domenica, gennaio 17, 2016

Autodifesa per le donne

Premessa: ho praticato le arti marziali in passato quindi so di cosa parlo.

Esempio (me ne trovate una infinità): Tecniche base di difesa personale

Non funziona, lasciate perdere. L'unica autodifesa che funziona davvero consiste nel valutare correttamente il pericolo ed evitarlo. Lo so che non è bello da dire ma non bisogna farsi trovare da soli in luoghi poco frequentati e bisogna evitare le situazioni che possono degenerare in uno scontro fisico (vedi il marito che ti picchia col bastone perché ti ama).

Vado a spiegare i motivi generali che valgono per tutti:
1a. partiamo sempre in svantaggio.
L'aggressore ci prende sempre di sorpresa, contando sul numero o sulla forza bruta, a volte impugna un'arma. Inoltre è abituato alla violenza e non ha nessuno scrupolo.

2a. non c'è nessun modo per annullare la differenza di peso.
Una grande differenza di peso implica sia che i colpi portati sono molto più forti, sia che si può incassare molti più colpi. Questo è un enorme vantaggio che si può superare in una sola condizione, cioè colpire per primi in maniera inaspettata e colpire uno di quei punti vulnerabili in cui la mole non fa differenza. Purtroppo mantenere la freddezza, la prontezza di spirito e avere anche la capacità tecnica di eseguire una manovra simile in pratica è quasi sovrumano, ci può riuscire solo un professionista addestrato a reagire in condizioni analoghe ma è qualcosa fuori dalla portata del praticante medio per non dire di chi partecipa ad un corso una tantum. Ovviamente il discorso si complica in maniera esponenziale se si ha a che fare con più di un aggressore.

3a. lo scopo della difesa.
Lo scopo della difesa, considerato che si combatte quando non si può fuggire, è mettere l'aggressore in condizione di non nuocere. Questo significa fargli un danno considerevole. Non basta buttare qualcuno per terra o fargli uscire in sangue dal naso, bisogna che non sia più in condizione di muoversi. Come minimo bisogna slogare una articolazione, rompere un osso di braccia o gambe. Forse potrebbe funzionare anche rompendo qualche costola. Magari l'aggressore non si aspetta una reazione decisa ma se sopravvive ai primi istanti, reagirà di conseguenza con molti meno scrupoli di noi. Quindi stiamo parlando di una situazione che una volta avviata diventa immediatamente un combattimento all'ultimo sangue, senza regole.

Motivi specifici per le donne:
1b. le donne non sono costruite per combattere.
A parte che nella stragrande maggioranza dei casi una donna è più piccola e pesa meno di un uomo, anche a parità di peso la costituzione è molto differente. Gli uomini generalmente hanno ossa e muscolatura più consistenti. Le donne sono anche meno portate a reagire velocemente e fisicamente ad una minaccia, a causa della diversa struttura e diverso condizionamento, sono meno coordinate nei movimenti che servono e sono meno disposte ad incassare un danno fisico.

Quindi, conclusione: chi vi vende l'idea di potervi difendere frequentando un corso, mente. Per potere assumere le capacità fisiche di portare dei colpi efficaci servono anni di pratica. Anche in quel caso, bisogna comunque superare lo svantaggio fisico e psicologico su cui conta l'aggressore. Ci sono solo due casi in cui può servire avere qualche nozione di arti marziali, il primo è se l'aggressore non è molto motivato, per cui tenderà a mollare la presa al minimo cenno di reazione, il secondo è quando si tratta di vita o morte quindi qualsiasi cosa capiti sottomano è meglio che niente. I due estremi di tutte le situazioni possibili.

Nota: se qualcuna pensa che basti prendere l'aggressore a calci nei testicoli, sappia che l'aggressore se lo aspetta quindi è molto improbabile che funzioni. Idem per tutti i trucchi del tamarro come la testata sul naso, l'aggressore probabilmente li conosce meglio di voi.

