domenica, maggio 24, 2015

Cent'anni fa iniziava la Grande Guerra

Mentre siamo in tutte altre faccende affaccendati, ricorre il centenario del giorno in cui l'Italia entrò nella Prima Guerra mondiale, dopo lunghe trattative con entrambe le parti belligeranti allo scopo di ottenere le migliori garanzie di concessioni territoriali a guerra finita. La posizione subordinata che l'Italia poi ebbe al tavolo dei vincitori fu motivo delle rivendicazioni fasciste riguardo la "vittoria tradita". Reportage de Il Corriere: L'esercito marciava


Essendo io un "vecio", aggiungo anche questo, in memoria degli antenati:
Monte Nero
Il 16 giugno 1915, durante la prima guerra mondiale, i battaglioni Exilles, Pinerolo, Susa e Fenestrelle del 3º Reggimento Alpini comandato dal colonnello Donato Etna, con un'azione notturna occuparono la cima del Monte Nero, nelle alpi Giulie. L'impresa, che fu citata dalla stampa internazionale come esempio di brillante azione bellica, ebbe però un costo assai elevato in termini di vite umane; questo canto pare sia stato scritto e musicato dagli stessi alpini superstiti, tra cui Giuseppe Malandrino, natìo di Rivoli (TO)

sabato, maggio 23, 2015

Resoconto della mia esperienza con Debian GNU/Linux

Arrivo buon ultimo in una lunghissima fila di nerd. Da un po' di tempo uso Linux su un vecchio portatile su cui in precedenza usavo Windows XP. Ecco le mie osservazioni. Premessa: per semplicità qui con "Linux" si intende un ambiente desktop completo.

Difetti (non rimediabili) di Debian GNU/Linux:
1. compatibilità con tutto l'hardware esistente.
In teoria Linux è compatibile con qualsiasi cosa, in pratica però, quando l'azienda produttrice/venditrice dell'hardware non si fa carico di supportare Linux per i suoi dispositivi, significa che esistono due possibilità o qualche volontario ha scritto il firmware e/o i driver necessari oppure qualche volontario (io? tu?) deve ancora scrivere il firmware e/o i driver necessari. Nel primo caso l'hardware può funzionare meglio, uguale o peggio di come funziona in Windows. Nel secondo caso non funziona e basta. Riassumendo, significa che per essere sicuri che un certo hardware sia pienamente funzionante con Linux bisogna prima controllare la documentazione. Inoltre esiste un ulteriore inconveniente: quando si aggiorna il sistema ad una versione successiva, per esempio si passa da Debian 7 a Debian 8, un certo hardware che prima funzionava può smettere di funzionare, in tutto o in parte, questo o perché con l'aggiornamento è stato introdotto un difetto con una nuova funzione oppure perché è stata abbandonata una certa funzione precedentemente supportata. Succede lo stesso ad ogni avanzamento di versione di Windows, solo che li è tutto o niente, infatti ci sono ancora tantissimi computer che usano Windows XP in ambito aziendale.

2. carenze nel software "professionale" e in certe categorie di quello "amatoriale".
Per quasi tutte le attività che si effettuano con un PC con sopra Windows o MacOSX esiste almeno un software equivalente per Linux. Il problema è che, tranne casi specifici e solitamente molto tecnici e inerenti l'informatica, il software per Linux è una versione spartana e un po' "retro" di quello disponibile (previo acquisto della licenza o dell'abbonamento) per le altre piattaforme. Per cui si può fare image editing o grafica vettoriale con Linux ma con strumenti generalmente meno sofisticati e ovviamente meno noti di quelli commerciali.

Pregi di Debian GNU/Linux:
1. E' (quasi) tutto gratis.
Nella maggioranza dei casi si può configurare un desktop completo di tutte le sue parti e di tutti i programmi di uso comune che servono, oppure un server anche in ambiente professionale, senza dovere acquistare alcuna licenza o sottoscrivere un abbonamento. Certo, esistono anche software per Linux venduti normalmente dalle aziende che li sviluppano ma sono casi infrequenti e legati a casi molto specifici. Tranne questi casi, tutto il resto del software tipicamente è disponibile a tutolo gratuito e le aziende o le associazioni che lo distribuiscono si finanziano o con donazioni e sponsorizzazioni oppure vendendo servizi di formazione, servizi di assistenza, eccetera. Facciamo un esempio: un certo ufficio pubblico decide di utilizzare Linux, contatta una azienda che non gli vende nessun software (perché è gratis) ma gli fornisce il supporto tecnico per l'installazione delle postazioni, la configurazione della rete, la messa a punto degli strumenti necessari all'ufficio e la soluzione di tutti i problemi tecnici che via via si presentano.

