mercoledì, maggio 31, 2017

Delle cose e delle persone

Stamattina alla radio ho sentito per la milionesima volta uno spot della Peugeot che alla fine recita "... connettiti con Peugeot 208!!". Mi fa venire in mente un mio amico che comprò una auto usata e mi mostrò tutto contento i centomila gadget elettronici di cui era dotata, tra cui appunto il necessario per "connettersi" nel senso della vulgata corrente, cioè adoperare i tanti servizi Web altrimenti noti come "social", i programmi noti come "app", eccetera.

Da li prendo lo spunto per una riflessione. Io non mi intendo davvero di alcuna cosa. Prendiamo per esempio la bicicletta. Quello stesso amico dell'auto piena di gadget mi ha regalato una bicicletta che i suoi figli non volevano adoperare perché è una bicicletta da passeggio col freno posteriore a pedale.

Dato che non mi intendo per niente di biciclette anche se le adopero da una vita, per me il concetto di "ottimo" relativamente ad una bicicletta coincide con "il più semplice possibile", ovvero la bicicletta deve avere le ruote, i pedali, un sedile, il manubrio e i freni. Se c'è il cambio bene, altrimenti va bene lo stesso. Stop, finisce li. Qualsiasi cosa in più, per esempio che ne so, la forcella anteriore e posteriore ammortizzate, sono una complicazione che io non so gestire e siccome non mi serve, non ha senso che mi metta a studiare il meccanismo. Viceversa, se io adoperassi la bicicletta per qualche uso particolare, facciamo il caso del "fuoristrada", allora andrei a vedere quali sono gli elementi necessari e quelli utili, per esempio i materiali e le geometrie dei telai e, appunto, gli ammortizzatori.

Apriamo una parentesi: il fuoristrada in bicicletta è una cosa sbagliata come il fuoristrada con la moto, perché danneggia allo stesso modo, solo un po' meno per le diverse masse e velocità in gioco, i prati, specialmente quelli sui pendii. Quindi se fosse per me andrebbe vietato. Trovo ridicolissimi i tizi tutti bardati che vanno su e giù nel parchetto vicino casa mia, sovente in mezzo alla gente. Mi sembrano persone che prendono gli spot come quello della Peugeot come dei comandamenti. Ma sto divagando.

Torniamo a bomba, il più semplice possibile contro il più complicato e rutilante possibile.

Sembra che la gente, quando non si intende di qualcosa, assuma come principio guida che le cose siano tanto più "belle" o che "valgano" quanto più sono "esagerate", nel senso di grandi, colorate, eccessive, complesse, piene di aggeggi. Vale per qualsiasi cosa, dicevamo delle auto o delle biciclette, consideriamo anche la architettura. Gli edifici sono macchine per abitare. In quanto macchine, sembrerebbe che debbano assolvere la funzione dell'abitare nel modo più efficace possibile. Gli edifici antichi erano "ottimizzati" involontariamente dal fatto che le risorse erano scarse ed andavano centellinate. Le case, gli edifici pubblici, le strade e le piazze assolvevano la funzione di accogliere la gente nel mondo più confortevole possibile col minore consumo di risorse possibile. Qui non uso "consumo" nella accezione "pseudo-ecologista" di "offesa a Gaia" ma in quella puramente ingegneristica. La "qualità" degli edifici di allora dipendeva dalla "maestria" dei costruttori, i quali adattavano al contesto sempre diverso dei modelli e delle tecnologie vecchi di secoli.

Guardiamo l'edilizia "moderna", quella del "dopoguerra". E' orrenda. Non solo brutta esteticamente, invivibile. Milano, a partire dalla cerchia delle mura allargandosi verso le campagne, è cresciuta come una macchia di muffa di quartieri e Comuni circostanti unificati in un unica distesa di edifici, tutti realizzati in funzione della necessità di alloggiare milioni di persone in fretta e furia, operazione che fu compiuta da "mestieranti" che non erano e non potevano essere "maestri". Una cacofonia di superfici, spigoli, pieni, vuoti, angoli, linee spesse, linee fini, tutto tenuto insieme dal cemento armato, la panacea di tutti i mali. La prima parola che mi viene in mente è "rumore", rumore visivo, rumore sonoro, rumore intellettuale.

