giovedì, gennaio 21, 2016

A proposito dei bambini al ristorante

Ascoltando la radio mi è capitato di imbattermi in una discussione in merito ad alberghi, ristoranti e simili che espongono il divieto di ingresso per i bambini piccoli.

Come i rari lettori del blog sapranno io sostengo che la società si deve fondare sulle libertà individuali ma nello stesso tempo sostengo anche che è necessario ispirarsi agli antenati, avere dei valori, dei modelli di riferimento e assumere i diritti e doveri dei vari ruoli che una persona ha nella vita. Perché non esiste libertà senza responsabilità.

Mi spiego, un adulto, uomo o donna, in quanto adulto ha il DOVERE di sopportare l'incomodo che gli viene dalla presenza di bambini, non è una facoltà. Non essere disposti a sottostare a questo dovere è l'ennesima manifestazione di quel processo che ci vuole ridurre ad adolescenti mai cresciuti, la cui vita è solo "io io io" e "voglio voglio voglio", "adesso adesso adesso".

Quindi il divieto per i bimbi è da codardi.

58 commenti:

  1. a parte i giusti discorsi morali, è legalmente possibile vietare l'ingresso in un ristorante o albergo ad un bambino ???

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    1. Non lo so, non sono laureato in legge.

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  2. Il divieto e'formulato male...dovrebbe riguardare i comportamenti, non le categorie.

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    1. Tu mi insegni, Sara, che puoi chiedere conto dei comportamenti solo agli adulti, capaci di intendere e di volere. E' l'esatto contrario.

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  3. Hai scritto una mezza verita'.
    Peche' gli antenati, ma anche no, gente in vita, come i miei, se osavamo fare gli attila nei luoghi pubblici, non esitavano a "spezzarci le gambe" come descriveva il ristoratore con un'iperbole.

    Non c'era la mala non-educazione pro bamboccioni viziati egoici, al tempo degli antenati che usano i luoghi pubblici per testare il grado di sopportazione di estranei.

    Non c'e'a alcun dovere di dover sopportare le incontinenze moleste di questi bambini rovinati dal lassismo dei propri genitori.
    Il figlio di _aria e' proprio cosi' e col cazzo che li ho invitati a pranzo colloro piccolo Attila, domenica, solo per il caffe' dopo.
    Ecco, dopo il dirittismo ci manca il doverismo.

    Questi genitori degeneri, alla dottor Spock, stanno proprio allevando adolescenti mai cresciuti "io io io", "voglio voglio voglio", "adesso adesso adesso".

    Trovarseli al ristorante, in treno? No grazie.

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    1. Il "doverismo"?

      UomoCoso, scusa ma io non ho nessuna pazienza, comincio a non sopportare più la tua incoerenza. Tu sei la stessa persona che quando gli parte l'embolo vuole fare a botte coi giovinastri sul treno e adesso mi vieni a dire che non puoi sopportare un "piccolo attila".

      Ecco, come dire, sei un po' frocetto? Non ti va bene il dirittismo DEGLI ALTRI perché ti importuna e non ti va bene il doverismo tuo perché ancora ti importuna. Quindi, facciamo che esiste solo il dirittismo tuo e il doverismo degli altri?

      Boh.
      Poi, chi stabilisce quali sono i limiti? Se un bimbo piange il fastidio è insopportabile? Cosa li facciamo per fare, piangono, sporcano, richiedono attenzioni. Sono un incomodo, no?

      Bel mondo vedranno i miei nipoti, con queste premesse. Ogni giorno scendiamo un gradino.

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    2. Ah già la questione demografica, le statistiche, l'ecologia. Un bimbo non deve entrare in un ristorante, anzi non deve esistere, però la iconica commessa immigrata dall'aria sudicia, quella si, deve entrare e deve esistere, nello stesso esercizio/luogo dove non devono esistere i bimbi.

