martedì, agosto 23, 2016

Il mondo alla rovescia

Sottotitolo: SIAMO FINITI.
Viva viva il Caro Leader. Se sei una persona che ha sempre in mano lo scemofono, salta questo post, tanto non lo capisci.

Diciottenni, arriva il bonus da 500 euro per la cultura - sull’applicazione «18app» - Per lo Stato un costo di 290 milioni di euro
A curare l’iniziativa di Palazzo Chigi è stato il sottosegretario Tommaso Nannicini: «18app manda un messaggio preciso: quello di una comunità che ti accoglie nella maggiore età ricordandoti quanto siano cruciali i consumi culturali, per il tuo arricchimento personale e per irrobustire il tessuto civile di tutto il Paese
In nome di Odino, signori, dopo che avrete letto questo articolo attentamente, in tutte le sue parti assurde e demenziali, come il concetto di "consumo culturale", la schedatura di massa di tutti i diciottenni a cui viene impresso il numero di matricola sul "braccio virtuale", l'obbligo di (oltre a possedere device e connessione) installare una applicazione "di stato" che sarebbe tanto piaciuta ad Orwell, eccetera, dopo che avrete considerato quanti soldi andranno effettivamente ai "beni culturali" e quanti spariranno nelle tasche degli "amici"...
Per inciso, se fate i conti vedrete che l'operazione, al netto del "bonus" da 500 euro a testa, è costata attorno ai 40 milioni.

RICORDATEVI CHE GLI STUDENTI ITALIANI SONO SEMI-ANALFABETI!

Invece di investire nella Scuola, cominciando dal risanamento degli edifici pericolanti, invece di costruire impianti sportivi, invece di selezionare insegnanti preparati, invece di verificare la preparazione degli studenti e intervenire a correggere le carenze, ecco la "cultura" attraverso il cordone ombelicale obbligatorio con le "grandi aziende", quelle della "banda larga" e poi la "app" dello "store" del Governo. Tanto poi nel "mondo reale", come insegnano le cronache, basta intervenire con gli "aiutini" agli Esami di Stato e ai Concorsi.

Ho scritto diverse volte sugli interventi che il Governo potrebbe fare abbinando la tecnologia alla Scuola. Il problema è sempre lo stesso. Oltre l'ovvia considerazione sulla enormità degli interessi in gioco, esiste una manifesta IGNORANZA degli elementi fondamentali che stiamo maneggiando. Non essendoci conoscenza non ci può essere comprensione, non essendoci comprensione non ci può essere un "progetto". Qui c'è solo una rappresentazione propagandistica che si esaurisce nello spendere soldi a capocchia e che, come corollario, incentiva le conseguenze nefaste dell'uso improprio degli strumenti tecnologici.

Altra considerazione accessoria, siamo in una condizione per cui l'Europa ha rinunciato ad avere una qualsiasi presenza nelle tecnologie che il Governo impone. Non produciamo e non decidiamo su nulla, ne i dispositivi, ne il software. Siamo solo "consumatori", soggetti passivi.

Il ribaltamento del Bene e del Male. Un'altra volta.

SOLITA IRONIA INVOLONTARIA (subito sopra nella stessa pagina, nello stesso momento dell'articolo precedente):
Il "concorsone" degli insegnanti
... affiderebbe suo figlio a un docente di italiano che scrive «cmq» invece di comunque, «X» invece che «per» o «ke» invece di «che»?
Risposta, si, visto che il genitore (genitore 1 e genitore 2) scrive cosi anche lui/lei/loro/essi. Tranquilli, questi non hanno niente a che fare con la "cultura" somministrata ai diciottenni.

6 commenti:

  1. E naturalmente il fatto che il n.2 di Amazon sia diventato consulente del governo non c'entra nulla...
    JACK

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    1. Il Governo è una finzione. Andiamo verso un futuro dove non voteremo più, gia adesso abbiamo un Parlamento di persone nominate che hanno modificato una quarantina di articoli della Costituzione, sono tre i Governi succedutisi senza elezioni e il Caro Leader non è mai stato eletto sopra Sindaco di Firenze.