Rispetto al video di cui sopra: è molto, molto difficile liberarsi da una presa, le mosse mostrate sono assolutamente irreali, specialmente il fatto di liberarsi ruotando i polsi dell'aggressore, cosa che si può fare solo se si afferrano i suoi pollici. Esiste una sola tecnica che funziona e consiste nel girate attorno all'aggressore. Si tratta di fare un passo in diagonale, indietro o in avanti, rispetto alla sua linea di attacco. Ovviamente funziona solo se lo vedete arrivare e se c'è spazio per muoversi. Infatti l'aggressore, a differenza di quanto mostrato nel video, cercherà di venire quanto più vicino possibile proprio per fare valere il suo peso e per togliervi ogni possibilità di movimento. Da cui la unica risposta valida consiste nel muoversi per mantenere la distanza.


32 commenti:

  1. Te la immagini la fashion blogger o la tipa tutta casa/estetista sempre agghindata Prada che si mette a fare gli atti del video?

    l'unica arma veramente efficace rimane sempre il buon senso.

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    1. Le cose del video le possono fare tutti, infatti non funziona.

      In qualsiasi forma di combattimento serve:
      1. gestione della distanza, inclusi gli spostamenti
      2. scelta di tempo
      3. strategia e tattica

      Sono tutte cose che si imparano dopo anni di pratica e non si finisce mai di imparare. Non è tanto se una è "fashion blogger", piuttosto è che niente si improvvisa.

      Comunque, anche con anni di pratica, alcuni degli svantaggi di cui sopra sono comunque insuperabili.

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    2. Una delle cose piu'idiote che ho letto ultimamente ed e scritta da una donna, asseriva che noi donne dobbiamo smettere di essere vittime e praticamente impare a menare.

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    3. A Mark auguro due figlie femmine:una fissata con Prada e una tutta casa e estetista.

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    4. Sara, praticare un'arte marziale non ti insegna "a menare", ti insegna le cose che ho scritto sopra e cioè la coordinazione necessaria a gestire la distanza, compresi gli spostamenti, la scelta di tempo e ti insegna un certo numero di movimenti che possono essere più o meno utili in un contesto realistico. Nella maggior parte dei casi, non sono molto utili.

      Il punto del mio post voleva essere proprio che non serve praticare un'arte marziale per affrontare eventuali aggressori, meno che meno può servire un "corso" estemporaneo. C'è troppa distanza da colmare, è tempo perso.

      Diciamo che, proprio perché le probabilità sono contro di te, reagire all'aggressione è l'ultimissima spiaggia, quando si tratta di vita o morte. In quel caso va bene tutto, una padella, una biro, due dita negli occhi, qualsiasi cosa è meglio che niente.

      Quello che le donne invece devono imparare è l'arte di non diventare vittime leggendo meglio la situazione in cui si trovano.

      Capisco che è un principio che va contro l'idea della libertà individuale e della "parità di genere" ma i fatti sono fatti e quindi bisogna sapere che in certi posti conviene non andarci, che certe persone vanno evitate.

      Cerca di capire, Sara. Se una donna vuole "vivere liberamente" la sua sessualità e si porta in casa uno sconosciuto, si assume tutti i rischi che purtroppo ne derivano. Se una donna vole fare jogging di notte lungo i navigli milanesi, si assume tutti i rischi che ne derivano, eccetera eccetera. Non è che facendo il gioco delle tre scimmiette cambia qualcosa.

      Tra parentesi, anche la autorimessa è una trappola quando non è presidiata, qualsiasi luogo appartato. Bisogna saperlo, bisogna conviverci.

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    5. :D

      A 051, da parecchi anni esiste [ questa scuola ] ... diretta da un mito locale.

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    6. Poi si sa che la maggior parte delle violenze che subiscono le donne avvengono nella cerchia familiare o degli amici e conoscenti.

      Ancora, a parte i minori che non hanno scelta, si tratta di capire la situazione e sottrarsi al pericolo.

      Una volta le donne non avevano questa opzione, cioè quella di sottrarsi ad un ambiente familiare o alla cerchia delle conoscenze, oggi per fortuna hanno molto più spazio di manovra quindi bisogna che ne approfittino.

