lunedì, aprile 18, 2016

Perchè il referendum è lo strumento sbagliato

Primo, il referendum abrogativo, come dice il nome, serve solo ad abrogare una legge vigente con l'effetto immediato di ripristinare lo status quo ante, cioè la normativa precedente l'entrata in vigore della legge abrogata.

Secondo, il referendum abrogativo non impone al legislatore il famoso "vincolo di mandato", cioè il giorno dopo avere abrogato una certa legge se ne può fare un'altra uguale o peggiore, contraddicendo le intenzioni del referendum. La riprova è questa: Referendum 1995 - Privatizzazione RAI

Facciamo il caso dell'ultimo referendum.
Il quesito recitava:
Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

Cioè, alla fine dei conti gli Italiani votavano se togliere queste parole:
per la durata di vita utile del giacimento
E ripristinare di conseguenza la situazione antecedente in cui la "concessione" per l'estrazione durava 30 anni, prorogabili tre volte per 10, 5 e ancora 5 anni, per un totale di 50 anni.

Il referendum non avrebbe implicato nessun altra conseguenza, tutte le altre leggi sulla materia, in tutti i loro articoli e commi, sarebbero rimaste in vigore. Inoltre, il referendum non avrebbe obbligato il Legislatore (allo stato attuale, il Caro Leader) a promulgare una qualsivoglia altra legge, che ne so, in favore delle "energie rinnovabili" o sulla "tutela ambientale" o qualsiasi altra cosa. Anzi, niente gli avrebbe vietato non solo di cambiare tutto il "quadro normativo" in favore delle multinazionali petrolifere, per esempio permettendo di costruire nuovi impianti dove oggi è vietato ma anche di riformulare il comma abrogato per ottenere lo stesso scopo, per esempio invece di scrivere "durata vita utile", aggiungere la possibilità di prorogare esplicitamente 10 volte per 10 anni.

Allora, una persona con un minimo di buon senso capisce che fermare impianti che esistono e funzionano da 50 anni (quindi i buoi sono scappati dalla stalla da lunga pezza) non è esattamente in cima alla lista delle cose da fare se si intende ripensare la "politica energetica" italiana e nemmeno se si vuole pianificare la "tutela ambientale".

Qualcuno dice non importa perché "meno è meglio". A me sembra una stupidaggine. Meno di cosa? Meno di tutto? A parte l'evidenza che chi lo dice non è disposto a vivere in prima persona il "meno di tutto" ma, se è proprio bravo, sceglie le cose di cui può fare a meno e quelle che invece gli sono indispensabili, con criteri sui propri, il "meno di tutto" è una di quelle idee dogmatiche che esistono solo nella metafisica fideistica ma che è semplicemente negata dai fatti. Chi può ragionevolmente pensare di scatenare una apocalisse sull'Italia che induca un drastico declino demografico, dell'ordine del nove decimi e che ripiombi i sopravvissuti in un medioevo bucolico? Tralasciando il fatto che nella maggior parte dei casi chi vuole il "meno" sostiene anche l'immigrazione.

Bisognerebbe evidentemente proporre un "meno" che specifichi "meno cosa" e "meno come" ma li bisogna andare nei dettagli, fare i conti con i limiti materiali ed economici, costa abbastanza più fatica che fantasticare e/o procedere con menzogne e paradossi.

Chiudo facendo un esempio: l'energia elettrica prodotta coi pannelli fotovoltaici. L'idea di produrre elettricità senza fastidi percepibili piace a tutti, ovvio. Per carità di patria non andiamo nei dettaglio dei limiti di questa tecnologia, diamo per buono sia efficiente ed economica. Invece consideriamo il fatto che il grande parco di pannelli installati ovunque non è stato pagato ne dagli Italiani ne dalle aziende che gestiscono l'erogazione della energia elettrica, è stato invece finanziato dallo Stato, cioè i costi sono stati incamerati nel Debito Pubblico.

16 commenti:

  1. proprio inutile non sarebbe stato, se vincevano i SI, il venditore di pentole usate si rendeva conto che le sue chiacchiere non convincono più nessuno, neanche parte del suo partito. L'avrebbe fatto riflettere e avrebbe potuto indirizzare un pò di investimenti sulle rinnovabili.

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    1. Due cose:
      - il venditore di pentole è appunto il segretario del PD. Non è lui che è incoerente, è il PD, sono gli elettori del PD. Esempio banale, alle ultime elezioni per ricompensare SEL (E sta per "ecologia") hanno incaricato la signora Boldrini come presidente della Camera. Da allora, quante parole ha speso la signora Boldrini sui temi della "ecologia"? Quante visite ha effettuato a impianti petrolchimici? Non aveva tempo, c'erano da visitare moschee e centri di accoglienza. La idea di importare milioni di immigrati perché all'Italia serve la manodopera è esattamente IL CONTRARIO delle tesi ecologiste sulla "decrescita".

