venerdì, novembre 14, 2014

Il Male a colori

Questa immagine racchiude tutte le incarnazioni del Male, del Brutto e dello Sbagliato in una sola inquadratura.


Mille e non più mille.
La fine del mondo è vicina.

38 commenti:

  1. Questi di professione scioperano, è il loro mestiere, non sanno fare altro. Il kit del bravo manifestante poi è sempre uguale, la bandierina rossa, l'immigrato in prima fila, i soliti slogan contro il governo, non cambia mai nulla, potrebbe benissimo essere una foto degli anni 70. La peggio gioventù.

    Beppe

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  2. Ho partecipato ad alcune manifestazioni, ma i toni non erano aspri come quelli attuali. La Camusso ha bisogno di Landini, ma lei è un generale di carta.
    La questione di far sfilare gli immigrati la capisco poco, dovrebbero forse sentire i discorsi dei loro iscritti.

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  3. Immigrati...
    Nella religione cattolica nella neoreligione sì global, socialista,comunista, progressista, internazionalista, teoricamente essi sono del tutto eguali agli altri lavoratori.
    Qui l'astrazione scricchiola, visto che gli immigrati non hanno quasi mai alcun vissuto nella storia della loro cultura, in comune con la storia della cultura di coloro coi quali manifestano né, tantomeno, hanno un insiemi di valori in comune che non sia l'antagonismo con il padronato/capitalismo/classi dirigenti (peraltro a cui bramano di anelare, Mao diceva che gli operai non sono altro che mancati piccoli borghesi non (ancora) realizzati).
    Da premesse false non possono che conseguire conclusioni false.

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  4. direi che questa foto rappresenta il perchè il sindacato (tutto, FIOM compresa) è soggetto anacronistico.

    resta il fatto, non così ininfluente, che come mi ha detto una mia collaboratrice un'ora fa proprio nel commentare gli incidenti di Via Larga (leghista, peraltro, la mia collaboratrice) che non c'è paragone tra lo "sbagliato" di chi è in quei cortei e lo "sbagliato" di chi guadagna 5,6,10 volte più di questi "sbaglianti".

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    1. Nego questo fatto. Sia te che la tua collaboratrice, che comunque tende a dirti le cose che vuoi sentire, non ci sapete tanto fare con la matematica. Altrimenti avresti fatto il calcolo di quanto ci costano 600 mila cassa integrati che possono rimanere tali vita natural durante o almeno finché non maturano il "diritto" ad una pensione per cui non solo non hanno versato i contributi ma se anche li avessero versati, sarebbero stati spesi nel momento stesso.
      Dopo avere fatto questo calcolo avresti anche chiaro, come scrivevo a commento del post precedente, che i tuoi figli e nipoti dovranno lavorare per pagare questi debiti.

      Che poi ci siano dei meccanismi perversi un po' dappertutto direi che è ovvio. E quindi? Io posso morire stirato da un autocarro oppure di polmonite. E' un universo ostile.

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    2. bah, io sono il primo ad essere contrario alla cassa integrazione a vita.
      peccato che io pago insieme a te la loro cassa integrazione a causa di scelte sbagliatissime di chi guadagna ben più dei loro 1000 euro al mese. chiunque abbia avuto o abbia un minimo di responsabilità organizzativa sa bene che il primo responsabile è il manico. a lui non solo onori ma anche oneri.

      con la mia collaboratrice non si parlava di politica, si parlava di pensioni, a quando e se ci andremo. e si guardava in genere a chi più balle racconta più carriera fa.

      comunque mi sa che questo autunno caldo antagonista durerà un pò più di quel fenomeno da baraccone che l'anno scorso erano stati i forconi.

      poi Lorenzo, io posso anche capire che qualunque cosa vagamente rossa ti possa dare fastidio (tanto che onestamente mi viene da pensare che ci sia qualche ragione personale), ma che dovrbbero fare quei 600.000 cassaintegrati ? suicidarsi ? fare domanda per andare in Australia ? essere dei Cincinnato redivivi ?