Qual'è il "rimedio" della edilizia "contemporanea"?
Forse tornare a ricercare i toni sussurrati, la semplicità, la sapienza costruttiva, l'uso centellinato dei materiali e delle tecnologie? Progettare edifici e spazi perché siano accoglienti? Esattamente il contrario. Gli edifici sono come le auto, siamo passati dalla 128 Abarth con cui passavi davanti al bar facendo "bruum" alla Peugeot 208 che ti "connette ai social" facendo "beep". Edifici strampalati, pieni di aggeggi che filtrano, pompano, trasformano e che si ergono come totem di un dio pagano in mezzo ad un contesto estraneo, con cui non esiste alcun rapporto. Come sono gli spazi vuoti dentro/fuori/attorno? O sono dei tubi dove transitano i veicoli, oppure sono delle giostre di fontane, vetri, giochi di luce, ponti sospesi, scale, ascensori, la rivisitazione industriale dei giardini delle regge del Settecento. Se le persone erano formiche nel formicaio del "boom economico", oggi le persone accudiscono gli edifici dove vivono pigiando bottoni e tirando leve, cosi come si bardano da astronauti e pigiano bottoni e tirano leve in bicicletta al parchetto oppure quando guidano per accompagnare il bimbo a scuola.

Confronto;
Piazza antica - Cisterna, San Gimignano
Piazza contemporanea - Gae Aulenti, Milano

Io trovo il tutto abbastanza divertente, perché vissuto in maniera inconsapevole. Oggi leggevo un articolo su Repubblica (credo) sul fatto che "incredibilmente" chiunque può prendere la fotografia di un altro su Internet ed usarla come se fosse il proprio ritratto. A fine Maggio 2017 abbiamo scoperto copiare la Gioconda con colori e pennello è molto più difficile che copiare un file. Ma senza essere consapevoli ne del pennello ne del file, è tutto uguale, tutto sullo stesso piano.

7 commenti:

  1. E dei colori delle case qua in provincia ne vogliamo parlare?
    Della moda del "giallo vomito"?

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    1. La faccenda dei colori è piu complicata di come sembra, per esempio nei tempi antichi amavano i colori sgargianti e gli accostamenti azzardati molto piu di noi.

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    2. Colori... anche in questo caso esistono annotazioni riferibili all'efficienza. Ad esempio, era pratica comune bordare in calce bianchissima almeno e particolarmente i vani delle finestre, al fine di creare riflessi che aumentassero l'illuminazione interna dei locali in assenza di illuminazione artificiale, sfruttando al meglio quella naturale anche se residua (nelle ore serali o nelle giornate invernali). A rafforzare questa interpretazione, la disponibilità (in particolare nelle case signorili) di piccoli scranni in muratura a lato delle finestre stesse, all'interno del vano. A vederli, se vi capita, ricordano delle piccole scalette, ma scalette non sono -- sono invece sedili per lettura e piccoli lavori manuali che richiedessero luce.

      (spiegazione ricevuta durante una visita al borgo di Bard, in Valle d'Aosta -- queste sono lezioni di storia, non le boiate sulle "mirabili gesta" del Napoleone di turno).

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  2. >Sembra che la gente, quando non si intende di qualcosa, assuma come principio guida che le cose siano tanto più "belle" o che "valgano" quanto più sono "esagerate", nel senso di grandi, colorate, eccessive, complesse, piene di aggeggi.

    Condivido. Aggiungo poi che, oggi si vive per lo più in maniera esagerata a priori, sotto molti aspetti sicuramente.

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  3. sulla bicicletta concordo con te, io ne uso una molto semplice, con la classica dinamo per far luce che serve e col cambio che se devo fare la salita per arrivare a casa devo usarlo per forza se no vado su a piedi e ne vanifico tutto il beneficio.... risparmio di usare la macchine e sul costo della benzina.

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  4. Se interessa:
    A Milano nasce ACIN, il centro di innovazione firmato Accenture

    Prego notare:
    "Dentro ACIN si alterneranno delle startup che si rivolgono al settore moda, cibo e grande distribuzione."

    Forse non lo sapete ma la "moda" italiana origina dalle sarte e dai tintori, gente umile che lavorava con le mani, artigiani. Un sapere che non ha niente a che fare con le metropoli "globali" e la "società multietnica" e che va perso insieme alla tradizione.

    Lo stesso vale per il "cibo", la cucina italiana non ha niente a che fare con il "fusion", nasce come "cucina povera", ricette semplici che risultano gustose per l'uso di ingredienti freschi e selezionati, spesso di produzione locale. Anche li, si perdono le produzioni agroalimentari italiane, si perde la sapienza contadina e quella delle nonne che stiravano la proverbiale sfoglia col mattarello.

    Il Sindaco Sala si dice orgoglioso che a Milano ci sia l'incubatore di Accenture, è anche tutto contento che nella cucina dei ristoranti ci siano gli immigrati. Nel giro di poche generazioni l'Italia non avrà più niente da dire. Quando si dice essere lungimiranti.

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  5. Ciao Lorenzo, che bello rileggerti!!
    Giorgia

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