lunedì, novembre 05, 2018

Articolo 52


La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici.

L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.
Il primo comma è ridicolo, lettera morta, visto che ci sono milioni di Italiani che negano perfino il concetto di "Patria", figurarsi il "sacro dovere" di difenderla. Anzi, si propongono come "sacro dovere" quello di abbatterla.
Il secondo comma è stato vanificato dalla sospensione della Leva. Inoltre, specifica con una sorta di "excusatio non petita" che chi "non adempie" non sarà discriminato, contrariamente all'idea "fascista" che dal "sacro dovere" dipenda la piena cittadinanza, stile "Starship Troopers". Mi sa che il secondo comma contraddice il primo.
Il terzo comma non dice nulla perché non spiega cosa significhi "spirito democratico". Tra l'altro, è evidente che le Forze Armate non sono una "democrazia", sono l'esatto contrario. Ai soldati non è dato di votare, ricevono degli ordini. Altra contraddizione. Forse si voleva esprimere confusamente il concetto che le Forze Armate sono subordinate alla autorità politica.

Affermazione-negazione.
Spiega tante cose dell'Italia di ieri e di oggi.

Vi rimando al post precedente, per le conseguenze.

29 commenti:

  1. http://temi.repubblica.it/micromega-online/quando-sovranismo-fa-rima-con-socialismo/
    Un lunghissimo articolo di MicroMega che mi lascia perplesso, ma in cui si leggono passaggi come i seguenti:

    Non credo che la collana avrebbe potuto partire con un libro più adatto di quello di Fazi e Mitchell, un lavoro che affronta di petto un nodo cruciale, vale a dire la necessità di riacquisire la consapevolezza che lo stato-nazione è la sola cornice in cui le classi subalterne possono migliorare le proprie condizioni e allargare gli spazi di democrazia.


    Oggi, dopo decenni di smantellamento sistematico di tale autonomia, non resta altra alternativa se non riconquistare la sovranità nazionale e popolare come presupposti irrinunciabili per rilanciare quel progetto politico che venne accantonato quarant’anni fa.

    Citando stralci dai discorsi e dagli scritti di Togliatti, Basso, Di Vittorio e altri esponenti storici della sinistra italiana, gli autori ne mettono in luce la profonda avversione contro l’integrazione del nostro Paese in una costituenda istituzione sovranazionale. Le loro parole esprimevano una chiara consapevolezza che la sovranità nazionale era il presupposto indispensabile di qualsiasi realizzazione dei bisogni e degli interessi delle classi subalterne.

    Perché la nostra Costituzione rappresenta un ostacolo per gli interessi della finanza globale, tanto da attirarsi l’odio dei robber barons di oggi come JP Morgan? Quali sono le sue caratteristiche più indigeste per i nemici delle classi subalterne, e in che misura tali caratteristiche possono essere utilizzate per combatterli? Alessandro Somma, studioso di diritto costituzionale, risponde prendendo le mosse dal modo in cui la nostra Carta tratta i principi di sovranità popolare e uguaglianza sostanziale.

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    1. Io non sopporto la gente che ragiona per "classi". La autodeterminazione di un Popolo dipende dalla autodeterminazione dei suoi singoli cittadini e viceversa. Popoli che sopportano di essere subordinati sono composti da singoli che sopportano o anche anelano ad essere subordinati.

      Il "sovranismo" per me è lo stato naturale dell'essere umano, che vuole essere libero.

      Il "socialismo" è un disturbo mentale.

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    2. Dunque gli autori citati invocano il sovranismo per realizzare il socialismo - che per te è un disturbo mentale. Una frase da scolpire nel marmo:
      "Il sovranismo è lo stato naturale dell'essere umano che vuole essere libero."

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    3. Un po' come il capitalismo che non e' una costruzione ideologica ma semplicemente l'amplificazione tecnica della naturale ingordigia degli esseri umani.
      Sara' giusta o sbagliata 'sta ingordigia ma la realta' e' questa.

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    4. UCoso, ci metti due secondi a fare una ricerca su Internet quando non sai una cosa.

