venerdì, settembre 15, 2017

Arti Marziali

Scrivo un post, cercherò di essere conciso ma l'argomento è smisurato.

Premessa, le arti marziali occidentali sono questa roba qui e questa roba qui e questa roba qui. Si basano su trattati scritti nelle diverse epoche storiche da maestri d'armi che normalmente vendevano i propri servizi alla aristocrazia. In Europa tutti andavano in giro armati, come minimo di una daga, quindi si svilupparono enormemente dei metodi per l'uso delle armi (daga, spada, scudo, picca) e il combattimento a mani nude era essenzialmente limitato alla lotta in combinazione con le armi. Non ci rimane niente dell'epoca romana e dell'alto medioevo, conosciamo solo le armi dai reperti archeologici ma non sappiamo di preciso come venissero usate, solo congetture. Ci sono pervenuti i trattati a partire dal Trecento, come questo, Fiore dei Liberi.

Le arti marziali orientali paradossalmente sono molto più moderne, almeno nella forma che ci è nota e che più o meno risale alla seconda metà del Novecento. La ragione è che non ci è pervenuta nessuna documentazione storica originale e che i cambiamenti sociali nelle diverse aree dell'Asia e nelle diverse epoche, sono stati drammatici. Per esempio il Giappone ha saltato il Rinascimento passando direttamente dal Medio Evo alla Modernità. Non solo, i sistemi di caste, i sistemi politici, le credenze religiose e le filosofie furono molto differenti da un'epoca all'altra, quindi una stessa cosa che sembra a prima vista essere rimasta costante, uguale ad un antico passato, in realtà oggi assume una forma, una interpretazione, un uso, completamente differenti da quelli che aveva prima e ogni epoca aveva i propri. Faccio un esempio banale, sentivo giorni fa un maestro di scherma giapponese (iaido per la precisione) che in epoche antecedenti la diffusione del Confucianesimo in Giappone non esisteva l'idea del combattimento "leale", era perfettamente "lecito" andare in dieci contro uno.

Con questa premessa, le arti marziali orientali si dividono un due "gruppi", quelle "molli" e quelle "dure". Quelle "molli" si basano sulla idea di "accogliere" l'avversario in una sorta di abbraccio e di sbilanciarlo per proiettarlo a terra e/o applicare una presa che lo immobilizzi. Quelle "dure" si basano sulla idea di usare braccia e gambe come armi, per colpire o parare i colpi dell'avversario. Queste a loro volta si dividono in base alla preferenza per la corta distanza o per la lunga distanza.

In tutti i casi la pratica di queste discipline consiste nel ripetere i gesti all'infinito in modo da generare degli automatismi azione-reazione. Le arti marziali "dure" sono generalmente più acrobatiche, specie quelle che prediligono la lunga distanza e quindi richiedono potenza e coordinazione. In parole povere bisogna imparare a spostarsi molto velocemente in tutte le direzioni, a proiettare pugni e calci in tutte le direzioni, a saltare e a rotolare a terra. Le arti marziali "molli" si basano sulla postura e sulla gestione delle masse e dei baricentri, più l'uso di tutte le leve possibili.

Qui due esempi:
arte "molle" - Aikido
arte "dura" - Karate Do - kata (forma) e bunkai (applicazione) -
due arti "dure" una lunga e una corta, karate contro wing chun (ovviamente in una coreografia del cinema che tifa per i Cinesi contro i Giapponesi fascisti, non reale ma serve a dare una idea)

Notare che in origine non esistevano queste suddivisione, regole e formalismi, i guerrieri si esercitavano nelle tecniche che gli sembravano redditizie, qualsiasi esse fossero, con lo scopo di ferire e di non essere feriti. Tutte le tecniche insieme ma solo quelle, niente altro. In epoca moderna funziona al contrario, si praticano tecniche che non hanno uno scopo pratico ma solo formale e si sono abbandonate intere aree per specializzarsi o svilupparne altre che non avrebbero avuto alcun senso in epoche antiche. Per rendere possibile la diffusione delle "arti marziali" tra la popolazione generale a poco a poco sono state convertite in "pratica sportiva" e questo ha obbligato a eliminare ulteriormente le tecniche pericolose e ridurre la difficoltà delle esercitazioni. Idealmente nelle arti marziali contemporanee nessuno si fa male più che giocando a calcio o a pallacanestro.

