo userà. Se lo vuoi, eccolo qui. Se non lo vuoi, fatti tuoi. Ti piace? Bene. Non ti piace? Ecco i sorgenti, fai i cambiamenti che preferisci. Oppure fattene uno tuo. A questo punto voi direte "caspita ma cosi verrà fuori un pasticcio inutilizzabile". Si e no.

In realtà è relativamente facile prendere dalla "libreria virtuale" un certo numero di programmi, metterli insieme in modo che costituiscano un insieme coerente e realizzare qualcosa che sia molto simile a Windows (per esempio). Questo insieme si chiama "distribuzione". Dato che è facile mettere insieme una distribuzione, ne esistono decine. Normalmente una distribuzione consiste in un CD-ROM (di recente, anche una chiavetta USB) che permette di installare il Sistema Operativo (come Windows) più tutti i driver e una collezione di applicazioni per gli usi più comuni. In cosa si differenzia una distribuzione da un'altra? A parte quelle destinate ad un uso specialistico, quelle per l'uso generico sono tutte molto simili, direi equivalenti. Le differenze consistono nei singoli componenti presi dalla "libreria virtuale" ma sopratutto nel modo in cui vengono gestiti gli inevitabili problemi che derivano dal fatto che ognuno di questi componenti va avanti per conto suo, ignorando quello che fanno gli altri. Quindi la distribuzione si deve fare carico di scegliere i componenti, la loro versione e metterli insieme in modo che il tutto rimanga coerente e che funzioni. In sostanza la distribuzione supplisce a posteriori alla mancanza di una autorità che coordini lo sviluppo del software libero.

Eccoci alla domandona: perché usare software libero invece di software "commerciale", per esempio Windows?
Ci sono due motivi.
1. perché è più divertente.
Questo ovviamente interessa a chi si diverte ad usare un computer. Chi invece lo fa solo per necessità tenderà a usare lo strumento che richiede meno fatica. Questo potrebbe essere Windows oppure no, a seconda dei casi. Vedi sotto.
2. perché è molto più facile configurare il computer in base alle proprie necessità e preferenze.
Il software libero per sua natura offre molte alternative per una stessa funzione. Quindi se un determinato modo di fare una cosa non vi soddisfa, è possibile che ne troviate altri che sono più adatti. Facciamo un esempio banale: avete un computer di qualche anno fa. Le nuove versioni di Windows non funzionano su questo computer perché richiedono una combinazione hardware più recente. Se non volte buttare il computer vecchio e comprarne uno nuovo potete usare una distribuzione Linux che supporta l'hardware del vecchio computer. Un altro esempio ovvio è dato dalla recente conversione di Windows dalla "interfaccia desktop" classica a quella "a piastrelle", che a sua volta dipende dall'uso di software realizzato con un nuovo insieme di strumenti. Questa interfaccia è stata pensata per dispositivi touch screen ma se voi state ancora usando mouse e tastiera vi potrebbe riuscire indigesta. Con le distribuzioni Linux potete scegliere tra diverse interfacce differenti.

Esiste anche la ragione 3. perché è gratis.
Non tutto tutto ma la maggior parte dei software libero è anche gratis. Prego notare che in inglese "libero" e "gratis" si scrivono con la stessa parola, cioè "free". Ma sono due cose diverse. Comunque facciamo un esempio concreto, la suite "office". Esistono varie alternative di software libero che sono anche gratis. Quindi chi ha un budget limitato può scegliere il software libero invece della controparte "commerciale". Un caso di cui si discute di tanto in tanto è l'adozione del software libero da parte della Pubblica Amministrazione per svincolarsi dai costi sottesi alle licenze del software "commerciale".

Veniamo all'argomento che personalmente trovo più rilevante: la necessità di opporsi al conformismo. Io tendo ad usare lo strumento più comodo per fare una certa operazione. Non ho pregiudizi ideologici. Ma quando mi accorgo che mi vengono tolte le alternative per obbligarmi a rientrare in un certo "modello di comportamento/consumo" allora cerco di svincolarmi. L'uso di software libero per me non è una questione solo pratica è anche una questione di libertà, intesa come facoltà di scegliere. Fare una cosa solo perché la fanno tutti, anche se non è la cosa migliore, è un modo di essere che non mi appartiene.

Nota: purtroppo un problema catastrofico è che non esiste l'hardware libero.

martedì, ottobre 21, 2014

Never ending story - le politiche neoliberiste e la austerità

Continua nella indifferenza generale la saga del portale "italy.it".
Per chi non se lo ricordasse, è questo, dal celeberrimo video Rutelli and Italia.it, giusto nel caso vi venisse in mente il ritornello del ventennio berlusconiano.