      Cito la Treccani:

      "Capitalismo Nell’accezione comune, sistema economico in cui il capitale è di proprietà privata (sinonimo di ‘economia d’iniziativa privata’ o ‘economia di libero mercato’).

      Nell’accezione originaria, formulata con intento fortemente critico da pensatori socialisti e poi sviluppata nelle teorie marxiste, sistema economico caratterizzato dall’ampia accumulazione di capitale e dalla scissione di proprietà privata e mezzi di produzione dal lavoro, che è ridotto a lavoro salariato, sfruttato per ricavarne profitto.

      Il termine c. iniziò a circolare negli ambienti del socialismo utopistico intorno alla metà del 19° sec., per indicare e stigmatizzare il sistema economico nel quale i lavoratori sono esclusi dalla proprietà del capitale."

      Quindi il "capitalismo", al contrario di quello che scrivi, è parte della "costruzione ideologica" del socialismo, non è la "amplificazione" di una beata fava.

      A margine, ti farei notare che il concetto del "capitalismo" oggi che nessuno più ha il coraggio di sventolare falci e martelli, si sublima nello "universalismo", tipo il sindaco di Riace, tale Mimmo, il quale va in TV a solleticare i "compagni" asserendo che secondo lui nel mondo non dovrebbero esistere "autoctoni", ovvero, come diceva la teorica signora Di Cesare, quelli che IMMAGINANO di avere il diritto di decidere con chi coabitare, che IMMAGINANO di potere rivendicare un certo territorio come proprio.

      Da cui i "compagni" non ti dicono più che la casa e l'automobile le hai rubate ai lavoratori, però ti dicono che l'Italia è di tutti e che tu devi essere soggetto al "Governo Mondiale".

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    5. Sergio, io non ho alcun interesse per discorsi "psicologici" ma il "socialismo", cioè concepire l'essere umano solo come cellula di un aggregato, il "sociale" deriva dalla paura e di conseguenza dall'odio per i propri simili.

      E' un evidente paradosso per cui i nostri "sinistri" si propongono come filantropi, mossi da amore per il prossimo quando in realtà quello che vogliono è scambiare la propria libertà per la assicurazione che il Partito-Stato metta tutti gli altri in galera, con le catene ai piedi, cosi che non possano nuocere.

      Viceversa, una persona che vuole la libertà per se necessariamente la vuole per chiunque altro, accettandone le inevitabili conseguenze. Infatti la libertà significa responsabilità, pagare il prezzo delle proprie scelte. Chi vuole essere libero vuole anche pagare, viceversa, chi vuole essere "tutelato" dalla mamma-Partito-Stato non vuole pagare e non vuole essere libero. Quello che gli importa è che nessuno sia libero e cosi non gli faccia spavento.

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    6. Nota a margine: differenza tra Fascismo e Socialismo.

      Il Fascismo fu una invenzione di Mussolini, il quale era figura eminente del Socialismo italiano.

      La differenza ovvia è che il Fascismo si incentra sulla idea che la società italiana dovesse essere governata dai reduci della Grande Guerra. L'idea che la guerra fosse un "filtro" dal quale emergessero i veri meriti, le virtù degli uomini, indipendentemente dal censo, dalla classe sociale, da qualsiasi artificio.

      In questo si ribalta la logica del Socialismo che mette tutti in catene cosi da rassicurare i "compagni" contro il timore del prossimo. Il Fascismo promuove, in teoria, l'azione, i meriti acquisiti sul campo, una forma di "mobilità sociale" e di "libertà", seppure inquadrata nella gerarchia para-militare, che viene dall'agire e dal pagarne il prezzo.

      Da cui il fatto che il Fascismo è contraddittorio e Mussolini, dopo la prima fase "eroica", si dette da fare per moderare gli slanci dei "camerati" più entusiasti e "istituzionalizzare" e "normalizzare" il Partito, che a quel punto non era diverso dal Partito Comunista, se non per il fatto che doveva il proprio successo alla borghesia italiana e quindi ad essa si doveva uniformare.

