mercoledì, novembre 12, 2014

Il Male nero su bianco

Ed ecco puntualmente confermato che l'inferno esiste.
Landini - Torni l'acciaio di Stato

Poi quando dico che i cattocomunisti vivono nel rimpianto dei fantastici anni '70 quando hanno potuto mettere in pratica tutte le loro fantasie e quindi procedere a demolire l'Italia, mi viene detto da qualche emerito esperto/economista/intellettuale più o meno "di sinistra" che devo leggere il trattato di Vattelapesky o il saggio di Scaccabarozzi. Che se l'Italia sta affondando la colpa è della Finanza, delle banche e della Merkel. Che la soluzione, come dice Landini, è un energico intervento statale nell'economia, ovviamente previo esproprio dei risparmi delle famiglie.

Siete pazzi.
Adesso faccio una cosa che è tabù per il sopracitato intellettuale "di sinistra" e cioè quoto Wikipedia:
Ai vertici dell'IRI si insediarono esponenti della DC come Giuseppe Petrilli, presidente dell'Istituto per quasi vent'anni (dal 1960 al 1979). Petrilli nei suoi scritti elaborò una teoria che sottolineava gli effetti positivi della "formula IRI". Attraverso l'IRI le imprese erano utilizzabili per finalità sociali e lo Stato doveva farsi carico dei costi e delle diseconomie generati dagli investimenti; significava che l'IRI non doveva necessariamente seguire criteri imprenditoriali nella sua attività, ma investire secondo quelli che erano gli interessi della collettività anche quando ciò avesse generato "oneri impropri", cioè anche in investimenti antieconomici.

Questa prassi, generalmente ritenuta connaturata all'esistenza stessa dell'IRI per il suo essere azienda pubblica, non era in realtà data per scontata al momento della sua creazione. La pratica amministrativa del suo fondatore, Alberto Beneduce, si fondava al contrario sull'assoluto rigore di bilancio e sulla limitazione delle assunzioni all'essenziale per garantire un funzionamento snello ed efficiente dell'organizzazione. Allo stesso modo, durante i primi anni di vita si scelse a livello gestionale di non procedere con operazioni di salvataggio, reali o camuffate.

Critico verso la prassi assistenzialista, in linea quindi con la falsariga del modello Beneduciano fu il secondo Presidente della Repubblica Italiana, il liberale Luigi Einaudi, che ebbe a dire: «L'impresa pubblica, se non sia informata a criteri economici, tende al tipo dell'ospizio di carità».
L'Italia del 2014 è un "ospizio di carità" indebitato e sull'orlo della bancarotta ma con le porte spalancate, cosi entra chi vuole e che progetta di aggiungere altri piani.

43 commenti:

  1. Lorenzo, da liberale di sinistra ho qualche perplessità. ma prima di entrare nel vivo di ciò che hai scritto, faccio un passo laterale.

    quando sono uscite le prime ipotesi sulla legge di stabilità di Renzi, un economista intervistato su radio24 (non ricordo il nome) ebbe modo di mostrare molte perplessità, in quanto a suo giudizio affidava ogni ipotesi di crescita al settore privato (taglio dell'irap, incentivi alle assunzioni ecc....) quando in realtà (sempre a suo giudizio) allo stesso mancava la forza.

    un paio di mattine fa la coppia Sechi/Minoli, sempre su Radio 24 ha dichiarato "inorridiranno i liberali di radio 24 e tanti ascoltatori, ma ci vuole una nuova IRI" (il concetto era quello, le parole un pò diverse.

    insomma, non stiamo parlando di vetero-comunisti, di sindacalisti d'assalto, di anarco-insurrezionalisti. parliamo di gente che - come me - sa benissimo che da quando è partita la crisi la produzione industriale è calata del 25% (come dire un'azienda su quattro che chiude) ma che soprattutto sa benissimo che il capitalismo italiano è un capitalismo da operetta. tutti bravi a comprare sottocosto autostrade per l'Italia, un pò meno a produrre a prezzi competitivi e a buona qualità auto o acciaio (che si producono in Germania, non in Cina).

    quindi ti dirò, mi terrorizza l'idea di una impresa che lavori in perdita, ma se pensiamo che siano i nostri capitani coraggiosi a farci uscire dalla palude.....

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    1. Secondo me non hai letto bene sopra.
      L'IRI fu fondato da Mussolini per risollevare le banche e le aziende italiane dopo la crisi del '29. Questo io lo posso capire e lo capiva anche Einaudi. Cosi come è ovvio che lo Stato si deve occupare dei servizi essenziali e delle infrastrutture strategiche.

      Quello che però per me è incomprensibile è che si pensi che sia normale che lo Stato si faccia imprenditore ma che usi questo ruolo per "finalità sociali", come INEVITABILMENTE succede quando lo Stato è in mano a gente che ha come riferimento il paternalismo cattolico o il collettivismo comunista.

      Quello che è incomprensibile è che lo Stato si trasformi in una Opera di Carità, con le parole di Einaudi e che agli Italiani piaccia vivere da "assistiti", ricoprendo questa verità lapalissiana con uno strato ipocrita di "diritti" e "giustizia sociale".

      I "capitani coraggiosi" sono persone che si sono formate in un ambiente marcio, come quello di un Paese del Socialismo Reale. L'intervientismo statale della "sinistra" (più precisamente del cattocomunismo) non è la cura, è la malattia.