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    3. No, scusa. Se io sono il proprietario della fabbrica ho tutto il diritto di fare fallire la fabbrica e/o di assumere e licenziare chi mi pare.

      Se questo diritto non esiste allora la fabbrica non è di mia proprietà ma appartiene alla collettività. Da cui io tenderò a rendere pubblici i passivi, compresi i dipendenti e a privatizzare gli utili, quando ci sono.

      Che è esattamente il tipo di azienda modello FIAT che è sempre piaciuta tanto al Partito e ai sindacati.

      I 600 mila cassintegrati dovrebbero essere semplicemente licenziati. A quel punto in un Paese "normale" esiste un sussidio di disoccupazione universale e il collocamento obbligatorio. Non penso di spalancarti universi inesplorati.

      La cosa divertente è che tu attribuisci a me delle tare che invece sono le tue, i riflessi condizionati di tutta la merda che ti hanno sparaflashato nel cervello da giovane.

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    4. Ti devo spiegare la differenza tra la triade "azienda - sindacato -partito" e in cosa è differente la cassa integrazione che dipende da accordi arbitrari tra azienda e sindacato col patronato dello stato dal sussidio di disoccupazione e il collocamento? Spero di no, spero che tu ci arrivi da solo. Marx ed Engels permettendo.

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    5. basta con Marx cazzo ! siamo nel 2014. ma chi pensi che lo paghino i sussidi di disoccupazione, il reddito di cittadinanza, il salario minimo garantito se non i soliti Francesco e Lorenzo ? e dai Lorenzo che sei un ragazzo intelligente se vuoi. non mi dare del marxista che non lo ero neanche quando frequentavo le sezioni del PCI (e son passati 26 anni tra l'altro). a me fa schifo l'idea di dare soldi a chi non lavora. punto e a capo. così giusto per capire la mia idea.

      ma mi fanno altrettanto schifo ed anzi di più gli imprenditori PRIVI DI RESPONSABILITA' SOCIALE (volutamente scrivo in maiuscolo). quelli che fanno fallire la fabbrica come hai scritto nel primo capoverso e vanno a fare la bella vita ai Caraibi. e per colpa dei quali IO dovrei pagare poi sussidi di disoccupazione. quelli in un mondo normale e LIBERALE andrebbero arrestati e ogni loro bene, ovunque si trovi dalla Papuasia all'Alaska, sequestrato e consegnato alla COLLETTIVITA'.

      Collettività ti sembra un termine comunista ? allora sì guarda, hai di fronte un pazzo (io) che in contemporanea è liberale e comunista

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    6. Oh signore, che fatica immensa.
      I soldi con cui paghi la cassa integrazione sono GLI STESSI con cui pagheresti il sussidio di disoccupazione, con la differenza che essendo il sussidio subordinato al collocamento obbligatorio si tratterebbe di mesi, non di decenni.

      Allora purtroppo constato che devo spiegarti la motivazione della cassa integrazione: lo Stato ha delegato ai sindacati il ruolo di stabilire A NOME SUO chi deve godere di determinate garanzie e con quali modalità. La cassa integrazione è uno dei tanti trucchi con cui il sindacato giustifica la sua inutilissima esistenza. E siccome il sindacato va dove ci sono soldi e potere, chiaramente non esiste dove non ci sono soldi e potere.

      Un imprenditore non ha alcuna responsabilità sociale, è un concetto assurdo. Il concetto di proprietà privata implica che io di casa mia ci faccio quello che voglio, Se lo Stato si ingerisce di cosa io posso o non posso fare con quello che mi appartiene significa che il bene non mi appartiene e allora non mi appartengono nemmeno gli oneri che ne derivano.

      Il sussidio di disoccupazione, TONTO, lo paghi comunque, cambia solo la forma. Pensavo che dicendo FIAT tu capissi ma vedo che qui partiamo da troppo lontano.

      Collettività non è SOLO un termine comunista, è un termine che va bene per tanti altri incubi dove viene subordinata l'esistenza dei singoli ad una entità astratta, tipicamente rappresentata da una aristocrazia di burocrati.

