venerdì, settembre 30, 2016

Cyberbullismo o cybercretinismo?

Prego leggere questa pagina di Repubblica:
"Se non ti mostri sei uno sfigato": a 16 anni costretto al sexting

E' tutto sbagliato. Non c'è scritta una singola parola giusta. A partire dal titolo.

I genitori teste vuote mettono in mano al figlio testina uno scemofono collegato ad Internet (ma sicuramente avrà anche almeno un PC a casa). Questo è un fatto attorno al quale continuiamo a girare facendo finta di non capire. Internet consiste in una serie di "regole" per collegare tra di loro dispositivi qualsiasi. Nel "qualsiasi" è implicito il concetto che Internet contenga tutto il Bene ma anche tutto il Male possibile e immaginabile, senza restrizioni. Ergo, i genitori teste vuote mettono il figlio testina a contatto DIRETTO con tutto il Bene e tutto il Male concepibili. Una volta esistevano dei contenuti "vietati ai minori". L'idea era che un ragazzo non avesse gli strumenti per elaborare certi contenuti ed andasse da questi protetto. Oggigiorno non solo si mettono i ragazzi in contatto con contenuti che non riescono ad elaborare ma questi contenuti sono letteralmente il Bene e il Male assoluti, non una tetta nuda.

Seconda parte, gli strumenti. Lo scemofono è concepito apposta per consentire la fruizione dei contenuti e per contribuire contenuti analoghi. Ergo, non solo il minorenne viene esposto al Bene e al Male senza restrizioni, possiede anche gli strumenti per produrre a sua volta, per emulazione, il Bene e il Male. Tornando a sopra, i contenuti che una volta erano "vietati ai minori" discendevano lungo un certo percorso che aveva un punto di partenza, tappe intermedie e un punto di arrivo. Oggi è tutto nello stesso posto e nello stesso istante, tutto orizzontale. Chi accede ai contenuti è anche la persona che li produce e li pubblica. Per cui, non incarna solo la figura dello "destinatario" più o meno consapevole ma anche quella del "fabbricante" e del "distributore" di questi contenuti.

Terza parte, quella che dovrebbero capire anche i genitori teste vuote. I ragazzi da sempre vivono dentro "gruppi" di loro coetanei e devono imparare a gestire l'impulso a cercare l'approvazione degli altri in rapporto alla necessità di pensare, decidere ed agire con la propria testa, ancora, avendo presente il concetto di Bene e di Male. Una volta esistevano le "cattive compagnie", tipo Lucignolo per Pinocchio. Ora attenzione, notare la differenza. Lucignolo "seduce" Pinocchio con la promessa di emozioni, avventure, indipendenza. Pinocchio non "si sente escluso". L'esclusione denuncia un meccanismo molto più basso ed elementare della fascinazione che da sempre i giovano provano per i comportamenti "fuori dalle regole". E' solo e soltanto la necessità di conformismo a priori, a prescindere, senza possibilità di discriminare un "cosa", un "come", un "quando" o un "perché". Che tipo di persona è uno che non può sopportare la "esclusione", a qualsiasi costo? Cosa è capace di fare?

Non posso dire che i genitori sono "responsabili". Infatti per essere "responsabili" davvero dovrebbero mettere loro stessi e i loro figli FUORI dal "contesto sociale" che produce i fenomeni a cui stiamo assistendo, a partire dagli articoli di Repubblica. I genitori sono condizionati ad uniformarsi a certe idee, pensare e fare certe cose e i figli sono al pari condizionati. Tra l'altro, genitori e figli accedono agli stessi servizi, agli stessi contenuti e si comportano nello stesso modo. Non solo riguardo la banalità di foto e video di argomento "sessuale" ma per ogni cosa, basti pensare al medico che si fotografa in sala operatoria o al fatto che gli insegnanti comunicano coi genitori sulla stessa piattaforma dove i figli fanno "sexting". Questo è l'ultimo e il problema finale: non esiste più differenza tra genitori e figli, tra adulti e adolescenti.

34 commenti:

  1. Per non dire dei nostri coetanei.

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    1. I tuoi coetanei, che io sono parecchio più anziano. Cosa hanno di particolare i tuoi coetanei?

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  2. Lorenzo, non vorrei ti sfuggisse questa notizia:
    http://www.ilprimatonazionale.it/politica/renzi-e-il-diktat-alle-scuole-elogiate-limmigrazione-50898/
    Che tempi tragici quelli che stiamo vivendo.

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    1. No, aspetta. Sono "tragici" se li guardi con la famosa "ottica di lungo periodo" ma se guardi il quotidiano, è una commedia, una commedia di cialtroni.