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    2. E qualora non fosse evidente, quando sento la parola "economista", metto mano alla pistola (cit.).

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    3. ho letto bene. e so che siamo nel 2014. ma in quanto ad interventismo statale mi sembra che più di cattocomunismo sia giusto parlare di arco costituzionale, e forse pure oltre che anche al MSI piaceva tanto l'intervento pubblico.

      io non so sia normale o no. ti posso dire che per forma mentis la penso abbastanza come te. ma poi ? qui siamo alla frutta, lo sai benissimo. e forse qualunque cosa va bene per uscire dal pantano. anche scavare buche e poi riempirle.

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    4. Direi che è abbastanza semplice.
      Se produrre un tondino di ferro in Italia costa di più o molto di più che produrlo altrove, non ha nessun senso che lo Stato si impegni a produrre tondini di ferro in perdita al solo "fine sociale" di creare occupazione fittizia, che poi va insieme a tutto il resto del famoso Stato Sociale.

      Invece, pur non essendo io un "economista", direi che lo Stato si deve impegnare ad abbassare il più possibile la pressione fiscale, che purtroppo è lo ESATTO CONTRARIO di quello che sta facendo. Allo stato attuale si cerca di ridurre l'indebitamento attingendo al risparmio delle famiglie.

      Facciamo un altro esempio, nel post precedente si discuteva della necessità che lo Stato appronti una infrastruttura in fibra ottica ed eventualmente gli apparati e le frequenze radio per la connessione ad Internet in modalità "ultra larga". Altra operazione in perdita, che verrebbe compiuta in un contesto dove la presenza dell'Italia nel settore delle tecnologie è ZERO, importiamo qualsiasi cosa.

      Quindi no, non va bene "qualsiasi cosa". Qualsiasi cosa è quello che ti martellano in testa coi film sull'icona Santo Berlinguer e con gli "economisti" di Radio24 (vai a vedere chi ha rilevato Telecom dall'IRI). Alla fine di tutta la manovra saremo più poveri e più schiavi. Però le teste "di sinistra" saranno soddisfatte perché saremo tutti in fila, tutti uguali. Che è la cosa che più conta nell'universo.

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    5. ma non lo so Lorenzo, tu continui a dare addosso alla "sinistra". ma io penso che le responsabilità siano più ampie. comunque per me essere di sinistra significava fare cose a favore del consumatore, valutare su base meritocratica, operare in regime di libera concorrenza. perchè è più facile che queste cose in Italia a NON farle sia stata più la destra che la sinistra

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    6. Non capisco. Quale "dare addosso"?
      L'intervista che leggi sopra è pubblicata da Repubblica e l'intervistato è Landini. Questo è un dato di fatto. Che ci sia da sempre una convergenza tra "sinistra" e "Confindustria" è anche questo un dato di fatto e se vuoi ti faccio un elenco ma sono sicuro che ne sai quanto me.

      Sei tu piuttosto che non riesci a fare i conti con la contraddizione tra quello che di dice la ragione e la tua fede che ti chiede di sospendere il giudizio per accettarne i dogmi.

      Essere "di sinistra" in Italia una volta significava volere espropriare i mezzi di produzione alla Borghesia per instaurare la dittatura del proletariato. Questo è stato ufficialmente vero fino al 1989, fino a quando la "sinistra" era egemonizzata dal PCI.

      Dopo il 1989 si è creata questa situazione tipicamente italiana in cui nella "sinistra ortodossa" sono confluite quello che rimaneva della DC e l'ala "riformista" del PCI, mentre nella "sinistra eterodossa" sono esiliate le istanze massimaliste e tutto il circo degli stramboidi.

      Da cui Renzi (un democristiano) è il segretario del PD e come tale una volta al governo diventa automaticamente il "caro leader" per cui si può contestare solo fino ad un certo punto e solo su certe cose, eppure rimane questa "dialettica" tra le varie anime per cui siamo sempre li a minacciare scissioni perché la "sinistra" di Renzi non è abbastanza a sinistra per essere erede di Berlinguer, e siamo sempre li a dovere dare il contentino a Landini e alla FIOM.

      Valutare su base meritocratica? Scusa se rido.

      Un'altra cosa, che tipicamente viene da uno che si auto-definisce "di sinistra". In Italia la destra non esiste. L'Italia è il Paese dove un D'Alema accusa Renzi di essere il delfino di Berlusconi. L'Italia è il Paese del consociativismo. Quale destra? Sono vissute persone come Einaudi che sono rimasti casi isolati in un contesto a cui erano fondamentalmente estranei. Basti dire che il Fascismo, assunto a epitome della "destra" in realtà era l'ennesima corrente della "sinistra", non a caso auto-definito movimento rivoluzionario.

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    7. Ritengo che sia un problema culturale e non partitico.
      Le nazionalizzazioni sono un tema caro anche alla destra sociale.
      Il problema, ancora, non è pubblico o privato, destra (quale?) - centro (quyale?) - sinistra (quale?) ma l'etica personale e pubblica, la mentalità della qualità.
      Se metti un mediocre cialtrone manigoldo nel pubblico o nel privato farà danni comunque.

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    8. UomoCoso, mi fai ridere. Oppure, te la appoggio piano, non hai capito un cazzo.

      E' vero senz'altro che la "qualità media" degli Italiani è quella che è, siamo sempre il popolo servo di Arlecchino e Pulcinella, il popolo di "Franza o Spagna".