      Non sei pazzo, sei una triste conseguenza del novecento, un po' come i reduci del Vietnam.

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    7. Ma possibile che tu non riesca a capire che il connubio azienda - sindacato - partito è la cosa peggiore che può capitare e che ha lo scopo di prendere soldi a noi per darli a loro, dove per loro si intende l'azienda, il sindacato e il partito, più tutti gli amici degli amici?

      Invece di farneticare di "responsabilità sociale" pensa a chi ha la responsabilità dello status quo e perché a nessuno frega un cazzo di creare lavoro (che significa facilitare l'imprenditoria) ma siamo ancora qui a discutere di Stato e di IRI.

      Perché non ti fai le domande giuste?

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    8. Lorenzo ma dai! lo sai che gli imprenditori italiani sono liberisti quando devono pagare le tasse, ma invocano il ruolo sciale dell'azienda quando i debiti glieli paga lo stato assistenzialista.

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    9. Io lo so bene. Infatti sto appunto dicendo che il connubio azienda - sindacato - partito è la cosa peggiore che ci può capitare perché se ci guadagnano gli attori coinvolti, ci perdono tutti gli altri.

      In linea teorica invece ogni ente dovrebbe essere separato nei suoi scopi, l'azienda con lo scopo di generare utili, il sindacato con lo scopo di rappresentare gli iscritti, il partito con lo scopo di proporre un programma politico alla Nazione.

      Quando il sindacato si occupa di cosa fa l'azienda, quando l'azienda è sussidiata dal partito, quando il partito riceve finanziamenti dalla azienda, quando non si capisce più bene chi fa cosa e perché, vuol dire che è tutto sbagliato.

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  5. Il Male a colori.
    Ihihih
    In effetti, con sole quattro parole hai detto quasi tutto...
    Io continuo a non capire come cazzo possano marciare insieme
    coloro che avevano Lenin che spazzavia via con la ramazza i pope russi come figure idelologiche di riferimento
    e poi si ritrovano in prima fila, a fianco, delle donne che indossano un simbolo massimamente religioso e di potere che ne simbolizza l'inferiore stato di sottomesse subumane.

    In effetti uno guazzabuglio di robe orribili a colori.

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    1. L'unica spiegazione è quella delle tre categorie degli idioti, dei mai cresciuti e dei furbi. Di queste categorie solo l'ultima è consapevole.

      Ci sono poi tante persone che purtroppo per qualche motivo o non sanno come fare o non hanno mai provato o gli mancano gli strumenti per fare una analisi della "realtà delle cose" e quindi si riferiscono a degli "assunti" in maniera meccanica, indotta. Molta gente da tante cose per scontate, anche se scontate non lo sono affatto.

      Poi dovrei parlare del famoso Piano ma la cosa mi ha stancato.

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  6. invece la responsabilità sociale esiste, eccome. è proprio perchè, da alustri, questo concetto si è smarrito, che il paese va in vacca. a qualunque livello certo. invece tu che fai caro Lorenzo ? tutta la colpa ai "cattocomunisti" e ai sindacalisti ? 'sta gran funcia di minchia direbbero a Trapani, oppure fare il frocio col culo degli altri direbbero più a nord. no Lorenzo, se questo paese vuole avere qualche chance di salvarsi lo si fa solo con un patto sociale fatto proprio dalla responsabilità. sei tu che parli di ideologie. io sono privo di ideologie, guarda te. devi avere un pò di onestà intellettuale ed ammetterlo. anzichè cercare un nemico. l'imprenditore NON DEVE essere libero fare quello che cazzo vuole. l'imprenditore mette il grano, investe, rischia, produce, vende in un contesto di norme che ha fissato un'entità chiamata stato. questa cosa non è che succede nella Corea del Nord. succede in America. dove, ad esempio, se non paghi le tasse fai dieci anni di galera.

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    1. Quando dici che la "responsabilità sociale" esiste è come se tu mi dicessi che Pi Greco è un numero intero o che uno diviso zero fa cinque.