Leggo oggi sul Corriere che le politiche del rigore stanno facendo un'altra vittima:
Italia.it, un’occasione persa costata venti milioni di euro
[...] il tormentone di Italia.it, il sito che doveva «vendere» il nostro Paese sul mercato mondiale non è finito. Ieri ha sbattuto la porta il direttore, Arturo Di Corinto. Ritiene «poco dignitoso», a ragione, che lui e i pochi dipendenti rimasti lavorino da mesi senza essere pagati. Per un sito costato una cifra mostruosa: venti milioni di euro.
Però con quei venti milioni qualcuno è stato pagato, o no? Come mai nessuno si è dimesso in questi DIECI ANNI? (vedi sotto).
[...] i milioni stanziati per il progetto dal ministro berlusconiano Lucio Stanca nel lontano 2004 erano addirittura 45. Incrementati più avanti da altri 10.
Bei tempi, quando ancora la Merkel non ci aveva imposto il rigore. Cosi bisogna fare, coraggiosi e forti interventi keynesiani. Per chi non lo sapesse, in un mondo "normale" il portale si poteva fare con poche migliaia di euro. Dai Renzi, adesso mi aspetto gli 80 euro per i webmaster.

A margine, come non ricordare questo altro video fenomenale: Ciao Al, De Magistris invita l'attore. Tralasciando le recenti vicende tristi di magistrato, eletto, poi condannato che invece di "rispettare la sentenza" si rifiuta di lasciare l'incarico, mentre quando lui era dall'altra parte le dimissioni dovevano essere immediate già in fase di indagine, prego notare che questo uomo di cultura fatica a parlare in italiano. Immaginatevi cosa deve essere uno scugnizzo di Scampia.

lunedì, ottobre 20, 2014

Di male in peggio e in peggio e in peggio

Cittadinanza più rapida per i bambini stranieri. Renzi: "Ius soli temperato, sarà sufficiente un ciclo scolastico"(ansa)
La cittadinanza italiana ai figli degli stranieri. Per Renzi «un fatto di civiltà», un vagone di quel treno dei diritti civili che partirà dopo la sessione di bilancio e la legge elettorale. I renziani ne parlano fin dai tempi della prima Leopolda e, a grandi linee, il progetto ormai è definito. Non sarà un’apertura indiscriminata, ma si passerà dallo ius sanguinis ( è cittadino solo chi nasce da italiani) a uno ius soli temperato: cittadinanza per i bambini che nascono in Italia da genitori immigrati, a patto però che concludano un ciclo scolastico.

Il disegno di legge del governo arriverà a fine anno, stavolta alla Camera — mentre delle unioni civili se ne occuperà prima il Senato — e l’obiettivo di Renzi è farlo diventare legge nel 2015. Che ne abbia parlato in televisione dopo la manifestazione anti-immigrati della Lega a Milano non è nemmeno un caso. Attaccato da sinistra per il Job’s Act, con le unioni civili e il “ddl Balotelli” sulla cittadinanza il capo del governo punta a spiazzare i suoi avversari, senza farsi trovare là dove lo stanno aspettando. Così, per scrollarsi di dosso l’etichetta di destra che gli stanno cucendo addosso, rilancia su un tema dove aveva fallito la precedente ministra dell’Integrazione Cecile Kyenge.
Cittadinanza più rapida per i bambini stranieri. Renzi: "Ius soli temperato, sarà sufficiente un ciclo scolastico"

Stupidità, incoscienza, cinismo. La simpatica "sinsitra" ci sta spingendo con la fanfara verso la guerra civile. Sono appena stato in banca a piangere sulle mie finanze, sta andando tutto a catafascio. Torno a casa, passando in mezzo alla folla variegata del ghetto stile Blade Runner in cui ormai vivo e leggo che il Parlamento prossimamente si occuperà di "unioni civili" e di "jus soli". Risultato inevitabile, vi odio tutti. Continuate a tirare la corda, continuate...

venerdì, ottobre 10, 2014

Un elogio e modifiche al blog

Prima cosa, devo dire che il Pronto Soccorso in generale a me sembra la parte migliore della sanità italiana. Cioè funziona al contrario. Ci vai e ti curano li per li. Sarà che non c'è concorrenza possibile tra pronto soccorso e studio professionale privato, sarà che le problematiche del pronto soccorso richiedono azione e non passaggi di mano burocratici. Stamattina ci sono andato lamentando un orecchio tappato. Mi dispiaceva andare al Pronto Soccorso per un problema banale come questo ma era davvero fastidioso e non mi andava di fare la solita trafila. Mi hanno detto di tornare ad una data ora, sono tornato, mi hanno dato un foglio, poi è venuto il medico e mi ha stappato l'orecchio e già che c'era anche l'altro. D'accordo, ci devo tornare tra una settimana ma va già molto meglio. Il tutto in "codice verde", significa che ti guardano solo se e quando non c'è nessuno che sta male sul serio, però intanto ti guardano e anche gratis. Fosse tutto cosi...

