domenica, luglio 16, 2017

Gita al rifugio Murelli e Monte Colmegnone

Il rifugio Murelli è una ex caserma della Finanza, credo, collocata come altre lungo la frontiera con la Svizzera per via del contrabbando con cui i "laghé", gli abitanti delle sponde del Lago, integravano i loro magri redditi. Di questa tradizione sopravvive una certa cultura locale. In questa zona ci sono tantissime cose interessanti da vedere che sono ignote ai più, testimonianze del passato. Cisterne, casere, magazzini per la neve, trincee, caserme, grotte carsiche, un po' di tutto.

Per arrivare al rifugio ci sono parecchie vie. Noi siamo andati in macchina ad Argegno, sul lungolago, da li siamo saliti a Schignano e abbiamo parcheggiato in paese, non volendo salire troppo in auto per non avere problemi di strade incerte e parcheggi limitati. Da li siamo saliti a piedi alla frazione di Posa e ci siamo diretti verso il rifugio seguendo i segnavia.
Il pregio delle escursioni su queste montagne in particolare è che si gode di un bel panorama sul lago e, salendo abbastanza in alto, di una bella fetta di arco alpino da una parte e di pianura lombarda dall'altra.

Abbiamo proseguito verso una cima che non conoscevo, Monte Colmegnone, quota 1383m, dove è stata collocata una croce. Le immagini non rendono adeguatamente la vista che si gode da quel punto, raccomando a chiunque di visitarlo.

Se volete proseguire, forse è meglio evitare la specialità del Murelli, polenta taragna con salsiccia, costine e cipolla in umido, un po' cara visti i 40 euro in tre, con una bottiglia di minerale e il caffettino (stranamente buono, per inciso).

Immagini gentilmente fornite da Giuseppe, tranne quelle delle due caserme che ho dovuto rubare dalla Rete e chiedo scusa agli autori. Guest star della gita, Luca.



All'inizio del percorso ci sono dei cartelli che descrivono
alcune delle cose che si possono vedere li attorno


Rifugio Binate, chiuso.
Prima caserma della Finanza che incontriamo.
Servono 3 mila euro all'anno per affittarlo
dal Demanio e 100 mila per metterlo a norma.


Questo è il rifugio Murelli


Colmegnone visto dal Murelli







Strano altarino buddista sotto la croce.
Quello che vedete all'orizzonte è l'area urbana di Milano


Le immagini non sono abbastanza "profonde"
da rendere l'idea di quanto lontano si spinge lo sguardo.

Cito: "In vetta, nelle giornate terse, si gode di un'ampia visuale sul
lago di Como, dal primo bacino fino al Lario centrale, si gode di una
vista privilegiata su Monte Rosa, Cervino e Alpi Bernesi (Finsteraarhorn)
e si scorgono le montagne (fino all'Appennino ligure, all'Appennino
tosco-emiliano e al Monviso) al di là della pianura padana)."

Qui trovate il video girato da Giuseppe sulla cima del Colmegnone, c'era un po' di vento ma non cosi forte come può sembrare.

Nota: nell'ultima immagine in basso vedere il rifugio Murelli a sinistra e un agriturismo sulla destra. Continua la "industrializzazione" delle montagne lombarde, gente che si ruba il pane a pochi metri di distanza l'uno dall'altro cercando di offrire ospitalità e ristorazione "di qualità" e che poi, per potere avere un senso economico, devono portare fino a li la gente in auto o in funivia. Sono incerto se augurarmi il fallimento di queste iniziative e vedere edifici ed impianti abbandonati o se felicitarmi del fatto che le comunità montane trovino un modo per vivere, al prezzo della massificazione turistica delle valli e delle montagne. Forse avrebbe più senso ripensare le città, piuttosto che portare le città ovunque. Non so.

9 commenti:

  1. Mi sembra proprio una bella escursione: natura e storia...e architettura!

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    1. Ci sono cosi tante cose da vedere e da imparare e una vita sola.

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  2. Bel giro. Tra l'altro in questi giorni il tempo era l'ideale, ventilato e poco caldo.

    Di solito in Val d'intelvi e zone limitrofe ci vado d'inverno o a inizio primavera, in questo periodo c'è troppo casino per i miei gusti..

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    1. Io invece improvviso, un po' per abitudine, un po' perché sono costretto.

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    2. Ah, mentre tornavo a valle ho visto un "nuovo italiano" che tagliava l'erba presso l'agriturismo. Stamattina leggo questa letterina al direttore del Corriere.

      Ormai è chiaro che gli Italiani hanno la merda nel cervello, non riconoscono il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato. Premesso che la faccenda di "impiegare" la gente in "lavori socialmente utili" è un vecchio trucco da cui al mio post precedente sui disastri della "Terza Via", qui non abbiamo nemmeno più la testa per capire che ogni lavoro richiede delle competenze, anche pulire i boschi, perché devi sapere cosa fare e come farlo. Che richiede arnesi, abbigliamento, trasporti, assicurazioni, che deve essere supervisionato e preceduto da un progetto cosi che non diventi in ulteriore problema.