      Ma l'IRI, che è l'argomento di cui stiamo parlando, è una cosa concreta, un ente fondato da Mussolini e che, come scritto sopra, negli anni '70 è diventato strumento principe del "consociativismo" cattocomunista per rimettere in scena la famosa "terza via italiana" tra capitalismo e comunismo. Indovina un po', anche questa "terza via" è stata inventata dal Fascismo. Sono tutti dati di fatto, quantità misurabili, non fuffa propagandistica e teorie socio-economiche.

      Quindi non solo non dici niente di nuovo con la tua "destra sociale" ma semplicemente non fai che dire l'ovvio, e cioè che la "destra sociale" altro non è che una setta eretica della sinistra, infatti Mussolini viene da sinistra e applica concetti e metodi di sinistra, non è certo un liberale alla Einaudi.

      Come dicevo sopra, le persone come Einaudi sono l'eccezione in Italia, uomini fuori dal contesto nazionale. Un contesto dove un partito conservatore non è mai esistito e non esiste nemmeno adesso.

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    9. Ti faccio 'na domanda, allora.
      Quale è lo scenario economico, sociale e politico ideale per te?
      Tu affermavi che un insieme di norme può funzionare solo se vissuto dalla comunità della quale essa dovrebbe regolare vita, conflitti, evoluzione.
      In Italia cosa applichiamo? Dove?
      Partito conservatore...
      Scusa, ma vuoi che venga conservato un sistema che stai criticando?

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    10. Mi sono preso un po' di tempo per rispondere perché in questi giorni sono più incarognito del solito.

      La tua logica oltre che fallata è inversa. Io non ho mai detto come dovrebbe essere, ho detto come è stato e come è, da cui derivo come probabilmente sarà.

      Quando dico che in Italia non c'era, non c'è e non ci sarà un partito conservatore non sto dicendo che io auspico che ne venga fondato uno, sarebbe un paradosso visto che non storicamente l'Italia non ha maturato le condizioni per cui possa esistere, altrimenti esisterebbe.

      Lo "scenario politico" è che le classi sociali che altrove sono rappresentate da un partito conservatore in Italia sono state storicamente rappresentate da Fascismo (che è nato come movimento rivoluzionario di ispirazione socialista e si contrapponeva al marxismo-leninismo di stampo sovietico) e poi dalla Democrazia Cristiana, che aveva come punto di riferimento la famosa "dottrina sociale della Chiesa".

      I ceti che altrove sono rappresentati da un partito progressista in Italia sono stati rappresentati prima dai socialisti e dagli anarchici (tra cui mio nonno), poi con l'avvento del Fascismo si sono spaccati tra Fascisti e Comunisti, con i secondi nettamente minoritari. Con la caduta del Fascismo tutta la cosiddetta "sinistra" è stata egemonizzata dal Partito Comunista, che era eterodiretto dal PCUS.

      Quindi in Italia non esiste una "sinistra" e una "destra" come comunemente si intende in tutto il mondo, in Italia esiste una "sinistra massimalista" di matrice marxista-leninista e una "sinistra moderata/riformista", questa ultima include i cattolici, da cui il termine "cattocomunisti". Il ventennio fascista è da ascrivere nella parte "sinistra massimalista" in una categoria a parte.

      Nota che tutte le contrapposizioni che hanno caratterizzato la politica in Italia sono in realtà tutte interne alla "sinistra" e che la "destra" non è rappresentata, non è stata mai rappresentata. Che poi è massimamente evidente al giorno d'oggi con il "renzismo" e col movimento di Grillo e Casaleggio.

      La domanda "vuoi che venga conservato" non ha alcun senso. Quello che vorrei conservare è il retaggio storico e culturale europeo e italiano, invece di sostituirlo con il "mondo nuovo" che cercano di inculcarci da mattina a sera.

      Ma questo non ha niente a che fare con l'argomento di questo post. l'IRI e in generale la presenta dello Stato nell'economia in Italia sono stati sempre ispirati a principi CONTRARI al liberalismo. Il Fascismo non era "liberalista", la DC non era "liberalista", il PCI non era "liberalista", in Italia il "liberalismo" non è mai esistito. Di conseguenza non esiste e non esisterà in futuro.

      Per questo ti ripeto che i commenti sul tuo blog, quelli con la solita manfrina delle "politiche delle destre", "lberalismo", "finanza & banche & Merkel" sono demenziali.

      Chiaro che c'è gente che si arricchisce. Si arricchisce sfruttando le specificità del sistema consociativo e para-mafioso italiano. Questo non significa che esista una contrapposizione tra "liberalismo faccendiere, cialtrone e manigoldo" e uno "statalismo filantropico, capace e benefattore". In Italia è sempre esistita solo una economia assistita dallo Stato e all'interno di questo sistema c'è chi si è arricchito e ha fatto carriera e chi si accontenta di vivere con la cassa intergrazione e la pensioncina fasulla.

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    11. Ok, non "liberalismo" ma "liberismo", comunque è chiaro spero il senso del discorso.

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  2. Invece ha perfettamente ragione Landini, lo stato deve ritornare protagonista, non possiamo lasciare l'industria in mano a qualche investitore straniero che apre e chiude a piacimento stabilimenti. Potere agli italiani. Non me ne frega nulla della sinistra o della destra, dobbiamo attuare un piano industriale serio che ci riporti ad essere protagonisti in Europa.