      Ancora oggi, se guardi i movimenti nostalgici, c'è una teoria e una prassi. La teoria è cavalleresca, la prassi è burocratico-squadrista, pochi hanno la testa per essere liberi, molti vogliono essere inquadrati.

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  2. La democrazia dei progressisti sinistranti e' fatta cosi':
    Se il popolo apprezza quanto deciso dai soviet, allora e' democratico, giusto, antifascista.
    Se il popolo non condivide le scelte dei soviet, dei vertici, del centralismo "democratico" allora e' gretto, nazifascioleghistoide, ragiona di panza.

    Gia'.

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    1. Come ho detto, è un disturbo mentale. Quindi è un po' inutile cercare una logica.

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  3. "... cioè concepire l'essere umano solo come cellula di un aggregato, il "sociale" deriva dalla paura e di conseguenza dall'odio per i propri simili."

    Ma perché si odierebbero i propri simili? Dici per la paura, ma da dove viene questa paura? È semplicemente una turba mentale? E non se ne può guarire?

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    1. Non sono tuttologo, vedo come funziona il meccanismo ma non sono in grado di fare diagnosi e di suggerire terapie.

      Posso fare delle ipotesi.
      Ci può essere una componente di educazione. Una componente di esperienze e accidenti della vita. Ci può essere una qualche predisposizione di carattere. Oppure è un qualcosa di innato nell'essere umano in generale.

      Può anche dipendere dalle motivazioni. Se non ricordo male Mao diceva che ogni proletario ambisce a diventare un borghese. Se leggi al contrario questo aforisma, ogni proletario che non riesce a diventare borghese può ammettere che è colpa sua oppure può dare la colpa ad altri. Se la colpa è di altri, questi sono "criminali" e vanno puniti e messi in condizioni di non nuocere. Poi gli va tolto quello di cui si sono illecitamente appropriati. Se io non posso girare in Ferrari, nessuno deve potere girare in Ferrari. E' un po' il discorso del "mal comune, mezzo gaudio". Una volta la gente andava a vedere le esecuzioni come se fosse uno spettacolo e agli esordi del cinema muto si sbellicavano a vedere gli attori cadere dalle scale o prendere torte in faccia.

      Comunque, a me le cose che ho scritto, circa il Socialismo come farmaco contro la paura degli altri, a me sembrano ovvie. Tra l'altro la paura rende aggressivi, il che ti spiega come il Socialismo produca i genocidi oppure che la gente vada a scoperchiare le tombe e profanare cadaveri, fino dalla Rivoluzione Francese.

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    2. Sergio, per come la vedo io la paura deriva dal fatto che non siamo fatti per vivere in "corpi sociali" di dimensioni mostruose, bensì in comunità che non eccedano il centinaio di persone (o pochissimo oltre) isolate dalle altre comunità da aree cuscinetto di estensione adeguata. Vivere in assembramenti letterlamente disumani crea una pressione che nuoce gravemente alla salute, in particolare a quella mentale, generando l'esigenza di forme di compensazione che permettano di conservare almeno l'apparenza della normalità (la "civiltà" e tutti i suoi costrutti). Quel che ribolle sotto quell'apparenza, sul versante più puramente istintivo del nostro essere, credo sia tutt'altra cosa rispetto a quello che appare e a quello che "amiamo" raccontarci per credere in un nostro ipotetico valore.

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    3. Si però a me non sembra che essere prigioniero di un regime che ti dice come vivere, pensare, mangiare, vestire e che ti circonda di guardie armate e filo spinato funzioni granché nel farti conservare la "normalità".

      Almeno, per me sarebbe l'esatto opposto.