      - il titolo del post ricorda che il referendum abrogativo è lo strumento sbagliato. Infatti tu mi confermi che lo scopo non era di concludere qualcosa sull'argomento del referendum ma di dare un "segnale politico" per "indirizzare investimenti". Questo conferma in toto le cose scritte sopra.

      - la parola "investimenti" mi fa ridere perché risale alla idea che spendendo denaro pubblico si alimenti l'economia e di conseguenza il prelievo fiscale che ripiana il deficit. Evidentemente non funziona cosi perché non si tratta di "investimenti" ma di "regalie", cioè distribuzione di denaro senza alcun ritorno.

      Concetto fondamentale: se lo Stato paga la installazione di pannelli solari sopra casa tua, i pannelli sono di tua proprietà, non dello Stato e tu non paghi un affitto per usarli. Produci corrente quindi ne richiedi meno alla rete di distribuzione e paghi meno. Quindi immetti meno denaro nell'economia ("consumi meno"). Allo stesso tempo la rete di produzione e distribuzione della energia elettrica deve essere costruita e gestita come se i tuoi pannelli non esistessero, da cui la spesa generale è DOPPIA. Alla fine ci perdono tutti, te incluso. Solo che certe voci della spesa complessiva sono OCCULTATE dentro il calderone del Debito.

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  2. Io credo che come al solito ci sia stata molta demagogia e poca informazione.

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  3. Io l'ho scritto e da sempre sostengo che Meno è meglio.
    Meno energia (quindi più costosa) obbliga le persone a scegliere tra ciò che è importante e cioò che non lo è e a trovare soluzioni meno insostenibili per alcuni aspetti dalla loro vita o a rinunciare ad essi.
    La necessità aguzza l'ingegno e non è il settore energetico a fare eccezione al "miracolo".

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  4. UomoCoso, te lo devo dire. I cosiddetti "ambientalisti" sono fondamentalmente dei cialtroni che non hanno soluzioni, proposte concrete ed efficaci ma aggiungono al solito repertorio di "giustizia sociale" una specie di millenarismo alla Savonarola.

    Il giorno che un "ambientalista" presenterà una soluzione tecnologica che permette di fare meglio le cose che facciamo, quella si che sarebbe una novità.

    Dire "smettiamo di fare delle cose" o meglio, "smettete di fare delle cose", fino a "smettete di respirare" non è nemmeno utopistico, è solo sciocco.

    Alla fine, figura di menta col referendum sulle balle spaziali. Il giorno dopo una raffineria versa petrolio dentro un torrente e il governo preannuncia la costruzione di una ventina di inceneritori. Dove per inciso finiranno tutti i rifiuti RAEE che non vengono raccolti in barba alle pseudo-leggi vigenti.

    A me non importa più nulla. Mi spiace per i nipoti.

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    1. A me spiace anche (di più?) per me stesso, perché avendo poco oltre 50 anni dovrò beccarmi, salute permettendo, qualcosa come un'ulteriore trentina d'anni di nefandezze, proprio nella mia età di maggiore debolezza. Ha del grandioso, e dimostra che il cosiddetto progresso è una colossale balla. Balla coi lupi, laddove i lupi sono le dirigenze in senso lato, e non certo quelli della fiaba rosa confetto interpretata da Kevin Costner &C.

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    2. Bah, secondo me nella logica della vecchiaia è "nefandezza" molto peggiore il sistema pensionistico cattocomunista (per dirne una a caso) che le "trivelle", che poi trivelle non sono.

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    3. Al momento, dalle mie tasche sono usciti (in contributi versati, ovvero in ricchezze che ho prodotto ma delle quali non ho goduto, ovvero in "reddito differito") non meno di trecentomila eurozzi... Non ne vedrò neppure l'ombra, temo. Come chiamare questa roba? E cosa fare, se non desiderare di vedere qualche alto dirigente che ha organizzato il meccanismo penzolare a piedi in su come un maiale dal quale ricavare salami e sanguinacci?

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    4. Dai, anche te.
      Per settanta anni la macchina dello Stato ha avuto la funzione di "ridistribuire il reddito". Siccome il reddito effettivo non bastava alle ambizioni, hanno ridistribuito anche il debito. Quindi non solo l'eventuale contribuzione è svanita, abbiamo anche quei trenta, quarantamila euro di debito a testa.

      Però a me non va giù che lo "italiano medio" reciti la parte della verginella, perché tutti sanno e sapevano.