      Ai cattocomunisti io imputo solo i fatti e le quantità misurabili. Non concetti astratti o questioni etiche e morali. Non mi frega un accidenti delle loro motivazioni o della loro fede. A me interessano le loro azioni, quello che hanno fatto, che fanno e che faranno.

      Una regola che devi osservare se vuoi venirmi incontro è quella di rimuovere l'attributo di "sociale" da qualsiasi concetto tu voglia esprimere.

      Se tu mi avessi detto che Tizio ha delle responsabilità ti avrei detto che si, ognuno di noi ha delle responsabilità. Se tu mi dici che l'Italia come Nazione si fonda su un patto costituente tra i cittadini, ti dico che è senz'altro vero.

      Tu non sei privo di ideologie ma a me comunque non importa. Non faccio altro che leggere quello che scrivi.

      Come è capitato sotto, io non ho scritto che l'imprenditore DEVE essere libero di fare come cazzo vuole. Ho scritto che il concetto di proprietà privata implica che sei l'unico arbitro dei beni che possiedi. Se questa affermazione non è vera, significa che questi beni non ti appartengono E QUINDI non ti spettano nemmeno gli oneri che ne derivano, QUINDI non hai le responsabilità. Che è l'esatto contrario di quello che tu stai cercando di dire.

      Altra cosa assurda, lo Stato non fissa le norme. In Unione Sovietica lo Stato coincideva col Partito ed era il Partito a fissare le norme. In Italia abbiamo questa cosa che si chiama democrazia rappresentativa e quindi sono le Camere del Parlamento a fissare le norme. Lo Stato casomai si conforma alle norme fissate dai rappresentati eletti da noi.

      In teoria, ben inteso.

      Altra confusione mentale, pagare le tasse non ha niente a che fare con l'imprenditore. Riflesso condizionato. Mia mamma casalinga senza reddito paga le tasse. Paga le tasse sulla casa dove abita e paga le tasse ogni volta che compra il pane. Paga le tasse con la bolletta del gas e via via. Se poi mi vuoi fare l'altra equazione - riflesso condizionato del "sinistro" e cioè imprenditore = evasore, conosco artigiani evasori, commercianti evasori, dipendenti con il lavoro nero, con il box affittato in nero, dipendenti che fanno timbrare il collega, eccetera eccetera.

      Riassumendo, ci sono tasse giuste e tasse ingiuste. Come insegna la rivoluzione americana, dovrebbe essere diritto/dovere del cittadino ribellarsi alle tasse ingiuste e al concetto di tasse senza rappresentanza.

      Comunque pagare o non pagare le tasse è connaturato alla cittadinanza e non all'imprenditoria.

      Veniamo al nocciolo del discorso. Quando dici "responsabilità sociale" tu intendi che l'imprenditore si deve fare carico dei dipendenti. Non che deve pagare le tasse. Questo concetto è insieme paternalistico (vedi alla voce cattolico) e un ripiego rispetto alla teoria per cui i mezzi di produzione dovrebbero appartenere agli operai. Non potendo procedere con la collettivizzazione della fabbrica, attribuisci all'imprenditore la "responsabilità sociale". Tutto molto infantile.

      Ma alla fine chissenefrega delle tue motivazioni. A me quello che preme è che, come ho scritto sopra, questa "responsabilità sociale" si è tradotta, si traduce e si tradurrà nella commistione tra pubblico e privato, specificamente nella sovrapposizione tra azienda, sindacato e partito. Questo sistema è il PEGGIO possibile, il male assoluto, per le ricadute in termini di danno economico, sia in senso proprio che in senso lato.

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    2. Non riuscirò a convincerti

      Pazienza me ne farò una ragione

      Ma non dirmi che non mi hai capito

      Il mondo non è bianco o nero. È grigio

      L'imprenditore deve farsi carico dei suoi dipendenti. Dei cittadini che abitano intorno alla fabbrica. Del loro mutuo, dei figli che vanno a scuola. Del valore immobiliare delle case a ridosso dello stabilimento.