      Chi o cosa c'è dietro, io non lo so. Posso immaginare che ci siano gruppi di interesse, poteri, che volano sopra gli Stati.

      La realtà quotidiana che cerco di mostrare coi miei post è completamente demenziale. Il Governo spende centinaia di milioni in "bonus cultura" e non riesce a selezionare insegnanti perché i laureati sono analfabeti, come sono e saranno gli studenti ai quali questi insegnanti andranno ad insegnare.
      Se non gli cade il soffitto in testa. Però se cade il soffitto, c'è la lavagna digitale multimediale.

      Oh signore. Ci fosse una cosa che ha senso. Non la trovo.

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  2. spesso siamo anche dei pessimi consumatori perchè non abbiamo conoscenza di come e perchè usiamo certi software.... quanti sanno usare photoshop appieno? lo scaricano con Torrent lo installano e lo tengono per un pò li... poi magari lo cancellano!!!!

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    1. Enio, parli di un mondo differente. Ai ragazzi viene imposto lo scemofono. Lo scemofono è un aggeggio che non solo è tutto incollato quindi non puoi vedere cosa c'è dentro o modificarlo, ti viene anche dato con un corredo di software che non puoi modificare se non tramite lo "store" (negozio), cioè installando cose che possono essere fatte solo in un certo modo e approvate da chi gestisce il baraccone.

      Non solo, usare lo scemofono significa essere permanentemente registrati e seguiti in ogni operazione, per due ragioni, la prima è la connessione permamente e associata all'utenza telefonica, la seconda è che non avendo il controllo sull'hardware e sul software, è un attimo fare in modo che qualche software "chiami la mamma" e gli racconti dove si trova e cosa c'è sullo scemofono in ogni momento. Per non dire della cosa ovvia, cioè tutti i servizi Web come Facebook o Pinterest o Twitter o Whazup richiedono una registrazione.

      Adesso lo Stato italiano si fa il suo "store" con le sue "app" e rivende i servizi di terzi. Un anello per trovarli e nel buio incatenarli.

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  3. Lo "scemofono": geniale! Io non ce l'ho e sono piuttosto allergico alla vista di tutti questi scemi con l'aggeggio in mano. Ovunque, alla fermata del bus, in teno, passeggiando, in negozio, probabilmente anche al cesso o quando scopano. Anche i selfies mi sembrano ridicoli. Ma così va il mondo, e sono io fuorigioco. I digital natives sono ormai eternamente interconnessi, gli manca solo il chip sottopelle che in un lontano futuro sarà impiantato già alla nascita.

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    1. Non sono "interconnessi".

      Quello era l'idea originale di Internet, cioè una serie di regole e protocolli per collegare tra di loro dispositivi eterogenei, su un piano di parità.

      Gli utenti dello scemofono invece usano quello che il gergo in "tecnichese" delle grandi aziende definisce un "terminale di servizi", cioè un dispositivo inaccessibile, che monta un software predefinito alla fonte, con il quale si accede ai "servizi" erogati dalle sopracitate aziende, sempre e solo in modalità "cliente".

      La "interconnessione" è solo apparente, concetto valido per chi guarda le cose senza conoscere e capire il senso del meccanismo.

      In realtà con lo scemofono ci si connette ad un "server" e si possono fare solo le cose che il server consente. Il server può fare da intermediario inoltrando la comunicazione da un terminale ad un altro. Quando e nelle modalità decise da chi controlla il server e anche i terminali. Tutto funziona sulla base di una rigida organizzazione gerarchica che è funzione della necessità di imporre dei pedaggi agli utilizzatori (utenti dei servizi tramite i terminali).

      Lo scemofono per Internet è come il cuculo, che depone un uovo nel nido di altri uccelli, poi quando si schiude il pulcino spinge fuori i rivali, cioè la prole legittima e si fa nutrire dalle inconsapevoli vittime.

      Niente avviene per caso. La "post-PC era" è un'altra di quelle cose disegnate a tavolino che la gente subisce senza capirne le conseguenze e convinta che sia un "evento naturale" o per usare una espressione dei "media", un "dato di fatto".

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