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    7. A volte mi capita di incontrare un ragazzo che pratica Viet Vo Dao, un giorno mi spiegava che tra le varie attività che svolgono per allenare il fisico, c'è anche quella di prendersi a legnate sullo stomaco per rafforzare gli addominali. Mi diceva pure che nel suo corso ci sono anche un paio di ragazze, che pero' di femminile non hanno quasi piu' niente e assomigliano piu' a Steven Seagal che a una donna.

      Ora, se le cose stanno veramente così, in un mio improbabile futuro da padre sarei piu' felice (non dico fiero perchè dichiarerei il falso) se mia figlia diventasse una fashion blogger piuttosto che una lottatrice di Viet Vo Dao, e se poi un giorno avrà anche i soldi per vestirsi di Prada, tanto meglio per lei.

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    8. Io non so niente del VietCoso però sono abbastanza sicuro che le legnate non rafforzano niente, al massimo impari a contrarre i muscoli prima di prendere la legnata e impari a sopportare il dolore.

      Originariamente nel Karate Do si "rafforzavano" le mani dando dei pugni ad un'asse di legno avvolta con una corda oppure infilando le dita in un secchio di sabbia. L'effetto era quello di indurre un trauma nelle articolazioni che dopo un po' si ispessivano, si formava un callo osseo. La mano diventava si più "solida" ma perdeva anche mobilità e sensibilità, si otteneva un certo grado di invalidità. Quindi questa pratica è stata abbandonata.

      Ora, in generale le ragazze carine non praticano sport assiduamente, meno che meno sport di contatto. Non si diventa brutte praticando un'arte marziale in generale, è uno sport come un altro. Esiste più o meno lo stesso rischio di rompersi il naso o i denti che giocando a pallacanestro.

      Steven Seagal ha un passato di praticante di Aikido, di cui ho una conoscenza appena appena superficiale. La classificherei tra le "arti marziali dolci", cioè quelle che si basano sulle prese e sullo sbilanciare l'avversario invece che calci e pugni. Quindi era cosi di suo.

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    9. Mark, considera anche che la figlia fashion blogger se è carina ha buone possibilità di sposare un calciatore o in subordine un qualche figlio di imprenditore e quindi diventare ricca.

      Ma conoscendo le donne, è molto probabile che finisca a farsi le canne sulle panchine con qualche "nuovo italiano colorato".

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    10. Ma il fatto che siano poco avvenenti e femminili non è dovuto a eventuali mazzate prese in combattimento, sono già così di natura...
      Mi ricordano un po' la scena motociclistica dei primi anni '90, quando le ragazze motocicliste erano delle mosche bianche ma avevano le unghie nere (e non era per via dello smalto...) e assomigliavano a dei camionisti sloveni. Poi è esplosa la moda dell'andare in moto e l'unico dato positivo è stato l'aumento delle motocicliste gnagne.

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    11. E' anche possibile che la gnanutidine? gnagnezza? sia mediamente aumentata.

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  2. Marco, il sito di quella scuola contiene TUTTI gli elementi che dovrebbero tenere la gente alla larga.

    Cominciamo dalla grafica nero-giallo che è incisa a fuoco in certe menti di trogloditi provinciali, quelli che si divertono a dare i pugni alla macchine delle giostre. Passiamo per la "offerta" tuttologa risibile, arriviamo ai video ridicolissimi con il sottofondo della colonna sonora Dario Argento.

    Esaminiamo le foto alla voce "antiaggressione femminile", dove un famoso attore porno degli anni ottanta mette un braccio più o meno attorno alla gola di una simpatica giovinotta. La sequenza è completamente fasulla per tre ragioni, non c'è nessuna trazione sul braccio che strangola, l'altra mano dell'aggressore è da qualche parte a reggere la sigaretta, l'aggressore si posiziona quasi a fianco della giovinotta invece che immediatamente dietro.