    Aldo

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    1. Mi piace il "dobbiamo". Niente te lo impedisce, metti insieme degli amici e coi vostri soldi rilevate una acciaieria e poi cercate di produrre e di vendere il vostro acciaio. Se non ci riesci, chiudi lo stabilimento.

      Come lo puoi fare te, lo può fare anche l'investitore straniero, posto di trovarne uno tanto pirla da investire in Italia sapendo a priori che con questa pressione fiscale produrre in Italia è anti-economico, tanto più merce che si può fare identica in Paesi dove la manodopera costa un centesimo.

      Un altro discorso invece è dire che IO devo finanziare con le mie tasse un "ospizio di carità", cioè un carrozzone pubblico che serve solo a stipendiare un certo numero di meridionali.

      Rimango in attesa che qualcuno mi comunichi il "piano industriale serio".

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    2. Il problema è che gli italiani dovrebbero acquistare prodotti italiani (anche acciaio) anche se costano un poco di più.
      Perché l'economia si dirige, in primis, con il reddito e il potere di acquisto che ne sono il propellente.
      Allora, se un operaro o un ingegnere dell'Alfa acquista una Subaru perché costa meno, allora è bene che dopo rimanga a casa.

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    3. Ancora, UomoCoso, mostri di non avere capito una fava.
      Siccome te, nelle tue stesse parole, non sei "liberista", istintivamente pensi che il problema di produrre acciaio in Italia sia COSTRINGERE gli Italiani a comprare l'acciaio autarchico.
      Ma come i tuoi amichetti del blog, non consideri che agli Italiani NON SERVE L'ACCIAIO perché nel frattempo abbiamo dismesso tutte le produzioni industriali "pesanti", che ne so, cantieristica navale, automobili, lavatrici, eccetera. Quindi non solo devi costringere gli Italiani a comprare l'acciaio italiano, devi anche costringerli a comprare le navi italiane, le auto italiane, le lavatici italiane, eccetera.
      Oggi come oggi, se per caso a me serve un po' di acciaio, mi conviene comprarlo all'estero ANCHE SE COSTASSE di più di quello italiano, figurarsi se poi costasse meno o molto meno, proprio per non dovere rimettere in funzione una filiera produttiva che non ha più un mercato.

      E lo stesso vale per la "banda ultra-larga". I privati non sono dementi, se non vogliono metterci mano è perché in Italia non esiste un mercato per i prodotti/servizi che si potrebbero veicolare con un tale investimento. Non c'è alcun ritorno economico a portare fasci di cavi in fibra ottica nei paesi italiani, anche se imponi per legge a tutti i negozietti di frutta e verdura e a tutte le cartolerie di installare un access point e un POS per le carte di credito, eccetera.

      Si potrebbe ragionare su quali sono le risorse attuali su cui dovrebbe contare l'Italia e quali attività incentivare e in che modo. Ma se tu ti fermassi a pensare e riuscissi a superare questo tabù che hai nel associare causa ed effetto, capiresti la ragione per cui non si concepisce nulla che non sia lo Stato e l'intervento Statale diretto nella economia.

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    4. E infatti, in Italia abbiamo costruito le famose "cattedrali nel deserto" nei luoghi dove avremmo dovuto facilitare l'imprenditoria del turismo e dell'agro-alimentare.

      Gli Italiani dovevano (e ancora devono) essere "lavoratori" dove per "lavoro" si intende la fabbrica, il contratto collettivo stipulato dal sindacato, il partito-stato di cui il sindacato è l'ennesima emanazione, il direttore della fabbrica nominato dal partito con tutti i quadri intermedi, la assistenza sanitaria fornita dallo Stato, la pensione erogata dallo Stato, la scuola dello Stato, eccetera eccetera.

      Poi, in omaggio alla prassi di essere sempre e assolutamente contraddittori, diciamo che l'Italia deve fare leva sulla "cultura". E uno si immagina monumenti e musei. Ma ancora, ente dello Stato che assume milioni di Statali che poi devono solo marciare su e giù secondo accordo sindacale. Se poi il visitatore rimane chiuso fuori perché c'è una assemblea o se non trova il museo o se di fianco c'è una discarica, chissenefrega.

      A via, via. Per te tutto questo è frutto del caso, della predisposizione antropologica degli Italiani. Invece no.

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    5. E io mi incazzo perché non solo in queste cose ci ho vissuto in mezzo tuta la vita ma perché mi si vuole vendere una diversa "interpretazione", che non è una questione "partitica" e la meritocrazia della "sinsitra" e la "destra sociale", bla bla. Io non vivo sulla Luna, io vivo di fianco alle acciaierie.

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    6. Diciamo che... ogni paese ha l'economia che si merita.
      Qui iniziamo da presidenti del consiglio capi banda di ladri che giravano con.. una Audi invece che con una Lancia o una Maserati.
      Nessun zotico di presidente francese userebbe una Jaguar,
      nessun primo ministro GranBritannico userebbe una Mecedes, nessun cancelliere userebbe una Jaguar.

      Io penso che le persone siano libere ... anche di rovinarsi tramite la rovina della propria economia.
      Certo che i treni, le auto, le ruspe italiani dovrebbero essere fatti con acciaio italiano etcetera etcetera.
      Nel 2014, una economia sana e robusta ha settore primario, secondario e terziario ben articolati ed equilibrati.
      E' così strano?