      Non è paternalismo. È la responsabilità entro un sistema di norme. Infatti a molti questa cosa non piace. E vanno a produrre in Bangladesh. Quando non c'è ne è tante volte alcun bisogno economico

      Vedi che son persino più nazionalista di te

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    3. Il relativismo è il rifugio di quelli che non hanno niente da dire. Il mondo non è affatto grigio, infatti visto dallo spazio è blu con striature di bianco e macchie ocra. I pianeti del sistema solare sono tutti colorati. Solo i satelliti tendono al grigio. Il grigio penso indichi l'assenza di reazioni chimiche e attività geologica.

      Ho capito bene.
      Solo che quello che scrivi riguardo al "dovere" dell'imprenditore è semplicemente demenziale. DEMENZIALE. Non solo da un punto di vista concettuale ma anche e semplicemente da un punto di vista pratico. Se fosse come dici te, nessuno mai vorrebbe fare l'imprenditore dato che sarebbe semplicemente sucida. Da cui tu non puoi che essere d'accordo con Landini, che deve essere lo Stato a fare l'imprenditore.

      Pare che tu non sappia chi definisce le norme e che tu non sappia cosa significa responsabilità. Ti vengo incontro. Tu guidi, sei responsabile se mi tiri sotto, cioè vieni chiamato in giudizio per risarcire il danno causato dal tuo eventuale comportamento imprudente o negligente. Le norme civili e penali secondo cui verrai giudicato sono state definite dal Parlamento, cioè dai rappresentanti che abbiamo eletto.

      L'imprenditore ha la responsabilità di rispettare la Legge esattamente come ce l'hanno tutti gli altri. Io non posso versare olio motore nel tombino esattamente come non lo può fare l'imprenditore.

      Trovami una legge che obbliga l'imprenditore a fare le cose che hai scritto sopra. Alcune sono veramente spassose, tipo il mutuo o il valore immobiliare delle case. Questa cosa te la devi ricordare quando costruiranno un inceneritore vicino casa tua per bruciare le ecoballe napoletane in omaggio alla solidarietà.

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    4. nessuna legge, hai ragione. è un imperativo morale. d'altro canto esiste una vasta letteratura in materia. molte aziende anche quotate addirittura fanno il bilancio sociale. mi pare persino la Marcegaglia, quella che sta chiudendo uno stabilimento a poche centinaia di metri da casa tua. vai su google e digita "villaggio leumann" o "villaggio crespi". certo, roba da '800, hai ragione. ma un imprenditore deve preoccuparsi del benessere dei propri dipendenti. pensa te, lo stanno pure facendo in Cina o India, vuoi non farlo in Italia ?

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    5. Francesco, per favore.
      Ti chiedo di fare un passo indietro, prendere un bel respiro, fermarti a pensare a quello che scrivi.

      "imperativo morale" - concetto privo di senso razionale
      "bilancio [parola innominabile]" - concetto privo di senso razionale
      "sta chiudendo uno stabilimento" - sai la novità
      "villaggio crespi" - insegni al nonno a fumare la pipa
      "roba dell'800" - quando le tombe degli operai erano piccole e disposte tutte attorno alle tombe degli impiegati, più grandi, a loro volta disposte attorno al mausoleo del titolare filantropo. Ma che bel mondo.
      "un imprenditore deve preoccuparsi del benessere" - continui a ripetere questo dogma di fede che non ha alcuna base razionale. L'imprenditore deve preoccuparsi solo di fare utili nel rispetto delle leggi vigenti, Esattamente lo stesso dei suoi dipendenti, che si occupano di svolgere la propria mansione.
      "lo stanno pure facendo in Cina o in India" - barzelletta involontaria.

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    6. Veniamo al nocciolo del problema.
      La persona che si auto-definisce "di sinistra", oltre ad avere de riflessi condizionati che gli fanno applicare determinate categorie in maniera meccanica, vedi l'uso continuo e fastidioso dalla parola "sociale", ha una paura fondamentale:
      La paura della differenza.

      La paura della differenza assomiglia alla paura dei bambini di perdere contatto coi genitori, di essere abbandonati. Ovviamente questa paura ha un fondamento etologico, in natura un bambino che perde contatto con la madre non sopravvive.

