lunedì, luglio 24, 2017

Gita al rifugio Menaggio e monte Grona (fail)

Eccoci al rifugio Menaggio. Dal paese omonimo in alto lago di Como, per Plesio e poi per Breglia. A Breglia, secondo la mia filosofia, lasciamo la macchina e prendiamo il sentiero. Però volendo si può pagare un modesto pedaggio e salire su una strada asfaltata abbastanza buona fino ad un parcheggio più in alto, risparmiando mezz'ora di salita a piedi. Il rifugio offre una posizione panoramica sul lago a circa 1400 metri. Relativamente piccolo, frequentato da parecchi turisti stranieri che villeggiano sul lago sottostante. In questo caso dovrei dire che al rifugio c'erano potatoes, kartoffeln, e pommes de terre.

Dopo pranzo (pasta al ragu, polenta col brasato, due fette di torta e due caffè) volevo salire in cima al monte Grona dietro al rifugio. Ci sono diverse vie, noi abbiamo preso il sentiero panoramico. Siamo tornati indietro dopo averne percorso una metà, perché il sentiero è abbastanza impegnativo, specie alcuni punti su roccia dove ti devi arrampicare, parecchio esposto e noi eravamo già troppo stanchi, col rischio di mettere un piede in fallo e farsi male. Pensateci bene prima di avviarvi su questa via perché comincia ad essere sopra le capacità del gitante occasionale. Nel caso vi suggerisco di fare come me e misurare le vostre forze, non andate oltre il punto in cui vi sentite in pieno controllo di voi e della situazione.




Rifugio visto dal sentiero alto una volta terminata
la prima parte che sale rapidamente.







Svizzera vista dal punto in cui siamo tornati indietro sul sentieri panoramico.

Video in cui si sente anche la mia vocina che impreca nel momento in cui decido di tornare indietro.

21 commenti:

  1. E bravi montanari! :D

    Corro a vedere il video...

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  2. Hai detto vaffanculo!!!! Oh-mio-dio!

    Ma sei sicuro di essere lumbard? Hai la "c" strascicata da centro Italia... ah ah ah ah

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    1. Ero abbastanza stremato. Comunque fa sempre uno strano effetto sentirsi parlare, non sono abituato.

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    2. Infatti! è perché tu ti senti attraverso le ossa craniche, mentre la telecamera ti sente attraverso le onde sonore veicolate dall'aria...

      Se ti può consolare, anche a me la mia voce registrata mi mette in imbarazzo... pensa che tutti gli altri la sentono a quel modo, orrore!!!! Comunque non ci si può far nulla...

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  3. Non è mica una sconfitta decidere che il percorso che si sta seguendo non fa per noi (o non vale proprio la pena)! Anzi, direi che è un chiaro segno di intelligente realismo -- son fin troppi gli stupidi che, per moda o delirio d'onnipontenza o entrambi, finiscono per farsi inutilmente del male. E poi tutti quanti siamo chiamati a pagare per porre rimedio perché, poverini, dai.

    Qualche tempo fa mi criticasti quando dissi (facendo ovviamente un'iperbole) che ormai quando "esco" lo faccio in ciabatte. Con la testa sul collo e gli occhi bene aperti potresti farlo anche a piedi nudi senza che ti accada nulla -- basta sapere dove metterli e dove non metterli, i piedi. E quando. E come. Lasciando a casa la spacconeria, che davvero non abbiamo niente da dimostrare.

    Ora c'è questa mania dell'andare in bicicletta in ogni dove... vedi perfino dei fuori di testa che si portano la bicicletta in spalla mentre si inerpicano su sentieri da capre. Ma lasciala a casa, la bicicletta, se intendi fare certi percorsi dove devi portartela a spalla, no? Oppure vai per vigneti con la Graziella, che ti diverti lo stesso (magari di più).

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    1. Quando lasciammo l'auto nel parcheggio di Breglia, la dove comincia la strada col pedaggio che porta al parcheggio più in alto, incontrammo una coppia probabilmente campana, che voleva visitare "un posto di montagna". Li incontrammo altre due volte e alla fine gli dissi "guardate che adesso c'è un'ora e mezzo di salita, potete scegliere se fare subito il pezzo ripido e poi quello in piano oppure il contrario". Io pensavo che si cambiassero invece no, volevano visitare il "posto di montagna" vestiti e calzati come per andare allo "struscio". Allora gli dissi che ci sono dei posti dove si sale con la funivia.

