giovedì, maggio 18, 2017

La sfilata dei peggiori

Al peggio non c'è mai fine

Un "mirror universe" come quello in cui il Capitano Kirk ha il ciuffo dall'altra parte, la fusciacca ed è una carogna. Ecco, nel "mirror universe" di chi sfilerà a Milano i pazzi e i deficienti sono savi, i delinquenti e i privi di scrupoli sono filantropi. Basta leggere la prosa dello "appello", una prosa magniloquente piena di luoghi comuni e frasi fatte (vedi il ritornello "mettere al centro"), basta domandarsi che cosa progettano i furbastri per l'Italia e per l'Europa.

Progettano un mondo senza Popoli (da cui "populismo"), senza Nazioni (da cui "sovranismo") e senza Stati (da cui "cittadini del mondo"). Il "modello Milano" è questo (dal Corriere):
Milano, militare e poliziotto feriti da immigrato in Stazione Centrale
L’uomo, di origini marocchine, in passato già arrestato per spaccio di droga, si è ribellato durante un normale controllo e ha accoltellato un militare e un agente della Polfer, che non sono gravi. L’aggressore è stato fermato.
Che speriamo non diventi come il "modello Parigi" o il "Modello Berlino" o il "modello-qualsiasi-capitale-europea-stragi". Ormai diamo per scontato di avere l'Esercito per strada, come se fosse "normale". L'Esercito serve a combattere le guerre. Quindi c'è una guerra nelle nostre strade.

Ma chi è il nemico di questa guerra? Il nemico sono quelli che sfilano a Milano il 20 Maggio. Alla fine, quando verrà il Diluvio, i Milanesi, gli Italiani e gli Europei avranno quello che si saranno meritati.

Edit:
Il sindaco va a fare visita all'agente Polfer e al militare feriti in stazione: «Il criminale che ha accoltellato gli uomini delle forze dell’ordine è un italiano a tutti gli effetti (figlio di italiana e magrebino, ndr), le polemiche sono strumentali»
Non si rende conto, il signor Sala, che E' PERFINO PEGGIO. Va bene cosi, cari "Milanesi" come "Italiani", le virgolette sono d'obbligo.

5 commenti:

  1. Lorenzo: "L'Esercito serve a combattere le guerre. Quindi c'è una guerra nelle nostre strade."

    Non avevo pensato a questa sequenza logica. Molto logica, direi, non solo un gioco di parole. La "rimbalzerò" qua è là, nel mondo reale, perché secondo me merita.

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    1. Vedi, quando fui soldato ci furono le stragi di Falcone e Borsellino e il Governo di allora decise la "operazione Vespri Siciliani", durante la quale i reparti dell'Esercito (allora di leva) si alternarono nel presidiare le strade della Sicilia.

      L'idea aveva sia uno scopo pratico, in teoria, cioè quello di liberare le "Forze dell'Ordine" da compiti di routine nel presidio del territorio in modo da concentrare gli sforzi sulle indagini, sia uno scopo propagandistico, cioè dare l'idea che lo Stato fosse appunto "in guerra" contro la Mafia.

      Però, dal punto di vista del caporale montagnino (artiglieria alpina) quale ero io, il fatto di vedere soldati in armi nelle strade era piuttosto il segnale che l'Italia si trovasse da qualche parte tra il Nicaragua e il Libano e allora mi illudevo che fosse un problema del Meridione e che potesse essere transitorio.

      Oggi, a molti anni da allora (cit. Braveheart) non solo ci sono soldati in armi a Milano invece che a Gela, è diventata una prassi abituale che non solo è impensabile abolire, idealmente potrà solo essere incrementata. Con l'ulteriore dettaglio terrificante che non è una eccezione italiana, sta succedendo ovunque.

      Leggo il sindaco di Milano, Sala Dettobeppe, il quale dichiara che "è sbagliato associare l'immigrazione alla sicurezza" e che in ogni caso la "sicurezza" si consegue perfezionando la "accoglienza". Il guaio è che se mi mettessi a fare l'esegesi di questi sproloqui demenziali non si finirebbe più. Dico solo che tra le tante menzogne e paradossi c'è l'antico concetto "sinistro" secondo cui il criminale è una vittima della "ingiustizia sociale" e della "esclusione", per cui perseguendo la "giustizia sociale" e la "inclusione" si riduce e idealmente si elimina la criminalità. Ovviamente folle perché il criminale è semplicemente uno che delinque perché è molto più remunerativo che lavorare, sopratutto in un contesto in cui la stragrande maggioranza dei reati sotto l'omicidio rimangono impuniti. Da cui il risultato che si ottiene con la "inclusione" è esattamente il contrario di quanto dichiarato, ovvero che la "sicurezza percepita" a livello della strada è molto diversa da quella di cui si strologa nei famosi salotti buoni.

      Aggiungo un particolare: l'altra sera ho fatto due passi in giro per la mia città, nelle stradine tra casacce e palazzoni. Secondo me almeno un terzo degli abitanti non è italiano. Suoni, odori, lingue estranei per me. Da una parte mi tornano alla mente gli anni dell'infanzia quando vedevo la stessa scena popolata da siciliani e pugliesi. Dall'altra non solo mi sento estraneo nella mia terra, concludo che allora come oggi le cose non succedono per caso e torno al mondo che ci hanno preparato.

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    2. Questo che mi hai riservato è uno sfogo. Pienamente condivisibile.

      A proposito di inclusione, vedi un po' come sono inclusivi i boss dei poteri alti e i loro scendiletto ora che c'è 'sto G7 del belino. La menzogna è il loro mestiere, e il senso etico non alberga nelle loro anime marce (per chi crede all'esistenza dell'anima).

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  2. Io non credo che il tipo sia italiano, mi pare fuoriviante la affermazione di Sala.

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    1. Sara, se leggessi il manifesto della "marcia" di oggi vedresti che tra i luoghi comuni e stereotipi c'è quello della "cittadinanza".

      Ovvero, l'idea che appena uno straniero mette piede in Italia, oppure appena chiede soccorso in mare, questi debba potere acquisire ipso facto la cittadinanza italiana e quindi europea.

      Quando Sala dice "italiano" intende esattamente la stessa cosa di "milanese" e parla a gente che ha metabolizzato questa idea nel profondo, perché Milano è una città quasi completamente abitata da immigrati.

      Ovvero che "Italia" o "Milano" siano solo denominazioni topografiche convenzionali. Essere "italiano" o "milanese" significa solo risiedere accidentalmente in Italia o a Milano, senza alcun legame storico, etnico, culturale con persone e luoghi.

      Ci sono infinite ricadute pratiche, che con un minimo sforzo di fantasia è facile anticipare. Si va dal fatto banale che a Milano non esiste nessuna "tipicità" nemmeno alla lontana, niente risotto all'osso buco ma nemmeno niente pizza napoletana, i ristoranti sono tutti "etnici", a quello meno banale che si costruiscono grattacieli e palazzi come a Las Vegas o negli Emirati.

      La Stazione Centrale da molti anni è terra di nessuno ma ci sono quartieri che piano piano diventano banlieu. Poi ci saranno paesi interi.

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