    Nell'altra sequenza c'è una situazione ancora più assurda con l'attore sopra un'altra simpatica giovinotta che semplicemente spingendo sul suo braccio riesce a buttarselo di fianco e a liberarsene.

    Magari si fanno anche pagare per queste fandonie. Su Youtube trovi robetta un po' più seria, se ti interessa.

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    1. Esempio:
      Krav Maga

      (Non mi appartiene ma i principi sono gli stessi - prego notare la differenza)

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  3. Anche in uno scontro realisticamente sostenibile (ovvero in uno nel quale non c'è uno sbilanciamento eccessivo di forze, o nel quale lo sbilanciamento è favorevole) è fondamentale una cosa tra le altre: non temere di far seriamente del male all'avversario, ovvero saper mettere in un cantone tutte le inibizioni contro la violenza piantate nel cervello da decenni di "educazione". Sembra una stupidaggine, ma non la è per niente.

    Chi volesse sottoporsi ad un autoesame per capire cosa intendo, provi ad afferrare un coniglio vivo e a sbudellarlo a sangue freddo con un coltello, poi analizzi con oggettività le proprie azioni e reazioni (ammesso che riesca a controllarle).

    Ecco... ora valutate che un coniglio non si può difendere in alcun modo per noi realmente pericoloso, e che siamo soliti considerarlo un animale senza troppo cervello (il che, nell'immaginario medio, semplifica l'uccisione). Capirete che fare qualcosa del genere con una persona è qualcosa di leggermente più impegnativo...

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    1. Il coniglio comunque morde, non ti fidare.

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    2. Infatti ho scritto che non si può difendere in alcun modo per noi realmente pericoloso, non che non tenterà di difendersi. Tra l'altro, per esperienza ti dico che più che coi denti i conigli tendono a difendersi a suon di calci e unghiate, se non possono scappare. Son fatti così, poveracci.

      A parte queste considerazioni marginali, sono sicuro che hai capito benissimo quel che intendevo dire. Cosa ne pensi? Le ritieni sciocchezze?

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    3. Non è una sciocchezza ma hai ignorato un aspetto fondamentale. Qui non si tratta di allenarsi a fare il carnefice, si tratta di reagire ad una situazione inaspettata e di pericolo. In linea generale non c'è modo di prepararsi all'inaspettato e al pericolo inoltre è impossibile prevedere come una persona reagisce in quelle condizioni, non ci sono due persone uguali, la stessa persona non reagisce sempre nello stesso modo.

      Le persone che vivono continuamente nel pericolo e nella violenza hanno qualcosa che non funziona nel cervello, sono dei minorati. Infatti nessuno sano di mente va a cercare il pericolo. Ma queste persone esistono perché servono all'evoluzione della specie. Ci deve essere sempre uno che va a vedere cosa c'è aldilà del limite, nell'ignoto, troppo sopra o troppo sotto. E' anche la ragione per cui gli uomini sono molto più portati ad assumere questo tipi di rischi, per la specie sono sacrificabili.

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    4. Grazie. Mi interessava la tua opinione.

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  4. Ci sono molte biografie possibili per le ragazze carine, per fortuna!
    Certe storie di cronaca sono imputabili purtroppo alla droga, ma la tv vuole i racconti pruriginosi e di droga non se ne parla piu'.

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    1. Possibili != probabili.

      Sara, è risaputo che esiste una quota non piccola di donne che nell'arco della loro vita subiscono uno o più atti di violenza. E' anche risaputo che statisticamente la maggior parte non succede ad opera di sconosciuti ma di parenti e amici.

      Prendiamo un esempio a caso: leggevo di un omicidio di trent'anni fa per cui hanno arrestato un tizio, allora compagno di scuola della vittima. Pare che l'omicida abbia inviato un messaggio manoscritto ai genitori della ragazza e pare che solo oggi l'abbiano attribuito al signore arrestato.

      Lasciamo da parte per un attimo gli aspetti investigativi, penali, eccetera. Il messaggio in questione può essere stato scritto solo da un malato di mente.