      Quelli che danno le direttive sono omologhi di quelli che le ricevono. Sono tutti piccoli "servitori" di potentati via via maggiori, attenti a compiacere chi sa sopra e a fare pesare il grado con chi sta sotto, con l'unico scopo di ricavare lo stipendietto e la pensioncina.

      Non è nemmeno un problema italiano, è cosi in tutta Europa. Nanetti meschini sopra e sotto.

      Sullo stato della Scuola italiana e sulle sue finalità ho scritto parecchie volte. E' una fabbrica di servi. Non può che essere cosi. Il fatto che ogni giorno trascorra senza che gli Europei prendano d'assalto i palazzi governativi per riprendersi la loro indipendenza è la dimostrazione che il punto di nor ritorno è stato superato tempo fa.

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    2. Pensa che testa può avere uno che guarda il Caro Leader e invece di rabbrividire, applaude.

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    3. Le conseguenze delle cialtronate, della farsa, sono tragiche. Sono quindi tragedie esse stesse. Poco importa che il mal comune europeo sia un mezzo gaudio, perché da consolarsi c'è ben poco. Oggi passeggiavo per il centro di Genova, e dopo soli mesi, è un angolo di Banjul. Anni, solo che un semestre fa, mi sarebbe sembrato uno scherzo. Invece è tutto vero, come svegliarsi da un sogno e scoprire che la propria realtà è cambiata in maniera ineluttabile, senza ritorno. E allora si cammina tra intontiti, mentre quei pochi come noi che hanno mangiato la foglia dell'inferno che ci aspetta, non hanno nemmeno il calore della panacea che potrebbe offrire una qualsiasi azione di contrasto.

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  3. Quanto hai ragione @Lorenzo : chi guardando il proprio Leader applaude .... beh dovrebbero ricoverarlo il più presto possibile !

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    1. Questa è una generalizzazione eccessiva.

      Io direi piuttosto che chi pensa che il Caro Leader Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio sia effettivamente un "leader", è un cretino.

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  4. E questi "cretini", ci hanno rotto i coglioni ! Ma li aspettiamo alle votazioni, e li prenderemo a randellate sul cranio, votando NO al referendum e, con ciò, mandando a casa il loro leader ambizioso e ignorante !
    Tu @Lorè che ne dici ???
    Votiamo NO ?!?

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    1. Il Caro Leader ha già detto che a casa non ci va, che scherzava quando parlava di dimissioni.

      Io voterò "no" perché niente di buono può venire dal PD, un partito che per nome ha una bestemmia.

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  5. Il mio bipede mi ha detto, domenica mattina, che tutti i suoi compagni di scuola, alla cena da Merdonals, si sono pippati delle gran canne. Egli è stato l'unico a non farlo.
    Mi fa piacere.

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    1. A parte il crederci o non crederci, io non sarei tanto contento di sapere che razza di gente frequenta mio figlio, nonche, su una scala più ampia, che tipo di cittadini formano le Scuole del Regno. E qui mi ricollego alla follia del "diritto allo sballo".

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    2. Diciamo che io preferisco che viva nel mondo con radici e un sistema immunitario forti.
      Che tipo di cittadini formano le Scuole del Regno? Sono, ad esempio, gli universitari che vanno a ricettare le bici rubate. Ecco, questa è la futura classe "dirigente" del paese.

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    3. Si, ammessi e non concessi le radici e il sistema immunitario, fatto sta che poi tuo figlio dovrà fidarsi dei suoi "amici". Sia per questioni "morali", per esempio sapere cosa fa uno mentre l'altro non vede, sia per questioni banali come andare in giro in macchina con uno di loro alla guida. Ammesso e non concesso che io creda alla "disomogeneità" di tuo figlio rispetto al contesto, fatto sta che il contesto è pericoloso.

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    4. Sono le nuove jungle artificali, Lorenzo.

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    5. Secondo me invece è una situazione tipo "dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io".

      Tra l'altro è una situazione che io non ho mai sperimentato. E' vero che è meglio non mettere gli amici alla prova, che pochi alla fine la superano. Però gli amici che ho avuto da ragazzo, nella periferia del nord-Milano, non a Beverly Hills, erano veramente prevedibili ed affidabili, i cosiddetti "bravi ragazzi".

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    6. Si, tipo "the goodfellas" ma senza le pistole. :)

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  6. E la recensione del browser Vivaldi? Che a me piace anche solo dal nome.
    (Però non sapevo nemmeno esistesse)

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    1. Troppo lunga e come confermi, troppo di nicchia.

      Si riassume dicendo che la mio opinione è che non ha niente di cosi speciale rispetto a Chrome/Chromium che ne giustifichi l'utilizzo in vece di quello.

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  7. il bullismo o il ciberbullismo o ciberscemismo è un problema serissimo...

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    1. Come ho cercato di spiegare nel post, per me si tratta di una delle conseguenze INEVITABILI di alcuni problemi a monte.

