domenica, dicembre 17, 2017

In che mani siamo

Ovvero, il rapporto perverso dello Stato col sistema bancario.
Derivati di Stato per ridurre il deficit, poi è arrivato il «conto» di 24 miliardi.

Ora, anche ignorando il fatto che abbiamo avuto al governo sedicenti grandi economisti e professori, vogliamo forse credere che allo Stato manchi la possibilità di chiedere numi a consulenti che capiscano come funzionano certi meccanismi finanziari? Da cui l'unica conclusione credibile è che chi prende queste decisioni è consapevole dei danni che sta facendo alla Nazione ma non gli importa per due ragioni, primo perché il fine giustifica i mezzi, secondo perché basta che le conseguenze si manifestino dopo un certo tempo in modo che nessuno venga a chiedere ragione.

2 commenti:

  1. Beh, la demagogia e la necessità di procacciarsi i voti sono assolutamente incompatibili con l'ecologia del pareggio (attivo, ora) di bilancio.
    Infatti io, da tempo, la indico come democrazia demagogica o demagogia democratica, ciarpame che ben sta sul dirittismo fatto a deficit e debiti sempre più grandi.

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    1. Secondo me siamo abbastanza oltre il semplice meccanismo del voto di scambio.
      Esempio uno.
      Esempio due.
      Si potrebbe continuare all'infinito. Qui siamo davanti a cose che richiederebbero un Processo di Norimberga, altro che.

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