      La conclusione che se ne trae è che in mezzo a noi ci sono parecchia persone che dissimulano problemi psichiatrici di varia natura e che quindi in certi casi sono come bombe inesplose.

      Se è ovvio che conviene non frequentare pregiudicati, spacciatori, ladri e affini, è meno ovvio il fatto di riconoscere il pericolo la dove gli indizi possono essere dissimulati, oppure dove scatta il famoso "complesso della crocerossina".

      Apro una parentesi sulla "droga". A parte che è una categoria variegata, non se ne parla perché è diventato un "fenomeno di costume", non a caso si sta via procedendo alla depenalizzazione dei reati correlati. In altre parole, fare uso di droga è diventato "normale", sempre grazie alla propaganda, cosi come si cerca di fare diventare "normali" tante altre cose, per esempio la fabbricazione di bambini in laboratorio.

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    2. > non se ne parla perché è diventato un "fenomeno di costume"

      Mmh
      No, no, non ci siamo.
      La droga c'è anche nei paesi nei quali le pene sono draconiane.
      Quindi, per tentare di ridurre il fenomeno puoi fare, appunto, come tali paesi: anni di carcere o pena capitale anche per piccolissime dosi, non so con quale successo.

      Oppure prendi atto che esiste una parte della popolazione che statisticamente ha delle dipendenze, nelle fattispecie, delle tossicodipendenze.

      Come libertario io dico:
      puoi anche rovinarti e a me interessa il giusto; per me è invece importante che non mi vieni a pestare mia madre per rubarle la borsetta o non mi sfasci l'auto per rubare il contenuto (alias, riduzione della criminalità diffusa) e quindi puoi andare a pigliarti quella robaccia in farmacia o nei luoghi deputati.
      Però, se ti becco a fare un solo reato dovuto a, per la roba (guidi strafatto, fai uno scippo, pesti tua madre, etc.) ritornano le pene draconiane, fino alla pena capitale.
      Carota e bastone.

      Infine, questo diritto storto quanto moralisticheggiante è proprio storto: scarse o nulle limitazioni sull'alcol che è una tra le droghe più pesanti ma se ti fai una canna, apriti o cielo.

      Dal punto di vista etico esiste una differenza: i bambini fabbricati subiscono le conseguenze di scelte altrui, uno che si vuole rovinare con le tossicodipendenze e lo fa senza danneggiare altri, non limita o viola libertà e integrità altrui (a parte gli affetti e le persone vicine che comunque si trovano ora a subire molto di più).

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    3. UomoCoso ultimamente la fai spesso fuori dal vaso.

      Cosa significa in italiano:
      "la droga c'è anche nei Paesi nei quali le pene sono draconiane?"
      Significa "qualcuno assume della droga". Che è un concetto abbastanza diverso da "tutti assumono della droga".

      Applicando la derivata, se la Legge sanziona il commercio, la donazione, perfino il consumo di droga, è un concetto diverso da la Legge che ignora, asseconda o incentiva il commercio, la donazione o il consumo di droga.

      Il concetto di libertà non si può scindere dal concetto di responsabilità. Tu puoi fare qualsiasi cosa ma poi sei chiamato a risponderne, nel bene e nel male. Se fai una impresa onorevole, ti sarà riconosciuto il valore, una impresa disonorevole, sarai biasimato o addirittura punito.

      Le statistiche sono assolutamente inutili perché la loro valenza è nelle premesse. In ogni momento ti posso proporre una "statistica" che dimostra una cosa o il suo contrario.

      In questo caso il tuo approccio para-scientifico FASULLO per esempio ignora due cose.
      La prima è che la gente si comporta in base ai "modelli" che gli vengono proposti, il cosiddetto "costume". Quindi, prima di perseguire chi commercia, regala o consuma droga dovresti perseguire chi impone alla gente il consumo di droga come un "modello" di comportamento. Prego notare le implicazioni della stessa considerazione su tutti gli aspetti del vivere. Non ha senso punire il furto se il furto viene promosso come "modello" abituale, virtuoso.
      La seconda cosa è che la Legge, non importa quanto draconiana, può esistere solo come formalizzazione del "comune sentire", il quale a sua volta è ancora definito dai "modelli" di cui sopra. Non è la Legge che determina i "modelli", casomai li segue. Quindi si propone il problema di come orientare i "modelli", come togliere di mezzo quelli che hanno conseguenze nefaste. Per farla semplice, lo può fare chi controlla gli strumenti che formano la "coscienza" delle masse. Da cui torniamo sempre allo stesso punto.