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    3. Guarda che ha ragione chi ti ha fatto notare che nel contesto della discussione il problema non sono i bambini, bensì i comportamenti dei bambini, improvvidamente avallati (quando non incoraggiati o addirittura aizzati) da quegli adulti che dovrebbero indirizzarli verso forme più consone alla convivenza. Visto che gli -ismi sono molto di moda, chiamerei cafonismo questa linea ormai diffusissima. E' una forma di negazione e sminuimento dell'altro che incarna in modo molto, ma molto marcato proprio quell'egoismo che stai attribuendo ad altri.
      Bada bene, non sono per niente un "giustiziere della notte", coi bambini so interfacciarmi in modo piuttosto efficace e leggero (non però calabraghista), ma non si può fare a meno di rilevare che ci sono adulti che sanno trasformare i "minori" che dovrebbero avere sotto tutela in marchingegni che assumono quasi l'aspetto di armi di distruzione di massa della pazienza altrui. Mi stupisce che tu di stupisca dell'allontanamento che ne deriva. Prima di tutto occorrerebbe allontanare quei genitori inadatti al proprio ruolo, persone senza nè arte nè parte che si sono lanciati nella genitorialità giusto perché "lo fanno tutti, no?", senza farsi troppe domande su se stessi, sulle proprie aspirazioni reali, sulle proprie attitudini. Gente senza testa.
      Avendo a che fare con una casistica molto nutrita di minori, stimerei intorno al 20-25% quel tipo di genitori. Gli effetti si fanno notare.

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    4. Ovviamente il problema non è il bambino che piange, ché quello è un comportamento fisiologico nella primissima infanzia che credo nessuno prenda poi tanto male.

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    5. Stai facendo un polverone.

      > comincio a non sopportare più la tua incoerenza

      Non guardare la pagliuzza nell'occhio...
      E' molto semplice.
      Se ti riferisci agli antenati allora prendi anche cio' che caratterizzava l'educazione dei bambini. Una volta i bambini erano educati, ora sono semplicemente senza educazione.
      Allora se i bambini sono educati, possono convivere civilmente con altre persone nei luoghi piu' disparati.
      Frocismo, immigrazione non c'entrano nulla se non per il fatto che i froci non possono fare i bambini e gli immigrati, alcuni gruppi etnici, ne fanno anche troppi in casa d'altri.

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    6. Questi genitori degeneri, alla dottor Spock

      Ma ...
      cos'ha fatto di male, Spock ?

      :O

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    7. Mah, MrCoso e UomoCoso, come mai non esiste un cartello con scritto "vietato l'ingresso ai maleducati" ma esiste il cartello "vetato l'ingresso ai bambini?"

      Siete non solo palesemente illogici ma avete quell'idea di "ordine" che fa tanto Dolce & Gabbana.

      Vi invito a riflettere sul fatto che ad ogni più sospinto la vita ci presenta dei fastidi, per ogni singola cosa che facciamo, in ogni singolo posto che frequentiamo. Di tutti i fastidi a cui bisogna porre rimedio, guarda un po' che strano, il più rilevante è la presenza dei bambini.

      Ma in nome di Freya non vi viene il dubbio che anche questo sia uno di quei riflessi condizionati che vi ficcano nella testacce per uno scopo? E indovinate un po' quale potrà mai essere questo scopo...

      Comunque, codardi.

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    8. > come mai non esiste un cartello con scritto "vietato l'ingresso ai maleducati" ma esiste il cartello "vetato l'ingresso ai bambini?"

      Torniamo alla statistica che (a volte) ti sta sui maroni.
      Se lo xy% dei bambini attuali sono dei piccoli attila, diciamo xy elevato, allora la scelta di non ammettere al ristorante i bambini risolve lo xy% dei problemi di assenza di educazione.

      Se spostiamo il ragionamento su terreni a cui sei sensibile, cosa urlano isterici i panmixisti, i si' global (Parenzo al La Zanzara e' uno di questi).
      Aaaah ma non si puo'generalizzare, non si puo' dire - come siete razzisti! - che il gruppo tal dei tali ha i comportamenti A, B, C, etc. .

      No, no, non generalizziamo.
      Facciamo le porte alte 1,55m perche' mio zio e' alto un 1,51m, facciamoli entrare tutti perche'...
      Eccetera eccetera.

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    9. Lorenzo, pensa un po' se cominciassimo a rispondere con altrettanti insulti ai tuoi insulti... che accidente di discussione ne potrebbe mai venir fuori? Detto questo...

