sabato, giugno 03, 2017

Architettura milanese

La Torre Velasca

Stamattina ascoltavo alla radio un signore che parlava degli interventi di restauro di edifici in cemento armato. Tra gli altri, citava la Torre Velasca, dicendo che negli anni Settanta fu rivestita con un prodotto che allora era il non plus ultra della tecnologia ma che a distanza di tempo è diventato necessario rimuovere completamente con tre cicli di lavaggio con acqua calda ad alta pressione. L'intervento ha un budget di diciotto (18) milioni di euro.

Ora, a parte che la Torre Velasca, per qualche ragione è considerata un monumento storico di Milano e un capolavoro di architettura e a me onestamente fa paura, mi inquieta, è il simbolo di una "milanesità" che esalta alcuni ma atterrisce altri. Il fatto di cronaca mi fa pensare una cosa, per un edificio-simbolo collocato a pochi metri dal Duomo magari si trovano anche diciotto milioni per rifare l'intonaco. E per le migliaia di palazzi e palazzine che si trovano tra i Bastioni e il Lago tirati su chissa da chi, chissa come, chissa quando? Assemblee condominiali, preventivi di imprese di costruzione, tutto si svolge col sistema del muto che dice al sordo che il cieco lo sta spiando.


Ingrandite e guardate sotto e intorno

L'edilizia tradizionalmente è il settore tecnologicamente più arretrato, che assorbe la manodopera meno qualificata. Gli immigrati del Sud che venivano a Milano, quando potevano trovavano lavoro in fabbrica, chi non ci riusciva, faceva il muratore o meglio il manovale. Oggi lo stesso, nei cantieri si impiegano gli immigrati e gli Italiani con un diploma fanno i "responsabili". Che competenze strutturali, che competenze sui materiali, sia storici che contemporanei, che comprensione dei problemi dovuti all'invecchiamento associato ai difetti costruttivi degli edifici, che padronanza dei rimedi, possono avere le imprese a cui si rivolgono le assemblee condominiali, che ovviamente puntano a metterci una pezza spendendo il meno possibile? Lo vedo anche qui dove abito, soldi buttati per coprire le magagne con un lamierino.

Ora, in altri Paesi si abbatte e si ricostruisce, in Italia no, abbiamo l'idea che gli edifici siano eterni. Il mercato immobiliare è impostato su questa finzione. Quindi ci troviamo nella condizione di non potere uscire dal progressivo degrado degli edifici, non ci sono i soldi e quindi le competenze, che sono scarse in ogni caso, per soluzioni efficaci. E qui non sto considerando che gli edifici non hanno solo l'esterno esposto agli elementi, hanno anche un interno fatto di impianti sanitari, elettrici, di riscaldamento, che nella quasi totalità dei casi si risolve nello scavare buchi e solchi sulle pareti, soffitti e pavimenti, ogni volta che bisogna fare una modifica. Sfido chiunque a guardare come lavorano gli idraulici senza stare male.

Si tratta della ennesima "bomba ad orologeria" che ci lasciano in eredità gli anni del "bengodi", quando si costruiva l'Italia, in senso fisico e metafisico, senza preoccuparsi del domani. Il guaio è che nessuno sa cosa fare, quindi facciamo finta che il problema non esista. Intanto c'è chi si esalta con le nuove "torri velasche" degli emiri e delle banche che stanno cambiando lo "skyline" di Milano.

3 commenti:

  1. La nostra abitudine al ristrutturare credo sia molto legato alla storia che noi abbiamo rispetto a tanti altri paesi; che poi sia tutto gestito con i piedi con esorbitanti cifre è la natura pidocchiosa, non meritocratica della classe politica e dei benestanti.
    Io la lascerei cosi fin quando non sia un privato ad investire, abbiamo bisogno di molte cose più utili e urgenti che vedere una torre ristrutturata.

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  2. Non è questo il punto.
    Sopra le nostre teste ci sono numerose bombe ad orologeria.

    Il sistema pensionistico.
    Il sistema sanitario.
    Il debito pubblico.
    Il sistema bancario.
    Il mercato immobiliare.
    Eccetera eccetera.

    In questo post dicevo che, siccome gli Italiani hanno investito i risparmi di generazioni nelle case, immaginati cosa succederà quando il valore delle case crollerà, che già adesso è del tutto fittizio. Non solo, immaginati quelli che hanno un mutuo da pagare per un valore 100 e l'immobile domani vale 50.

    Ognuna di queste cose minaccia di esplodere da un momento all'altro e tutto quello che sappiamo fare è preoccuparci di stupidaggini boldriniane e bere le fandonie sulle sorte magnifiche e progressive di Milano.

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  3. È talmente ovvio che ci bombardino di stupidaggini per coprire le cose serie che nemmeno mi spreco più a sottolinearlo. Se penso che ci hanno riempiti la testa del 25 esimo strage dei capaci mentre approvavano il CETA abbiano detto già troppo.

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