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    7. Non è strano, è un ragionamento da bambino piccolo.

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    8. Ok, mi spiego altrimenti la prendi come una offesa: non ci sono auto, ruspe e lavatrici italiane perché non vengono più fabbricate in Italia queste cose. Quindi, oltre a rimettere in piedi tutta la filiera dell'acciaio, che include il minerale e le fonti energetiche, bisogna rimettere in piedi tutte le filiere dell'auto, delle macchine industriali, degli elettrodomestici, eccetera.

      In sostanza, per fare contenti voi che vivete un paio di secoli indietro bisogna ricostruire l'Italia degli anni '70. Ma se è relativamente facile farsi crescere i capelli e le basette, indossare i pantaloni col cavallo stretto e la zampa d'elefante, la vedo più difficile per tutto il resto.

      Crozza ci va vicino con la sua satira sui sindacalisti con il gettone del telefono e la macchina fotografica con la pellicola, quello che evita di dire ma lo sa benissimo, che il gettone e la pellicola venivano fabbricati da una filiera produttiva che non esiste più. Non è una questione estetica o formale, adesso al posto di quegli stabilimenti ci sono palazzi di uffici (molto spesso vuoti) o spiazzi di cemento ed erbacce.

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    9. E nota bene, gli smartphone e tutti i chip che si usano per la fotografia digitale nemmeno quelli vengono progettati e prodotti in Italia e nemmeno in Europa, siamo riusciti a dismettere anche l'elettronica oltre la metalmeccanica e la chimica.

      La prosperità di una nazione non si misura dalle tonellate di ghisa e ok. Ma non si misura nemmeno dal numero di chip o di telefoni prodotti, visto che non facciamo più nemmeno quello.

      Poi arriva Landini e dice "Acciaio di Stato". Si certo, a Fantasilandia tutto è possibile. Facciamo prima a dare un vitalizio a tutti gli ex-operai e agli ex-sindacalisti cosi la smettiamo con questa agonia.

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  3. Chiamando manager stranieri forse si potrebbe.

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    1. I "manager" li può assumere chiunque.
      Qual'è la differenza allora con lo Stato che si fa carico delle acciaierie?
      C'è solo una spiegazione ovvia e cioè che, esattamente come in passato, lo Stato faccia un uso "sociale" delle aziende. L'uso "sociale" significa usare le aziende a fini assistenziali, ovviamente producendo delle perdite.

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  4. Lorenzo, però devi uscire dall'assolutismo. Uomocoso come lo chiami tu ti chiede quale sia lo scenario economico ideale per te. guarda, questa cosa del turismo e dell'agroalimentare è una minchiata. così come è una minchiata quella dei servizi - a meno che non utilizzi in modo poco lecito la leva fiscale -. uno stato prospera se ha l'industria. quando si dice che lo stato deve avere una politica industriale significa che deve fare in modo che le industrie si aprano e non si chiudano. e allora ci sarà bisogno dell'acciaio italiano. punto.

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    1. Tanto tu che UomoCoso secondo me dovreste fermarvi a pensare a cosa scrivete.

      Questo post non presenta nessuna proposta riguardo uno "scenario economico ideale".

      Si limita a dire che allo stato attuale riproporre l'IRI è una idea assolutamente demenziale e che non farebbe che portare l'Italia alla dittatura in maniera rapidissima, come è già successo agli inizi del '900. Non siamo più in grado di assorbire il danno di una holding pubblica che produce migliaia di miliardi (di lire di allora) di debito ogni anno al solo fine di creare occupazione al Sud. Tantomeno siamo in condizione di creare apparati industriali enormi per mercati che non esistono più come l'acciaio o che non esisteranno mai come nel caso della "banda ultra-larga" per poi dismettere tutto dando via ai privati (amici degli amici) a prezzo di saldo.

      Il discorso del turismo e dell'agroalimentare non è affatto una minchiata. L'Italia è come l'Europa in piccolo e la forza della Europa sono le differenze, le specificità locali. Quello che noi Italiani possiamo proporre al mondo non sono le billette di acciaio, che le fanno uguali in Indonesia o in Brasile, possiamo proporre quello che proponiamo da sempre e cioè i prodotti tipici.

      Comunque è ovvio che se dici "uno stato prospera se ha l'industria" significa che sei ancora fermo alle famose "otto milioni di baionette" del duce o alla parata dei carri armati sulla Piazza Rossa. Serve l'acciaieria per fondere lame, corazze e cannoni. E da qui non se ne esce. Se sei fermo all'800 inutile ragionare del 2014.

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    2. Siamo sempre li, inchiodati al mito della fabbrica e dell'operaio. Della "forza" dello Stato che dipende dalle miniere e dalle colate di ghisa.

      Intanto il mondo intorno è cambiato e quello che succede veramente è che nessuno di noi lavora in fabbrica, nessuno produce o consuma la ghisa.

      In più, oltre al fatto che dovremmo importare il minerale perché non abbiamo le miniere e importare l'energia per fondere il minerale, nessuno nel mondo vorrebbe comprare ghisa prodotta in Italia, tanto meno gli Italiani.

      Tutto demenziale, psichedelico. Abbattiamo le frontiere, siamo cittadini del mondo ma poi l'Italia deve avere la produzione di acciaio autarchico, che è logicamente impossibile.