      Non viene scritto "vietato l'ingresso ai maleducati" perché non è possibile individuare un maleducato prima che abbia già cominciato a dare corpo alle molestie, ed è molto più difficile convincere senza scenatacce un maleducato ad uscire dal locale che evitare il problema alla radice non lasciando accedere un'intera categoria di persone a scopo preventivo. Un po' come sull'autostrada, dove non puoi accedere con un motoveicolo 125 perché quella categoria di veicoli può essere guidata da minorenni, e i minorenni in autostrada non li vogliono per evitare grane legali in caso di incidente. Dunque? Semplice: vietato l'accesso ai motocicli di cilindrata inferiore ai 150cc, con la scusa "ufficiale" che un 125 intralcerebbe il traffico per la sua lentezza, laddove un 125 moderno ti "spara" i 160 senza neppure tossicchiare. Epperò, piuttosto che chiedere i documenti in ingresso a tutti i motociclisti...

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    10. Ah UomoCoso, non te lo dico più tanto è inutile. Io ti ho posto una domanda retorica la cui risposta non è dentro le "statistiche" del [bestemmia] ma nella osservazione che mentre il bambino è univocamente determinato, il "maleducato" risponde come te riguardo l'incoerenza, quindi il gestore del locale non ci prova nemmeno a discriminare "educati" e "maleducati".

      Un genitore potrebbe opporre una obiezione come quella del primo commento e cioè se sia ammissibile PER LEGGE che certi esseri umani siano esclusi da un esercizio pubblico.

      Ma un genitore non può obbiettare al fatto che il bambino sia un bambino e questo lo si vede A PRIORI.

      Viceversa, il maleducato non solo può opinare sul giudizio riguardo la sua educazione e non si può mettere su un tribunale e tre gradi di giudizio per determinare le sue colpe ma si manifesta in quanto tale A POSTERIORI.

      Ah, tutta filosofia sprecata la mia, UomoCoso. Sono arrivato alla conclusione che tu sei onestamente AMMIRABILE per come sei, considerato la tara che io non conosco, intuisco soltanto ma che esiste nel tuo pregresso e che ti costringe ad un certo grado di conformismo, anche quando credi di essere anticonformista (e riesci solo ad essere contraddittorio).

      MrCoso, questo è il mio blog, quindi io sono Dio. Non so dirti che razza di Dio io sia, in linea generale penso di potere sopportare la mia stessa prosa, quindi a naso direi che sei liberissimo di insultarmi tanto quanto e come io insulto te. Non posso garantire invece per il caso in cui tu faccia qualcosa di differente, che non mi appartiene, valuterò quando si presenterà l'occasione. Detto questo...

      Quindi non viene vietato l'ingresso ai maleducati mentre viene vietato ai bambini. Esattamente quello che ho detto. Cioè un comportamento da codardi.

      Attenzione, non provate nemmeno a vendermi l'ipotesi che il divieto dei bambini sia "accidentale" e derivata dalla necessità di tenere alla larga i loro genitori maleducati e maleducanti. Sappiamo bene che tipo di "modello" viene proposto per l'adulto contemporaneo e sappiamo anche le conseguenze in termini demografici. Non lo vogliamo vedere?

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    11. Molto codardi. E parecchio frignoni anche.
      Detto questo io credo che nella misura in cui sono costretta a sopportare scene isteriche di bimbi capricciosi i genitori dei medesimi dovrebbero essere costretti a sentirsi dire di essere inadeguati al loro ruolo di guida. Non ne faccio nemmeno una questione di fastidio personale (sopportabilissimo) ma di socialità futura dei pargoli. È vero contemporaneamente che mi dicono che sono troppo rigida quando sostengo che mia nipote di due anni dovrebbe esser stata abituata da tempo ad iniziare e finire un pasto seduta a tavola continuativamente. Intendo un pranzo domestico, non uno di nozze.

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    12. AlaCosa, in un mondo dove tutti possono fare tutto, tutti hanno diritto a tutto, mi fa ridere che i bambini non abbiano diritto di essere bambini. Ai ventenni non si chiede più di marciare contro il nemico ma ai duenni si chiede di stare sull'attenti. Non c'è logica, non c'è ragione.

      O meglio, c'è una logica, quella del Piano.

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  4. una mia ex una volta al ristorante lo stava accoltellando un bambino

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    1. I bambini fanno perdere la pazienza anche ai santi, a volte. Quindi?

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  5. Falso problema : esistono ristoranti per tutti i target di clienti.
    Quindi se una coppia vuole avere una cena tranquilla, deve solo cercare quello giusto.

