domenica, novembre 22, 2015

Dare un contenuto a parole vuote

Una breve spiegazione di termini che tutti usano a sproposito, per primo il Caro Leader del Partito della Nazione.

Digitale - Da "digit" che in inglese significa "cifra", dal latino "digitus", dito. Come si capisce dalla parola, qualcosa che viene rappresentato con un numero dentro un certo intervallo finito, cioè "discreto". Per fare un esempio, un orologio digitale mostra due cifre per l'ora (in un intervallo da 1 a 24) e due cifre per i minuti (in un intervallo da 0 a 59), per esempio 2:00, 2:01, 2:02, eccetera.

Analogico - una grandezza fisica viene rappresentata con un numero reale, cioè in un intervallo ci sono infiniti valori intermedi, si tratta di un "continuo". Per esempio un orologio analogico (ideale) le lancette si muovono coprendo la circonferenza del quadrante che si può dividere in un numero infinito di punti, quindi riprendendo l'esempio soprastante, tra i due valori "discreti" 2:00 e 2:01 dell'orologio digitale, quello analogico segna (idealmente) infiniti valori intermedi. In altre parole mentre l'orologio digitale non mostra nessun cambiamento tra 2:00 e 2:01 per un intervallo di tempo di un minuto, nell'orologio analogico (ideale) le lancette continuano a muoversi e in ogni momento vedo un valore diverso.

Nella storia sono esistiti computer analogici, cioè basati su valori continui. Ad esempio la Macchina di Anticitera (forse costruito attorno al 100 A.C.) era un computer analogico con ruote e quadranti che serviva per fare calcoli astronomici. Il regolo calcolatore (inventato nel '600 dopo la introduzione del concetto di logaritmo), che serve per fare moltiplicazioni e divisioni. Si usavano computer analogici per i calcoli balistici delle artiglierie nella II guerra mondiale. Sono esistiti anche computer analogici elettronici, che per effettuare i calcoli operano con i valori continui di volt o di ampere dentro un circuito. I computer analogici sono estremamente veloci ma hanno la caratteristica che ripetendo lo stesso procedimento si possono ottenere due risultati diversi (la precisione dipende dalla lettura del risultato).

Questa introduzione serve per dire che la espressione "il Digitale", come in "il Digitale nella Pubblica Amministrazione", voce grezza di "la Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione", non significa niente. Equivale a dire "la automazione nella Pubblica Amministrazione", cioè tutto quello che serve ad affidare alle macchine il lavoro che oggi viene svolto manualmente dagli impiegati. In linea teorica la automazione della P.A. implica tra le altre cose la produzione e la archiviazione su supporti qualsiasi gestiti da computer e la comunicazione di questi documenti tramite reti di computer, però le informazioni generate ed archiviate in questo modo sono per loro natura volatili, quindi sarà sempre necessario trasferire una copia permanente su un foglio di carta o un foglio di platino o una lastra di granito.

Una conseguenza storica evidente della automazione è che parte del personale risulta superfluo, quindi più la P.A. dovesse essere automatizzata, tanto più evidente diventerà il fatto che esiste per garantire occupazione (e quindi spendere risorse), non per produrre servizi (e quindi produrre risorse).

Quando il Caro Leader usa espressioni come "Cyber Security" e dice "tagghiamo i terroristi" è abbastanza chiaro che i suoi riferimenti sono gli stessi della pubblicità delle automobili.

Invece per la faccenda di portare la "Banda Larga" in tutti i casolari sulle montagne e nelle campagne, mi sembra una bella cosa perché aumenta le opportunità dei villici di essere in contatto col mondo. Però, a parte che al villico non serve una banda poi cosi larga, non sono ancora riuscito a capire come questo possa rappresentare uno stimolo fondamentale alla economia italiana. Non vedo come mostrare i video porno ai villici li possa rendere più produttivi. Non vedo come la Banda Larga aiuti a portare container da Reggio Calabria a Bolzano. Mah.

14 commenti:

  1. Lorenzo: "Una conseguenza storica evidente della automazione è che parte del personale risulta superfluo"

    In un mondo ideale sarebbe così, e quel personale (come tutti gli altri) potrebbe avere accesso a una maggior quantità di tempo libero senza nocumenti in termini di paga. In realtà è da quel dì che gli "sgravi" resi possibili dalla tecnologia in ogni campo vengono vanificati introducendo livelli di complicazione che "neutralizzano" i passi avanti, oppure vengono accaparrati dai "padroni del vapore", che arrogano a sè gli utili accollando alla collettività gli oneri. Un'altra forma di vanificazione è quella del puro e semplice spreco, per cui ci costringono e ci costringiamo a lavorare tanto quanto prima per concederci varie inutilia delle quali potremmo fare a meno, magari pure con soddisfazione. Ovviamente, la pubblicità ci dà dei begli spunti nella direzione "giusta", creando bisogni dei quali non abbiamo proprio bisogno (il bisticcio è voluto).

