martedì, luglio 03, 2018

La perversione di Internet

Ricollegandomi al post precedente: la "Link Tax" e la "Censorship Machine".

La "Europa" si appresta ad approvare delle leggi che nelle intenzioni dovrebbero difendere il "diritto" di chi pubblica contenuti ad ottenere un utile. La faccenda è semplice e complicata nello stesso momento. Funziona cosi: vedendo che ci sono aziende che fanno tanti soldi in un modo o un altro, altre aziende chiedono di essere messe a parte di questi utili secondo l'idea che anche loro contribuiscono a fornire il contesto (a qualsiasi titolo, per esempio chi pubblica notizie o chi fornisce la connettività) sul quale o nel quale le prime aziende realizzano il proprio successo.

Faccio esempi più semplici e chiari: diciamo che per ipotesi Google fa soldi col servizio Youtube. Youtube esiste perché la gente realizza e pubblica i contenuti video. Google ripaga, non so dire quanto adeguatamente, le persone che pubblicano i contenuti, tanto è vero che c'è chi lo fa di mestiere. Ma Google non ripaga chi fornisce alle persone gli strumenti tecnici per realizzare i video e pubblicarli (ad es. gli Internet provider) e nemmeno ripaga chi ha prodotto i contenuti che le persone riutilizzano per creare i propri video (ad es. la casa cinematografica del film di cui viene riutilizzato uno spezzone o la casa discografica di cui viene utilizzato un brano musicale).

Il caso è ancora più evidente e diretto quando Google crea un servizio che ripubblica su una propria pagina una selezione di contenuti presenti su qualsiasi altro sito Web, tramite un cosiddetto "aggregatore". In quel caso esiste la doppia contestazione della "riproduzione non autorizzata" del contenuto e del fatto che Google crea traffico sulle proprie pagine, dove ricava soldi dalle inserzioni pubblicitarie, semplicemente riproponendo contenuti di altri. Mettiamo che Google riporti i contenuti di Repubblica e Corriere con una sua pagina, praticamente si viene a creare un "super-giornale online" che si posiziona PRIMA/DAVANTI Repubblica e Corriere, frapponendosi tra questi e i loro lettori.

Ecco che tutte le aziende dicono "Google fa soldi grazie al fatto che noi siamo sul mercato e forniamo servizi e contenuti agli utenti di Google, Google indirettamente ne approfitta, quindi ci spetta una parte degli utili".


Internet - di - prima

Cambiamo prospettiva, guardiamo la cosa dall'utente formichina come me, che pago un abbonamento a TIM per collegarmi ad Internet e basta. Bisogna ricordarsi che in origine Internet non era fatta da Google e dalle grandi aziende, era fatta solo da utenti formichina come me e questi utenti formichina avevano a che fare solo con le entità coinvolte nella parte "tecnica" necessaria a creare e mantenere il concetto della Rete, ovvero i modi per collegare tra di loro gli utenti formichina. Ora, l'utente formichina partiva dal presupposto che qualsiasi cosa pubblicasse fosse ipso-facto di pubblico dominio. Quindi potenzialmente qualsiasi cosa in suo possesso fosse "possedibile" da tutti gli altri utenti formichina, con l'unica limitazione degli strumenti disponibili per CONDIVIDERE le cose. L'idea originaria di Internet era che nessuna entità fornisse un servizio ma che ogni utente si costruisse i propri servizi che poi venivano "condivisi" con altri utenti. Per esempio, ogni utente poteva anzi idealmente avrebbe dovuto, costruire il proprio DNS server, il proprio Mail server, eccetera, attingendo solo la banda dal "provider". Col tempo si è andati nella direzione opposta, ovvero che l'utente avesse in mano un dispositivo ridefinito come "terminale" e che attingesse con questo "terminale" ai servizi forniti da grandi aziende. Per varie ragioni non i servizi forniti dal provider tramite il quale si accede ad Internet, tutti i provider hanno fallito in questo probabilmente perché sono vincolati alla parte "fisica", cioè geograficamente "locale" della Rete ma i servizi forniti da aziende "globali" come Google, Amazon, Facebook, eccetera.