Esiste poi tutto un altro filone, ovvero le "arti marziali" di concezione contemporanea che si propongono lo scopo di aumentare le capacità di offendere e di difendersi dei soldati in combattimento o delle forze di Polizia. In teoria queste discipline sono "eclettiche" e non devono rispettare una "ascendenza" ne tecnica ne filosofica, prendono da altre discipline preesistenti solo le tecniche realmente utili nel contesto in cui devono essere adoperate oppure ne sviluppano di nuove dove ci sono delle lacune. Per tornare alle arti marziali europee, il combattimento con armi bianche fu molto diverso a seconda del caso che i contendenti fossero in armatura e a seconda del tipo di armatura oppure in normali abiti "civili". Qui non si può generalizzare perché non esiste una codifica e perché ovviamente il contesto di differente specializzazione cambia completamente sia la finalità di ogni tecnica che le modalità di allenamento.

Qui un esempio, Krav Maga. Prego notare le due cose che non funzionano in questo video. Primo, la scelta della divisa paramilitare. Già questo è una menzogna perché metà delle persone presenti non sarebbero arruolate nell'Esercito, figurarsi nelle Forze Speciali dove si pratica questo addestramento (non si fa nei reparti regolari perché richiede tempo). Secondo, l'omaccione che fa da istruttore presenta quelle tecniche come se fossero per tutti, senza contare che non hanno senso se non sono automatiche e che fatte da uno piccolo contro uno grande assumono tutta un altro aspetto. La cosa diventa evidente in questo altro video dove potete confrontare i movimenti fatti dall'omaccione istruttore (che si mette sempre con uno leggermente più piccolo) rispetto alla bella ragazza nella seconda parte del video. Nel caso dell'omaccione qualsiasi cosa faccia, parte da una posizione di parità o leggero vantaggio (senza considerare che l'aggressore attacca in una maniera improbabile) mentre nel caso della ragazza è evidente che l'azione è irrealistica, sarebbe interrotta se l'aggressore facesse un qualsiasi movimento di reazione invece di subire passivamente, considerato che con la differenza di massa, può incassare un sacco di botte senza risentirne. La cosa più bella è quando lo manda con la testa contro il muro. Scrivo questo per mettere in discussione le pretese di "realismo" di una disciplina che è fuori dal contesto per cui è stata concepita, ovvero energumeni che hanno a che fare con gente uguale ma più spesso più piccola di loro. Io trovo abbastanza divertente che la si venda alle impiegate, magari con lo slogan "diventa un commando israeliano in dieci lezioni".

Cosa si può imparare dalla pratica di una arte marziale?
La mia opinione è che la persona comune può migliorare la forma fisica, la coordinazione, distanza, scelta di tempo ed entro certi limiti, il carattere. Non hanno alcuna utilità pratica nel senso della "difesa personale" semplicemente perché sia l'allenamento che le tecniche usate non hanno quello scopo.

Nel caso di un militare che si allena al combattimento a mani nude come si allena ad usare le armi, come parte del suo lavoro, ogni giorno, si torna al contesto originario delle "arti marziali" ma ogni caso è differente, perché come dicevo, il guerriero si allena in tutte le tecniche che considera efficaci ma solo in quelle, niente altro. Un soldato moderno non si allena ad usare la spada a due mani o la picca, non gli serve. Magari si allena ad usare il coltello. Un poliziotto invece si allenerà di più a difendersi da un coltello. Un soldato non ha in genere lo scopo di immobilizzare un nemico, si eserciterà ad uccidere, il poliziotto tutto il contrario.