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    2. Voglio dire che una conseguenza del lavaggio del cervello con cui siamo tutti bombardati è l'incoscienza un po' infantile. Anche se prendi la funivia c'è sempre il caso di mettere il mocassino dentro una buascia. Riguardo le biciclette, adesso ci sono quelle col motore elettrico che costano circa quattromila euro cadauna.

      La faccenda dei piedi nudi per me si traduce nel fatto che non conta se è "possibile" una azione, conta se è "giusto". Per esempio io se posso mangio nel rifugio, pagando, perché è giusto sostenerne la attività, se poi voglio che ci siano i sentieri mantenuti e segnalati. Mi muovo sempre con l'attrezzatura minima che mi consente di affrontare tutti gli imprevisti di cui ho esperienza e non è banale, per esempio ho dovuto insistere con Giuseppe (l'autore delle foto) perché portasse un impermeabile e un cambio di calze.

      Riguardo alla "spacconeria", sono troppo vecchio per queste stronzate (cit). Per me dipende tutto da come mi sento, come sto. Li ero vicino allo sfinimento e siccome il sentiero era impegnativo, sulla roccia e non nel bosco come quelli che percorro di solito, c'era da considerare sia il rischio di fare una mossa sbagliata che la fatica della discesa. Poi avevo anche la responsabilità di avere trascinato Giuseppe che sarebbe rimasto volentieri al rifugio.

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    3. La rinuncia è un atto dei saggi.

      IO arrivai abbastanza cotto alla Sella di Freshfield e rinunciai a salire sulla Presanella perché non avrei avuto le gambe per il ritorno. A memoria direi che è l'ultima rinuncia alpinisticamente importante.

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  4. L'ONU ci pensa!

    A cosa serve l'ONU? Dicono che è un'organizzazione inutile, che non può fermare le guerre. E invece qualcosa di utile pur fa. Per esempio, sono molto preoccupati per le sorti dell'Europa e dell'Italia in fase accelerata di decrescita demografica e di tutto ciò che questo comporta di negativo per questa parte del mondo. Sono molto preoccupati. Ma hanno già previsto (senza chiedere il nostro parere) il rimedio: ripopolare il continente europeo, e la cosa più semplice e pratica è ovviamente facilitare e incrementare l'immigrazione, per es. dall'Africa che scoppia di salute demografica, ma anche dall'Asia e perché no, se necessario anche dalla Nuova Zelanda. L'ONU sarà pure un carozzone semi inutile, però è costituito in massima parte da paesi sottosviluppati o in via di sviluppo che potrebbero anche esigere l'immigrazione in Europa, tanto più che ne abbiamo impellente bisogno (è anche il parere della CEI e delle masse proletarie italiche).
    Dunque l'immigrazione-invasione non è un fenomeno spontaneo e inspiegabile.
    Gli è che qualcuno ci pensa, pensa a noi, si preoccupa e offre persino il rimedio. E non è nemmeno un segreto, un piano oscuro delle elite apolidi. L'ONU pubblica cifre e proiezioni. Si fa tutto alla luce del sole. Meditate, figlioli, e ringraziate chi pensa a noi.

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    1. Sergio, ti sei perso questo post che ti propone un esempio di quello che fa l'ONU, la cui sede per altro si trova a New York.

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    2. La decrescita demografica è il fumo negli occhi per il 90% delle persone, a prescindere dalla loro posizione politica.
      I sostituzionisti lo sanno benissimo e gettano benzina sul fuoco. Ovviamente essi sono buoni e giusti e pensano al tuo bene, sono superiori a te, Sergio.

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    3. Bisogna tenere presente che quando usiamo le parole il significato di queste non è univoco.

      Per esempio il concetto di "crescita" e "decrescita".

