martedì, febbraio 14, 2017

Apologia del Fascismo


Antefatto: i due poliziotti, il fascismo, la storia che non raccontiamo.
Soprattutto, la Resistenza non è una «cosa di sinistra». Non erano di sinistra il colonnello Montezemolo e i carabinieri caduti alle Ardeatine. Non erano di sinistra suore e sacerdoti che finirono in carcere o davanti al plotone d’esecuzione. Non erano di sinistra migliaia di partigiani autonomi e cattolici. Non erano di sinistra (tranne eccezioni) i 600 mila militari che preferirono restare nei lager nazisti, dove morirono a decine di migliaia, anziché andare a Salò a combattere altri italiani.
Senz'altro. Ma il signor Aldo Cazzullo sul Corriere per qualche "strana ragione" omette un piccolo particolare. Se è vero che la Resistenza non fu "cosa di sinistra", lo fu la mistificazione operata nel Dopoguerra per accreditare il Partito Comunista come Liberatore dell'Italia, i partigiani comunisti come eroi della Guerra di Liberazione e padri fondatori della Repubblica, quando in realtà avevano il progetto di impadronirsi del potere con le armi e instaurare una Dittatura del Proletariato di tipo sovietico. Consideriamo poi che i capoccia della Resistenza si riciclarono con lunghe e proficue carriere politiche nel dopoguerra, facendo sparire gli "esecutori" della manovalanza, con tutti i corollari del caso.

Sopra si cita la tragedia delle Fosse Ardeatine ma si omette il seguente antefatto dell' antefatto dell'antefatto: Attentato di via Rasella.
L'azione, ordinata da Giorgio Amendola e compiuta da una dozzina di gappisti (tra cui Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Rosario Bentivegna e Carla Capponi), consistette nella detonazione di un ordigno esplosivo e nel successivo lancio di quattro bombe a mano artigianali sui superstiti. Causò la morte di trentatré soldati tedeschi (non si hanno informazioni certe circa eventuali decessi tra i feriti nei giorni successivi) e di due civili italiani (tra cui il dodicenne Piero Zuccheretti), mentre altri quattro caddero sotto il fuoco di reazione tedesco. Il 24 marzo seguì la rappresaglia tedesca consumata con l'eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui furono uccisi 335 prigionieri completamente estranei all'azione gappista, tra cui dieci civili rastrellati nelle vicinanze di via Rasella immediatamente dopo i fatti.
[...]
Pertini dichiarò al riguardo: «Le azioni contro i tedeschi erano coperte dal segreto cospirativo. L'azione di via Rasella fu fatta dai Gap comunisti. Naturalmente io non ne ero al corrente. L'ho però totalmente approvata quando ne venni a conoscenza. Il nemico doveva essere colpito dovunque si trovava. Questa era la legge della guerra partigiana. Perciò fui d'accordo, a posteriori, con la decisione che era partita da Giorgio Amendola».
[...]
Nel 1949, alcuni familiari di vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine intentarono una causa civile per danni contro Rosario Bentivegna, Franco Calamandrei, Carlo Salinari, Carla Capponi, e contro Sandro Pertini, Giorgio Amendola e Riccardo Bauer[220]. Il Tribunale, con sentenza in data 26 maggio-9 giugno 1950, respinse la richiesta di risarcimento e riconobbe che l'attentato «fu un legittimo atto di guerra»
Notare che fu giudicato "legittimo" SOLO dal tribunale italiano, mentre in tutti gli altri contesti fu giudicato "illegittimo" e anzi, la rappresaglia tedesca era conforme alle norme di guerra del tempo. Processo decisionale tedesco qui: Eccidio delle Fosse Ardeatine.

E questo è solo uno dei tanti episodi tragici grandi e piccoli, compresa Morte di Mussolini e eventi successivi.
Tuttavia, non appena a conoscenza dell'arresto dell'ex capo del governo, il Comitato insurrezionale di Milano formato da Pertini, Valiani, Sereni e Luigi Longo, riunitosi alle ore 23.00 del giorno 27, decide di agire senza indugio e di inviare una missione a Como per procedere all'esecuzione di Mussolini; questo per aggirare il comportamento equivoco del generale Cadorna, diviso tra i doveri di comandante del CLN e di lealtà verso gli Alleati".
Una delle cose che non si dicono è il danno che ha fatto agli Italiani il vilipendio dei cadaveri di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi fascisti, appesi per i piedi in Piazzale Loreto. Non solo il danno per l'opinione degli stranieri, il danno per l'opinione degli Italiani di se stessi.