Secondo me i corsi di "difesa personale" somministrati alle persone comuni sono una cosa priva di senso perché promettono qualcosa che non possono mantenere. Praticare uno sport qualsiasi offre più o meno gli stessi miglioramenti in termini di forma fisica e riflessi e coordinazione. Per generare gli automatismi che sarebbero realmente utili in combattimento ci vogliono anni e anni di pratica, inoltre bisogna praticare tecniche più o meno "realistiche" con un certo rischio di farsi male o fare male ad altri durante l'allenamento e in ultimo, anche nel migliore dei casi non esiste una tecnica o combinazioni di tecniche che consentono al debole di vincere sul forte in un qualsiasi scenario realistico, che non sia Davide contro Golia e sopra il Signore che fa il tifo per il piccoletto.

Come si sceglie un'arte marziale?
A capocchia, di solito quella più comoda da raggiungere vicino casa e/o che per qualche ragione stimola la fantasia. Infatti è solo dopo qualche anno di pratica che ti puoi fare una idea dei limiti, dei pro e dei contro di ogni disciplina. Ci sono due considerazioni accessorie, le scuole più costose sono ovviamente meglio di quelle quasi gratis e se si guarda negli spogliatoi e nei bagni ci si fa una idea precisa della categoria. Per il resto la prima volta è inevitabilmente un salto nel buio ed è normale e frequente, per chi ha la costanza di insistere, cambiare scuola o cambiare disciplina. Va bene anche il Krav Maga di cui sopra, basta metterci sempre il proverbiale "grano di sale" che le cose fatte dall'omaccione sono diverse quando le fa la impiegata che pensa 60 chili meno ed è alta 60 centimetri meno.

Aggiunta: sempre a proposito del contesto. Per capire guardate questo video che mostra uno strumento usato nel Karate "tradizionale" per condizionare le mani in modo da limitare le ferite quando si colpisce un oggetto duro, per esempio la capoccia dell'avversario. Questa pratica aveva l'effetto secondario di deformare le mani, quindi, se poteva avere senso tra gente che maneggiava la zappa, non ha alcun senso per uno che con le mani scrive o maneggia strumenti di precisione, che richiedono la mobilità normale delle dita. In pratica è una specie di auto-mutilazione. Tornando all'Europa medievale, gli arcieri erano strapagati rispetto ai soldati comuni perché dovevano essere in grado di tendere un arco con una forza equivalente a sollevare tra 40kg e 80kg (a seconda dell'arco) per 80 centimetri e ripetere l'operazione numerose volte di seguito e questo richiedeva praticamente una vita di costante allenamento, solo per tendere l'arco, senza considerare la precisione nel tiro.

21 commenti:

  1. Va be', quindi? Senza polemica, proprio non capisco il perché di tutto questo spiegone.

    Ah, secondo me hai dimenticato un particolare: qualsiasi abilità "marziale" è fallace se non hai la mentalità di chi vuole far del male e lo fa a cuor leggero. Ci sono freni inibitori che, esattamente come la loro assenza, vengono plasmati almeno quanto le abilità fisiche. Se vieni educato (condizionato) in un certo modo fin da bambino, dovrai essere rieducato (ricodizionato) da adulto, e non è cosa facile anche a volerla fare. Rivelatrice, in questo senso, la tua osservazione sulla disponibilità o meno ad aggredire in dieci contro uno -- il senso della "lealtà" è un freno in qualsiasi condizione di scontro e qualsiasi istruttore che volesse plasmare un lottatore/combattente dovrebbe per prima cosa destrutturare quello e, ancora, non è facile quando è consolidato da un paio di decenni di imprinting culturale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il Pippone o lo scrivevo come post o lo scrivevo come commento off-topic a seguito di una domanda di Pippa. Pippa richiede il Pippone, no?

      Venendo al tuo commento, una delle ragioni per cui la difesa personale non funziona l'avevo scritta sempre off-topic in un commento.

      Un aggressore arriva preparato, con il vantaggio della sorpresa, essendosi accertato di essere più grosso o essere armato e spesso e volentieri è uno che fa quel genere di cose abitualmente.