2. E' tutto accessibile e di conseguenza libero e divertente.
Per definizione tutto il software Linux, a partire dai componenti del Sistema Operativo fino all'ultimo programma installato sul desktop, viene distribuito con il codice sorgente. Questo permette a chiunque di modificarlo come gli pare ma per il semplice utente come me che lo vuole solo adoperare, significa anche che un sistema Linux è un "insieme di scatole" che può essere liberamente smontato e rimontato nei minimi dettagli, non è un oggetto chiuso e inaccessibile, che prendi obbligatoriamente cosi come ti viene dato. Nel mio caso significa che io posso fare funzionare un desktop Linux completo con un decimo delle risorse hardware che servirebbero per Windows 7, semplicemente scegliendo in fase di installazione una delle possibili combinazioni di "scatole" tra le tante possibili. La possibilità di configurare il sistema come si preferisce lo rende non solo tecnicamente flessibile per tutti gli usi ma anche divertente da adoperare perché te lo fai come vuoi, le possibilità sono praticamente illimitate, tranne per il tempo che bisogna dedicarci.

3. E' incredibilmente facile da installare e da usare.
Lo so, sembra una barzelletta ma ad oggi installare Linux è incredibilmente più semplice che installare Windows. Si, ovviamente a volte ci si imbatte nel problema descritto sopra riguardo la compatibilità con qualche componente hardware. Ma nella maggior parte dei casi in un unico passaggio si installa il sistema, i driver e tutti i programmi base del desktop, compresi i programmi per usare Internet, i programmi per gestire i documenti (analoghi a Office), insomma tutto quello che serve. Sempre in un unico passaggio si fa l'aggiornamento di tutto, sistema, driver e di tutti i programmi. Se poi bisogna aggiungere qualcosa, o si usa un apposito strumento grafico, oppure si usa un comando tipo "apt-get install programma" e questo comando si occupa di andare a cercare il programma voluto, di controllare tutte le dipendenze in modo che sia perfettamente integrato col sistema e infine di installarlo. Per disinstallare il programma o si usa ancora il tool grafico oppure un comando tipo "apt-get remove programma" e oplà, rimosso senza complicazioni. Per il resto, un desktop Linux si usa ne più ne meno come un desktop Windows o MacOSX.

4. E' un sistema inattaccabile.
Chi ha una lunga abitudine ad usare, distruggere e ricostruire sistemi Windows sviluppa di riflesso una estrema cautela nell'uso del PC ma anche con la massima attenzione ci sono troppe vulnerabilità e prima o poi si finisce per imbattersi in qualche problema. Per esempio, tempo fa ho scaricato un software da Internet (da Sourceforge per la cronaca) e quando ho provato ad installarlo mi sono accorto che veniva installato anche un aggeggio che nelle intenzioni avrebbe modificato certe cose per poi fare apparire delle pubblicità durante il funzionamento del PC. Questo tipo di problemi sono inesistenti quando si usa Linux, per una serie di ragioni: primo, tutto il software (sistema, driver, applicazioni) viene distribuito da un archivio centrale. In linea teorica si può anche installare scaricandolo da Internet ma è una forzatura limitata a casi eccezionali. Secondo, quando si usa Linux non si hanno i permessi per modificare il sistema fintanto che non ci si collega come "root", cioè come super-utente, quindi niente può succedere senza il nostro consenso. Terzo, i sistemi Linux non sono "appetibili" per i malintenzionati. Quindi, per l'utente smaliziato, significa non doversi più preoccupare di tutte le cautele e le misure di sicurezza, per l'utente poco esperto significa che non avrà mai nessun problema dovuto a software malevolo.

