sabato, marzo 18, 2017

Economie di scala e le cose che non ti dicono

Stasera ho messo a fuoco una idea che mi girava vagamente per la testa da un po' e ve la illustro. Pare che la fabbricazione dei moderni microchip sia un procedimento relativamente impreciso con una percentuale molto alta di prodotti finali difettati. Nella fabbricazione dei microchip il costo per il produttore si concentra nella fase di progettazione e nell'allestimento degli impianti, mentre il singolo pezzo è relativamente a buon mercato e tanti più ne fai, tanto meno ti costano, tanto più guadagni quando vengono venduti.

Ecco la soluzione geniale: il produttore ha nel catalogo (diciamo) dieci prodotti con prestazioni via via più elevate, corrispondenti a prezzi maggiorati di conseguenza. In realtà produce (per esempio) due prodotti di punta, esegue dei test e in base ai difetti che vengono riscontrati, disabilita alcune funzioni del prodotto e lo rivende come un prodotto di categoria inferiore, mettendo a catalogo dei "prodotti virtuali" che in realtà non vengono fabbricati ad hoc. In altre parole, i prodotti delle categorie inferiori sono in realtà esemplari difettati dei prodotti di punta.

Cosi facendo il produttore deve produrre un solo tipo di microchip che va a coprire tutte le fasce di mercato, massimizza il ritorno dell'investimento iniziale commercializzando praticamente il 100% dei pezzi fabbricati e quindi riducendo al minimo il costo per unità.

Come corollario, ovviamente mi sembra che tanto più i microchip integrano varie componenti nella stessa "matrice" per aumentare le prestazioni (o per semplificare la produzione), tanto più si presentano difetti secondari, tanto più bisogna derivare dal prodotto "base" un certo numero di linee "secondarie" che hanno certi componenti in tutto o in parte disabilitati ad annullare (sul lato della vendita) il difetto di fabbricazione.

Edito: seguendo quanto scritto nei commenti, ecco le quote di mercato per le CPU dei personal computer (esclusi furbofoni e tutti gli altri gadget elettronici):
Intel - 78.9%
AMD - 20.6%
VIA - 0.5%
In altre parole, ci sono solo tre aziende che progettano CPU per i PC e di queste una ha 4/5 del mercato, una ha 1/5 e l'altra ha una presenza simbolica. E' palese che questa situazione è catastrofica per i consumatori.

13 commenti:

  1. Una riflessione importante!

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  2. ...ammesso che con questa tecnica si possa finire per avere componentistiche poco performanti ma pienamente affidabili, perché un conto è avere tra le mani un macchinario con prestazioni ridotte (lento e magari con un insieme di caratteristiche meno ampio), altro conto è avere tra le mani una roba che ti "lascia a piedi" o peggio fa danni con cadenza casuale (ovvero un macchinario inutilizzabile).

    Non ho la competenza tecnica per capire se l'osservazione che ho appena fatto poggia su fondamenti reali oppure no, però in linea di principio direi che è una questione sulla quale non si può sorvolare. La ditta che sorvolasse finirebbe immediatamente sul mio libro nero del "NON ACQUISTARE DA QUESTI QUI".

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    1. MrCoso, a me risulta che sia semplicemente la prassi di TUTTE le aziende che stampano i microchip.

      Riguardo la "affidabilità", l'idea è proprio questa, invece di commercializzare prodotti con tutte le funzioni attive ma con difetti più o meno percettibili che li rendono "instabili", in misura variabile, si "spengono" le funzioni che presentano dei difetti anche minimi e si commercializza il prodotto come se fosse stato fabbricato SENZA le funzioni "spente" in partenza. Se ci pensi, in realtà potrebbe essere l'opposto, ovvero i circuiti del prodotto "inferiore" sono in realtà progettati per un carico di lavoro (es. voltaggio, clock, I/O, eccetera) superiore o molto superiore a quello a cui verrà poi effettivamente utilizzato. Dato che lo "spegnimento" di parti del microchip non è "granulare" ma avviene per intere sezioni (per es. si spegnono due "core" di un processore che ne ha quattro anche se uno solo è difettato), alla fine per l'utente il problema non si pone. Se non eventualmente il consumo energetico meno "ottimizzato" di un prodotto ad hoc.

