venerdì, maggio 27, 2016

Atei in trincea

C'è un detto secondo il quale non esistono atei in trincea. Io non mi sono mai definito ateo, piuttosto agnostico. Adesso che mi trovo a contemplare su me stesso la caducità e la miseria della vita, mi vergogno un po' nel trovarmi indeciso se maledire o implorare.

Se passasse di qui un lettore credente, mi farebbe comodo qualche preghiera.

11 commenti:

  1. Il fine settimana scorso ho condotto un gruppetto di sette su per le colline e i monti vicino a casa (nel comune dove abito), fino al santuario di _olo.
    Nello scrosciare violento iniziato dopo qualche minuto che eravamo arrivati in quel luogo di antica spiritualità precristiana, preromana, preetrusca, nel silenzio e nella chiesa romanica deserta, mi sono trovato davanti ad un'affresco quattrocentesco di una Maria col Bambino.
    Emozionato mi sono ritrovato a pregare un'Ave Maria, con qualche buco qui e là nel testo che non ricordavo bene.
    Tutto, lì, complottava affinché io mi lasciassi andare, abbandonare al culto e al pensiero della Madre che avevo attraversato prima, nelle sua forma silvestre e che reincontravo in sembianze umane.

    Io penso che la speranza e la fede negli Dei, in una Dea, in un Dio sia positiva anche solo per lenire la ferocia del prendere atto della finitezza e caducità della Vita.
    Come scrivevo altrove, il problema, il grande errore è poi stato passare dalla dimensione spirituale, a quella del res ligere, del legare il metafisico alle cose, la proceduralizzazione, la normazione, la fede meccanizzata e automatizzata di ciò che è, ontologicamente, impossibile da legare.

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    1. Chiedevo un Ave Maria per la mia salute.

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  2. Caro Lorenxo, hai gia'quel che stai cercando.
    Con simpatia! Sara

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  3. Io tutte le volte che ne ho sentito il bisogno ho pregato davvero, per me. Secondo me mi ha anche ascoltato. Certo, può essere stata solo fortuna.
    Mia madre però crede fermamente che le preghiere o le candeline accese quando viaggio facciano qualcosa, per dirne una, che mi preservino dai pericoli. Io ero scettica ma forse, quando le cose sono troppo grandi e sfuggono al nostro controllo, forse è davvero l'unica cosa sensata, dopo, ovviamente, aver fatto il possibile in mano nostra.

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  4. oggi mi ricorderò di te nelle mie preghiere, nella messa settimanale.Buona domenica

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  5. un'ave maria non la si nega a nessuno.
    (che coincidenza, nel giro di un paio di giorni sei la seconda persona che me la chiede)
    per quale tipo di problema sanitario ti serve un consiglio?

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    1. Non mi serve un consiglio, mi serve un bisturi. Il problema è che i tempi si dilatano all'inverosimile e non so come evitarlo.

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    2. Il culto mariano sono un retaggio, lontano, di forme religiose matriarcali.
      Non la si nega a nessuno!?
      No no, io non solo prego a favore solo delle persone che ho care, ma prego anche contro le persone che considero un problema, che sventura e morte le porti via. Che gli dei le strafulmino tutte!

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  6. Accidenti. Da nessuna parte?

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    1. Il problema è il "nessuna parte". Ovvero, la "Sanità" è una finzione.

      Ogni medico è un mondo a parte, ogni reparto è un mondo a parte, ogni ospedale è un mondo a parte, ogni amministrazione/area è un mondo a parte.

      Non esiste nessun coordinamento che da una parte distribuisca domanda e offerta e dall'altra ne favorisca l'incontro. Il paziente deve andare di sua iniziativa a bussare alle porte di dipartimenti, reparti, professori, sulla base dei criteri più disparati, dal suggerimento della zia al forum di Internet. E ogni volta si ricomincia da capo, perché quello che dici/fai in un certo studio medico deve essere ripetuto in un altro studio medico, tra di loro non si parlano. Idem per le segreterie.

      La ragione per cui i malati alla fine ci restano è che spendono le ultime energie residue nel tentativo di prendere appuntamento.

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    2. E come dicevo da UomoCoso, capita che tu vai in un Ospedale e devi fare un certo intervento. Se vai nel reparto X ti dicono due mesi di attesa, se vai nel reparto Y al piano sopra ti dicono tra cinque giorni. Ma tu non hai nessun modo di saperlo perché i due reparti non si parlano e non parlano con nessuna entità terza. Quindi o sai a che porte bussare oppure va a culo, qualcuno per caso si salva e qualcun altro ci resta.

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