Conclusione: paradossalmente il mondo dell'informatica dovrebbe funzionare alla rovescia e cioè la maggior parte della gente dovrebbe usare Linux e solo in casi specifici, causa particolare esigenze, si dovrebbero usare Windows o MacOSX.

lunedì, maggio 18, 2015

Autoritratto con orzo

Secondo il Comune questo dovrebbe essere un parco, in realtà è la solita pista ciclabile solitaria che inizia e finisce nel nulla e che costeggia dei campi di orzo o di avena. Il faccione è il mio, incorniciatelo a futura memoria.



Ah, se vi chiedete cosa facessi li, non ridete, cercavo di trovare casa nell'unico posto vivibile della mia città.

mercoledì, maggio 13, 2015

Salvare vite

Scusate la ovvietà di questo ragionamento.

Domanda: secondo voi quante vite si potrebbero salvare nelle aree povere del mondo coi milioni che spendiamo e spenderemo per pattugliare il mare, traghettare ed ospitare i cosiddetti "migranti"?

Domanda: cosa hanno di speciale i "migranti" per meritarsi il nostro aiuto rispetto ai loro conterranei che non hanno potuto lasciare il loro Paese?

Domanda: perché è cosi importante la famosa "conta dei morti" per i "barconi" affondati ma nessuno conta quelli che muoiono ammazzati a casa loro o di malattia perché non hanno medicine semplicemente di dissenteria perché non hanno una pompa e acqua pulita? Leggevo una stima secondo cui ogni giorno muoiono 25 mila persone solo a causa della fame. Eppure non c'è nessuna operazione di soccorso in essere, nessuna riunione d'emergenza, eccetera.

sabato, maggio 09, 2015

I cosiddetti economisti e la crescita infinita


Stamattina ascoltavo Radio Radicale e intervistavano un professore di Economia.
Il professore citava un documento del Fondo Monetario Internazionale e, dopo una lunga premessa, sosteneva due assunti ovvi:
1. per ottenere una ripresa economica bisognerebbe che aumentassero gli "investimenti privati" ma non si possono avere "investimenti privati" se non aumenta la domanda. Quindi la questione degli "investimenti privati" è un punto morto.
2. per ottenere la ripresa economica, incentivare la domanda, sostenere gli "investimenti privati", occorre invece che ci siano "investimenti pubblici", che per loro natura sono incondizionati.

L'intervistatore a questo punto pone una domanda retorica, cioè una domanda a cui, secondo lui, tutti dovrebbero già conoscere la risposta: "professore ma come possiamo avere "investimenti pubblici" a fronte di "debito pubblico" cosi elevato?"

Ed ecco la solita risposta automatica: il "debito pubblico" non è un problema (che è come dire che il debito non esiste) fintanto che gli investitori hanno la percezione che lo Stato indebitato sia solvibile, cioè che possa fare fronte al "debito". Quindi l'idea sarebbe che lo Stato può "investire" aumentando il "debito" fino a quando "il mercato" non decide che non è più in grado di ripagare il "debito". Ma prima che si arrivi all'apocalisse della insolvibilità grazie agli "investimenti pubblici" l'economia nel frattempo è ripartita e lo Stato può attingere ad ulteriori risorse tramite il prelievo fiscale, quindi diventa "più solvibile" alzando l'asticella del "debito".

Io mi domando e chiedo, delle due l'una: o io sono imbecille e non ho capito niente oppure gli "economisti" non conoscono la logica. Infatti, se il meccanismo sopra descritto fosse possibile, sarebbe la descrizione del "moto perpetuo" applicato all'economia o una macchine che crea più energia di quella che consuma, cioè la "crescita infinita" o anche la generazione di ricchezza dal nulla. La cosa che trovo spassosa è l'idea che si possa alimentare la "crescita infinita" della economia basandosi sul "debito infinito", il cui unico limite è che sia appena sotto il livello di "solvibilità" di uno Stato in condizione di "crescita infinita". Crescita infinita significa solvibilità infinita quindi debito infinito.

Per la cronaca, c'era prima l'uovo della gallina.

Non finisce qui. Il commentatore, tutto contento di avere ribadito che la "crisi" è colpa delle politiche reganiane, aggiunge che la Cina sta investendo pesantemente in infrastrutture sia nei suoi confini che all'estero e lo stesso fa l'India e l'Asia in generale. Quindi se l'Europa non si decide a fare altrettanto, invece di continuare con il "rigore", rischiamo di trovarci in una posizione di inferiorità catastrofica.