Vabè. Si potrebbe anche archiviare tutto ma poi come camperebbero milioni di poveretti a cui è stato fatto il lavaggio del cervello?

21 commenti:

  1. Mia nonna in tempo di guerra ha dato una frustata a un tedesco che le rompeva il belino. Successe un parapiglia, poi la faccenda rientrò, ma deve essere stato difficile all'epoca sapere come comportarsi.

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    1. Se tu dai una frustata ad un poliziotto americano, in tempo di pace, ti spara 50 pistolettate li dove ti trovi. Altro che parapiglia.

      Mia mamma era ragazzina all'epoca, attorno ai 10 anni e mi racconta che i soldati tedeschi, come la maggior parte dei soldati di ogni esercito compreso quello italiano, erano dei poveracci qualsiasi, che pensavano alla famiglia a casa, quasi straccioni, mangiavano poco e male ed erano in fuga.

      Nello stesso tempo, se ti documenti, scopri delle chicche come la biografia di Yaeger, pilota d'aereo famosissimo negli USA, in cui racconta di vergognarsi per le missioni in cui gli era stato ordinato di mitragliare i civili tedeschi a caso.

      All'epoca era difficile campare e adesso è difficile mettere le cose in prospettiva.

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  2. Si legge il commento che ho scritto?

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  3. Queste moderazioni sono utili, ma impegnative!

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    1. Dipende, capirai facilmente che con certi post devi moderare per forza. Anche se alla fine qui ci viene nessuno.

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    2. Lorenzo secondo me devi essere un po' piu' flessibile, mi sembri un maestrino con la penna rossa, QUESTO CREA RIPERCUSSIONI, pochine dai, nel venire a trovarti.

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    3. Hai detto, solo che non mi importa niente delle "ripercussioni".

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  4. Hai argomenti impegnati, lo sai.

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    1. Non direi, io commento quello che leggo sui siti dei giornaloni, tipo Corriere e Repubblica, metto il link alla fonte e di solito cito Wikipedia.

      Le ragioni sono ovvie a chiunque abbia due neuroni in testa. Non scrivo mie dissertazioni indipendenti e non cito una bibliografia astrusa perché non solo sarebbe molto più impegnativo, sarebbe come fare una tesi universitaria in ogni post ma anche perché le cose che scrivo e cito mettono il lettore sul mio stesso piano, nello stesso momento. Abbiamo accesso alle stesse identiche cose nello stesso identico modo. Non mi metto in posizione ex-cathedra e non mi riferisco a qualcuno che lo fa.

      L'unica cosa che ci metto io è la disposizione dei contenuti, cioè come li collego uno all'altro.

      Riguardo altri argomenti, le cose di cui non scrivo sono quelle che un gentiluomo tiene per se ed è un altro segno dei tempi che invece riempano il "cyberspazio".

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  5. Più "in grande", al riguardo dei bombardamenti nucleari sulle città giapponesi mi pongo spesso con un atteggiamento simile al tuo. Più "in piccolo", sono talmente numerose le incongruenze della narrazione storica (specie se si confrontano le diverse narrazioni degli stessi episodi provenienti da "schieramenti" non univoci) da rendere incredibile che ci sia ancora qualcuno che pensi che la storia debba o anche solo possa essere insegnata. Piuttosto, sarebbe il caso di insegnare le tecniche d'approccio alla documentazione storica, lasciando poi spazio al "fai da te".

    La storia insegna. Sì, insegna a non fidarsi di chi la racconta, che è già una gran cosa.

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    1. Allora, il concetto di "Storia" ha avuto una sua evoluzione, come tutto.

      Tecnicamente la Storia intesa in senso contemporaneo è lo studio dell'umanità in generale, in tutti i suoi aspetti, da come si mangia a come ci si veste, da come si prega a come si legifera, eccetera.