      Infine, il cretinetti di turno non ha capito che i boschi bruciano perché qualcuno gli da fuoco, non perché vanno "puliti". Le ragioni per cui la gente da fuoco ai boschi sono le più varie ma secondo me quella più comune è una forma di vandalismo e qui si apre l'altro argomento, ovvero come sono ridotti gli Italiani mentre "accolgono".

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    3. Hai dimenticato di aggiungere una cosa: ma secondo te questi hanno voglia di lavorare?

      No perchè in un paese qui vicino ne hanno quattro, mantenuti tramite cooperativa ovviamente. Hanno cercato di mandarli a lavorare e di fargli fare qualcosa ma si sono sempre rifiutati. Normale, finchè li manteniamo chi glielo fa fare di mettersi a sgobbare, meglio andare a spasso o stare sdraiati sul prato ad ascoltare la musica con le cuffiette. Poi un bel giorno il colpo di scena: la cooperativa ha comunicato a uno dei quattro che la sua domanda di asilo era stata respinta e che doveva andarsene,in pratica l'hanno buttato in mezzo a una strada dall'oggi al domani. Apriti cielo. Pianti e urla di fronte al comune ma alla fine, visto che nessuno lo cagava, ha preso e se n'è andato chissà dove, senza una identità come un fantasma, vulnerabile a chi potrebbe sfruttare la sua situazione per coinvolgerlo in attività "losche".

      Ogni santo giorno, dai sinistri criminali al Papa scafista, tutti ci rompono i coglioni su "quanto sia importante l'accoglienza" ma nessuno che spieghi con la stessa insistenza cosa succede quando la domanda viene respinta, tanto per loro via uno ce n'è subito pronti altri cento a rimpiazzarlo. E questa sarebbe " l'accoglienza "...

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    4. Ormai sono rassegnato. Torno a dire, chi vive in realtà di piccola città o paese non ha idea di come si vive qui, dove gli stranieri stanno via via rimpiazzando gli Italiani.

      La "voglia di lavorare" è una questione mal posta. Si tratta invece di "prossimità". Gli immigrati dall'est Europa fanno paura perché si vede che è gente dura, cattiva. Ma questi hanno una visione del mondo abbastanza simile alla nostra e fanno le cose più o meno come noi. Gli Africani invece vengono da una realtà completamente diversa in ogni aspetto del vivere, compreso il "lavorare". Un Europeo sa cosa è una "casa", sa cosa è un "bosco", concetti base. Se gli metti in mano un martello o una motosega, ha una idea di come si usano e a quale scopo. L'africano no.

      Infine, le motivazioni della immigrazione sono diverse. Un immigrato moldavo (per dire) viene qui per lavorare guadagnando di piu che a casa sua. Uguale agli Italiani che vanno, che ne so, nel Regno Unito. L'Africano invece arriva qui con l'idea che sia il Paese dei Balocchi, dove chiunque vive circondato dal lusso e dalla fica. La ritrosia verso il "lavorare" dipende dal "tradimento" di questo "contratto", l'Africano dice "ma come, mi avevano garantito che qui tutti hanno lussi e fica senza muovere un dito, adesso voi mi volete fare lavorare, allora rimanevo a casa mia".

      Nota che la soluzione proposta dai compagnucci NON è il "lavoro" nel senso di guadagnarsi il pane, è il "lavoro" nel senso del "sociale", cioè un titolo fasullo per cazzeggiare da qualche parte e percepire ufficialmente un vitalizio e tutti i benefici "statalmente garantiti". La stessa soluzione geniale impiegata per la "questione meridionale".

      Comunque, a me basta uscire di casa per vedere che siamo finiti come i nativi americani.

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    5. Una volta che ci liberiamo dalla idea fasulla che gli immigrati siano "profughi" che "fuggono", come giustamente commentava un Bosniaco, facendo il confronto con la sua terra, una volta che chiariamo che è gente che viene qui perché gli promettono il Bengodi, tutta una serie di altre cose vengono di conseguenza.

      Tra l'altro, ogni etnia ha motivazioni diverse, per esempio i Magrebini sono tecnicamente Africani ma non cazzeggiano nei centri di accoglienza, colonizzano e ricostruiscono le loro città e le loro abitudini in Italia e in Europa, con tutta una serie di altri problemi, vedi il progetto della "moschea più grande d'Europa" che dovevano costruire a Sesto S.G, senza per altro ricordarsi che il posto è occupato dalla basilica di Santa Sofia di Costantinopoli, convertita con la conquista dei Turchi alla fine del Quattrocento.

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