martedì, maggio 05, 2015

Scuola e sindacato

Qualcuno è d'accordo con me:
Paola Mastrocola: "Il sindacato ha rovinato la scuola e l'Italia

Il concetto generale è giusto ma c'è una osservazione ulteriore: i sindacati italiani non sono organizzazioni indipendenti che tutelano gli interessi degli iscritti. Sono invece l'emanazione dei partiti politici e operano all'interno della logica dello assistenzialismo e del voto di scambio.

Quindi, se sono palesi le conseguenze nefaste di un certo "sindacalismo", non è nel sindacato in quanto tale il problema, piuttosto è nella intima natura della Repubblica dalla fondazione ai giorni nostri. In particolare il ruolo dei due maggiori partiti, il PCI e la DC, delle rispettive ideologie di riferimento e prassi nel gestire la Cosa Pubblica.

La Pubblica Amministrazione non esiste per fornire servizi ai cittadini, esiste per distribuire stipendi, pensioni, tutele, diritti. Quindi non importa se funziona bene o male, non importa quanto costa, anzi, paradossalmente peggio funziona e tanto più costa, meglio assolve al suo scopo reale.

Parlando di Scuola, nessuno si preoccupa degli studenti, che sono solo un inevitabile fastidio. Invece l'unica cosa che conta sono gli insegnanti, i precari, gli impiegati, i dirigenti, i contratti, le assunzioni, i pensionamenti, eccetera. Poi c'è la famosa "questione meridionale" per cui la stragrande maggioranza degli insegnanti vengono dal Sud ma la Camusso si preoccupa del destino delle scuole di Scampia o dello Zen di Palermo. Si potrebbe continuare all'infinito.

Gli stessi problemi fondamentali che si riscontrano nella Scuola esistono ovunque. Purtroppo dopo decenni fanno parte della natura degli Italiani, anche se è difficile dire se sia venuto prima l'uovo o la gallina.

11 commenti:

  1. che gli insegnanti siano in linea generale scarsi in Italia mi pare fuori discussione.

    senza scomodare il famoso detto che tu sei solito ripetere più volte, mi pare altrettanto fuori discussione che un brillante laureato tra una carriera nell'impiego privato con possibilità di crescita professionale ed economica e una carriera nel mondo dell'insegnamento scelga tutta la vita la prima.

    qui il sindacato c'entra poco. sì, forse tutelerà gente indifendibile, ma la scarsezza degli insegnati prescinde totalmente dall'adesione o meno a questa o quella sigla.

    d'altro canto, qui si intrecciano diversi fattori:

    1) nel tempo il prestigio sociale della figura dell'insegnante è venuta meno. tanto che oggi vediamo a genitori e studenti che si permettono di dire loro qualunque cosa.

    2) è passato il concetto che è un lavoro ideale per le donne, che lavorano poche ore possono stare a casa ad accudire i figli e il marito bancario. se vedi le foto della manifestazione di oggi la quasi totalità è fatta da donne. non per essere maschilista, ma il livello di affezione alla professione è ai minimi termini. qualcuno mi dirà "ma è così anche per i maschi ?". vero, ma lì entra in gioco quanto detto nel secondo capoverso.

    3) le nostre scuole fanno oggettivamente schifo. se solo il 50% di quanto mi racconta mia figlia è vero, sfido chiunque - docenti compresi - ad avere voglia di andare a scuola per insegnare. non dico avere i college anglosassoni ma neanche i cornicioni che ti cadono addosso (per una settimana mia figlia è stata a casa perchè i viglili del fuoco hanno dichiarato l'inagibilità del suo istituto).

    poi finisco dicendo una cosa banale forse. non ho approfondito questa "buona scuola renziana", ma sono basito che ci sia uno sciopero dei docenti quando si stabilizzano migliaia di precari (che non dico sia giusto, ma lo dico come semplice affermazione). io non so se Renzi sia migliore di chi lo ha preceduto. peggiore però non lo è di sicuro.