      Quindi a "sinistra" c'è questa paura ancestrale di essere abbandonati a se stessi e la necessità di aggrapparsi alla pelliccia della mamma con tutte le forze. Per estensione, a tutti deve essere garantito il contatto materno. Si costituisce cosi il concetto di "collettività" che poi nella pratica diventa la mamma - stato - partito.

      E' un modo di pensare ovviamente irrazionale ma che è anche l'esatto contrario del mio modo di pensare.

      Infatti io non penso come il neonato che si deve aggrappare alla pelliccia della madre senno muore, io penso come l'individuo adulto che cerca le migliori opportunità.

      Non ho paura dell'abbandono, di essere lasciato a me stesso, ho paura dell'esatto contrario e cioè di essere costretto in una posizione subordinata dalla quale non posso muovermi e sono legato da vincoli e limiti.

      Per me il concetto di "collettivo" non prescinde l'individuo ma esiste solo come patto sottoscritto da liberi individui che si associano per espandere le proprie opportunità come singoli.

      SI, esistono persone svantaggiate, per varie ragioni. Dato che l'uomo è una specie gregaria, devono esistere procedure per prendersi carico delle persone che non possono badare a se stesse. Ma questa è una eccezione che subentra se e solo se, dopo che all'individuo sono state offerte le migliori opportunità, questi non è riuscito a conseguire uno stato adeguato.

      Cioè va bene la pensione per gli invalidi. Ma non va bene la pensione come strumento per distribuire vitalizi ed elevare in questo modo il tenore di vita di intere regioni.

      Comunque già so che questo discorso è come parlare di religione, privo di senso pratico.

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  7. e un'altra cosa, Lorenzo. io in passato ho lavorato 60 ore alla settimana. 12 ore al giorno. non per uno o due mesi. per uno o due anni di seguito. forse anche di più. tu hai mai lavorato 60 ore alla settimana ? lo faceva il mio capo, che sapeva motivare me e tutta la sua prima linea. lo facevano quelli che lavoravano per la prima linea. e se non facevano 60 ore (perchè magari donne, mamme, mogli) davano comunque il massimo. facevamo risultati. persino quella roba brutta chiamata profitto. avevamo RESPONSABILITA'. che è una parola BELLISSIMA. E che io mi pregio essere tratto caratterizzante della mia vita

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    1. Però hai un difetto: racconti cose magari interessanti ma che non c'entrano una fava con il discorso.

      Oppure, se vuoi proseguire questa linea allora mi devi definire il concetto di "responsabilità".

      Resto in attesa.

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    2. Lavorare onestamente dando il massimo. Spaccarsi il culo. Certo, non gratis.

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    3. Quella non è la definizione di "responsabilità".
      La parola viene dal latino e significa che rispondi (in giudizio, ipotetico o reale) di una certa cosa o di una certa persona o di una certa azione.

      Se vuoi la cosa si può complicare da un punto di vista filosofico, alcuni spunti qui: Responsabilità

      Il "lavoro" è quello che compie una forza quando sposta una massa lungo una certa distanza.
      "Onestamente" direi che è un concetto incongruente con "lavoro". Nel senso, un rapinatore che scava un tunnel per un mese per raggiungere un caveau compie un lavoro "onestamente".
      "Spaccarsi il culo" di primo acchito non sembra una cosa ne auspicabile ne salutare, quindi ne consegue che quando si fa senza costrizione significa che si fa in funzione di un fine superiore.

      Quindi quello che tu stai cercando di dire è che consideri virtuoso lo "spaccarsi il culo" come prassi lavorativa.

      Abbiamo visto che non c'entra con "responsabilità" e adesso aggiungo che non sono nemmeno d'accordo che spaccarsi il culo sia un comportamento virtuoso. Per me invece è ammissibile solo in condizioni eccezionali, tipo fuga di radiazioni dal reattore. Nel mio mondo "spaccarsi il culo" come prassi abituale è il sintomo che qualcosa non va e in ultimo o qualcuno ne approfitta oppure è questione di stupidità. Senza offesa, dico in astratto, non conosco le condizioni specifiche.