      Chi si difende parte svantaggiato dalla sorpresa, dal fatto di essere più piccolo o disarmato e anche dal fatto che la violenza non è abituale.

      Infatti, come ho detto, le arti marziali ti fanno ripetere i gesti all'infinito in maniera che diventino automatici, quindi se ti arriva una tega tu ti muovi automaticamente per pararla o scansarla, senza pensare prima "oh ma cosa succede, questo malintenzionato mi sta per tirare una tega, ecco che me la tira, adesso cosa faccio..." eccetera eccetera.

      Questo vanifica qualsiasi pretesa di insegnare l'autodifesa con un ciclo di "n" lezioni o con qualche tecnica miracolosa.

      Poi bisogna dire che in condizioni di pericolo noi reagiamo in maniera imprevedibile. Ci sono persone che apparentemente ti sembrano miti e mansuete che in condizioni estreme diventano delle belve e omaccioni come quello del video che nelle stesse condizioni diventano catatonici. Non c'è modo di prepararsi ne di prevedere nostre reazioni di ognuno.

      Elimina
    2. Per quanto mi riguarda sotto stress ho la tendenza a dissociarmi, ovvero a guardarmi come dall'esterno. Va bene perché non faccio gesti inconsulti però c'è un certo "overhead" perché mentre penso una cosa ne sto facendo un'altra o mentre faccio una cosa ne sto pensando un'altra.

      Elimina
    3. Che non va bene, come nel film "l'ultimo samurai", l'ideale sarebbe "no mente", ovvero l'unione di pensiero-azione.

      Elimina
    4. Sì, Lorenzo, ho poi letto il commento originale di Pippa in un altro post, quello che ha generato il tuo "spiegone". Da lì ho capito come è nata la cosa.

      In merito alla disponibilità allo scontro fisico cruento: siamo troppo esposti a certa cinematografia truffaldina per poter avere un "immaginario realistico" sulla questione. Questa affermazione genera tutta una serie di corollari dei quali, so bene, sei tutt'altro che inconsapevole (come me, del resto). La consapevolezza aiuta il realismo, ma non aiuta... l'autodifesa!

      La miglior autodifesa resta l'evitamento. Se possibile.

      Elimina
    5. Cominciamo col dire che molta gente o non riesce a "leggere" le situazioni pericolose o addirittura cerca il pericolo perché è "eccitante". Questo ti da conto di un sacco di incidenti, sopratutto quelli che capitano nelle occasioni di svago (mare, montagna, motori, incontri con sconosciuti, ecc).

      Lo scontro fisico per esperienza ti dico che si divide in varie fasi. Non posso generalizzare, per me si tratta prima di rendersi conto di cosa sta succedendo, poi di valutare come sono messo io e cosa c'è attorno e di solito li si colloca la via d'uscita. Mi è capitato rarissime volte di salire al livello dove non c'era via d'uscita facile e li scattava la dissociazione, cioè diventava una questione meramente tecnica, tipo partita a scacchi. Non mi è mai capitato di rischiare veramente la vita mia o dei miei cari, quindi non so cosa potrei fare.

      Aggiungo che storicamente si è studiato come rendere efficace il comportamento dei soldati in battaglia. In prima istanza si è scoperto che tipo lo 80% delle uccisioni dipendeva dal 2% dei soldati, tutti gli altri si sforzavano di non ferire nessuno sparando per aria. Poi si è capito che questo dipende dal fatto che il comportamento umano normale, cioè da "civile", è l'esatto contrario di quello che è giudicato "utile/necessario" per i soldati. Il passo successivo è stato introdurre nella prima parte dell'addestramento una specie di lavaggio del cervello che serve a de-strutturare per quanto possibile la personalità della recluta per poi ristrutturarla in modo che uccida come un automatismo, senza interporre la valutazione cosciente sulle implicazioni. Questo ha come conseguenza che tanto più una recluta diventa un soldato efficiente in combattimento, per dire i Marines, tanto più difficile diventa inserirlo nella "vita civile". Tanto più estremo lo "eroismo" in battaglia e quindi le uccisioni compiute, tanto più incompatibile con la "normalità".