      E' una bella idea, "neutra", multidisciplinare, "aperta".

      Però il fatto è che ci sono delle "fedi/dottrine" che hanno fatto leva e fanno leva tutt'ora sul condizionamento per imporsi sulle masse. Il condizionamento richiede necessariamente la mistificazione, l'invenzione.

      Non è la Storia il problema, il condizionamento riguarda qualsiasi aspetto del vivere, indietro nel tempo, nel presente e avanti nel futuro. Il concetto imposto che "sopra" debba essere "sotto" non è confinato nella riscrittura della memoria, è onnipresente.

      Io non ho alcun atteggiamento. Nel caso in oggetto è palese che la storia patria è artefatta e che le premesse hanno come conseguenza l'immagine che ho messo in testa, ci sono sulla destra i "partigiani" convinti di combattere contro i "fascisti" a sinistra. Ma non sono convinti per loro convinzione personale, sono convinti dai "maestri del pensiero" che fin da bambini gli raccontano una realtà stravolta, figlia di un passato stravolto e che progetta un futuro stravolto.

      Ed è meccanicamente inevitabile che sull'altro lato ci sia l'immagine speculare della stessa favola stravolta. Sono due pezzi della stessa macchina assurda.

      La storia del Novecento non è un mistero, tempo fa su questo blog ho messo il link ad un documentario della RAI sul primo Mussolini da cui si capiscono tante cose, volendo capire. Ma alla masse non viene mostrata la Storia, viene mostrata la signora Boldrini.

      Hai usato la parola "insegnare", fai conto che io ti ridica tutte le cose che ho già detto, tu sai che io so che tu sai che io so che tu sai eccetera.

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    2. Visto che sei musicofilo, ecco Un esempio innocuo. Ma anche no, come la canzone di Sanremo sul "karma".
      Il "presidente" che pensa agli operai è il Pertini di cui sopra.

      Sul "cantautorato" italiano, leggero e pesante, ci sarebbe da scrivere una collana di libri. Vedi perché dico che non è la Storia che si insegna il problema, è nell'aria, nell'acqua, nel pane, nella luce del sole.

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    3. Io credo che la storia non serva affatto datosi che la ripetiamo regolarmente e con gli stessi errori.

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    4. Sarebbe meglio avere una opinione sulle cose solo dopo che si conoscono, le cose. La Storia non si ripete, si ripetono le storie. Per esempio noi siamo bloccati negli anni '70.

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    5. Mah, personalmente cerco di passare ai "miei" ragazzini degli strumenti per interpretare alcuni contenuti, quali che siano, anziché una valanga di contenuti premasticati. Tra l'altro, è un tipo di approccio che può essere suggerito con qualsiasi materiale, compreso quello musicale, e non necessariamente parlando di temi storici. Ad esempio, in queste settimane sto lavorando con le classi seconde sui concetti di base dell'armonia, e vengono fuori delle belle lezioncine (ovviamente non troppo tecniche viste il grado di scuola, ma neppure banali) nelle quali i pupi apprendono la sequenza analisi delle premesse -> formulazione delle ipotesi -> verifica/controllo critico dei risultati. Si parla di note e spesso le lezioni prendono un taglio leggero, ma il meccanismo è ben versatile e alquanto serio.

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    6. La valanga non sussiste se procedi naturalmente per gradi, cominci nella prima infanzia e continui per tutta la vita.

      Non è la prima volta che te lo dico ma lo scopo della Scuola è dare un lavoro ai disoccupati e di sottoporre la gente al lavaggio del cervello, dandogli solo certe cognizioni.

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  6. Sull'argomento consiglio la lettura del libro " Il sangue dei vinti ", di Giampaolo Pansa

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  7. Potrei trovarti tra i negazionisti prima o poi...

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    1. Mi piacerebbe sapere dove ho negato. A me sembra di avere affermato e soprattutto, di averlo fatto citando degli articoli che sono alla portata di tutti e, nel caso di Wikipedia, si possono anche modificare.

      La faccenda dei "negazionisti" è un'altra barzelletta, visto quanto sopra.

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