      Oltre alla necessità di massimizzare l'utile per unità prodotta, esiste anche la necessità di coprire tutte le fasce di mercato. Pare che costi meno vendere un prodotto di fascia superiore con certe funzioni disabilitate piuttosto che mettere in piedi la produzione di due prodotti differenti, sempre per la faccenda che dicevo, cioè che i costi si concentrano su progettazione e impianti mentre il prodotto costa poco o nulla. Da questo punto di vista ti può fare un po' girare le scatole avere in mano un aggeggio che di suo potrebbe fare 100 e che invece è stato "mnomato" in fabbrica per fare 10. Il caso più semplice è quando la "disattivazione" delle funzioni viene operata via firmware. C'è sempre qualche "hacker" che fa dei magheggi per riattivare tutto o parte del microchip. Un caso tipico sono per esempio i modem/router/switch. Con le CPU/GPU è molto più complesso.

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    2. Secondo me è molto più grave il fatto che in ogni settore merceologico si sviluppino dei monopoli o degli oligopoli. Le due conseguenze ovvie sono che lo sviluppo tecnologico si arresta e che il cliente ottiene una "utilità" via via minore.

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    3. Se esiste garanzia d'affidabilità, le prestazioni sono dichiarate in termini reali (non taroccati millantando prestazioni inesistenti) e il prezzo è in linea con quello che acquisti... se, se, se... allora non ci vedo niente di male. Anche perché le prestazioni dei macchinari attuali sono parecchio sovradimensionate rispetto alle esigenze comuni (esigenze che, peraltro, sono parecchio "gonfiate" dalla imposizione di riffa o di raffa di sistemi operativi programmi a loro volta inutilmente ipertrofici e conseguentemente inefficienti).

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    4. L'utente medio non sa di queste storie e nemmeno vuole saperlo. Sono quelli come me che si dannano per trovare la pietra filosofale con cui riattivare le funzioni spente. Fatti non foste, eccetera...

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  3. Bel post!

    In effetti ha senso il procedimento che descrivi, molto più facile producendo la stessa cosa e poi "spegnendo" quello che non va.
    E tutte le conseguenze che questo comporta...

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  4. Succede più o meno lo stesso anche in altri settori. Per farti un esempio attiguo al "mio" mondo, in campo automobilistico seguono la stessa strategia applicando il "downsizing" dei motori, ossia producendo un solo motore di piccola cilindrata turbocompresso che viene montato su diverse tipologie di veicolo, dalla utilitaria al SUV. In altre parole, anzichè sviluppare tre motori ne fanno uno solo che va bene per tutti i veicoli, risparmiando in termini di R & D e industrializzazione (però la macchina te la fanno pagare come prima se non di più...)

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  5. Stasera sentivo alla radio che in alcune città italiane lo Stato ha dato in concessione le frequenze radio per dare modo alle aziende del settore di sperimentare la tecnologia "5G", una modalità di connessione per le reti di telefonia mobile. Secondo il conduttore servirebbe alla tristemente famosa "Internet of Things", ovvero permette di connettere un numero elevato di dispositivi ad una singola "cella".

    Tutte cavolate che sono partorite dal marketing. Un apparato enorme, gente che campa e ingrassa sulle cavolate. Cavolate che appoggiano sulla ignoranza e superficialità del cosiddetto "uomo medio".

    Sono abbacchiato.

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  6. Mi piace la ventata di primavera sul blog!

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  7. non so se il giochetto che hai proposto tu sia producente. Il produttore di microcip adotta una tecnica unica pre produrre il wafer con macchine collaudatissime e automatizzate e su questi vengono fatti dei test meticolosi a campione. Poi sta all'utilizzatore utoilizzare il prodotto finito e fornire un prodotto finito di diversa fascia a seconda del costo.

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    1. C'è un equivoco. Non è un "giochetto" che propongo io, è quello che fanno normalmente i produttori di microchip, per quello che mi risulta.

      Il punto è che i chip sono cosi intrinsecamente complessi che basta un niente per introdurre una anomalia nel circuito. A quel punto dovresti buttare via il prodotto, dato che non sono modulari ma monolitici. Per non buttarlo, lo riciclano spegnendo le parti difettate o che potrebbero essere difettate.

      Ho citato l'altro aspetto della faccenda: mettere in commercio due prodotti con un disegno di base diverso significa predisporre due impianti diversi, che è la cosa più costosa in assoluto. Invece conviene usare un solo impianto che produce un solo disegno di base e poi disattivare parti del prodotto base per "produrre" in maniera "virtuale" prodotti di fascia inferiore.

      In sostanza stiamo dicendo che i prcessori Core i3, i5, i7, di Intel sono in realtà lo stesso identico processore con delle parti disabilitate. Idem per i processori Celeron che sono la versione "economica" di processore Core.

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