      Inoltre, questo significa che personalità molto strutturate, come era la mia di universitario ventisettenne, sono refrattarie all'addestramento militare contemporaneo. Non potrebbero mai (o molto difficilmente) essere ricondotte a quello che serve per le truppe d'assalto.

      Se allarghiamo l'idea a contesti meno drastici, lo stesso vale per il famoso Piano. Non è un caso che si punti a formare un cittadino con una personalità infantile, questo rende possibile un condizionamento più efficace, profondo, perché incontra minore resistenza, non c'è molto da destrutturare per poi ristrutturare.

      Elimina
    6. Nota su quello che ho scritto: i soldati non hanno nessuna ragione personale per combattere. Diverso il caso quando è la tua casa in pericolo, tu o uno dei tuoi cari, li non è una situazione "militare" nel senso moderno ma una situazione arcaica, primitiva, animale.

      Tendenzialmente a quel livello non si arriva ad uccidere di proposito, si neutralizza la minaccia e in natura basta la fuga o la sottomissione dell'avversario.

      Certo, se invece delle mani nude si usa un'ascia, diventa difficile uscirne senza il morto o anche due.

      Elimina
    7. Sì, il Pippone é colma mia :)

      Elimina
    8. Avrei potuto scrivere semplicemente che io ho cominciato perché ci andava già mio fratello e ho detto dai vediamo che roba è.

      E che la "metodica" è la stessa di qualsiasi altra cosa, provi, vedi come va, se ti piace continui senno pianti li e vai a fare altro.

      Purtroppo non c'è modo di sapere all'inizio ne quanto vale il "maestro" ne se la natura della disciplina ci si confà oppure no. Perché, a parte la puzza o eventuali segni evidenti di pazzia degli astanti, le prime volte si fa come quando impari a sciare, lo spazzaneve, giri piano a destra, giri piano a sinistra. Solo ripetuto all'infinito. E quindi all'inizio è questione di perseveranza ma non capisci cosa stai facendo ne se te la stanno mettendo giù bene o male.

      Elimina
    9. Sì, la forma mentale è molto importante.
      I valori civili e quelli militari sono incompatibili.
      Sottolineo che non c'è alcuna superirità dei primi sui secondi come vorrebbe il pensieronico ortodosso.
      Piuttosto ci sono contesti nei quali sono appropriati e altri nei wuali sono fuori luogo.
      Immaginate un efebico pitrore messo a guardia dei confini nazionali oppure in marine irascibile incaricato di fare il giudice.

      Elimina
  2. Ci vedo una critica velata l'impiegata che si cimenta in queste arti... ma grazie per le delucidazioni

    P.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, io mica sono un omaccione, rientro anche io nella categoria degli impiegatucci, almeno fisicamente. Il nocciolo della questione è che un conto è essere fisicamente impiegati, l'altra è essere mentalmente impiegati, coi riflessi condizionati da macchinetta del caffè.

      Ogni cosa ha i suoi pro e contro, un suo come e un suo perché, bisogna fare lo sforzo mentale di metterla nel contesto e vederla per quello che è. Non va bene se la metti fuori contesto e la vedi per quello che non è.

      Per esempio, se io mi presentassi ad una lezione e mi trovassi davanti l'omaccione in mimetica mi verrebbe un po' da ridere. Non per la cosa in se ma perché non sono quelle le cose che io posso imparare, in tutti i casi. Ho fatto il militare, ho portato l'uniforme ma non mi hanno messo negli incursori, che tra parentesi sono volontari, perché banalmente non ero all'altezza fisicamente ne abbastanza pazzo mentalmente, potevo fare altre cose.