      Te li riassumo:
      - incomprensione della natura di Internet
      - incomprensione della natura degli strumenti elettronici
      - conformismo assoluto per cui è impensabile non fare le cose che fanno tutti
      - abdicazione dei genitori al loro ruolo e livellamento sullo stato di "eterna adolescenza" degli adulti.

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  8. Ora, da insegnante e genitore tocco con mano l'assoluta ignoranza del mondo "adulto" rispetto alla natura di internet. I "grandi" lo attraversano e lo praticano, ma spesso malamente, senza discernimento e spirito critico. Una specie di luna park esente da regole e limiti, un bengodi in cui tessere i sogni proibiti.
    Come fanno questi "adulti" in fregola a non capire che sbattono il loro figliolo ancora abbastanza lindo, in quello stesso luna park?
    C'è da chiederselo.
    Io potrei garantire, mano sul fuoco, che alcuni adolescenti di mia conoscenza non calerebbero le braghe davanti a nessuno, anche se con accesso illimitato a tutto il Bene e il Male possibili. Ragazzi che hanno ben chiaro il concetto di rispetto (verso altri e verso sè), proprio perchè qualche adulto senziente glielo ha trasmesso...
    Certo, è più rischioso, certo, c'è la fragilità di molti.

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    1. Gioa, una volta la vita era scandita da riti di passaggio. Si diventava adulti seguendo un percorso e passando attraverso questi cancelli. Certo, esistano eccezioni, tuttavia ogni età aveva un suo posto nel mondo.

      Oggi, come ho scritto sopra, non c'è più differenza tra adulti e ragazzi, tra genitori e figli, tra insegnanti e studenti, è tutto sullo stesso piano, tutto uguale.

      I "grandi" ne sanno tanto quanto i "piccoli" di Internet, cioè zero.

      Non che sia difficile saperne qualcosa ma devi avere la motivazione e deve esserci un momento, come scrivevo sopra, un percorso, un cancello. Invece nel mondo bidimensionale ed equalizzato, tutti fanno tutto, tutti sono tutto, in qualsiasi momento, in qualsiasi posizione. Non c'è l'idea di un prima e di un dopo, di un sopra e un sotto.

      Non si tratta solo di imbattersi nel Bene e nel Male, si tratta di essere il Bene e il Male e di esserlo in un continuo "istante presente", senza memoria di un passato, senza progetto di futuro.

      Non so se abbiamo lo stesso concetto di "rispetto". Per me è qualcosa che ti devi guadagnare, non un "diritto". Ancora, devi fare un percorso, superare delle prove.

      La "fragilità" è una scusa, secondo me. Invece io penso che sia questione di modelli, di riferimenti. Per esempio, se tu educhi i figli alla idea che la vita sia funzione del "successo" e che il "successo" sia funzione della approvazione, del consenso, della popolarità (vedi "televoto"), ovviamente otterrai persone che non hanno alcun freno, ritegno, inibizione, principio morale, concetto di giusto e sbagliato e che al contrario, subordinano tutto allo "evento", cioè il famoso "momento di gloria", non importa di che tipo.

      Tanto è vero che ad un certo punto è diventato prassi non solo applaudire ai funerali ma affrettarsi a scattare foto ai morti e ai feriti quando capitano le tragedie, oppure fare i "selfie" negli ospedali. La vita è uno spettacolo dove puoi essere attore o conduttore o regista ma alla fine è tutto senza valore, senza importanza, tutto uguale.

      Il buco in cui ci siamo infilati è abbastanza profondo.

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  9. Condivido ogni parola.
    Dico solo, per spiegarmi meglio, che esistono (rari, lo so) adolescenti che, nonostante l'uso della rete, sanno non abusare. Forse hanno una vita, vera, delle relazioni, reali. Forse vanno al mare, in bicicletta, si toccano, leggono. Forse. Ma io li conosco.

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    1. Può darsi. Se ci sono, si estingueranno.

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    2. Rido. Sapevo che non ti avrei scalfito.
      Comunque, il buco é profondo.

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  10. Gioia, non so se leggerai questo commento ma lo scrivo ugualmente.

    Non si tratta di "scalfirmi", si tratta di due cose che io vedo e di cui considero le inevitabili conseguenze.

    Primo, in Italia e in Europa non abbiamo nessuna capacità propositiva per quanto riguarda tutto l'insieme di cose che vanno sotto la voce impropria di "digitale". Non produciamo idee, regole, non produciamo dispositivi elettronici, non produciamo programmi. Siamo solo consumatori passivi di idee e oggetti pensati e fabbricati da altri.