      La differenza tra il consumo di alcol e di cannabis non esiste, se non la considerazione accessoria che gli alcolici sono un alimento, non solo uno strumento ricreativo, cosi come con la canapa si fanno le stoffe e altre cose utili. Esiste però una ragione storica per cui una cosa ha senso di esistere nel nostro contesto e l'altra meno.

      Se ti fai una canna apriti cielo? Cosa sarebbe, una barzelletta? Qui a Milano se NON ti fai la canna apriti cielo. La canna è IL MINIMO consentito, se vuoi essere "sociale". Da qui nasce il problema.

      La faccenda del "danneggiare gli altri" è l'ennesima sparata a caso, infatti esistono tutta una serie di corollari, per esempio i costi sanitari dati dalle conseguenze a medio e lungo termine della assunzione di certe sostanze (uguale al tabacco o qualsiasi cosa), le conseguenze in termini di incidenti stradali, sul lavoro, eccetera, le conseguenze sul bilancio familiare (come qualsiasi comportamento compulsivo), eccetera.

      Grazie UomoCoso, se tu sei uno di quelli che ragionano e non ti rendi conto di essere programmato, immaginarsi come sono gli altri.

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    4. Dicevo del tabacco. E' l'esempio più ovvio di come assumere una sostanza tossica a vario titolo avviene solo come conseguenza della risposta a dei "modelli", a cui ci si DEVE uniformare a partire dalla adolescenza.

      Lo Stato fino ad ora non solo non perseguiva il consumo di tabacco, lo favoriva, lo incentivava, partecipava in prima persona con i Monopoli di Stato e con un regime fiscale apposito per le aziende del "settore".

      E' un diritto fumare fintanto che non "danneggi gli altri"? Secondo logica no, perché non solo imponi un fastidio agli altri, quando ti viene una malattia conseguente, il Sistema Sanitario Nazionale deve spendere risorse per curarti.

      Quindi?
      Se fumi una sigaretta apriti cielo. Quando ero bambino se un uomo non fumava lo prendevano per "frocio". Le donne pensavano di essere più sexy con la sigaretta in bocca.

      Ecco, adesso non è diverso con altre cose. Sono "modelli" che vengono imposti in vari modi, a vario titolo.

      La libertà è tutta un'altra faccenda.

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    5. Qui sarebbe un po' lunga e ora sono stanco, vado a letto.
      Mescoli osservazioni oggetive con sparate soggettive, confondi, a volte, il come col perche'.

      Se ignori la statistica inizi ad allontanarti dalla misurazione della realta' e ti perdi nei tuoi spazi morali.
      Sono proprio i tuoi "amici" comunisti che pensano che si possa risolvere tutto con modelli, con regole ma non e' affatto cosi'.
      Non c'e' nessun modello che possa arrivare alle dipendenze zero essendo una caratteristica psicopatologica della specie. Modello o non modello. I modelli potranno solo modificare l'apparire, il manifestarsi, la dinamica come ua serie di canali puo' indirizzare lo scorrere dell'acqua nello scendere ma non certo arrestarla definitivamente.
      Neppure con le dighe, che prina o poi si riempiono o si asciugano.

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    6. La lingua non è vaga, è precisa. Io non "ignoro" la statistica, la rifiuto se non concordo sulle premesse sulla base delle quali è stata calcolata. Non esiste una statistica "assoluta", sono tutte inevitabilmente dipendenti dalle premesse. Questo è un errore classico e insieme catastrofico, tipicamente usato da chi di professione fa il manipolatore di menti semplici.