      Se invece mi presentassi e trovassi lo stesso omaccione in armatura medievale potrei pensare che c'è un perché "accademico" nel provare a studiare un contesto completamente alieno, ben sapendo che rimarrà sempre e comunque alieno, nessuno che vive oggi, nemmeno l'omaccione, potrà mai vivere e pensare come un uomo di cinque o seicento anni fa. E' come studiare che ne so, le formiche.

      Come dicevo, le "arti marziali" oggi tendono ad essere "pratiche sportive" perché il tentativo di riportarle alla guerra o al duello in termini realistici è velleitario. Sia perché noi non viviamo in un'epoca in cui la guerra o i duelli si combattono in quella maniera, sia perché l'impiegato non ha modo di dedicare tutta la sua vita ad imparare come combattere.

      Elimina
    2. Nessuna critica alla impiegata che si cimenta. La eventuale critica è per l'impiegata che prende lucciole per lanterne. Che però di solito capita perché l'impiegata è fuorviata.

      Elimina
    3. Ah, una considerazione accessoria è che le donne nelle Forze Armate possono esistere in maniera inversamente proporzionale proprio al contesto delle "arti marziali".

      Non è certo il Krav Maga che può rendere l'omaccione di 120 kg per 2 metri equivalente alla donna, magari un po' culotta, che pesa 60kg per 1.40 di altezza. Quando le cose si fanno "personali", come dicono gli Americani, cioè quando si arriva agli sbudellamenti, è lapalissiano che le donne sono completamente fuori posto. Sarei fuori posto anche io, per inciso. Infatti mi hanno messo in artiglieria, non nella fanteria di prima linea.

      Mentre se si tratta di stare dentro un areo o un sommergibile, nessun problema. E qui torniamo al discorso sul contesto, sul perché e percome delle cose.

      Elimina
    4. Il culone magari ammortizza la caduta e torna utile

      :)

      Elimina
    5. Sono stato "metaldetector-ato" da una soldata per entrare nel Duomo, era una tipa niente male. Ma la donna in divisa non rientra nelle mie fantasie.
      Chissà che aria tira oggi nelle caserme, ai miei tempi le donne le vedevi solo nelle rivistacce, se ce l'avessimo avute al diquà del filo spinato, altro che Boccaccio.

      Non ho capito nell'Esercito attuale che fine fanno i militari che invecchiando diventano progressivamente meno adatti all'impiego operativo. Ai miei tempi praticamente dal livello di Sergente Maggiore in su per i sottufficiali e da Capitano in su per gli ufficiali, era tutta gente buona solo per l'ufficio. Uno mica può rimanere caporale (o qualsiasi sia il grado equivalente oggi) a cinquant'anni. Forse li girano ad altre mansioni nel Pubblico Impiego.

      Elimina
    6. Tornando a bomba, se qualcuno ti dice "io so fare questa roba qui, se vuoi piano piano te la insegno", tutto bene.

      Se invece ti vende che in dieci lezioni diventi Elektra, beh, ti sta rifilando 'na sola, per dirla alla romana.

      Elimina
    7. Quello che mi hanno prospettato è impegno, sacrificio e costanza.
      Ah, ho pure un livido

      Elimina
    8. Vabbe sul capitolo forze armate ne avrei da dire

      Alcuni elementi a mio parere non sono mai stati idonei, nemmeno nell'età in cui si sono arruolati: dei soggetti fisicamente imbarazzanti

      E sui meccanismi di selezione, ho avuto esperienza diretta ma non dico...

      Elimina
    9. Allora insisti e vediamo come va. Ho fatto del mio meglio per farti mettere le cose in prospettiva.

      Per certi versi è anche una questione soggettiva, per esempio io sono sempre curioso degli aspetti storici e culturali delle cose, molti se ne fregano proprio anzi li trovano fastidiosi. Dipende un po' da cosa ti piace, da cosa cerchi.

      Elimina
  3. Letto tutto, pagina e commenti (non ho aperto i collegamenti).
    Molto intetessantw e ben fatto.
    Il farto in gratuità lo rende nobile.
    Grazie.

    RispondiElimina