    Secondo, le grandi aziende sono in mano a gente che ha una estrazione non-tecnica ma che sottomette tutto al business. Quando dico tutto, intendo tutto, l'esistenza. Il risultato è che i cambiamenti che ci vengono proposti/imposti non hanno altra ragione che facilitare il business. A nostro scapito. Quando dico "nostro" intendo gli Italiani, gli Europei e l'umanità in generale. Ovviamente le nuove generazioni, non avendo paragoni, prendono le cose cosi come sono, come se fosse il migliore dei mondi possibili. Non è cosi, tende invece ad essere il PEGGIORE dei mondi possibili per loro, a vantaggio di altri. Lo spostamento dal concetto di "personal computer", cioè un computer personale con cui lavorare, svagarsi, produrre, creare, viene sostituito dal concetto dello "assistente" permanentemente connesso non ad Internet ma ai servizi X, Y e Z. Lo scopo dell'assistente è quello di dirti in ogni momento come devi vivere, nella logica del tanto peggio tanto meglio di cui sopra.

    Quindi, scusa se non trovo ne consolazione ne speranza negli "adolescenti eccezionali". Una rondine adolescente non fa primavera.

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    1. Anche qui...condivido totalmente Lorenzo. Passivi fruitori per tutta la filiera.
      Resta però che io spero. Se così non fosse, se non vedessi la possibilità per alcuni di spostarsi fuori dall'ordinario andrei a pulire cessi, non insegnerei.
      Io provo a fare il mio, mostrando loro molti altri mondi possibili...

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    2. Adesso mi tocca scrivere una cosa che quando l'ho scritta ad altri mi ha attirato l'odio. Si tratta però di un'altra osservazione dei fatti che mi conduce al pessimismo.

      La Scuola, quindi gli insegnanti, sono lo strumento base per piallare le menti degli Italiani, degli Europei e dell'umanità in generale.

      Tu fai il tuo, d'accordo, non ne dubito ma lo fai dall'interno di una istituzione che esiste con due funzioni fondamentali, come tutta la P.A., assegnare degli stipendietti e pensioncine ai disoccupati meridionali, i quali sono poi legati da un rapporto di clientela servile verso coloro che gli assegnano il "posto" e, in subordine, fabbricare le prossime generazioni di semi-analfabeti e servi da buttare nel tritacarne.

      Quando ho detto/scritto queste cose mi è stato risposto che non è colpa dell'insegnante, è il "sistema". Le mie obiezioni sono due, primo, siamo noi tutti, in quanto cittadini, che accettiamo supinamente lo stato delle cose. Lo accettiamo per ignoranza e per il famoso "Franza o Spagna basta che se magna". Secondo, nessuno è obbligato col fucile puntato a fare il dipendente pubblico e, in quanto dipendente pubblico, di adeguarsi pedissequamente alle direttive. Tutti gli anni vedo manifestazioni di gente che canta "bella ciao" ma le "rivendicazioni" sono sempre di ordine contrattuale/salariale, mai visto o sentito qualcuno che genuinamente si preoccupasse della "qualità" degli insegnanti (bestemmia in chiesa) e degli studenti, dei diplomati/laureati (che poi diventano insegnanti). Per non parlare del "nocciolo" della faccenda, non solo le nozioni ma i "valori" che la Scuola deve insegnare.

      Ora, veniamo alla ipotesi che uno dei tuoi studenti esca dall'ordinario. Ti renderai conto che questo ne fa automaticamente un reietto, uno che dovrà nuotare contro corrente tutta la vita. Gli Stoici insegnavano come il saggio dovesse mettersi dietro al carro, non davanti. E farsi tirare, invece di farsi travolgere. Ecco, questa è l'idea tipica del cortigiano professionista. Può anche essere un Seneca, può anche castigare ridendo mores, ma cortigiano rimane. L'alternativa è mettersi fuori dal "vivere civile", con tutte le conseguenze del caso.

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    3. Tu dirai "e allora? come se ne esce?"
      Direi che la Storia mostri come se ne esce solo passando attraverso degli eventi catastrofici e traumatici.

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    4. Insegno qui Lorenzo:
      http://www.lascuoletta.it/
      Un po' fuori dal vivere.

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    5. Lo so dove insegni, beata te.

      Ma non credere, è solo questione di tempo.

      Quando feci il militare mi ritrovai oltre che in una selva oscura anche in camerata con ragazzi dei paesi e dei piccoli borghi di montagna.

      Nella mia ingenuità pensavo fossero incorrotti e in effetti in fondo erano bravi ragazzi ma avevano anche tutti i vizi dei ragazzi di città, solo nella accezione più acriticamente provinciale. In particolare si sbomballavano continuamente con la droga.

      Parliamo del '92-'93, figurati ora.

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    6. É che non solo é collocata fuori dal mondo...ma il metodo di insegnamento non é quello tradizionale...te ne parlerò.

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