    In generale : sul dovere di noi adulti verso i bambini anche non nostri ( anche quello di tenere un comportamento retto e dignitoso ) concordo a livello teorico.
    Cioè : sono bambini della nostra comunità, a livello teorico.
    Nella Realtà Concreta : non esiste una ''nostra comunità''.

    ===

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    1. Mettiamola cosi. Se un giorno dovessi uscire con una e questa mi dicesse "andiamo in un ristorante dove non sono ammessi i bambini", io COME MINIMO gli chiederei "perché?". A quel punto se mi risponde "perché sono fastidiosi", tenendo in braccio il cane, io gli rispondo "mi sa che avrò da fare".

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  6. Ma 'sta gente, mi chiedevo, non è mai stata bambina? Nemmeno in certi cortili condominiali possono giocare i bambini.
    Se non hai rispetto per il tuo futuro non meriti di goderti il presente.

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    1. Ecco, guardiamo l'urbanistica. Nella città dove vivo non esiste uno spazio dove possono giocare i bambini. Quando ero bambino io si giocava in strada ma lo potevamo fare perché circolavano un decimo delle auto di oggi. E comunque era il ripiego dei bimbi del ghetto.

      La faccenda è molto più complessa di come appare e come per tante altre cose preferiamo non pensarci. Perché se ci dovessimo pensare, ci potrebbe venire il dubbio che questo non sia il migliore dei mondi possibili.

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    2. > ci potrebbe venire il dubbio che questo non sia il migliore dei mondi possibili

      Non ci sono piu' i Lorenzo di una volta che mi davano del catastrofista, antimodernista etc. . che mi citavano gli incubi urbani del passato (dovrei recuperare i commenti da me).

      Allora, perche' non ci sono piu' gli spazi?
      Prendi xy milioni di persone e mettili in un territorio grande wzk kmq.
      Osservare i risultati sugli spazi.

      In alcune zone rurali come quella da dove scrivo gli spazi ci sono.

      In generale, una volta tirato fuori il sassolino dalla scarpa, concordo sul fatto dell'antiurbanistica che ha molteplici ragioni.

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    3. Su questo è impossibile darti torto, ma non è colpa specifica del gestore del ristorante se la città è cresciuta abbondantemente oltre i limiti della scala umana per assumere le caratteristiche d'un cancro mortifero. Ovvero, è colpa del gestore del ristorante limitatamente al suo peso percentuale sul totale della popolazione della città. Anzi, a voler essere pignoli è più colpa dei genitori del gestore che del gestore stesso, perché quando quelli han deciso di metterlo al mondo lui non ha potuto metterci becco.

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    4. UomoCoso, quando discuti con me devi metterti in un "mode" differente rispetto alla media delle persone che incontri.

      Io non ti ho dato del "ista" perché quelli sono termini del tuo lessico. Invece se ricordi bene ti ho detto che la tua è una posa antica, che viene tramandata dalla leggenda della Regina di Francia che giocava alla mite pastorella dentro i giardini di Versailles.

      Ti ho anche sempre detto e ripetuto che io non sono anti-una-fava, dico solo che l'uomo trasforma le cose e l'ambiente e questo atto si può fare in modo cialtronesco (come facciamo e abbiamo sempre fatto) oppure in maniera oculata, quindi definendo specifiche, realizzando un progetto, sviluppando il progetto, eccetera eccetera. Che sia la città o una automobile o un PC o qualsiasi cosa, la logica non cambia.

      Certo, ci sono due fasi critiche, la prima dove si definiscono le specifiche, quando si deve scontare la tara dei diversi interessi. E' un problema arcaico, quando per il bene della comunità bisognava deviare un torrente che passava sulla terra di Tizio oppure pavimentare una strada attraverso l'orto di Caio. La seconda, meramente tecnica, quando bisogna trovare e affidarsi a gente competente invece che l'amico dell'amico o il cugino del cognato e bisogna anche distribuire calci in culo a chi non mantiene promesse o rispetta accordi.

      La questione urbanistica l'avevamo sviscerata in passato quando dicevo della mia (inconclusa) ricerca della casa.

