lunedì, luglio 10, 2017

Gita in Val Biandino

Trovasi sopra il paese di Introbio, Valsassina.
Ebbimo la malaugurata idea di fare la strada invece del sentiero in una giornata di temperature nordafricane, afflitti dal passaggio continuo di fuoristrada annessa nuvola di fumo. I fuoristrada trasportano cose e sopratutto persone, mi dicono che il passaggio andata e ritorno costa 30 euro. La Valle ha una lunga storia di sfruttamento da parte dell'uomo, anticamente c'era una piccola comunità di persone che viveva dispersa sulle montagne attorno e faceva perno sul santuario e annesso alpeggio situati al centro della valle. Non ce l'abbiamo fatta a proseguire oltre il santuario ma ci sono diversi percorsi, per esempio verso il rifugio Santa Rita che si trova più in alto sul crinale dove se ricordo bene c'era una antica capanna di minatori e verso il Lago Di Sasso.
Abbastanza fastidiosa la presenza di linee elettriche sia sul fondovalle che sui versanti, i due "rifugi" all'imbocco della Valle, il Tavecchia e il Valbiandino sono praticamente due alberghi uno davanti all'altro. Noi abbiamo mangiato al Tavecchia, due piatti di pasta panna e speck, un piatto di polenta con arrosto, due fette di torta, caffe, acqua minerale, 30 euro. Attorno a noi c'erano delle tavolate di gente che si abbuffava, non tanto tipico dei pasti nei rifugi. Alla fine, circa tre ore andare e due a tornare, bella sudata.
















Fotografie sempre gentile concessione di Giuseppe e del suo furbofono.

19 commenti:

  1. [...] mi dicono che il passaggio andata e ritorno costa 30 euro: ostrega!

    Certo che si fanno pagare bene, inoltre probabilmente chi sale a piedi si deve respirare i fumi dei fuoristrada... che stress!

    Comunque, bel posto va'.



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    1. No chi sale a piedi può prendere un sentiero invece della strada. I sentieri salgono più ripidi sul fianco delle montagne invece di percorrere i tornanti.

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    2. Ma i sentieri sono sentieri veri o sono alla "vado su nel bosco ripido"?
      (Mi figuro la prima).

      Una cosa che si nota nel posto dove sono io (ovvero, "hic sunt leones") è che non c'è alcuna cultura di "alpinismo" (un nome molto esplicativo se vogliamo: dove sono le Alpi?). Montagne a bizzeffe (e persino boschi fitti lontani da qui), ma manca una "segnaletica" e una mappatura organizzata (come quella dei CAI per dire) per chi vuole avventurarsi per i sentieri. Almeno, questa è l'impressione che ho ad avere guardato un intorno del posto in cui sono. Anche se in teoria posti belli ci sono e ci sono anche andata, ma era tutto molto "pedestre", lasciato all'incuria, e decisamente uno deve dimenticare il concetto di "sicurezza" come siamo abituati a percepirlo in Europa. Ad un tedesco che mette preciso tutte le colonnine atte a non far cadere le persone accidentalmente dove potrebbe succedere, per esempio, verrebbe un infarto ad andare in giro qui.

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    3. I sentieri sono fatti cosi, ovviamente a volte sono in piano, a volte in discesa ma quasi sempre sono più o meno ripidi in salita. Più sali e più i sentieri sono esposti, nel senso che si cammina sulla roccia senza vegetazione. La linea in cui cominciano a mancare gli alberi cambia a seconda della località, qui dalle mie parti è attorno ai 1600 metri.

      Il problema dei sentieri non segnalati è che puoi camminare per ore senza arrivare da nessuna parte. I pericoli "naturali" si evitano con un comportamento prudente. Io avrei invece paura della gente che puoi incontrare, da quelle parti.

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    4. In quota i sentieri diventano cosi.
      Ovviamente qui non consideriamo le escursioni invernali che richiedono attrezzatura specifica e bisogna domandare a qualcuno quali sono le condizioni del percorso (tipo CAI o gestori dei rifugi).

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    5. Commozione!!! Che belle foto...
      Indicano che fanno manutenzione regolare ai sentieri.
      Qui, appunto, il problema è proprio la "manutenzione" in primis, e il "regolare" poi.
      Qui è tutto molto più lasciato al caso e all'impulso del momento. A volte trovi strutture nuove fiammanti, a volte palesemente sono decine di anni che non ci mettono mano. Banalmente, mettono mano più spesso a quelle che danno proventi, per esempio: Saklikent (qui il link di wikipedia che non riesco a vedere: Saklıkent National Park.
      Altri sono lasciati nel più triste abbandono, per esempio il Beynam Ormani che sarebbe a due passi (relativamente) ma è pericoloso avventurarvisi (per via di orsi e cinghiali).