      Possiamo considerare solo il numero delle teste oppure possiamo considerare le risorse che ogni testa produce e consuma. Nel caso nostro, come per altro è evidente nelle immagini che ho allegato al blog, non è tanto un problema meramente demografico ma che le "aspettative" di ognuno sono quelle che il lavaggio del cervello impone a modello, ovvero che ognuno debba vivere con gli standard di Hollywood.

      Da cui troppo di qualsiasi cosa.

      Vorrei potere dire che andare a camminare in montagna è un passatempo che non fa parte del vivere hollywoodiano ma è evidente che non è cosi. La montagna viene "industrializzata" progressivamente per offrire quel tipo di "intrattenimento" a cui la gente è abituata. Non solo è palese guardando le strade, le funivie, tutte le infrastrutture che piano piano ricoprono i monti ma anche nelle cose insignificanti. Per esempio io quando vado al rifugio dico "vorrei mangiare qualcosa" e mi aspetto senza pensarci che mi diano quello che si è potuto portare su e conservare, magari solo una fetta di formaggio. Posso capire che il turista straniero chieda IL GELATO, anche se questo significa che cerca una certa Italia e non un'altra ma mi accorgo che ormai è il modo in cui le masse vivono il "turismo", compresi i "rifugi" la cui funzione non è più minimamente simile a quella originaria.

      Nel caso degli immigrati, lo ripeto, vengono qui esattamente per la stessa ragione. Non fuggono affatto, non sono "disperati", non sono "profughi", come diceva un signore bosniaco che i profughi li ha visti dal vero. Vengono qui per inseguire lo stesso stile di vita hollywoodiano che inseguono gli Italiani. Solo che in Africa le elite apolidi e mondialiste fanno reclutamento convincendo i giovani sfaccendati che i lussi sfrenati degli Europei sono facili e per tutti, basta trasferirsi in Europa per vivere come un rapper americano (prego notare che gli immigrati copiano quel modello).

      Da cui un altro corollario ovvio: spendiamo una quantità enorme di risorse per "accogliere" i giovanottoni africani, premiandola loro "ricerca della felicità" (che poi significa ricerca del vivere hollywoodiano, non della scodella di minestra) mentre non abbiamo idea di quello che succede a chi rimane in Africa e nemmeno ci importa perché le elite apolidi mondialiste fanno di tutto perché l'argomento sia ignorato, sia a livello locale che su scala planetaria.

      Ergo, la faccenda della "demografia" è mal posta come tutto il resto. Di proposito.

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    4. Io non sono certo un genio.

      Eppure sono abbastanza perplesso per come le persone in cui mi imbatto affrontano i "fatti della vita" con un misto di semplificazione infantile e ricorso sistematico a stereotipi forniti dai "media". Sia nella parte "positiva" che in quella "negativa", cioè andando all'estremo, nella definizione del bene e del male.

      Alla fine devo concludere che la maggior parte delle persone, che scrivano sui giornali o su Internet, sono semplicemente inadeguate al contesto in cui si trovano, che hanno davanti e quindi non possono ne pensare ne agire, possono solo adeguarsi, conformarsi, seguire.

      Per altro, se queste persone percepiscono anche vagamente la condizione di cui sopra, provano dolore. Quindi vanno nella direzione opposta, quella che li convince e li conferma di volta in volta di essere nel giusto. Non pensare, non agire, seguire e conformarsi, andando a cercare ulteriore seguire e conformarsi e via via in una spirale sempre più avvitata e rigida, immutabile, inattaccabile.

      Forse qualcuno che mi legge potrebbe vedere se stesso e certe vicende note.

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    5. E' mal posta. Nel frattempo, in quindici anni abbiamo incamerato cinque e passa milioni di persone in più sul suolo italico. Fonti che non saprei indicare (rammento i contenuti, dimentico le fonti) sostengono che l'85% di quei cinque milioni dimorano nelle regioni del Nord. Il conteggio non include i clandestini, e non so figurino o non figurino i richiedenti asilo.

      C'è poco da porre bene o porre male: quattro milioni di persone in più sul territorio del nord italia fanno sentire il proprio peso eccome, sia (soprattutto) da un punto di vista ambientale, sia da un punto di vista sociale. Indipendentemente dal loro status giuridico.