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  8. Fransceco ho avuto una illuminazione: quello che tu chiami "responsabilità" io lo chiamo "dovere".

    Il dovere è assolvere l'incarico che ti è stato assegnato. L'esistenza del dovere implica un legame tra te e una entità superiore che ti assegna questo incarico, reale o ideale.

    Però c'è una differenza sostanziale. Io non ambisco ad obbligare qualcuno a "spaccarsi il culo", io mi aspetto e pretendo però che ognuno faccia il suo dovere.

    Facciamo un esempio pratico, io non chiedo a nessun dipendente pubblico di sacrificarsi per me, di immolarsi per la Patria. Però pretendo che si presenti al lavoro in orario e che svolga una mansione adeguata alle sue competenze e allo stipendio che noi gli versiamo. Pretendo lo stesso dal meccanico che mi ripara lo scooter, non voglio che lavori di notte, niente di più che un lavoro ben fatto pagato il giusto.

    A questo punto quale è il dovere dell'imprenditore?
    In quanto imprenditore, nessun dovere oltre quelli che attribuisce a se stesso.
    In quanto cittadino, tutti i doveri connaturati alla cittadinanza, quindi gli stessi doveri che hanno i suoi dipendenti.

    Tu invece secondo me ritieni che l'imprenditore abbia dei doveri verso la collettività in quanto imprenditore. Questa cosa non la capisco. Infatti la collettività non è in posizione da assegnare un incarico all'imprenditore perché lo assolva. L'imprenditore non assume la collettività come entità superiore a cui è legato.

    Ma tu forse pensi che questo "dovere" in realtà sia una corvee, un obbligo, un tributo che la collettività deve imporre all'imprenditore in funzione della "giustizia sociale". Se fosse cosi, sarebbe una ingiustizia del tutto arbitraria. E ancora avrebbe come conseguenza che nessuno vorrebbe fare l'imprenditore.

    Non vedo la logica.

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    1. non facesse l'impenditore. facesse lo spazzino. o si li sputtanasse in rumene. cosa che peraltro molti imprenditori fabnno, magari strafatti coca (cosa che so, più difficile, per un operaio o un postino, che magari ne avrebbero anche la necessità visto il loro lavoro)

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    2. Non ho capito nulla di quello che hai scritto.

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    3. hai capito, hai capito....

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  9. Invece no. Allora mi sforzo di fare una analisi del tuo testo.
    Suppongo che "non facesse l'imprenditore" sia da intendere in senso imperativo e cioè "se non vuole avere dei doveri nei confronti della collettività non dovrebbe fare l'imprenditore". CIccio, è esattamente quello che ti sto dicendo. Se tu fai in modo che non sia conveniente fare l'imprenditore il risultato è che in Italia non si fa impresa e questo ci ammazza. Ma non riesci a capirlo?

    Comunque siamo sempre li alla vecchia contrapposizione "padrone brutta carogna, operaio bravo bello e buono". Che noia, che fatica, che tristezza.

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    1. lungi da me. tu hai detto in passato di essere introverso. che non so se ciò significhi avere a che fare con poche persone. io (purtroppo) nella mia vita ho avuto a che fare con migliaia di persone. ricchi, ricchissimi, poveri, ceto medio, imprenditori, operai, finanzieri, disoccupati. posso ragionevolmente dire che vi siano esempi virtuosi o meno in ognuna delle categorie da me conosciute.

      per te mi sembra, al contrario, che il problema dell'Italia sia il dipendente pubblco, l'operaio, l'impiegato garantito (garantito ?), il salariato in genere. quando attacchi Landini mi sembri un pò il Crozza che imita Marchionne (vai su youtube se vuoi farti quattro risate) o quell'imprenditore brianzolo opsite fisso su LA7 che l'altra sera ha detto che nessuno investe in Italia per colpa di Landini e qualche mese fa ha detto sempre su LA7 che gli anziani lombardi devono andare in blocco a vivere nel Nord Africa per non gravare sulla collettività (questo per farti che idee brillanti sforna il meglio della nostra Brianza). insomma, chi ha meno è chissà perchè colpevole e chi ha tanto (occhio, tanto e non troppo, perchè arricchirsi non è MAI una colpa se fatto onestamente) trova le più ampie giustificazioni.

      che poi questa cosa mi sembra un pò la sindrome di Stoccolma, perchè da come ho capito non è che tu sei in cima ai modelli UNICO del comune di Sesto San Giovanni o Cinisello dove mi par di capire che abiti.