      Ieri leggevo un articolo che criticava lo "assistenzialismo" a cui vengono abituati gli immigrati, cioè gli viene dato tutto gratis. Cosa c'è di strano, tutto il Sud d'Italia da sempre vive nella stessa maniera, quindi è assolutamente normale tanto per chi viene assistito che per chi assiste.

      Aggiungo che la questione dei "contributi" è volutamente ambigua. I termini contrattuali tra "datore di lavoro", "lavoratore" e "Stato" sono decisi in separata sede dal Sidacato che è una emanazione del Partito e sono ovviamente dipendenti dalla Politica, dalla Pubblica Amministrazione (cioè dai servizi de) e dalla Fiscalità Generale.

      Non è un caso che tutto questo sia sostanzialmente nascosto e impossibile da determinare per il normale cittadino.

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    5. "Tutti sanno e tutti sapevano" mica tanto. Quegli eurozzi sono una rappresentazione di un mio credito, altro che debito. Sulle regole del versamento non c'era scritto "eh, però potremmo farteli sparire senza passare dal Via". No. Ho venduto ad altri il mio tempo generando ricchezza della quale altri hanno goduto con l'impegno di ripagare al momento della richiesta quanto ricevuto (questo è il concetto di "credito"). Ora tu dici che di quel credito circa 30-40mila euro sono vanificati dal debito pubblico... e gli altri 260-270mila? Anche ammettendo una responsabilità tutta da verificare, parliamone, oppure... salame e sanguinacci perché qualche cricca d'alti dirigenti (scusa, volevo scrivere delinquenti ma ho sbagliato), quella sì, ha una precisa e gravissima responsabilità nella intenzionale e pianificata rapina collettiva.

      "Tutti sanno e tutti sapevano". Avessero parlato chiaro, avrei potuto decidere di comportarmi in modo diverso, ad esempio avrei potuto decidere di non generare una ricchezza superiore a quella che mi era (e mi è) strettamente necessaria, di passare il mio tempo a contare i girini nelle risaie nei lunghi pomeriggi estivi della Lomellina. Invece, ho lavorato più dello stretto necessario e qualcuno ha goduto dei frutti delle mie fatiche (probabilmente sperperandoli in vaccate) accollandosi, quello sì, un debito NEI MIEI CONFRONTI.

      Salami e sanguinacci. Sei di Milano? Piazzale Loreto, per dire, è già un po' che è in disuso e oggi se ne potrebbe ricavare un utile maggiore di quello d'un tempo. Si dice che la vendetta non abbia valore. Però è sempre meglio di niente.

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    6. No io ho scritto un'altra cosa.
      I contributi versati, dove bisognerebbe vedere chi ha versato e quanto ha versato e perché l'ha versato, dato che tu sicuramente NON hai contrattato un piano pensionistico alla stipula del tuo contratto col "datore di lavoro", cioè la controparte, non sono stati accantonati, investiti, sono stati spesi appena versati.

      Non solo questo. Siccome i contributi versati non bastavano per coprire la spesa pensionistica corrente, è stata utilizzata la fiscalità generale, cioè lo Stato ha pagato parte delle pensioni sottraendo risorse dal "mucchio generale", lo stesso "mucchio" da cui preleva per la Sanità o l'Istruzione, eccetera. Siccome ancora oggi i "dotti economisti" sostengono che più lo Stato spende tanto più PIL si genera, dagli anni '70 lo Stato produce Spesa che però si traduce in Debito e il rapporto attuale tra PIL e Debito è visibile nel link in alto a destra.

      In questo discorso secondo me il punto fondamentale è quello in cui tu non hai mai avuto voce in capitolo quando si trattava di contrattare con la controparte. Perché, lo ripeto, le condizioni contrattuali sono gestite dai Sindacati e i Sindacati sono emanazione degli stessi Partiti che poi popolano Governo e Parlamento (e indirettamente anche la Magistratura).

      Tu la chiami "rapina". Bene, se si tratta di rapina, il Sindacato-Partito era la mente ma il "lavoratore" di sicuro non è il "rapinato" e nemmeno un "passate ignaro". Il "lavoratore" è uno che non si chiede i come e i perché, il chi fa cosa, diritti e doveri. Non se lo chiede perché FINO AD ORA gli conveniva non chiedere. C'era il cartello "non parlare al conducente".