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    5. Anche quando ero piccola io era possibile giocare in cortile, lo stesso che esiste ora, con le stesse macchine.
      Credo proprio sia cambiata la disponibilità e la pazienza verso i bambini. A casa hanno i pc, tablet e l'esigenza di stare fuori è per forza di cose diminuita. Viva le parrocchie che danno spazio a tanti ragazzi per giocare a calcio (e lo dico anche se non sono cristiana).

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    6. Dovresti dire "viva le parrocchie che fanno giocare i ragazzi senza prima chiedere se sono cristiani".

      Poi bisognerebbe elevare una prece agli antichi progenitori che inventarono il concetto della separazione tra Stato e Fede o se vogliamo tra Legge terrena e Legge divina.

      Purtroppo queste cose oggi come oggi ci vengono ritorte contro, vengono usate come piede di porco per forzare la trasformazione della società con lo scopo di ridurre l'individuo a monade infantile, capace solo di pensieri e comportamenti primari, elementari. Quindi schiavo.

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    7. Mai chiesta la religione a mio figlio (ebreo) quando va al campetto parrocchiale e nemmeno ad altri ragazzini musulmani.

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  7. I bambini sono ormai assenti dalla nostra società, vuoi perché se ne fanno pochi o perché lo sviluppo urbanistico ha cancellato il campetto dietro casa e i regolamenti condominali desertificato i cortili che hanno miglior(?) uso come parcheggi per preziose automobili. Il fastidio per i bambini è una cosa incomprensibile e trincerarsi dietro la distinzione educati/maleducati è del tutto pretestuoso: i bambini non sono e non possono essere degli adulti in miniatura.

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    1. Io invece direi che il fastidio è comprensibile ma come per tante altre cose della vita bisogna sopportarlo perché è un dovere che consegue e definisce l'età adulta.

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  8. Qui nella terra degli infedeli i bambini nessuno si immagina neanche per un secondo di escluderli dai ristoranti.

    Per certi versi qui sono molto più sensati verso i bambini rispetto agli italiani di oggi. Qui bambini ne fanno e sono parte integrante della famiglia, tutti di solito sono tenuti ad occuparsi di loro. Anche gli adolescenti e i giovani, per dire.

    Si', nell'Italia di oggi molti adulti sono come adolescenti viziati.

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    1. Non succede per incidente, è tutto parte del Piano.

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  9. A radio Capital, l'ho sentito anche io. Io non farei entrare certi genitori :)

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    1. Il commento più stupido che ho sentito è "io pago le tasse quindi decido chi entra". Certo, come no. Il denaro o la dazione di denaro come atto creativo, "sia la luce, e luce fu". Ormai siamo prossimi allo zero.

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  10. Forse ascoltiamo la stessa radio.
    Io dico solo una cosa: il ristorante non è un posto per bambini.
    Walker parla di educazione dei pargoli, io parlo di educazione dei genitori.
    Se fai un figlio non puoi pensare di non modificare la tua vita. Al sabato sera invece che andare a cazzeggiare al ristorante prendi il pargoletto e lo metti a letto, gli leggi un libro e gli canti la ninna nanna.
    Se te lo porti fuori fino a notte pensando che debba essere lui ad adattarsi alle tue esigenze e non viceversa sei un bimbo minkia non cresciuto.

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    1. Irrilevante. E' del tutto irrilevante quali siano le mancanze dei genitori, ovunque uno si trovi, non è ammissibile che non si abbia la pazienza di sopportare i bambini. Potrei ribaltare il discorso dicendo che qualsiasi luogo che non è posto per bambini non ha ragione di esistere e che se vuoi stare per conto tuo o stai a casa o meglio ancora vai in un eremo sui monti.

      Poi, prego notare che il divieto è A PRIORI, cioè non si tratta di fare presente ad un cliente che disturba, si tratta di impedirgli di entrare.

      Potrei andare più pesante ma lascio la cosa alla fantasia del lettore.