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    4. Quando arriva un nuovo vicino cosa facciamo? Gli buttiamo le braccia al collo e lo invitiamo subito a pranzo? Dicono che gli Americani sia gente così, subito amici. Ma noi cosa facciamo in genere? Osserviamo come si comporta questo nuovo vicino. È simpatico o per lo meno garbato, educato, rispettoso della nostra quiete, non invadente ecc.? Benissimo, abbiamo un buon vicino che col tempo può diventare persino amico. Ma ci vorrà del tempo. Ma la stessa cosa vale in quasi tutti i rapporti: siamo cauti, circospetti, vogliamo sapere con chi abbiamo a che fare. Solo dopo un certo tempo cominciamo a fidarci. Psicologia elementare. Ma se ti comporti così con i "nuovi italiani" passi subito per xenofobo, razzista e fascista o per persona dura di cuore, insensibile eccetera. Aprite le porte a Cristo, condividete le vostre ricchezze (o piuttosto miserie), non blindate i vostri cuori.
      Una "sana" diffidenza verso gli estranei (che possono essere benissimo anche italiani) è iscritta nei nostri geni. Senza questa diffidenza e cautela saremmo spacciati, non sopravvivremmo nemmeno un giorno.
      La paura è dunque una cosa naturale, una risposta istintiva alla percezione del pericolo. Può è vero assumere caratteri patologici.
      Io personalmente, ma vedo che tanti reagiscono così, mi sento a disagio in un folto gruppo (anche di persone che conosco). Quattro o cinque persone sono per me già una riunione di massa (con le quali sarà piuttosto difficile discutere o intendersi).
      Diciamo che uno non può sentirsi bene, a proprio agio, in una moltitudine di milioni e miliardi di esseri umani, del tutto sconosciuti e potenzialmente ostili. Sono un pusillanime o un pauroso se avverto un pericolo, se grido aiuto o scappo? Qui è questione di vita o di morte, altro che storie. Discorso il mio ovviamente razzista e fascista - per i filantropi deficienti.

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    5. Sergio, fai chiarezza nelle tue idee.
      Quando arriva qualcuno non è un "nuovo vicino", è uno sconosciuto, uno straniero. Nell'Italia di prima la gente viveva nella stessa casa, sulla stessa terra, per generazioni, per secoli. Gli Americani, visto che li citi, si meravigliano che gli Italiani nascano e muoiano senza spostarsi dal paese natio e che i loro amici siano quelli con cui sono andati alle elementari.

      I "nuovi italiani" non solo ci vengono imposti dalle Elite Apolidi e dai loro scagnozzi della "sinistra" ma, diversamente a quanto farei io se venissi a trovarti, non chiedono permesso, si impongono.

      La faccenda dell'aprire le porte a Cristo non mi riguarda, io non frequento preti e parrocchie. Gesu era un ebreo che predicava per gli Ebrei e che fondò una setta eretica dell'ebraismo. Prova ad entrare in Israele senza permesso.

      La "paura" come termine generico è un concetto diverso dalla "fobia". "Xenofobo" non è uno che ha "paura" ma che ha una "fobia", una reazione ABNORME ad una certa condizione, come chi non sopporta i luoghi aperti, chi non sopporta di stare al buio, eccetera.

      Parte di quello che significa diventare adulti consiste nella capacità di valutare le situazioni e decidere, scegliere, come agire di conseguenza. Che è l'opposto di una "fobia", che è una reazione irrazionale, impulsiva, incontrollabile.

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    6. Ah prevengo l'obiezione.

      La reazione territoriale di chi difende la propria terra non è "xenofobia" e nemmeno generica paura del prossimo. E' invece un calcolo pragmatico, che risale all'epoca in cui le risorse erano scarse e tu eri costretto a difendere con le armi la fonte della sopravvivenza tua e dei tuoi figli. Difenderla da gente che veniva per ammazzarti o farti schiavo, prendendo le risorse in tuo possesso per se e per i propri figli.

      Tornando a Cristo, gli Ebrei fuggono dall'Egitto e arrivati in Palestina la prima cosa che fanno è sterminare o cacciare gli abitanti. Ovviamente con la scusa che erano in missione per conto di Dio.