Ho cambiato alcuni dettagli del blog:
1. cambiato il font Arial col webfont OpenSans. Il nuovo font non deve essere installato sul vostro dispositivo, lo scaricate da Internet insieme alla pagina del blog. E' una funzione interna di Blogger quindi dovrebbe già includere la gestione delle eventuali problematiche.
2. cambiato dimensione del font e interlinea del testo.
3. aggiunta una modifica CSS per spaziare i post e per coprire tutta la finestra con l'immagine di sfondo, che di conseguenza viene "stirata" quando la finestra ha una proporzione differente dall'immagine. Inoltre l'immagine non scorre insieme al blog.

Cosa ve ne pare? Meglio o peggio?
Se avete domande su modifiche da apportare al vostro blog, chiedete pure.

Nota:
attenzione, i modelli di Blogger per qualche ragione forzano Internet Explorer a visualizzare le pagine come se fosse Internet Explorer 7. Essendo Internet Explorer 7 una versione molto datata, le cose contemporanee non funzionano correttamente.
Per risolvere l'inconveniente bisogna sostituire questa riga nel HTML del modello:
<meta content='IE=EmulateIE7' http-equiv='X-UA-Compatible'/>
con questa:
<meta http-equiv="X-UA-Compatible" content="IE=9; IE=8; IE=7; IE=EDGE;" />

domenica, ottobre 05, 2014

Diritti dei lavoratori

Leggo sul mio quotidiano comico preferito, Repubblica:
Oltre il 30% dei certificati medici dei lavoratori dipendenti viene presentato di lunedì con la Calabria che ha il record di giorni medi di malattia all'anno di 34,6 e che salgono addirittura a 41,8 nel settore privato. Tra i lavoratori dipendenti più "cagionevoli" troviamo anche i siciliani (con 19,9 giorni medi di malattia all'anno), i campani (con 19,4) e i pugliesi (con 18,8). Gli operai e gli impiegati più "robusti", invece, li troviamo a Nordest. Se i lavoratori dipendenti dell'Emilia Romagna rimangono a casa mediamente 16,3 giorni all'anno, in Veneto le assenze per malattia scendono a 15,5 per toccare il punto più basso nel Trentino Alto Adige, con 15,3 giorni.
Lavoro - Ufficio studi della Cgia di Mestre
Praticamente le assenza per malattia dei Calabresi sono tra il doppio e il triplo di quelle dei Veneti. Delle due l'una, o in Calabria c'è un clima pessimo oppure l'ennesimo luogo comune razzista viene confermato dai fatti.

Umanamente comprensibile che uno si voglia prendere un giorno di libertà ogni tanto. Il guaio è che i giorni di malattia sono pagati quindi in soldoni si tratta di una truffa.

venerdì, ottobre 03, 2014

Una delle tante cose che non vi dicono sulla immigrazione

Prego leggere questo articolo:
Fiumicino, atterrano e fuggono sulla pista così si dileguano mille immigrati all'anno

Attenzione:
1. Togliere tutta la vomitevole coloritura strappalacrime di matrice cattocomunista che l'estensore ha dovuto aggiungere ai fatti per guadagnare la pagnotta. Qui non ci sono "rifugiati" o "profughi", "scafisti delinquenti" e "bambini morti", questi arrivano comodamente con l'aereo e vengono istruiti su tutte le mosse da fare per sparire nel nulla.
2. Considerare che si parla solo di Fiumicino, ci sono altri scali in Italia e ci sono altri scali in Europa. Quanta gente entra e esce rimanendo invisibile?
3. Considerare che tutti sanno che esiste questo traffico e nessuno a quanto pare interviene. A chi fa comodo?
4. Considerare che possono essere malati di ebola, lebbrosi, tagliatori di teste, terroristi, assassini, criminali, spie, chiunque.

Poi le anime belle mi vengono a dire che il fenomeno dei "migranti" è spontaneo e che non esiste nessun piano e nessuna organizzazione che gestisce tutto il movimento, che è solo una "teoria del complotto". Qualsiasi cosa ci capiti, vorrà dire che ce la saremo meritata.

Ultima cosa: oltre a sapere che un sacco di gente scende dall'aereo e si dilegua nel nulla, tutti sanno anche che in Italia circolano migliaia o milioni di persone senza documenti, di cui non si sa nulla. Epperò io devo rendere conto di ogni passo che faccio e se supero la linea gialla mi sbattono in galera con Corona. Bolli, permessi, carte, patenti e patentini, senza contare il continuo tentativo di schedare tutti quelli che gestiscono un blog e di mettere restrizioni all'uso del Web. E' un mondo tutto alla rovescia e che vada bene cosi dovrebbe fare pensare a cosa c'è nelle teste degli Italiani.

giovedì, ottobre 02, 2014

Limoni milanesi

In un angolo del Parco Nord, che come avrete indovinato si trova alla periferia nord di Milano, c'è una piccola fila di queste piante spinose che producono dei frutti gialli che sono evidentemente degli agrumi. Hanno un odore simile al pompelmo. Qualcuno mi sa dire di che pianta si tratta?