      Insisti con la fanfaluca della "misurazione della realtà". A questo punto mi sembra che ti manchino dei passaggi filosofici e storici, più precisamente epistemologici, riguardo il concetto di "realtà". Ti faccio un esempio banale. Anticamente quando si studiava un fenomeno si cercava non solo di capire come funzionasse ma anche perché funzionasse in un modo invece che un altro. Abbiamo smesso di cercare il perché da molto molto tempo e abbiamo un certo numero di descrizione solo sul come funzionano certe cose, di altre non lo sappiamo ancora. In linea generale la "realtà" è una convenzione. Si assume per convenzione che percepiamo le stesse cose nello stesso modo e che l'universo esista indipendentemente dalla nostra percezione, cioè che noi ne percepiamo il riflesso. Questa convenzione è evidentemente limitata, cioè la accettiamo perché è comoda. Per esempio sappiamo che noi non ci limitiamo a percepire il riflesso dell'universo ma che invece ne costruiamo una "rappresentazione mentale" come esito di una serie di processi elettro-chimici di cui non conosciamo la natura nel loro insieme. Cioè non sappiamo come si genera il pensiero, la coscienza e la consapevolezza di noi stessi e del mondo fuori da noi. E' un discorso lunghissimo.

      Il passaggio sui Comunisti è in contraddizione con quanto scrivi in precedenza e dipende dal fatto che non hai capito il concetto del "modello". Lo scopo del "modello" non è di "risolvere" qualcosa, lo scopo è di condizionare le persone a comportarsi in un dato modo, tutti assieme, all'interno di un meccanismo stimolo-reazione.

      Le "regole"... forse non mi spiego io, tu sembri non concepire il concetto del prima e del dopo in una sequenza di eventi. Se io dico "nel 1916 tutti gli uomini portano il cappello" e poi dico "nel 2016 tutti gli uomini non portano il cappello" non sto scrivendo delle regole, sto descrivendo un fenomeno. Le regole sono una conseguenza, ad esempio "vietato portare il cappello dentro questo esercizio" è una regola che può esistere solo nel contesto del 1916 ma non avrebbe senso nel 2016. La regola non definisce il contesto, è definita dal contesto.

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    7. Non capisco la pappardella in linguaggio pseudo-tecnico sulla "psicopatologia", potresti per favore usare termini d'uso corrente?

      Dobbiamo per forza dire che su un numero X di persone ci saranno sempre un numero Y di devianti rispetto ad un aspetto qualsiasi del comportamento umano? E' una banalità. Quando si progettano le automobili si calcolano le dimensione "medie" e si aggiunge una tolleranza di tot in meno e in più. Esistono individui che non rientrano nei limiti della tolleranza rispetto alla media, cioè sono cosi devianti che non possono adoperare una automobile o la adoperano con fatica perché troppo piccoli, troppo alti, troppo magri, troppo grassi, eccetera. E quindi? Una volta ricordato tutto questo, da cui ci sarà sempre chi è completamente astemio e chi si uccide con gli alcolici, chi non tocca la carne e chi mangia solo carne, eccetera, cosa abbiamo concluso?

      Io ho detto una cosa diversa. Un conto è una società in cui assumere droghe è una forma di devianza, quindi un comportamento minoritario, potenzialmente di una piccola o piccolissima minoranza, un altro conto è una società dove assumere droghe è una prassi consolidata delle occasioni sociali, tipo accogli un ospite e gli offri della droga, oppure vai alla festa della parrocchia e a fianco della spuma c'è la droga, eccetera.

      La situazione attuale è esattamente questa e cioè comportamenti che in passato erano una devianza oggi sono nemmeno la "norma" ma il "modello" a cui bisogna ispirarsi. Chi si droga diventa via via il deviante.