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    1. Parte prima, il sindacato.
      Diamo per assodato che sia giusto e necessario che esistano associazioni che tutelano i dipendenti nelle loro relazioni con il datore di lavoro. Io mi iscrivo e tu mi rappresenti nelle sedi opportune, mi fornisci tutela legale, eccetera.

      Dove non funziona? In Italia il sindacato è un ircocervo, formalmente una associazione ma nei fatti parte delle istituzioni, emanazione semi-governativa.

      Questo si riflette sia nel mondo di operare dei sindacati che nella normativa del Lavoro che assegna ai sindacati un ruolo che non dovrebbero avere, per esempio quello di essere organo decisore riguardo le procedure degli "ammortizzatori sociali" che vengono finanziati dallo Stato.

      La cosa diventa paradossale quando si parla di Pubblico Impiego, praticamente chi rappresenta i lavoratori è anche, seppure non ufficialmente, il datore di lavoro.

      Seconda parte, la Scuola.
      Se gli edifici cadono a pezzi, se mancano le dotazioni, è perché il personale ha un costo che l'Italia non si può permettere. Come scrivevo sopra, l'Istruzione ha gli stessi problemi della Sanità e cioè che, in presenza del "diritto costituzionale" alla istruzione e alla salute, diritto universale e che in quanto concetto metafisico non tiene conto delle limitazioni fisiche, il costo dell'apparato è cresciuto fino al punto che non riusciamo a tenerlo in piedi anche se mano a mano riduciamo la qualità del servizio. La voce di costo prevalente nei servizi è il personale.

      In altre parole siamo nella condizione paradossale per cui gli insegnanti sono scadenti, gli studenti analfabeti, le strutture chiudono o sono fatiscenti, eppure l'Italia non riesce a sostenere il costo della Scuola.

      Non se ne esce, rispetto alla capacità di spesa ci sono troppi insegnanti e/o lavorano troppo poco e/o sono pagati troppo.

      Prego notare che è ESATTAMENTE IL CONTRARIO di quello che sostengono i sindacati e lo stesso Governo, che come dicevi, ha provveduto ad assumere centinaia di migliaia di nuovi insegnanti. Un po' come la Corte Costituzionale che sentenzia sulle Pensioni ben sapendo che non ci sono i soldi in cassa per pagarle.

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    2. E cioè il sindacato sostiene che ci sono pochi insegnanti, che lavorano troppo e che sono pagati poco.

      Se gli dici "ma non abbiamo i soldi per pagarli" ti rispondono con la panacea di tutti i mali e cioè una bella "patrimoniale".

      Che poi gli studenti siano analfabeti non importa, purché siano tutti ugualmente analfabeti. Infatti quello che conta è garantire il "diritto" universale, o meglio, garantire la universalità del "diritto", che poi sia il diritto ad essere analfabeti non importa. Se tutti sono analfabeti, sono tutti letterati.

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    3. Anche le osservazioni di Francesco sono pertinenti.
      Ad esempio lo squilibrio di genere nella classe insegnante e' un problema in se'.

      Ho citato le tue osservazioni sulla questione della sostenibilita' a cui non fa eccezione il sistema scuola.
      Ah, poi ci sarebbe la nuova follia della corte costituzionale che aggrava il problema delle pensioni annullando uno degli interventi sensati.
      Sarebbe un'altra pagina su questa ennesima demenza.

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    4. Il problema non è tanto la differenza di genere ma il fatto ovvio, eppure negato, che l'insegnamento è preferito dalle donne, come dice Francesco, perché implica un impegno abbastanza ridotto da consentire di accudire anche la famiglia.

      Gli insegnanti, messi di fronte alla ventina di ore di lavoro settimanali, quasi metà di quelle degli altri e dei mesi di ferie, si sono sempre trincerati dietro una muraglia di scuse, dall'impegno psicologico di stare dietro a tutte le necessità dei ragazzi a quello professionale dovuto alla formazione continua, la preparazione delle lezioni eccetera.