      Dai basta che mi mangio il fegato.

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    3. dai non giocare a quello che ha il cazzo duro H24

      fai più soldi con 100 fatture da 1 euro o con 1 fattura da 100 euro ?

      ecco, in sintesi, la differenza tra un paese a vocazione turistica ed uno a vocazione industriale

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    4. Io non capisco quello che scrivi. Oppure non capisco in che mondo vivi. Basta prendere viale Sarca da Milano verso Sesto per toccare con mano che l'Italia non è più e non sarà più per chissà quanto tempo un Paese "vocazione industriale".

      Lo ripeto per la centesima volta, all'Italia non serve l'acciaio in generale perché non ci fa più niente. Quel poco che serve conviene comprarlo già fatto all'estero piuttosto che rimettere in piedi tutto una filiera che parte dall'importazione del minerale fino al prodotto finito che comunque produrrebbe a costi fuori mercato.

      Landini lo sa benissimo, quello che cerca lui è qualcuno o qualcosa che continui a pagare stipendi e pensioni. E l'unica cosa che gli rimane è fantasticare per l'ennesima volta della "terza via" di cui sopra, visto che del Comunismo ormai non vuole più sentire parlare nessuno a parte i casi clinici e che il Capitalismo punta al profitto e non alla beneficenza.

      L'alternativa non è tra la "vocazione industriale" e la "vocazione turistica", l'alternativa è tra consumare tutte le risorse disponibili e andare in fallimento, essere commissariati e svendere tutto quello che ha un valore, oppure trovare il modo di generare ricchezza.

      Nota che io non credo affatto che il declino si possa invertire ma se non troviamo il modo di ricollocare l'Italia e rallentare la caduta, ci faremo molto più male.

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    5. Mettiamola in un altro modo:

      1. Stiamo dicendo che l'imprenditoria non è in grado di fare industria in Italia.
      2. Stiamo dicendo che l'Italia deve fare industria e questo è un dogma di fede, non ci sono alternative.
      3. L'ipotesi è che la de-industrializzazione non dipenda dalle condizioni che rendono antieconomico produrre in Italia ma dal fatto che gli imprenditori sono incapaci e manigoldi quindi sono buoni solo a organizzare truffe.
      4. Per il punto 3, si sostiene che se lo Stato si accolla tutte le aziende che chiudono, dando la gestione in mano ai "manager" incaricati dal Partito si potrebbe definire il mitologico "piano industriale" che renderebbe queste aziende competitive. Mettendo tutto insieme si potrebbe anche definire il "Piano Quinquennale" di sovietica memoria.

      Per me tutto quello scritto sopra è falso. Ma non è falso perché lo dico io, è falso perché lo dimostrano gli ultimi 100 anni di storia. E noto che il trucco è sempre quello, quando il paradiso promesso non viene realizzato basta spostare il tutto più avanti e dire che in precedenza non abbiamo avuto abbastanza fede.

      Fede.

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    6. puoi anche aver ragione. se è così faccio bene a ripetere un giorno sì ed un giorno anche a mia figlia sedicenne che deve lasciare questo paese fottuto

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    7. Lo dico sempre, se avessi dei figli farei di tutto per mandarli via prima che salti tutto per aria.

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    8. Mi è venuta in mente un'altra cosa ovvia: siccome il cattocomunismo si è dato da fare per creare la guerra generazionale, i tuoi figli e nipoti si troveranno sul groppone tutti i debiti e i disastri accumulati dalle generazioni precedenti, che mentre sfilavano in manifestazione si preoccupavano anche di pararsi le chiappe, farsi garantire vitalizi e intrattenimento a spese altrui.

      Se non vuoi che i tuoi figli e nipoti lavorino per pagare vitalizi e lussi dei vecchi, dato che l'Italia è saldamente in mano ai soliti, non c'è alternativa che mandarli via, fintanto che non costruiranno un simpatico muro.

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  5. Liberismo...
    Ma la storia è piena di fallimenti del liberismo.
    Le condizioni sistemiche non sono più quelle del tempo di Adam Smith.
    Il paese in cui c'è la versione più intensa di liberismo, gli USA, è un paese caso studio di fallimenti, disastri, non sense, prodigiosi risultati dello spirito dell'interesse privato che porta al benessere della società, di pazzesche e catastrofiche bolle speculative.
    Oltretutto, anche là c'è un processo di deindustrializzazione sempre più spinto.
    E se non fosse per il fatto che l'impero rastrella risorse da tutto il mondo (se non ti va bene ti bombardano) e che ha ancora qualche bolla di risorsa interna (ad esempio l'ultima dose di roba, idrocarburi da fratturazione) sarebbe un'economia marcia e decotta.