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    1. Sopra ho scritto che tanto maggior l'automazione, tanto più evidente il fatto che la burocrazia è auto-referente e che esiste per gli scopi che ho detto.

      Devi considerare che io cittadino sono indifferente alla sorte dell'impiegato pubblico, che lo facciano sedere sul cuscino di piume o stare in ginocchio sui ceci. Quello che percepisco è la maggiore o minore quantità di fastidi che mi vengono imposti dallo Stato o dalle Amministrazioni Locali.

      Per esempio, se il mio Comune mi manda un bollettino da pagare in Agosto e mi arriva due giorni prima della scadenza, chiaro che io mi rabbuio (per usare un eufemismo). Oppure se mi mandano un modulo per il pagamento delle imposte precompilato ma poi è sbagliato e devo farlo controllare al commercialista altrimenti sono soggetto a sanzioni, ovvio che mi sconcerto (altro eufemismo).

      A me della pubblicità colpisce il linguaggio.
      Volutamente e insistentemente gergale e semplificato, come a rendere evidente che chi lo usa ritiene il destinatario del messaggio un povero imbecille, un incolto, un beota.

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    2. Direi che gli esempi che hai riportato sconcerterebbero e farebbero rabbuiare chiunque, incluso il sottoscritto. Fantastica la gabola per la quale un eventuale errore nel modulo precompilato dall'amministrazione sarebbe tua responsabilità e non responsabilità dell'Ente che l'ha precompilato. Kafka non avrebbe saputo scrivere di meglio, ma quella almeno era solo fantasia di letterato. C'è poco da stare allegri, hai ragione.

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    3. In merito alla pubblicità avrei tanto da scrivere, ma sarebbe un intollerabile e prolisso fuori tema, per cui mi astengo (in questa sede).

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  2. Beh ad esempio un villico potrebbe approfittarne per seguire corsi universitari online e MOOC, prendere rapporti con realtà lontane ed altrimenti impossibili da raggiungere e magari farne nascere qualcosa di buono, persino di produttivo

    O potrebbe invece aprire un blogghetino di propaganda becera e de panza, dire che il diverso è necessariamente cattivo e da evitare, confinare se possibile, e continuare a camminare col paraocchi perché la verità ce l'ha già in tasca e cazzo possono mai saperne altri 6 miliardi di persone la fuori meglio di me? Scherziamo?

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    1. Caspita, non ci avevo pensato, l'Italia riparte somministrando "corsi universitari online" ai villici. Perché non ne abbiamo abbastanza di laureati semi-analfabeti sfornati dagli atenei meridionali a cui poi bisogna garantire un posto nella P.A.

      Io non so chi sia "Alfò" ma di sicuro è un terrone.

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    2. In quanto tale non capisce che per produrre le cose bisogna dargli col martello e con la chiave inglese e una volta prodotte bisogna imballarle, caricarle su un coso con le ruote e portarle da chi è disposto a comprarle.
      Dai coi corsi online...

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    3. No è persino peggio. Nero! Cioè signori miei Alfò è nero e si permette pure di usare internet (che poi a che pro usarlo visto che non serve a produrre?)

      Se vuoi ti do l'indirizzo così vieni a fare la ronda per la gente per bene che ha la sfortuna di vivermi vicino


      PS
      se invece vuoi accendere il cervello fatti un giretto sull'internette al di fuori di quella merda lavacervelli che probabilmente seguirai, e scopri quante realtà "produttive" sono nate grazie all'internette al villico ... robe che quando ti vedono con la tua chiave inglese in mano a "produrre" ti pigliano a pernacchie

      PPS
      solitamente quelli che la sanno lunga con le chiavi inglesi in mano "perchè è così che si fa" sono sempre quelli che poi piangono perchè devono chiudere le loro fabbrichette dell'anteguerra perchè il mondo non si è fermato ad aspettarli... no ma hai ragione tu comunque eh, sia chiaro

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    4. Solitamente quelli che straparlano di "internette" sono dipendenti pubblici oppure vivono di commesse pubbliche.

      Tu non hai ragione invece, sei un cretino.

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  3. Renzi è figlio di quella generazione che indentifica "internet" in Facebook e Twitter

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    1. Paggio, pensa che "il DIgitale" sia una magia che scaturisce dagli aggeggi elettronici.