      Probabilmente la verità sta in qualche punto nel mezzo ma non se ne può nemmeno discutere, cosi come non si può discutere dei concorsi, dei "titoli", della provenienza geografica degli assunti, dei risultati dei test sottoposti agli studenti, eccetera.

      Prima sentivo lo slogan "la scuola deve essere libera, pubblica, democratica". E tanto basta.

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  2. _zzz mi ha segnalato questa intervista, sul Mattino, a Paola Mastrocola, "Il sindacato ha rovinato la scuola e l'Italia. Oggi insegnanti scarsi sfornano studenti analfabeti"


    Riflessione interessante. Uno dei punti contestati e' la concentrazione del potere nei presidi.
    L'intervento renziano assume che sia una buona cosa. Lo sarebbe se i presidi fossero persone intelligenti, competenti, razionali e con etica e dimensione ecologica della vita.
    La questione e': i presidi sono meglio, peggio o grosso modo equivalenti agli insegnanti o di altri metodi di assegnazione non personali(stici)?
    L'Italia e' fatta anche delle peggiori baronie, non dimentichiamocelo.

    Sebbene io sia ferocemente critico con la demagogia democratica o democrazia demagogica, so che possono esistere sistemi peggiori come le oligarchie travisate o autoritarismi nelle mani di una sola persona.

    In altre parole ritengo che un gruppo di pazzi e dementi con meno potere dovuto alle loro risse sia molto meno pericoloso di un pazzo demente con il potere accentrato nelle sue mani.
    Qui si aprirebbe un'altra questione sul mito della governabilità che, nelle condizioni attuali, con le antipolitiche attuali, sarebbe ed e' una sciagura completa. Se c'è una cosa peggiore del fare cose pessime con le difficoltà di pesi contrappesi opposizioni etc. c'è sicuramente il fare cose pessime con più potere, in meno tempo, su scala più grande.

    La classe insegnante non puo' essere migliore del paese che la esprime.
    Da questo punto di vista l'unico rimedio e l'impegno personale, lo studio, nel tempo libero avere varieta' di interessi e passioni intelligenti.

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    1. UomoCoso, a naja, appena arrivato, mi dettero l'incarico di capo-camerata. Cosa avevo di particolare? Ero il più anziano della camerata. Dovevo essere di natura diversa dagli altri? No, dovevo solo essere meno impulsivo e prendermi la colpa per ogni ipotetico incidente. La mia funzione era solo di moderatore e di intervenire in caso di anomalie che avrebbero potuto trasformarsi in rogne per me.

      Il preside non deve essere il tramite tra Dio e i docenti. Deve solo essere il capo-camerata dell'istituto scolastico. Intervenire a moderare gli eccessi e quando si verifica un problema che si può trasformare in rogne per lui stesso. Non serve Einstein, basta una persona d'esperienza e che sia chiaramente e ufficialmente investito sia della autorità che delle responsabilità che ne derivano.

      La "libertà di insegnamento" in linea teorica servirebbe per evitare che i docenti siano obbligati ad indottrinare gli studenti secondo una ideologia di regime. Nella pratica è stata usata, secondo tipica prassi comunista, per lo scopo diametralmente opposto e cioè sia per permettere ai docenti di non fare nulla o di fare poco e male, oppure per indottrinare i ragazzi secondo la propria ideologia.

      Io mi domando e chiedo in quale professione non si viene sottoposti a critica da parte di superiori gerarchici o dai clienti. Una sola, quella del dipendente pubblico. E' un privilegio e un abuso, non un diritto.

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  3. seppur un po’ schematico, approvo il senso generale del post

    a me pare che la politica non sia il centro del potere, ma che sia spesso invece impotente di fronte al potere di lobby sindacali e di vario genere, perchè le basi del vero potere sono negli assetti corporativi

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    1. In qualsiasi democrazia rappresentativa il rappresentante eletto deve tutelare i gruppi di interesse (lobby) di cui è espressione.