    L'Italia non dovrebbe fare industria?
    Non mi sembra che tutti vadano a piedi e non utilizzino macchine per quasi ogni aspetto della vita.
    La virtualizzazione e la finanziariazione, la terziarizzazione sono un simulacro di soluzione, sono nello spazio dei problemi. Visto che poi il finance broker si va a pigliare un'auto lussuosa, poi sbaffa risotto bianco col tartufo, regala un impianto hi-fi alla sua amante o un viaggio (con un aeromobile a kerosene), etc. Alla fine si arriva ai beni fisici, all'energia. L'economia è fatta anche di questi fondamentali, anche di lavatrici, di turbine, di acciaio e culatelli.
    Essere bambini piccoli è ipotizzare un'economia sana e robusta senza uno o più dei tre settori.
    Come scrivi, non si può ritornare agli anni 70. Ma è altrettanto vero che...i problemi che abbiamo sono anche il frutto di un processo nato lì o ancora prima.
    Sistemi in cui tutto è stato fatto e prodotto hanno oltrepassato i limiti, sono insostenibili proprio dagli anni 70, stanno crescendo ancora in impronta ecologica.
    Ci sono ampie zone dello stato, ad esempio in Campania, esiste un liberismo di fatto, ad esempio nella gestione dei rifiuti o nella cementificazione del territorio. Nessuna regola viene rispettata, l'interesse del singolo, la mano dell'ingordigia, del più forte, del più intraprendente sono al massimo.
    Anche i disastri risultanti.
    E non c'entra nulla l'IRI, non ci sono i comunisti, non c'è nulla che non sia il più selvaggio spirito individuale.

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    1. Non so cosa rispondere.
      Io leggo e non vedo che una scarica di assurdità quindi uno di noi due non ci sta tanto con la testa e forse, anzi probabilmente, sono io.

      La storia è piena... io non so quale storia, forse quella di Alpha Centauri perché ho appena finito di scrivere che in Italia non c'è mai stato, non c'è adesso e non ci sarà in futuro nessun liberismo.

      Non ti piacciono gli USA? E chissenefrega, nessuno di noi due (purtroppo nel mio caso) ci vive. Siamo ancora li con il corteo e yakee go home. CHe due coglioni però. Per la milionesima volta, in questo post si discute della proposta di Landini di rifondare l'IRI. Punto. Il feticcio del "liberismo" viene invocato dai "sinistri" come spiegazione del fatto che l'Italia è nella merda. Cosa assurda perché come dicevo non c'è mai stato liberismo in Italia.

      L'Italia non dovrebbe fare industria?
      Domanda priva di senso visto che l'Italia NON STA FACENDO industria. La questione sollevata da Landini, e ti riporto ancora al topic di questo post è che i proprietari delle acciaierie hanno in progetto di dismettere la produzione perché anti economica. Landini propone di riformulare un "piano industriale" nazionalizzando le acciaierie.

      Le macchine le utilizziamo eccome, sia io che te stiamo leggendo questo scritto con delle macchine. Ma sono macchine che non sono ne progettate ne costruite in Italia. Nel caso dell'elettronica, nemmeno in Europa.

      Ipotizzare una economia è come ipotizzare il drago blu come fa mia nipote a sei anni. Torno a dire che in questo post non si tratta di ipotesi, quello che Landini propone è già stato fatto, le acciaierie in origine erano dell'IRI. Una volta che si rifondasse l'IRI sappiamo già esattamente come andrebbero le cose ed è esattamente quello che si propone Landini. Landini non pensa di produrre degli utili con le acciaierie, pensa che il "lavoro" sia un diritto che deve essere garantito dallo Stato.

      La chiusa del tuo commento è qualcosa che riguarda uno psicologo e non è il mio mestiere.

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    2. > in Italia non c'è mai stato, non c'è adesso e non ci sarà in futuro nessun liberismo

      Ho citato il caso di alcune zone del paese in cui c'è il liberismo de-facto (non ci sarebbe perché dovrebbero esserci le regole dello stato democratico di diritto blablablabla) nella sua forma più selvaggia e l'hai saltata a piè pari.

      Poi puoi dire che sono matto etc. ma questa è realtà.

      Ritorno all'affermazione che un manigoldo lestofante corrotto furbastro parassita voltagabbana fa disastri a prescindere, sia in un sistema privatistico, liberista, che in uno collettivo, pianificato.

      Come in Italia.

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    3. Detto questo, siamo nella cacca ANCHE per i disegni di paradigma debitista, parassitario come il caso studio dell'ICI che hai citato.

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    4. Non hai citato, hai fatto una affermazione falsa. La tua equazione per cui "delinquenza = liberismo" è demenziale. Non mi va nemmeno di confutarla tanto sarebbe inutile perché ha origini psicologiche non razionali.

      La seconda affermazione è un nonsenso tautologico, chiaro che esistono i malvagi sempre, comunque e ovunque. Ma ancora è una tua questione personale che non c'entra nulla con Landini e con l'IRI.

      Il tuo "anche" mi fa ridere. Perché è un "anche" che in basso si spinge a livello subatomico e in alto arriva alle distanze astronomiche, quindi, come nei casi continuamente ripetuti sul tuo blog quando si dice che è tutto un sistema complesso, anzi, complessissimo, dire una cosa o un'altra, dire tutto o non dire niente è esattamente la stessa cosa. Chiacchiere per stare immobili.

      Invece la storia vera dell'Italia è fatta di nomi, cognomi, fatti, date e numeri. Non la vuoi guardare? Fatti tuoi, però non capisco il senso dei tuoi commenti.

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    5. Il senso dei miei commenti è il seguente.
      Se uno pensa di rimanere in un sistema complesso per i pro che esso offre, non può non pensare di non gestire la complessità.
      Ad esempio:usiamo macchine (nel senso proprio, anche autoveicoli ma non solo) per lavorare, per curarci, per le attività artigianali etc. e quindi devo gestire la questione del settore secondario.
      O dei pro e contro del fatto che ne si deleghi la produzione ad altri paesi, etc.