      Analizzare quali possono essere le spinte etologiche profonde che portano sempre più gente a muoversi verso le aree montuose (rovinandole, perché viste le quantità e i modelli in gioco non può essere diversamente) richiederebbe parecchio spazio, per dare comunque risultati magari veri ma indimostrabili.

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    6. Insisto. Mio zio buonanima da ragazzo, non avendo una professione, si ingegnò per andare in giro nelle campagne a vendere ai contadini dei "pacchi" con dentro una selezione di merci di utilità generica, tipo zucchero, sale, pezze di stoffa, utensili. Mi raccontava di questo suo lavoro strampalato e dei suoi clienti di allora che vivevano insieme alle loro bestie, isolati dal mondo appena oltre la strada di terra battuta che conduceva all'abituro.

      La stessa identica "demografia" di allora portata in un mondo dove DEVI avere una casa fatta in un certo modo con dentro certe comodità, riscaldamento, bagno, elettrodomestici e devi avere armadi piedi di vestiti per ogni occasione e devi avere almeno due auto, di cui una deve essere "cross over" perché non si sa mai potresti andare da Rozzano a Nairobi e devi essere permanentemente collegato ad Internet e devi pagare il pranzo col sistema di micro-payment garantito dal dispositivo Apple da polso, eccetera.

      Ovvio che il "peso" relativo di 10 persone negli anni '50 è completamente diverso da quello delle stesse 10 persone nel 2017.

      Insisto. La ragione per cui gli Africani si mettono in movimento OGGI e non 50 anni fa è che adesso credono alla favola per cui, venendo in Europa tutti possono avere facilmente le cose che ho elencato sopra e che in Africa sono accessibili solo ai livelli più alti delle aristocrazie locali.

      Il "peso" di 10 immigrati africani negli anni '50 era molto diverso dal "peso" di 10 immigrati nel 2017.

      I tecnicismi economici e giuridici come sempre mi sembrano inutili sofismi di fronte ad alcune verità elementari che sono alla base di tutto.

      1. il mondo contemporaneo non è spontaneo, è stato progettato a tavolino. Questo include la progettazione della "persona media", con i suoi riferimenti (o assenza degli) e le sue aspettative.

      2. il progetto viene realizzato di forza, con lo scopo di facilitare il dominio sull'umanità da parte di determinati gruppi di potere e di interesse. Per facilitare il dominio bisogna ridurre la capacità di resistenza degli assoggettati, che è prima ideale che materiale e il modo più semplice è applicare l'antico divide et impera, creando una umanità uniforme nei meccanismi di pensiero e comportamento generali e nello stesso tempo frammentata il più possibile, idealmente fino alla monade individuale.

      3. il condizionamento mira a rendere il più possibile automatico il meccanismo pensiero-azione, sostituendo il pensiero razionale con la semplice pulsione, la "voglia". Nel mondo contemporaneo la gente dice "io penso" ma intende "io voglio" e si aspetta che il "volere" venga immediatamente soddisfatto "senza se e senza ma".

      Oltre gli ovvi aspetti consumistici del vivere, la faccenda degli immigrati è palesemente vissuta con gli stessi criteri con cui si vive l'ultimo modello di TV. Io "voglio" che "siamo tutti fratelli" ergo la "fraternità" si deve realizzare immediatamente, senza condizioni, senza conseguenze. Ci fa stare bene come mangiare il pollo finto-messicano al centro commerciale, quindi deve accadere.

      Chiaro che qui sto facendo una generalizzazione estrema, ci sono mille milioni di deviazioni rispetto alla "norma" che ho descritto. Tuttavia la "norma" esiste ed è quella che da forma al nostro mondo.

      La montagna per quello che posso vedere è esattamente uguale a qualsiasi altra regione dello spazio. Stanno progettando veicoli per mandare in orbita dei "turisti", è esattamente la stessa ragione per cui ci sono fuoristrada che portano i "turisti" al rifugio. Non ci vedo niente di "etologicamente profondo", al contrario. E' come mia nipote che a nove anni si scofana una intera scatola di biscotti se non gliela togli di mano. Non c'è un perché, il cioccolato è buono.