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    6. Orsi e cinghiali non ti fanno niente. Siamo mica nei film. Hai una percezione del pericolo completamente sballata, sono le persone ad essere pericolose, non gli animali.

      Non so bene come funzioni la faccenda della manutenzione dei sentieri. L'altro giorno ho letto che un rifugio offriva vitto e alloggio in cambio di lavoro alla manutenzione di non so cosa li attorno. In generale comunque devi pensare che i sentieri sono "mantenuti" con il "best effort", ovvero meglio che si può e la montagna è una cosa viva che cambia di continuo, quindi bisogna essere preparati a piccoli e grandi inconvenienti. Non come il mio amico Giuseppe che viene su attrezzato come per andare in centro.

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    7. A proposito, l'ultima volta che sono andato al paese di Erve, appena imboccato il sentiero ho visto un cinghiale. Che appena ha visto me è scappato nel bosco. Sui sentieri, specie un po' fuori stagione, capita di incontrare ogni sorta di bestia insolita. La differenza, lo ripeto, non sono le bestie, è la (civiltà della) gente.

      Aggiungo che i rifugi sono affidati ad un "gestore", poi sono di proprietà di questo o quello, per es del CAI di un certo paese o di una famiglia. Chi gestisce i rifugi è obbligato a verificarne lo stato anche quando sono chiusi, oltre ovviamente quando sono aperti e questo include anche le principali vie per arrivarci. Capita che qualche gestore ci rimetta la pelle in inverno mentre va o viene. Comunque, se non ci fosse la piccola industria della ospitalità e della ristorazione, probabilmente i sentieri sarebbero meno curati.

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  2. Cielo terso da (merdosa) alta pressione africana anche lì, direi.
    L'ultima foto contraddice un po' le altre che mi sembra abbiano catturato immagini di un'ambiente un po' secco.
    Forse sulle Alpi avete avuto qualche temporale, almeno qualche temporale.

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    1. La "secchezza" è normale per il periodo, basta un po' di pioggia e rifiorisce tutto in un battibaleno. Di acqua ce n'è abbastanza viene giù lungo i fianchi delle montagne in ogni angolo. Certo quando in inverno nevicava tanto, c'era molta ma molta più acqua perché in luglio trovavi ancora la neve sulle cime, che invece adesso sono pulite come vedi.

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    2. In un paio di foto vedi un puntino bianco sotto una cima, quello è un nevaio. Ricordo da bambino c'erano su tutte le cime, molto più grandi. Adesso nisba.

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  3. Ciao, da brianzolo a due passi da Lecco sono stato spesso portato da bambino in Val Biandino...cosi' come ad Artavaggio.
    E comunque grande uomo e pensatore Reynaud Camus.

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    1. Organizziamo delle gite dei "blogghisti" allora.

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    2. Io tecnicamente sarei brianzolo dato che sono nato a Monza ma in effetti sono cresciuto tra le fabbriche. Poi ognuno, se è libero, fa le sue scelte.

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  4. Dai, non ti lamentare. Pensa se dovessero togliere la sbarra e asfaltare la strada per triplicare l'afflusso di merenderos.. :D

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    1. Siamo di fronte ad un problema irrisolvibile.

      Io non vivo in montagna, ci vado a cercare quello che a casa mia non c'è. Ma in montagna la gente ci vive e loro cercano di portarci le stesse cose che ci sono a casa mia. Ognuno cerca le cose che non ha.

      Io vorrei che le montagne fossero tutte un parco protetto col minimo di presenza umana possibile e chi ci abita vorrebbe avere gli stessi agi, comodità, opportunità economiche che ho io in città.

      Aggiungiamo che in questa epoca si vende l'idea del "mondialismo" per cui le specificità locali non hanno nessun valore e quindi nessuno è disposto a pagare il prezzo per averle. Si arriva in macchina nel centro commerciale per il cuscus e si deve arrivare in macchina al finto-rifugio per lo stesso cuscus. Anzi, mi sembra strano non avere trovato un "nuovo italiano" a gestire il finto-rifugio e una moschea a fianco del santuario.

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    2. Anzi, mi sembra strano non avere trovato un "nuovo italiano" a gestire il finto-rifugio e una moschea a fianco del santuario: non mettere limiti al possibile!!!!

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    3. "Io vorrei che le montagne fossero tutte un parco protetto col minimo di presenza umana..."

      Da noi è impossibile, (anche) per via della eccessiva densità della popolazione. Purtroppo le Alpi non sono le Rocky Mountains, dove puoi viaggiare per miglia e miglia senza incontrare anima viva, qua ti pesti i piedi con le varie categorie di "fruitori" della montagna, dai camminatori ai merenderos, dai MTBiker ai "cavallerizzi", eccetera.

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    4. Più che altro, la differenza è che qui ci sono paesi e città sulle montagne.

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