      Oppure si fanno scelte drastiche (a me affascinano, la complessità cui siamo arrivati è in sé, ontologicamente, nello spazio dei problemi) e si tirano delle gran mazzate, si usa l'accetta, si arriva alla chirurgia, alla demolizione, etc. etc.
      In questi scenari "semplificati", peraltro esistenti ma in quantità così ridotte di popolazione che possono essere tacciati di metafisicità, la grande semplificazione e nuovi paradigmi possono portare a risultati sorprendenti.
      Ad esempio nelle piccolo patrie autarchiche a democrazia diretta, non si porrebbe la questione dell'IRI perché essa non è strutturalmente compatibile.

      se tu scrivi

      liberismo = panacea

      io faccio osservare che ciò non è vero, osservando cosa succede in certune zone d'Italia dove esso è, nella forma più selvaggia, il paradigma de-facto.
      In realtà l'asse liberismo - pianificazione non è l'unico: esistono altre dimensioni come quello della sostenibilità, l'asse globalismo - localismo, etc. che comportano attori di crisi estremamente potenti.

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    6. Te l'ho detto si che non faccio lo psicologo di professione?

      Perché sai, con comodo, quando te la senti, potresti controllare dove e quando ho scritto che "liberismo = panacea". Mi sa che non lo trovi, infatti non l'ho mai scritto.

      Tu non fai osservare niente, semplicemente palesi dei tuoi problemi personali che non sono tanto palesi negli argomenti ma nel fatto che non riesci a mettere in fila un ragionamento logico e coerente.

      Io ho scritto un'altra cosa e cioè che:
      1. non è esistito, non esiste e non esiterà il liberismo in Italia.
      Questo perché dal principio in Italia è esistita solo una economia assistita, anzi, pesantemente assistita. I governi repubblicani hanno proseguito quelle politiche economiche varate dal Fascismo adattandole agli scopi e alle necessità del consociativismo cattocomunista.

      2. siccome l'economia italiana è da sempre pesantemente assistita e il liberismo è sostanzialmente ignoto, attribuire la situazione corrente all'eccesso di liberismo è demenziale.

      Non so se ti aiuto nel farti notare che le tue osservazioni non sono pertinenti e che vengono dal tuo interno non dall'esterno. Perché è una cosa cosi ovvia, come l'assurdità di dire che la monnezza napoletana è effetto del "liberismo implicito", che se tu fossi in grado di vederlo non avresti nemmeno il problema.

      Quindi boh.

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    7. Comunque, siccome questo è il mio blog e le regole le faccio io, per favore potresti gentilmente discutere dei sistemi complessi con NotteCoso la dove NotteCoso vive e qui invece mantenerti sul piano del tangibile?

      A me delle vostre teorie dei quanti non potrebbe importare di meno, non entro nel merito del fatto se siano corrette o meno, cosa che comunque andrebbe fatta da qualcuno altrimenti vi parlate addosso, perché le ritengo non solo inutili ma un espediente per filosofeggiare mentre il mondo va a catafascio. E io non sono della vostra razza.

      Grazie.

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  6. certo che sei veemente lorenzo

    hai ragione sul mangia mangia parassita che ha distrutto l’italia e soprattutto a creato una casta di pensionati con una pensione non pagata da loro

    però affermare a priori che ogni iniziativa statale in termini di investimenti è sbagliata mi pare eccessivo e fuorviante

    se leggi la storia degli USA, grande paese guida del capitalismo, ti accorgi che le grandi infrastrutture indispensabili ad un capitalismo sviluppato sono state create con investimenti pubblici

    ovviamente se rispondi affermerai che sono fregnacce, ma mi sei simpatico lo stesso

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    1. No, non sono fregnacce solo che l'hai fatta fuori dal vaso.
      Infatti se tu ti sforzassi di fare un minimo uso di logica capiresti che quello che fanno gli USA è un conto, quello che fa l'Italia è un altro conto.
      Se tu avessi letto il brano che ho quotato avresti visto che negli anni '70 lo scopo dell'IRI non era sviluppare infrastrutture necessarie alla nazione ma fare un uso "sociale" della azienda che poi in soldoni significa creare falsa occupazione, con particolare riferimento al Sud, anche se questo generava migliaia di miliardi di perdite. Per altro la stessa politica era a quel tempo implementata da tutti i rami della presenza dello Stato, per dire, le Poste, le Ferrovie, eccetera. Inoltre questa politica si accompagnava negli stessi anni alla costruzione di tutto l'apparato del famoso "Stato Sociale" (nota che la parola sociale ricorre) che in sostanza significa garantire agli Italiani un tenore di vita non proporzionato alle loro possibilità economiche. Tutte queste cose sono state fatte con l'idea di indebitare lo Stato e poi ribaltare sulle generazioni successive il problema di come fare fronte ai costi e al debito. Le conseguenze le stiamo vedendo adesso. E siamo solo all'inizio.

      Per contro, se tu avessi letto sopra avresti anche visto che l'IRI è stato per un periodo gestito come una impresa, cioè mirando almeno al pareggio di bilancio nel rispetto degli obbiettivi strategici prefissati. Quindi E' OVVIO che impresa di Stato non coincide necessariamente con la merda. Nel vuoto. Ma in Italia purtroppo coincide. Causa retaggio ancestrale e presenza del cattocomunismo.

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