      Oggi guardavo una serie TV, Limitless, presumibilmente americana, in cui l'eroe è un ragazzo drogato che per una serie di combinazioni viene arruolato come esperto dalla FBI all'interno di una cospirazione per cui gli viene somministrata una droga che ne aumenta le capacità cognitive. In questa serie si presenta in veste positiva non soltanto l'uso della sostanza "segreta" che aumenta le facoltà mentali ma il fatto che il ragazzo arrivi a casa e si faccia un bel calumet di hashish o quello che è. Puoi fare il paragone con serie di quando ero bambino, tipo Six Million Dollar Man, in cui il protagonista era un militare tutto d'un pezzo che, ferito gravemente durante un collaudo, viene ricostruito con protesi biomeccaniche e poi usato come agente speciale per salvare il mondo da scienziati pazzi e affini. Quando arrivava a casa faceva il barbecue o spaccava la legna.

      Questo meccanismo sta agendo su molti altri aspetti del vivere, con la stessa logica. Comportamenti che in passato erano una devianza oggi sono proposti come modelli.

      Non lo vuoi vedere? Amen.

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    8. Errata: "chi NON si droga diventa deviante".

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  5. Un bel taser elettrico a portata di mano potrebbe risolvere tutti i problemi

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    1. Tralasciando le questioni giuridiche e la considerazione che una pistola risolve ancora più problemi, direbbero gli Americani, il fatto è che ci sono due corollari:
      - se si diffondesse l'abitudine a portare armi per difesa, gli aggressori si regolerebbero di conseguenza, aumentando il livello dell'aggressione in modo da non dare alla vittima la possibilità di reagire.
      - qualsiasi arma tu abbia in una borsa rimane nella borsa perché non hai tempo e modo di tirarla fuori.

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  6. Direi che dobbiamo modificare la massima

    [1] La miglior difesa è l'attacco

    in

    [2] La miglior difesa è... la prevenzione.

    Questo, peraltro, è un problema noto in ambiente Krav Maga che, per il poco che ne so, adottava la strategia [1]. Ma le norme giuridiche considerano una difesa che parta con un attacco come un attacco, cambiano in peggio le categorie di reato etc. .

    Questa è una pagina molto saggia: la criminalità si sta diffondendo e alle violenze contro le donne "in ambito delle conoscenze/famigliare/domestico" si stanno aggiungendo le violenze contro le donne dovute a schiere di maschi invasori
    o - ipertestosteronici e/o
    o - frustrati e/o
    o - con una incultura machista/misogina e/o
    o - con tensione egemoniche rispetti alla cultura invasa e/o
    o - con un rancore storico nei confronti dei paesi invasi e/o
    o - criminali già nel paese di provenienza e/o
    o - ...

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    1. Non so, mi pare un ragionamento confuso.

      Prima cosa, l'attacco ha ovviamente un vantaggio ma qui si parlava di una condizione di partenza in cui una donna, individuo mediamente più debole per varie ragioni, si deve difendere da una aggressione. Quindi non si da l'ipotesi che la donna possa attaccare, per definizione.

      La prevenzione ancora non si da perché se si potesse, non esisterebbe tutto il discorso. Io dicevo un'altra cosa e cioè la capacità di leggere la situazione ed agire con la strategia migliore. Non è prevenzione, è più la fuga, la manovra evasiva. Per fare un esempio, diciamo che gli aerei possono schiantarsi per terra. Prevenire significa non salire su un aereo. Ma nel nostro caso si tratta di salirci e poi guardare le spie, quando si accende una spia rossa, pigiare certi interruttori e tirare certe leve in modo da portare l'aereo a terra senza schiantarsi.

      Andando nel pratico, il discorso del Krav Maga. Se arrivi a dovere combattere, come scrivevo sopra, non è un torneo, è questione di vita o di morte. Quando ti trovi li, l'ultima cosa di cui preoccuparsi sono le questioni legali. E' molto ma molto ma molto più importante trovare il modo per uscirne col minore danno fisico possibile e siccome questo di solito passa attraverso infliggere il maggiore danno possibile all'avversario, cosi sia.

      Proprio questo dovrebbe fare capire che la "difesa" non è una cosa materialmente possibile se non nei termini di lotta per la sopravvivenza, all'ultimo sangue. Non è come nel video di cui sopra con la ragazza che si divincola e buonanotte.

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