Allora io mi chiedo ancora se sono io imbecille oppure i commentatori di Radio Radicale vivono a Paperopoli. Infatti esiste una ovvia differenza tra l'Europa e l'Asia: le risorse che lo Stato spende per ogni singolo cittadino. Più precisamente, le risorse che in Europa vengono spese per garantire i "diritti". Sarebbe interessante per esempio sapere quante TAC vengono fatte in Italia sulla media della popolazione e quante ne fanno in CINA. Si, certo che l'Europa potrebbe investire come fanno i Cinesi ma questo è possibile solo nella logica di cui sopra delle "quantità infinite".

Se invece le quantità fossero finite, per potere investire in ponti e strade devi disinvestire in sanità o in pensioni o in qualche altra cosa. Bisognerebbe dire agli Italiani che andare in vacanza alle Maldive non è un "diritto", bisognerebbe dire gli operai della FIOM che il sindacato è vietato per legge e che le condizioni di lavoro sono quelle degli stabilimenti cinesi.

Adesso finisco: provate ad immaginare se uno Stato partisse con la campagna della "crescita infinita" alimentata dal "debito infinito" ma gli "investimenti pubblici" non riuscissero a fare ripartire l'economia abbastanza da convincere "il mercato" che lo Stato è ancora in grado di ripagare il debito.

P.S. nella colonna di destra trovate il link verso alcuni dati sul PIL e sul Debito per l'Italia.

martedì, maggio 05, 2015

Può servire un altro DNS

Premessa, il DNS, Domain Name System, è un servizio fondamentale per una connessione Internet. Serve per associare un indirizzo IP ad un nome, per esempio l'indirizzo 185.53.36.101 al nome Corriere.it. In sostanza serve per "collegare" le cose di Internet tra di loro.

Nella maggioranza dei casi chi usa una connessione Internet ha impostato le proprietà TCP/IP, cioè quelle del protocollo usato per la connessione medesima, in modo che venga adoperato il servizio DNS indicato dal provider nel momento in cui la connessione viene stabilita.

Ci sono però alcune ragioni per cui conviene usare dei servizi alternativi, per esempio:
- Il servizio DNS del provider blocca un certo sito a cui volete accedere. Può capitare sia per iniziativa del provider che per ordine delle autorità.
- Non volete che il provider tenga traccia delle richieste che fate al suo servizio DNS.
- Il servizio DNS del provider, per ragioni che non vi descrivo, incide in maniera sfavorevole su alcune o tutte le funzioni della vostra connessione Internet.

Vi suggerisco quindi tre servizi DNS pubblici, ci sono le istruzioni per le impostazioni:

OpenNIC:
http://www.opennicproject.org/

OpenDNS:
https://www.opendns.com/

Google Public DNS:
https://developers.google.com/speed/public-dns/

Attenzione però, non sono necessariamente equivalenti. Per esempio io usavo Google DNS fintanto che mi sono accorto di non riuscire a caricare certi video. Ho dovuto sostituire il servizio di Google con quello di Open NIC. Esistono anche dei software che vi suggeriscono il DNS pià performante, Google distribuisce uno di questi tool, se vi interessa cercatelo.

Scuola e sindacato

Qualcuno è d'accordo con me:
Paola Mastrocola: "Il sindacato ha rovinato la scuola e l'Italia

Il concetto generale è giusto ma c'è una osservazione ulteriore: i sindacati italiani non sono organizzazioni indipendenti che tutelano gli interessi degli iscritti. Sono invece l'emanazione dei partiti politici e operano all'interno della logica dello assistenzialismo e del voto di scambio.

Quindi, se sono palesi le conseguenze nefaste di un certo "sindacalismo", non è nel sindacato in quanto tale il problema, piuttosto è nella intima natura della Repubblica dalla fondazione ai giorni nostri. In particolare il ruolo dei due maggiori partiti, il PCI e la DC, delle rispettive ideologie di riferimento e prassi nel gestire la Cosa Pubblica.