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    2. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.
      Ammesso che sia lecito - visto che l'esercizio è in regime di licenza e il gestore non può fare esattamente quello che vuole -, il divieto di per sé lascia a dir poco perplessi. Però è anche vero che il comportamento dei genitori fa la differenza, è determinante.
      Passi che uno voglia andare al ristorante col figlio, magari la sera, quando sai che a lui viene sonno e si mette a frignare: il posto non sarebbe adatto mica perché dà fastidio ad altri, ma solo perché non va bene a lui.
      Però, quando ciò accade, cioè se si esce e lui piange con insistenza, lo si prende in braccio e lo si porta in un’altra stanza o fuori dal locale, per contenere il fenomeno, il tempo necessario affinché si calmi.
      Esattamente come facevo io con i miei, anche se gli astanti accoglievano il pargolo frignante bonariamente e senza dare cenno di fastidio alcuno. Diversamente, avrei imposto ad altri un fastidio che sarebbe dovuto essere tutto mio, cioè quello di non uscire la sera perché il cucciolo aveva bisogno di un'altro tipo di ambiente.

      Il problema è che si stanno perdendo le regole non scritte, fra le persone; così subentra la burocrazia, e succedono ‘ste robe qui.

      Saluti
      Marcoz

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    3. Correggo: "Diversamente, avrei imposto ad altri una situazione che sarebbe dovuto essere solo a carico mio".

      Marcoz

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    4. Non parliamo della stessa cosa.

      Qui non si sta dicendo come si potrebbe o dovrebbe fare per migliorare la convivenza, si sta dicendo che per certe persone è giusto e necessario ESCLUDERE i bimbi, negare la convivenza a priori.

      Se fosse un evento isolato, si potrebbe prendere come una nota di colore. Ma siccome esiste un movimento "culturale" più ampio, su scala mondiale, per cui si "sterilizzano" i luoghi separando la gente per categorie tipo "single", "famiglie", "giovani", "anziani, eccetera, il problema è di dimensione e gravità considerevole.

      Perché alla base c'è sempre il "modello" dell'individuo monade, eterno adolescente e consumatore compulsivo.

      Non ci lamentiamo poi se i genitori non riescono a crescere i figli, non possono farlo perché loro stessi non crescono mai.

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    5. Ops, ho scritto "un'altro".
      Vado a prendere la katana ed espleto le pratiche del caso.
      Arrivederci.

      Marcoz

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    6. Aggiungo: la convivenza in qualsiasi situazione è minata da due problemi, l'ignoranza media della popolazione e certe tare specifiche delle persone. Ovvero, la maggior parte della gente è ignorante e poi ce ne sono alcuni coi pinoli in testa.

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    7. Se si parte dalla premessa che è tutto frutto di un piano costruito a tavolino, è consequenziale che i comportamenti dei genitori siano un aspetto non rilevante.

      Mi chiedo solo, provando a intuire le intenzioni del progettista, quale sia il ruolo dell'altro tassello dell'ipotetico piano per destabilizzare la società "tradizionale": cioè, perché "dare" i bambini agli omosessuali, se al tempo stesso si comprimono le occasioni per… "usarli"?

      Nel caso specifico, quindi, non è che ci troviamo di fronte a un epifenomeno, anziché a un obiettivo prefissato?

      Marcoz

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    8. Lo scopo è semplice e richiede strumenti relativamente semplici.

      Si tratta di scardinare la società in modo da interrompere i legami tra gli individui, in modo che non si riconoscano più come una comunità un "popolo" e alla fine rimangano solo individui che non hanno altri punti di riferimento che non siano gli strumenti di controllo delle masse (i quali propongono i "modelli di comportamento").

      Quei "nazionalismi populisti" che giustappunto stanno cercando di eradicare con tutte le forze.

      Gli strumenti che vengono impiegati li vedi da te, da una parte si immettono a forza milioni di stranieri in modo da diluire la coesione etnica, culturale, linguistica degli Europei. Dall'altra si aboliscono i "ruoli" di genere, di maturità, di parentela, cosi che non esiste più quello che DEVI fare perché è parte del tuo "ruolo" ma esistono solo le tue pulsioni quindi quello che VUOI fare per soddisfarle. Dove per "vuoi" non si intende una decisione ponderata, quanto il "voglio" degli infanti.

      Ma che "epifenomeno", è tutto disegnato a tavolino. Solo fa paura guardarlo, il Balrog, meglio fare finta che non esista.

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    9. Parentesi: ti sei forse accorto che negli "organi di formazione" si usa di proposito sempre di più un linguaggio gergale, semplificato? Ormai alla radio o alla TV senti parlare gente che non sa coniugare i verbi, usa neologismi di continuo, eccetera. Nello stesso momento mi capita di leggere su un blog una serie di articoli aventi come argomento la necessità di semplificare l'italiano ufficialmente, sia perché la lingua parlata non corrisponde a quella scritta, sia perché non ha senso insegnare i congiuntivi ai "nuovi italiani".