      Ho visto diverse volte gli striscioni della "sinistra" che si vanta di essere "colta" o "acculturata", su cui si citava l'Eneide di Virgilio e i Troiani profughi che fuggono dalla distruzione della loro città. Peccato che anche li, la prima cosa che fanno i Troiani è muovere guerra ai Latini per rubargli la terra. Che poi era la nobile eredità che Virgilio cercava per i Romani, i quali hanno costruito un impero facendo esattamente lo stesso, invadendo le terre di altri, sterminando e facendo schiavi.

      Per cui, quando arriva un "nuovo vicino", storicamente è un INVASORE. Sopratutto, lo ripeto, se non chiede il permesso ma ti sfonda la porta a calci.

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    7. Molto vero quello che dici a proposito del pio Enea, che menò i laziali, e degli Ebrei che spaccarono la testa agli autoctoni della regione invasa (eh già, this land is mine, God gave mi this land). Una menzione a parte meritano i Romani fondatori di quell'impero che suscita ancora oggi universale ammirazione (ancora oggi si pubblicano opere d'immensa mole su di loro). Non molti sanno che i Romani erano costantemente in guerra. Tutti gli anni del loro millenario impero menavano qualcuno, non tanto per diffondere la civiltà romana (un effetto collaterale positivo) quanto per razziare, fare bottino e arricchirsi. I grandi personaggi della storia romana - Cesare, Antonio, Ottaviano ecc. - erano i Paperoni o Berlusconi dell'epoca. E come se li facevano i soldi? Con le guerre. Solo nel 235 a. C. i Romani non lanciarono campagne mililitari, se no erano in stato di guerra permanente (forse un po' come gli Americani oggi?).

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    8. Il punto è che c'è una propaganda che travisa idee e fatti.

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    9. Lorenzo: "Si però a me non sembra che essere prigioniero di un regime che ti dice come vivere, pensare, mangiare, vestire e che ti circonda di guardie armate e filo spinato funzioni granché nel farti conservare la 'normalità'. Almeno, per me sarebbe l'esatto opposto."

      Infatti ho scritto apparenza di normalità. Sotto al coperchio ribolle un mare di frustrazioni, che diventa inevitabilmente un mare di scompensi di varia natura.

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  4. A proposito di Patria...
    https://www.maurizioblondet.it/ricostruire-il-territorio-un-progetto-patriottico/

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    1. Andrea, ho scritto due post uno dietro l'altro, non a caso.

      L'editoriale di Blondet però è una raccolta di luoghi comuni e poco altro. Si accoda al piagnisteo generale di questi giorni, che è assolutamente immotivato, per due ragioni.

      Primo, eventi atmosferici eccezionali sono negli annali, si ripetono con una certa regolarità. Ieri discutevo coi consiglieri del condominio a proposito di un tetto in legno che ha cent'anni. Se venisse la nevicata del 1985, tipo 80cm - 1m di neve, dubito che il tetto riuscirebbe a sostenerla.

      Secondo, le reazioni che manifesta l'Italia davanti agli eventi sono la conseguenza del solito discorso della riduzione dell'adulto a bambino. In realtà, a parte il fatto che rinneghiamo perfino l'idea della Patria, dovremmo essere capaci di comportarci da "buon padre di famiglia", quindi pianificare il futuro e reagire agli inconvenienti con ferma decisione. Invece siamo li, come fa anche Blondet, bloccati nel neo-romanticismo, la "natura", lo "spirito", il "destino", dobbiamo "prendere atto" dell'apocalisse, moriremo tutti, cipressi e sepolcri di Foscolo. Le cose che crollano, che siano ponti o alberi, non crollano perché è la volontà di Dio, crollano perché a gente è stupida e meschina. Bisognava costruire un altro ponte a fianco di quello per tempo e abbattere il vecchio. Bisognava costruire altre strade per evitare che tutto il traffico convergesse sul ponte. Bisognava non piantare solo abeti la dove prima della Grande Guerra c'era una normale foresta di latifoglie e adesso bisogna tirare via i tronchi e ripiantare, non è una tragedia.

