mercoledì, giugno 15, 2016

Documentario

Vi consiglio la visione di questo documentario:
Istituto Luce - Storia d'Italia 05 - Il Regime Fascista 1922 1939

5 commenti:

  1. Visto la prima ora, delle due e passa, giovedì sera.
    Devo dire che mi sono addormentato in più punti, nonostante sia estremamente interessante.
    Devo dire che, viene confermato, in quell'ora, il fatto che i socialisti marxisti siano così ferocemente in competizione con i socialisti fascisti perché conpetono su una parte rilevante dello stesso spazio ideologico.

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    1. Con gli stessi metodi.

      In prospettiva, si tratta di qualcosa che nasce e sostanzialmente si esaurisce nelle condizioni dell'Italia del primo Novecento.

      Tutti i discorsi di oggi che ripetono gli stereotipi di allora sono anacronistici e necessariamente fanno leva sulla mistificazione prima della Storia e poi della realtà.

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    2. > gli stereotipi di allora

      Da qualche tempo sto leggiucchiando qui e là il Il Primato Nazionale.
      C'è un incazzamento feroce contro austerità e Monti per l'austerità (non che io lo stimi ma fu l'unico che si pose la questione di porre mano a defiti sempre più enormi e nefasti).
      I socialisti fascisti, rispetto a quelli marxisti, non è che in quanto a dirittismo scherzino.
      La cosa positiva è che rispetto alle demenze mondialiste, internazionaliste e ugualiste dei secondi, i primi almeno hanno un concetto di "prima quelli più vicini, i nostri gli italiani" che è molto più vicino alla natura, alla realtà.
      La cosa negativa, assolutamente negativa, è la demagogia che è ridotta a media scala, dal mondo alla nazione. Ma sempre demagogia dirittista è.
      E sappiamo bene come in certe zone d'Italia i "diritti" diventano assistenzialismo, malavita, sfruttamento dei servi del fiscoglebainps di alcune regioni rispetti ai cazzari furbastri e delinquenti di altre.

      Gli sterotipi.
      Il paese dei diritti e dei balocchi.
      Già.

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    3. Secondo me è inutile fare paragoni tra il 2016 e il 1916, cosi come è inutile farli col 1316. Servono solo a sostanziare una tesi precostituita, con un ragionamento sofistico che si può tranquillamente ribaltare.

      La situazione del primo Novecento in Italia era del tutto peculiare. Esisteva l'ultima aristocrazia terriera nobiliare che cercava di conservare il medioevo, la borghesia industriale si dibatteva per prendere più spazio e affermare la modernità, i contadini inurbati attorno agli stabilimenti si trovavano senza altri riferimenti che il "socialismo", i contadini erano analfabeti e ai limiti della sopravvivenza, se potevano emigravano in altri continenti.

      La situazione attuale è quella del famoso Piano, i due elementi principali sono il controllo delle masse tramite la tecnologia delle comunicazione e di conseguenza la sempre minore sovranità, autodeterminazione. Contestualmente, viviamo una costante dicotomia tra l'immaginario e il reale, come nel caso della "diritto alla salute" che si traduce negli ospedali al collasso.

      A me sembra davvero strano che si scrivano libri sulla famosa "economia" senza considerare che non abbiamo più la facoltà di auto-determinarci. Non possiamo più decidere delle nostre vite, siamo sostanzialmente asserviti ad un macchinario di cui non possiamo vedere i controllori.

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    4. Per fare un esempio banale, Mussolini volle la Grande Guerra, fece di tutto perché accadesse e quando ci fu, partecipò come soldato. Noi non abbiamo questa possibilità. Siamo dentro Matrix.

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