      Andiamo a vedere le "riforme della scuola" che si succedono. Quale è il risultato in termini di insegnamento che viene impartito agli studenti diplomati. Io ho lavorato con fior di laureati che non sapevano mettere le doppie, le "h", le "q", lasciando ovviamente da parte le coniugazioni. Uno potrebbe dire "vabè ma sapranno mandare un razzo sulla Luna". Invece no, mediamente il contrario.

      Eccetera eccetera.

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    10. "che non hanno altri punti di riferimento che non siano gli strumenti di controllo delle masse"

      Però (aprendo una parentesi), gli strumenti di controllo di massa sono caratteristica di qualsiasi società strutturata. E ciò vale anche per i "nazionalismi populisti".
      Non voglio dire, con questo, che il controllo delle masse sia tout court maligno (per esempio, io sono oggi molto critico con la religione, strumento di controllo di massa per eccellenza, ma so riconoscere il ruolo fondamentale che questa ha avuto in passato - pure in tempi successivi - per farci uscire dalle caverne).
      Bisogna ammettere che un minimo di "regime" è necessario, per il buon funzionamento di una società (almeno finché gli uomini tutti non dimostrino di fare il salto antropologico che ci manca, nella direzione di una effettiva civiltà).

      Quindi, non è che si rischia di discettare solo su quale tipo di controllo delle masse preferiamo, perché tendiamo a essere affezionati a quello a cui siamo abituati? In fondo, lo capirei: io preferisco i miei difetti a quelli di un altro, che si portano dietro, oltre alla “scomodità” del cambiamento, anche una certa dose di incognite.

      Marcoz

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    11. Va detto, comunque, che a differenza del passato la potenza delle comunicazioni, e quindi la capacità di modellare un pensiero unico, sono molto diverse, e oggi può risultare molto più difficile la sopravvivenza di ”altri punti di riferimento che non siano gli strumenti di controllo delle masse”. Questo è un pericolo reale da brividi.

      Marcoz

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    12. "Andiamo a vedere le "riforme della scuola" che si succedono"

      Lasciamo perdere. Appena sento la parola scuola, mi girano come le pale di un elicottero.

      Marcoz

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    13. "Però (aprendo una parentesi), gli strumenti di controllo di massa sono caratteristica di qualsiasi società strutturata."

      Ah si? E questa dove l'hai letta, sulla Bibbia?

      Invece è esattamente il contrario. Ad oggi noi avremmo le tecnologia per avvicinarci come mai in passato ad una società "democratica" ideale, il cui presupposto ovviamente non è il miglior governo per le masse ma è l'opposto, il miglior individuo da governare.

      Ma andiamo nella direzione opposta, la tecnologia viene usata proprio per togliere al Popolo prima la capacità di pensare e quindi di auto-determinarsi.

      Dici "qualsiasi società", come se noi potessimo scegliere tra un certo numero di opzioni, invece che tra la nostra e quella della Corea del Nord. Capirai.

      Non c'è nessun "qualsiasi" cosi come non c'è niente di casuale o accidentale in quello che vediamo.

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    14. "Ah si? E questa dove l'hai letta, sulla Bibbia?"

      No, credo sia Storia. Non che la religione non c'entri (l'ho già citata). Diciamo che in origine è stato il puro pensiero magico, che dava allo stregone il potere di ammansire la tribù; poi la religione, la morale e via dicendo. Naturalmente, il tutto condito da un adeguato uso della forza.

      La parola "massa" forse è fuorviante. Per me è massa un numero di individui oltre il quale non è più possibile il controllo reciproco diretto tra tutti i componenti, e bisogna adottare strumenti "superiori".

      Marcoz

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    15. Le società urbane si sono sviluppate PRIMA della scrittura, quindi il tuo discorso non sta in piedi e dipende dal fatto che lo dai per scontato ma scontato non è.