      Nella Costituzione c'è il famoso articolo che esclude il "vincolo di mandato", che significa che un Deputato o Senatore non possono essere rimossi da nessuno perché non votano conformemente a quanto deciso da un partito o da un altro. Ma questo non significa che il Deputato non debba rendere conto agli "amici" e agli "amici degli amici".

      Nel tuo commento c'è un errore, la parola "impotente". E' una contraddizione in termini, nel senso che il "politico" esiste in funzione del gruppo di interesse che lo mette li. E' li apposta, ce lo mettono apposta. Quindi nessun "politico" pensa o ha mai pensato di andare contro gli "amici", al massimo cerca di portare l'acqua al mulino dei suoi "amici" a discapito del mulino degli "amici" di qualcun altro.

      Paradossalmente, un sistema corporativo è più semplice e lineare di un sistema partitico. Infatti, io capisco che la corporazione dei tassisti cerchi di fare gli interessi dei tassisti. E' più difficile da capire che il sindacato dei tassisti obbedisca ad ordini che emanano da un certo partito, ordini che si inquadrano in una spartizione a livello più generale e potenzialmente molto più distruttivo di quanto può essere una campagna dei soli tassisti.

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  4. Questo è quel che ho trovato questa sera nella mia casella e-mail. Spam di governo, propaganda, ipocrisia pura... chiamalo come ti pare, resta una cosa irritante per la montagna di strumentali falsità (leggi truffe, raggiri) che esprime. Benzina sul fuoco.

    "Gentilissime e gentilissimi insegnanti,

    oggi per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l'unica strada per riportare l'Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull'educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve restituire prestigio e rispetto alla scuola.

    Stiamo provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità all'educazione e prestigio sociale all'educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa. Vogliamo smetterla con i tagli per investire più risorse sulla scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica italiana.

    L'Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull'innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.

    Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la inventa il Governo: la buona scuola c'è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare l'ennesima riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire la qualità educativa.

    Per questo con il progetto La Buona Scuola:

    I. Assumiamo oltre centomila precari. Ovviamente chi non rientra nell'elenco si lamenta, quelli del TFA non condividono l'inclusione degli idonei del 2012, quelli della GAE chiedono di capire i tempi, quelli del PAS fanno sentire la propria voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma dopo anni di precariato, questa è la più grande assunzione mai fatta da un Governo della Repubblica. E non è vero che ce l'ha imposta la Corte di Giustizia: basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha certo imposto questo.

    II. Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi. Altrimenti si riparte da capo.

    III. Mettiamo circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica. Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti, grazie anche all'operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni di euro. Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e dagli infissi, non solo dalle previsioni normative. É il più grande investimento in edilizia scolastica mai fatto da un Governo della Repubblica."

    [segue...]

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  5. [continua dal commento precedente]

    "

    IV. Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione. A questi si devono aggiungere 500 euro netti a testa per la Carta del Professore: musica, libri, teatro, corsi per pagare ciò che ritenete utile per aiutarvi nella vostra crescita culturale. E ci sono 200 milioni di euro per il merito. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.

    V. Attuiamo l'autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell'autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.

    VI. Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica. Segno evidente che le cose non funzionano. Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze.

    VII. Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l’arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e scientifica.

    VIII. Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti.

    Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:

    - Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto;

    - I giorni di vacanza non si toccano:

    - Nessuno può essere licenziato dopo tre anni;

    - Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.



    C'è un Paese, l'Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l'occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di marito, di studente l'orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all'elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire speranza al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro progetto non è “prendere o lasciare” e siamo pronti a discutere. Ma facciamolo nel merito, senza la paura di cambiare. L'Italia è più forte anche delle nostre paure.



    Aspetto le Vostre considerazioni.

    Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell'anno scolastico.

    Molto cordialmente,
    Matteo Renzi"

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