Internet - di - adesso

Eccoci al botto. Complice anche la diffusione dei furbofoni, quello che era l'utente formichina non ha più nessun "diritto" se non quelli del cliente, che sono tutelati da fantomatiche agenzie che di fatto valutano molto di più l'interesse delle grandi aziende. Stante il fatto che l'utente DEVE fruire di Internet in modalità passiva, come un abbonato della TV a pagamento, nessuno si pone il problema che le cose possano essere CONDIVISE via Internet tra gli utenti formichina in autogestione senza passare da un intermediario/censore, che sia para-pubblico o grande corporation. Le cose possono esistere solo all'interno dei servizi delle grandi aziende e quindi si tratta di regolare i rapporti tra queste aziende e, come detto, la spartizione dell'utile.

E' un mondo alla rovescia. Se in origine a me utente formichina sembrava naturale anzi necessario commentare un testo di altri riportandone degli estratti e un link alla pagina originaria, adesso questo idealmente deve essere vietato per impedire che Google sfrutti le notizie di Corriere e Repubblica. A me rimane la possibilità di fare i "selfie" e raccontare delle mie vacanze, posto che accetti un contratto per cui una volta pubblicato il contenuto è di proprietà della "piattaforma". Arriverà un giorno in cui non avrò motivo di pagare una connessione ad Internet. Ah no, sarò costretto perché tutte le pratiche, tasse, pagamenti, ecc sarò costretto a sbrigarli "online". Ho appena pagato l'assicurazione della moto e in pratica non c'è altro modo.

5 commenti:

  1. Hai spiegato molto bene, sono un po' stanca, ma credo di aver capito.

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    1. Il vero guaio, Sara, è che il "legislatore", oltre ad essere anti-popolare in questo caso, perché si tratta di qualche livello sovra-nazionale, SEGUE soltanto il cosiddetto "mercato" e lo fa con la logica di chi una volta sovvenzionava le acciaierie per produrre acciaio "nazionale" in perdita.

      A me fa ridere che ci sia gente che legifera per proteggere la "proprietà intellettuale" quando l'Europa ha rinunciato da decenni ad avere una qualsiasi autonomia tecnologica, mettendosi in posizione completamente passiva rispetto a quanto determinato dai "mercati". Non provando nemmeno a capire le implicazioni ed ad applicare un minimo di timone alla barca.

      Pagliacci tutti, dal primo all'ultimo.

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    2. Poi un'altra cosa importantissima.
      Chiediamoci perché certi personaggi riferenti all'area di Rai3, da Renzi alla Galbanelli, cercano di venderci le magnifiche e salvifiche proprietà della "criptovaluta".
      Blockchain proviamo spiegarvelo noi.

      Facendo leva sulla superficialità e ignoranza della popolazione dei furbofoni, perché la tecnologia del "blockchain" era alla base dei vecchi network Peer To Peer degli anni Novanta e di suo ha alcuni difettucci, la faccenda delle "criptovalute" banalmente significa che NESSUNO garantisce o può fisicamente garantire NULLA, cosa che mi sembra un gran passo avanti rispetto alla storia della "moneta".

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    3. A me sembrano tutto pazzi.
      A Milano presentano in pompa magna la possibilità di pagare il biglietto della Metropolitana accostando la carta di credito al "tornello" di ingresso. Peccato che questo significhi avere una carta di credito con il chip che può essere interrogato da CHIUNQUE entro una certa distanza, da cui tu ti siedi dentro la Metropolitana, io mi siedo a fianco e col mio aggeggio made-in-Romania ti prelevo 10 euro dal conto. Per evitarlo, devi chiudere la carta di credito dentro un astuccio metallico che funga da gabbia di Faraday, isolando il chip dall'esterno. Gran figata, no?

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