      Il meccanismo evolutivo dei gruppi umani si fonda sulla pressione ambientale, la necessità di cooperare e la specializzazione dei ruoli. La prime società avevano alla base i contadini, sopra i quali c'erano gli artigiani, sopra i quali di volta in volta ci potevano essere i guerrieri o gli scriba, a seconda delle fasi storiche. I sacerdoti tipicamente sono una emanazione degli scriba e viceversa, tanto che in molte società antiche le conoscenze materiali e spirituali coincidevano. In generale comunque, tanto più una competenza è scarsa, tanto più vale e quindi ha "peso" nella società.

      Quello che "ammansisce" la società, concetto che meriterebbe una trattazione separata, non è la religione, sono i fasci littori, cioè la verga che ti sferza e la scure che ti taglia la testa.

      Comunque, qui parliamo della differenza tra come dovrebbe essere e come invece è. A te sembra che quello che esiste sia in qualche punto tra "necessario/inevitabile" e "auspicabile", invece io nego entrambe le cose, non è necessario ed è il contrario di auspicabile.

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    16. Chiedo venia: ho sbagliato a usare il termine storia con la maiuscola.

      Ci sentiamo poi; adesso il lavoro mi chiama.

      Marcoz

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    17. Il controllo a cui mi riferisco, e che con tutte le modificazioni del caso si è evoluto ed è in atto ancora oggi, riguarda la gestione degli istinti, dalla mera sessualità alla tendenza egoista del singolo, passando per tutte le caratteristiche del temperamento umano che, se non gestite, possono in qualche modo collidere con le necessità della società strutturata (ovviamente, tale controllo è stato cooptato per ottenere altri risultati che non è il caso di elencare, qui).
      Questo controllo ha origine molto prima della scoperta della scrittura, quindi dell’inizio della Storia; probabilmente risale al periodo immediatamente successivo all’introduzione dell’agricoltura, in corrispondenza della conseguente prima rilevante impennata demografica.
      Naturalmente, un mezzo di controllo efficace è il pugno di ferro (“il tutto condito da un adeguato uso della forza.”, scrivevo), tuttavia non è difficile intuire che la sola violenza non basta, man mano che la massa si ingrandisce; violenza che, oltre a un certa soglia, diventa controproducente e persino antieconomica. Meglio, appena possibile, convincere a “starsene buoni” per vie traverse, non solo per la paura di una punizione fisica; quindi, perché no?, per il timore che Qualcuno ti veda, quando ne combini una, anche quando nessuno ti può vedere.
      I lavaggi del cervello non sono una invenzione moderna. Al massimo, sono diventati più sofisticati.

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    18. Secondo me sono due cose del tutto diverse. Nella antichità non c'era niente da lavare, ti puoi immaginare il pastore che pascola le greggi di Ulisse e vive in un tugurio ad Itaca che tipo di programmazione subisce, essendo tra la scimmia e l'uomo.

      Nemmeno le plebi romane o quelle della Rivoluzione Francese avevano bisogno di granché, bastava sventolargli sotto il naso un po' di pane e una scodella di pappone.

      Il problema si è manifestato quando la tecnologia ha permesso da una parte la "istruzione" e dall'altra la "istruzione", cioè nel momento in cui le persone potevano accedere alla "cultura" diventavano anche oggetto di programmazione con gli stessi strumenti usati per l'apprendimento.

      L'Italia e gli Italiani sono stati abbozzati a fatica dalle scuole del Regno, dai libri e dai giornali ma sono stati rifiniti definitivamente solo con l'avvento della TV.

      E la cosa ha avuto una accelerazione esponenziale, oggi la gente vive permanentemente connessa a qualche macchinario che la rimbambisce.

      Il controllo delle nascite e la sessualità sono il classico argomento sovradimensionato.

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  11. Intanto, ecco un articolo di Repubblica che dovrebbe fare "simpatia" invece fa spavento: Ironia sui muri degli ospedali

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    1. Ironia? Vandalismo, direi.
      Sono sicuro che se piazzassero un grande pannello apposta per i messaggi che ora finiscono sui muri, non verrebbe utilizzato.

      Marcoz

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    2. A me partorire in una struttura del genere farebbe ribrezzo.
      Per mia fortuna mi sono trovata a partorire altrove.
      L'ospedale con i bei muri bianchi e' il massimo della bella impressione.
      Quando vivevo a Roma stavo bene attenta a lavarmi le mani dopo aver preso i mezzi pubblici, era uno schifo. Non mi capacito che si arrivi a certi livelli negli ospedali...

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