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    7. Lo esplicito ma dovrebbe essere evidente: io sono convinto che la maggior parte delle persone che ho attorno siano degli idioti.

      Nel senso etimologico, gente cosi "semplificata" dal condizionamento che non è in grado di pensare ad altro che a soddisfare le proprie "necessità", dove per necessità si intendono le pulsioni.

      Il fatto che questi idioti appaiano perfettamente inseriti, funzionali, nel contesto sociale, lavorativo, scolastico, eccetera, significa solo che il mondo, come ho scritto, è progettato apposta. Viceversa, il fatto che la minima difformità rispetto agli idioti ti qualifichi come non inserito, disfunzionale, nel contesto in cui vivi, dimostra che l'idiozia è obbligata, indotta a forza.

      Il risultato è che questo è l'unico mondo possibile. Mi tocca dare ragione ai futuristi, non cambia niente senza un evento catastrofico che ribalti tutti i tavoli su cui sono appoggiati gli schemi del Piano. Evento estremamente improbabile proprio perché gli idioti li metti a cuccia soddisfacendo le loro pulsioni, non c'è altro.

      Per me, non posso più guardare la TV, ascoltare la radio, leggere le cose su Internet. Compresi certi luoghi che sai, dove appunto "rulezzano" gli idioti.

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    8. Ecco un piccolo esempio ovvio: io devo pagare la tassa per il possesso della TV se ho un contratto per la fornitura elettrica a meno di non dichiarare tutti gli anni che INCREDIBILMENTE non possiedo una TV. Concettualmente si da per scontato che nel momento in cui sono in vita io debba possedere una TV e quindi debba pagare una tassa con cui si sovvenziona una TV di Stato con la quale pagano un certo numero di funzionari per dirmi come devo vivere.

      Ma che etologia ma che infinita complessità. Solo un Popolo di idioti può sopportare idee ed azioni di questo genere. Purtroppo è anche la ragione per cui può solo peggiorare, gli idioti cercano ulteriore idiozia.

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    9. Vale sempre il "a parità di condizioni".
      Dieci persone consumano e inquinano un centimillesimo di un milione di persone.

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    10. Dieci persone quali, dieci persone dove, dieci persone quando?

      Come ho detto le stesse dieci persone X anni fa avevano un peso diverso da oggi, le stesse dieci persone collocate nel contesto di abitudini Y hanno un peso diverso da dieci persone nel nostro contesto, dieci persone come me hanno un peso molto minore di dieci persone come il Milanese Imbruttito.

      Ho cercato di descrivere il fenomeno della montagna ai giorni nostri per come lo vedo. Ci sono persone che la vivono con premesse, svolgimento ed esiti molto diversi tra di loro. Ma il gruppo più numeroso, che tra l'altro si incrementa, è quello dei "turisti", per i quali la montagna è uguale al mare che è uguale alla città o all'orbita lunare. Questo implica non solo un aumento delle teste presenti in un luogo ma l'aumento molto più significativo delle infrastrutture e del consumo di risorse per ogni testa.

      I "turisti" non sono altro che un effetto del condizionamento che dicevo che punta a fare in modo che le persone obbediscano meccanicamente alle proprie pulsioni elementari, tipo "fame - mangiare" senza o col minimo possibile di mediazione del pensiero, del "giusto/sbagliato". Voglio andare in montagna si deve tradurre nella soddisfazione istantanea ed indolore del "volere" senza alcuna condizione o ostacolo, cosi come voglio le uova al sapore di merluzzo colorate di blu si deve tradurre senza soluzione di continuità nel cartone da 12 litri sullo scaffale del centro commerciale che si sposta nel frigorifero di casa.

      Il concetto di "crescita" non è e non può essere legato alla conta degli individui. Per assurdo potrebbe verificarsi un decremento demografico con un incremento di tutte le altre variabili della "crescita", oppure il contrario.

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    11. Secondo me è fondamentale capire che PRIMA del problema demografico esiste un problema culturale e che casomai il primo è funzione del secondo. Cosi come per il problema dei trasporti PRIMA del numero di autoveicoli viene il problema di quali autoveicoli e utilizzati per fare cosa, ancora la prima variabile è funzione della seconda e della terza.

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