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    2. Uno dei miei difetti, tanti, è che non ho pazienza. Quindi adesso te lo devo dire. Questo commento è veramente ma veramente stupido.

      L'affermazione che ci siano "esempi vrituosi o meno in ognuna delle categorie" è una minchiata in quanto è sempre necessariamente vera. Se prendi abbastanza gente, prima o poi incontri almeno uno di qualsiasi cosa.

      Ho scritto e riscritto più volte sempre la stessa cosa, ho allegato i dati, ma tu a quanto pare o non leggi o non capisci. Il concetto dell'imprenditore contrapposto al salariato l'hai introdotto tu e non mi appartiene. Io invece discutevo, in questo post e nel precedente, della storia d'Italia e delle conseguenze evidenti e meccaniche del fatto che l'Italia è stata amministrata prima dal Fascismo e poi dalla diarchia DC - PCI, che ha riadattato gli istituti Fascisti, compresa la famosa "terza via".

      L'esistenza di Crozza e del tipo di satira che fa altro non è che il proseguimento delle teorie di Gramsci.

      Comunque a questo punto perdo solo tempo perché qualsiasi cosa io scriva cade nel vuoto. Non so se ci sei o ci fai ma l'effetto è il medesimo.

      Non ho alcun interesse a ficcarti del buon senso nella testa. Ma mi infastidisce non poco essere frainteso. Eufemismo per dire che chi legge commenta senza avere capito un cazzo di quello che ho scritto.

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    3. A me stanno sulle palle quelli che se la tirano con la pseudo-cultura e che si nascondono dietro astruse teorie. Quindi cerco di essere più semplice possibile.

      Però c'è un limite a tutto. Se io scrivo X tu mi puoi dire "non sono d'accordo" oppure mi puoi dire "non ho capito".

      Se invece io scrivo X e tu cominci a parlare di Y oppure mi dici che mi puzzano i piedi, io provo a contenere il danno e quando superi il limite ti dico che hai rotto il cazzo e che è meglio se prima di commentare cerchi di capire quello che leggi.

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    4. io sono un ragazzo semplice da concetti semplici. peraltro anche tu, nonostante il tentativo di dargli un quadro teorico/storico più ampio o di cercare di farmi passare per uno che non capisce o non ti capisce. è evidente che non la pensiamo allo stesso modo. è evidente che a te il confronto vada bene ma senza esagerare. direi che per questo post possiamo anche chiuderla qui. buon pomeriggio bagnato.

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    5. Francesco, per chiarire, non ce l'ho con te personalmente. E' che non so come aggirare il fatto che QUALSIASI cosa io scriva finisco sempre intrappolato nel buco nero della solita manfrina che ho descritto sopra. A me la storia d'Italia e nello specifico di Landini e dei suoi predecessori sembra evidente. E non capisco perché tu preferisca ignorarla per discutere invece degli "imperativi morali".

      Per Ulrichetto: fantastico che la tua malattia mentale ti spinga a venirmi a rompere i coglioni in casa mia, ben sapendo che c'è l'apposito e comodo bottone per liberarsi dei malati di mente.

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  10. questo discorso mi ricorda la sindrome della DDR descritta da Uriel Fanelli

    http://nientestronzate.wordpress.com/2013/12/04/i-demotivatori-ii-la-sindrome-della-ddr/

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    1. Sono sicuro che se esistessero psicologi non asserviti alla "sinistra", andando a studiare i meccanismi delle persone "di sinistra" si troverebbe la ragione. Da incompetente, a naso, direi che è una specie di regressione infantile.

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