lunedì, maggio 30, 2016

Il paziente

Il paziente è una persona che soffre, che patisce.
Soffre nel corpo per via della malattia, soffre nello spirito vedendosi menomato e magari vedendo avvicinarsi la morte. Poi soffre la fatica del peregrinare di qui e di la supplicando che qualcuno gli presti attenzione e che lo aiuti.

IL MEDICO DI BASE
Ormai è una figura priva di qualsiasi senso. In Italia ce ne sono circa 48 mila e si potrebbero tranquillamente sostituire con uno sportello automatico, in cui infili la tua tessera sanitaria, rispondi ad un questionario sul disturbo di cui ti lamenti e ti viene stampata la "impegnativa". Una operazione che a sua volta è perfettamente inutile per qualsiasi malattia che non sia di natura cronica, infatti:

PRENOTARE UNA VISITA SPECIALISTICA
Una volta che si ha in mano l'impegnativa si accede al sistema di prenotazione. Non so nelle altre Regioni, in Lombardia si può andare presso la accettazione di un ospedale, si può telefonare ad un numero verde, oppure si può provare via Internet. Il funzionamento è questo:
1. dovrei prenotare una visita sfigologica
2. dove desidera prenotarla?
3. Milano
4. la prima data disponibile è presso l'ospedale Pincopalla tra tre mesi
5. ma io ho un bubbone in mezzo alla fronte, mica posso aspettare tre mesi
6. mi spiace ma questa è la disponibilità
7. allora proviamo Monza
8. le passo il collega
9. dovrei prenotare ecc.

Alla fine salta fuori un posto tra 15 giorni all'ospedale di Salcazzate. In qualche maniera si va a fare la visita, il medico può fare due cose:
a. prescrive un esame rognografico con una impegnativa, quindi torni al punto 1.
b. prescrive l'esame rognorgrafico senza impegnativa, quindi torni al medico di base - bancomat
c. ti propone un intervento chirurgico ma, guarda caso, la lista di attesa è di tre mesi, se non ti va di aspettare devi cercare un modo per ripartire dal punto 1, cosa che non è prevista dal sistema, oppure in qualche maniera devi scoprire una struttura privata dove fare tutto fuori dal Servizio Sanitario. Prego notare che, dovendo peregrinare in diversi ospedali, nessun medico ti segue nel percorso, ci sei solo tu col tuo fascicolo di carte e ti devi arrabattare.

IL PRONTO SOCCORSO
Tutti sanno, tranne me che sono un pirla, che per qualsiasi problema devi andare al Pronto Soccorso, non al Medico di Base. La ragione è ovvia, il "triage" lo fa un infermiere sulla porta, poi ti danno un foglietto con il quale vai direttamente dallo specialista e di solito ottieni già la prenotazione per l'ulteriore approfondimento. La catastrofe si verifica quando ricadi nel punto c. della lista, ovvero quando lo specialista dell'ospedale ti prescrive una visita o un intervento per cui la lista di attesa nella stessa struttura è in termini biblici. Perché a quanto pare non esiste un percorso "ufficiale" per uscire da li perché per fare il passo due devi obbligatoriamente ripassare dallo specialista. Io penserei che il medico in questione chiami un altro ospedale per dirottare il paziente dove la lista di attesa è più corta, invece no. Si ferma li e ti dice "è cosi, arrangiati".

Ci sono cosi tante cosa sbagliate in questa descrizione che non so da dove cominciare.

Primo, il fatto che esista una Sanità "ufficiale/teorica" e una Sanità "reale". Il Medico di Base è solo un filtro estremamente inefficiente tra il Paziente e l'ammissione negli ospedali. Siamo al punto che, a seconda del medico, ci sono i "trucchetti", per esempio scrivere "prima visita" invece che "visita di controllo" per l'impegnativa di un vecchio di 70 anni che deve andare per l'ennesima volta dall'oculista. Semplicemente perché nel secondo caso "controllo" significa che sempre e comunque ci sono oltre sei mesi di attesa. Oppure il fantomatico "Bollino Verde" che dovrebbe obbligare l'ospedale ad ammetterti entro tre giorni e nessuno si domanda come fa il medico a decidere se una certa malattia ha carattere di urgenza senza nemmeno visitarti e dicendo che per la diagnosi serve lo specialista e un tot di esami, che può essere una cisti o un tumore maligno.

Secondo, il doppio binario della "Prenotazione" e del "Pronto Soccorso". Se io mi alzo alla mattina con un bozzo sulla fronte, è chiaro che non posso aspettare mesi prima di essere curato, quindi ho solo due alternative o vado al Pronto Soccorso oppure sono obbligato a pagare una visita privata, sempre che io sappia dove andare.

Terzo, la contraddizione in termini che meriterebbe il tribunale. Se io mi reco all'ospedale con un bozzo sulla fronte e, dopo avere passato le forche caudine della "Prenotazione" mi dicono che mi serve un intervento, non ha alcun senso che mi dicano che l'intervento si può fare dopo un mese o due, a meno che non sia proprio e solo una questione estetica. Leggevo che secondo le statistiche il Lombardia il 40% delle donne a cui è diagnosticato un tumore al seno vengono operate a due mesi di distanza dalla diagnosi. Siamo nei dintorni dell'omicidio pianificato e tutto questo mentre "ufficialmente" ci vantiamo della "eccellenza" della Sanità. Io mi domando chi si prende la responsabilità di rinviare un paziente che non può aspettare, sapendo che se fosse un parente stretto il posto salterebbe fuori l'indomani stesso, senza nemmeno provare ad aiutarlo per trovare un posto altrove. A parte l'etica professionale, quanti e quali reati?

Prego notare che in tutto questo non ho menzionato incuria, imperizia, incidenti, complicazioni, eccetera. Solo la parte meccanica di come si concatenano gli eventi.

Adesso mi diranno che io non capisco le cause, le ragioni, le dotte complicazioni.
No, non le capisco. Per fare una ecografia serve una stanzetta con dentro una macchina e un medico, tempo totale, diciamo 15 minuti. Per fare un intervento chirurgico ambulatoriale serve una stanza, un lettino, materiale chirurgico di base, un medico e un infermiere, tempo totale diciamo mezz'ora. Quanti ne devo fare in una settimana? Si fa presto a fare i calcoli, non stiamo parlando di chirurgia sensazionale che richiede equipe di decine di persone e interventi di giorni come il trapianto degli arti.

Quindi?
Lo ripeto, quindi?

Dimenticavo: se qualcuno conosce una struttura privata a Milano dove posso andare ed essere curato come in ospedale, pagando tutto di tasca mia, prego ditemi quale.

Non sono qui a ripetere il discorso delle "professioni" e del "doppio business" del Pubblico che spende a più non posso mentre incentiva in ogni modo il Privato. Sono qui come te, caro lettore, che prima o poi ti toccherà supplicare che ti curino e ti verrà risposto "arrangiati".

3 commenti:

  1. Decisamente sconfortante.

    Purtroppo di Milano non so nulla. Se saprò qualcosa ti farò sapere.

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  2. Il quadro è più complesso e grave. Aggiungerei:
    o - medicina difensiva;
    o - consumismo diagnostico;
    o - consumismo farmacologico;
    o - intramoenia;
    o - nomine poteritiche dei vertici ospedalieri e sanitari;
    o - baronie mediche;

    Ogni popolo, ogni territorio ha la sanità che si merita.

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  3. E'surreale, ma purtroppo e'cio'che accade sulla pelle delle persone. Spero che tu ne venga a capo presto.

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