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    2. Avendo a che fare con uno stuolo di ragazzini tra gli 11 e i 14 anni (mediamente 220/230 ogni anno) posso testimoniare che smantellare quel mito è una delle cose più difficili. E' arduo far comprendere ai ragazzini che l'elaboratore elettronico è una macchina davvero notevole ma pur sempre una macchina che non fa altro riflettere, amplificata nel bene o nel male, l'intelligenza di chi la costruisce, di chi la programma e di chi la manovra. E' altrettanto arduo far comprendere ai ragazzini che la tecnologia quanto più è complessa tanto più espone al rischio di usarla senza comprenderla e al rischio di incorrere in clamorosi "tradimenti", tanto più difficili da rimediare quanto più ci si è affidati ad essa in modo cieco.

      La base del tipo di impostazione che cerco di far passare, includendo nutrite porzioni di esempi con la condotta personale, è che la tecnologia è giusto usarla, ma occorre sempre tenersi pronti a saltare sulla "scialuppa" di un'operatività "ruspante" e senza supporti. Lenta e intefficiente finché si vuole, quella funziona sempre. Il tipo di impostazione che cerco di far passare è proprio quello che, a livello dirigenziale, si cerca di contrastare in ogni modo.

      Aggiungo che l'impostazione che ho appena attribuito ai ragazzini è ormai comune anche tra molti giovani adulti e, con riferimento ad alcune applicazioni specifiche, anche in una percentuale (per fortuna minoritaria) di adulti ex-giovani. Il progetto dirigenziale funziona e miete vittime su vittime.

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    3. Si, è deprimente.
      C'è stato un salto generazionale, i padri della mia generazione sparivano la mattina e ricomparivano la sera e quelli più disponibili ti aiutavano coi compiti ma per la maggior parte erano padri che ti davano delle direttive generiche tipo le Tavole della Legge e poi tu dovevi andare per il mondo con le tue gambine. E guai a tornare a casa con un qualsiasi problema, domanda, richiesta, dubbio, disagio giovanile. Si bucava la bicicletta? Dovevi imparare a riparartela da solo. Cosa che includeva andare con le tue gambine a procurarti il necessario e girare con le tue manine i chiavi e dadi. Ti prendeva di mira il bullo del cortile? Dovevi combattere o fuggire, imparare l'arte delle alleanze e della diplomazia. Non sapevi come passare il pomeriggio? Dovevi camminare verso l'oratorio o la palestra ovunque fosse, estate e inverno, sole o pioggia, notte o giorno. Ti prendeva di mira il professore? Era comunque colpa tua che non studiavi. Eccetera.
      Quelli della mia generazione, arrivati all'università o al lavoro, si sono trovati davanti il famoso " C:\>_ " e hanno dovuto imparare a montare e smontare tutti gli aggeggi e i cavi, fare i buchi nei floppy, ed modificare il file "autoexec,bat"

      Avanti veloce, nel 2015 è un altro mondo. I genitori sono nello stesso momento troppo presenti, preoccupandosi di ogni minima cosa che fanno i figli, svitandogli il tappo del tubetto del dentifricio senno il figlio si fa male alle manine, sfilettando il pollo perché senno il figlio non lo mangia perché ci sono le ossa ma nello stesso tempo sono infantili tanto quanto i figli, non sono un modello di ruolo. Ogni cosa viene data per scontata e semplificata al massimo, si rompe la bicicletta, se ne compra un'altra. Il bimbo deve avere tutti i gadget possibili e immaginabili senza preoccuparsi di quale sia effettivamente la natura dell'aggeggio. Tutto viene vissuto come ovvio, scontato ma piatto, privo di dimensione, di senso e di valore. Il risultato è che i ragazzi di oggi non si chiedono il perché e il percome delle cose, non gli serve saperlo. Non smontano e montano niente, tutto è effimero e predefinito da altri, richiede una fruizione passiva, conformista.
      Il ragazzino non teme di essere passivo rispetto a comportamenti e decisioni mutuati da altri, teme di "non esistere" nei luoghi dove esistono gli altri e cioè dentro il "Digitale".
      Allo stesso modo i genitori dei ragazzi comunicano tra di loro, con gli insegnanti, con i colleghi, con chiunque, dentro il "Digitale".
      Per cui non si domandano cosa sta dicendo Renzi quando straparla del futuro e delle promesse di progresso e prosperità che vengono dal "Digitale", non si domandano cosa è, come funziona, a cosa serve.
      Perché in sostanza è un "luogo", è la "cosa" da cui dipende la "esistenza" delle persone al giorno d'oggi. Nella loro percezione vaga e confusa, conformista, pigra e passiva.

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    4. Si potrebbe riassumere dicendo che la "libertà" non consiste nel potere fare una scorreggia quando ti viene voglia o di mangiare le acciughe con sopra la marmellata. Consiste nel conoscere e nel decidere. Se vuoi, conoscere per decidere. La gente oggi non conosce e non decide, quindi non è libera, è asservita. A quanto pare va bene cosi.

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