      Se il "lavoratore" avesse voluto, avrebbe preteso un sistema che in Italia è "aborrito" nella vulgata, NON A CASO, come quello americano, dove tutti i "diritti" del "lavoratore" sono sottesi al contratto che il "lavoratore" stipula con chi lo assume. Ovvero, l'azienda ti dice "il tuo contratto prevede questo stipendio, questa assicurazione sanitaria (di solito puoi scegliere tra "n" piani), questa contribuzione pensionistica fatta cosi e cosa". Non ci sono INTERMEDIARI che contrattano a nome tuo o della collettività, non ci sono INTERMEDIARI che raccolgono i versamenti per gestirli con criteri "sociali", lo Stato o non c'è, oppure se c'è agisce direttamente e non delega il suo ruolo di regolatore/legislatore ad associazioni private come i Sindacati.

      In sostanza, il richiamo a Piazzale Loreto va nella direzione opposta. Infatti il Fascismo, avendo anch'esso radici socialiste, istituì molte degli enti pubblici che la Repubblica ha poi potenziato, come l'INPS e l'IRI. Lo Stato fascista non è affatto diverso dallo Stato Comunista, i ministeri gli stessi, gli enti statali e parastatali gli stessi, infatti gli Italiani non hanno fatto nessuna fatica voltare la gabbana in quattro e quattrotto.

      Se ti vuoi vendicare, devi prendertela col bisnonno, il nonno e il babbo.

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    7. Il bisononno, il nonno e il babbo sono quelli che hanno magnato, chi più chi meno. Vai a vedere il rapporto tra pensioni erogate e contributi versati dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato, un esempio a caso.

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    8. Non ho bisogno. Conosco. Mio padre era ferroviere, tanto per dire. E uno dei miei nonni, che tu ci creda o no, pure. Ah, tanto per gradire, mi farebbe tanto piacere averti presente a sentire certi discorsi (sproloqui) che fa mio padre, ora ottantenne e pensionato da ben oltre un ventennio. A sentir lui, quella della nostra generazione sarebbero tutti lazzaroni che non han voglia di lavorare. Già.

      Ma sono certo che anche nel tuo parentado, da qualche parte... dunque è inutile che ti racconti, perché SAI.

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    9. A me sta bene che mi diano del lazzarone.

      Però io vorrei che quando un tizio mi dice "mi serve una persona che tinteggi il soggiorno di casa mia" io possa contrattare i termini della prestazione, cioè stabilire un contratto tra me prestatore d'opera e il committente.

      Quello che invece succede è che in Italia sovietica il committente sottoscrive un accordo, parte palese e parte occulta, con la "politica" nelle sue diverse incarnazioni e lo stesso faccio io. Sia il committente che il prestatore d'opera sono CLIENTI della "politica".

      Quello che succede poi è che i termini in cui io presto la mia opera, emolumento, imposte, tutele, diritti e doveri, prescindono sia da me che da chi mi paga per il mio lavoro.

      Il "ferroviere", figura retorica che assumiamo ad esempio, non ha mai lavorato o è stato pagato all'interno di una normale contrattazione, era invece un personaggio della commedia in cui l'azienda faceva finta di avere uno scopo "economico", i dirigenti della azienda facevano finta di perseguire dei piani e di calcolare bilanci, i sindacati facevano finta che esistesse una "conflittualità" che non esisteva, la "politica" faceva finta di essere estranea invece che deus ex machina.

      I famosi "diritti dei lavoratori" non sono funzione del "lavoro", cioè non emanano dalla "economia", sono funzione della "politica" in senso generale ed emanano da ancora più metafisici "diritti dell'uomo".

      Per cui ne reddito ne pensione ne alcuna altra cosa sono funzione della "ricchezza" che produci lavorando, sono arbitrari. Potrebbero essere di meno o di più, senza collegamento col fatto che tu fabbrichi bulloni o coltivi patate, che tu ne faccia uno o mille e che intorno ci sia una certa situazione o l'altra.

      La ragione è veramente elementare: ad un certo punto a gente che sudava la pagnotta e viveva di stenti è stato promesso il benessere. Quando dico che "tutti sapevano" intendo che tutti sapevano che il benessere era comprato a credito.

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    10. La risposta alla domanda "ma come faremo?" la da ancora oggi la signora Camusso quando invoca "investimenti pubblici" finanziati con la "patrimoniale".

      Ovvero, il finale della favola era che il "ferroviere retorico" prendeva la pensione non pagata dalla "ricchezza" prodotta e in parte accantonata ma dalla "ricchezza" espropriata ai "ricchi" e ridistribuita con i famosi criteri di "giustizia sociale".

      Il "ferroviere retorico" non vuole OVVIAMENTE andare a vedere i termini pratici del suo lavoro perché gli è stato detto che gode di "diritti" che esistono a priori. Non ci sono i soldi per mettere in pratica i "diritti"? Da qualche parte si troveranno. D'altra parte anche il "lavoro" è un evento a priori, il famoso "posto" che lo Stato deve "creare".

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