La Pubblica Amministrazione non esiste per fornire servizi ai cittadini, esiste per distribuire stipendi, pensioni, tutele, diritti. Quindi non importa se funziona bene o male, non importa quanto costa, anzi, paradossalmente peggio funziona e tanto più costa, meglio assolve al suo scopo reale.

Parlando di Scuola, nessuno si preoccupa degli studenti, che sono solo un inevitabile fastidio. Invece l'unica cosa che conta sono gli insegnanti, i precari, gli impiegati, i dirigenti, i contratti, le assunzioni, i pensionamenti, eccetera. Poi c'è la famosa "questione meridionale" per cui la stragrande maggioranza degli insegnanti vengono dal Sud ma la Camusso si preoccupa del destino delle scuole di Scampia o dello Zen di Palermo. Si potrebbe continuare all'infinito.

Gli stessi problemi fondamentali che si riscontrano nella Scuola esistono ovunque. Purtroppo dopo decenni fanno parte della natura degli Italiani, anche se è difficile dire se sia venuto prima l'uovo o la gallina.

venerdì, maggio 01, 2015

Primo Maggio, ovvero perché siamo finiti

Fenomeno osservato:
1. "Dobbiamo creare tanti posti di lavoro per gli oltre tre milioni di disoccupati"

2. "Bisogna cambiare le politiche" del governo e "bisogna fare investimenti pubblici e privati"

3. "Ognuno ha diritto di venire in Europa per salvarsi la vita. Il trattato di Dublino va cambiato, è un'espressione del nostro egoismo. Ognuno di noi è cittadino del mondo, ognuno di noi è migrante"
Primo maggio, i segretari di Cgil Cisl e Uil a Pozzallo

Qualcuno dovrebbe comunicare ai sindacati che l'Italia ha sfiorato il "default" ai tempi del governo Monti, cioè ha rischiato di non riuscire a collocare i titoli di stato e quindi di non avere i soldi per pagare i dipendenti pubblici, le pensioni e i creditori. I "posti di lavoro" non li "crea" lo Stato, a meno di non "crearli" col solito sistema assistenziale di tipo greco-meridionale. Uno Stato prossimo alla bancarotta non ha le risorse per "cambiare le politiche" e per fare "investimenti". Andare a requisire i risparmi degli Italiani tramite le imposte non invoglia i "privati" ad investire.

Inoltre, prima assurdità evidente, se c'è un problema di disoccupazione non ha senso importare manodopera immigrata. Cito Panorama:
Continua a crescere il numero degli stranieri presenti in Italia. Al primo gennaio 2014 gli immigrati in Italia, regolari e non, si attestano a 5,5 milioni di unità - una cifra pressoché equivalente agli abitanti del Veneto o della Sicilia - con un incremento di oltre 500mila presenze rispetto ai 4,9 milioni dell'anno precedente.
Dato che gli immigrati arrivano sprovvisti di tutto, queste cifre si vanno ad aggiungere a quelle degli Italiani da assistere e per cui occorre "creare tanti posti di lavoro".

Seconda assurdità evidente, se siamo "cittadini del mondo" allora l'Italia non esiste se non come espressione geografica, quindi io non riconosco nessuna autorità allo Stato e smetto di pagare le imposte. Viceversa, se sono "cittadino del mondo", perché non posso essere governato dal Governo tedesco e avere la Merkel come Cancelliere invece di Renzi? Certo, mi potrebbe capitare anche di essere governato dal Governo greco e avere Tsipras al posto di Renzi. Un simpatico corollario che il sindacalista non considera è che se siamo "cittadini del mondo" e siamo "migranti", allora dobbiamo migrare e andare a cercare il lavoro nel "mondo", andare a fare gli ingegneri o gli operai e i contadini la dove esiste domanda di manodopera, alle condizioni locali. Altro che Articolo 18 al calduccio.

Terza assurdità, se "ognuno ha diritto di venire in Europa", gli Europei hanno diritto di rimanerci o se ne devono andare per fare posto, visto che siamo già pigiati gli uni sugli altri?

Causa del fenomeno, i "sogni".
Esempio, intervista a Roberto Mancini, allenatore Inter:
[...] alla domanda se lui fosse un uomo di sinistra, risponde così:"mio padre di sicuro: lavoratore e comunista, pensi che il suo sogno era quello di andare a vivere in Russia!