      Ora, secondo me il "progetto patriottico" non sono ponti strade alberi, sono gli Italiani. Bisogna fare gli Italiani, era vero centocinquant'anni fa, è vero ancora oggi.

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    2. Commentavo su un blog a proposito della mareggiata che ha danneggiato il lungomare di Genova. Cosa faremmo se venisse un maremoto che ammazzasse diciasettemila persone, facendone sparire nel nulla cinquemila e causando un disastro nucleare, come è successo in Giappone nel 2011? Noi siamo ancora li con le "casette" e le macerie da sgomberare di tutti i terremoti degli ultimi 100 anni.

      E ci balocchiamo con le direttive europee.

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  5. Articolo di Repubblica del 6 novembre, titolo:
    "Quando i migranti erano gli Italiani"

    Che vaccata, che porcata, per istillare sensi di colpa. Gli Italiani non migravano (come gli uccelli) "emigravano". Mio padre è emigrato in Svizzera, anch'io sono un emigrato. Gli emigrati italiani non erano sempre ben accolti (sia negli USA che in Svizzera: quarantene, visite sanitarie umilianti ecc.). E servivano ai paesi ospitanti. Gli emigranti o immigranti avevano già un contratto di lavoro in tasca o dovevano subito cercarsi un lavoro e sgobbare. Altro che aiuti all'integrazione. S'integravano da soli, eventuali corsi di lingua se li pagavano loro. Poi non tutti s'integravano (mio padre ha odiato gli Svizzeri fino alla fine), ma in qualche modo convivevano con i nativi. E se restavano senza lavoro il permesso di soggiorno non veniva rinnovato, anche dopo dieci anni di permanenza ininterrotta: foglio di via e a casa.
    Nella crisi petrolifera del '73 la Svizzera perse 300'000 posti di lavoro e a tanti Italiani non restò altra soluzione che tornarsene a casa, non potevano campare alcun diritto. Il titolo di Repubblica, ma anche di Avvenire, Corriere ecc. è fuorviante, una carognata. Oggi è tutto un parlare di migranti, migrazioni, fenomeno epocale e incontrollabile. È un fenomeno voluto e studiato a tavolino. L'ONU è molto preoccupata del calo demografico in Europa e "consiglia" (in realtà impone, vedi nuovo patto migratorio internazionale) vigorosi innesti di extra-europei (forse per le pensioni ...).

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    1. Visto l'articolo. E' solo l'ultimo di una lunga serie, perché è un martellamento continuo.

      Oltre ai fatti che hai descritto, che giustamente rendono conto della differenza, a cui aggiungerei che gli Italiani andavano dove erano richiesti, non si imponevano facendo finta di "fuggire dalle guerre" e/o di essere "naufraghi", ci sono due elementi che rendono l'articolo privo di senso.

      Il primo elemento è che sulla stessa pagina trovi l'editoriale che ti dice chiaro e tondo che il progetto della "sinistra" è il "meticciato" e che l'immigrazione si contrappone all'esistenza degli Stati nazionali. Questo significa ammettere che qualsiasi sia la "scusa" usata per vendere l'immigrazione, che sia l'interesse cinico de "pagheranno le nostre pensioni" oppure la filantropia de "salvare delle vite", l'immigrazione in realtà è uno strumento, un'arma, funzionale ad un progetto di ingegneria sociale su scala continentale e planetaria. Ovvero, che si tratta di indebolire la coesione dei popoli europei e poi soverchiarli da un punto di vista demografico oltre che ideale.

      Il secondo motivo per cui l'articolo non ha senso è che, ignorando la questione se sia una menzogna oppure no associare l'emigrazione italiana a quella africana o asiatica, non si può addossare ai figli le colpe dei padri. Voglio dire, i Romani sterminarono i "Galli", ovvero gli abitanti della odierna Francia e parte della odierna Gran Bretagna. Quindi dovremmo essere in debito coi Francesi e con gli Inglesi? I quali, tra l'altro, si chiamano cosi perché dopo l'invasione romana, i Galli dovettero subire l'invasione dei Franchi e degli Angli e dei Sassoni, tanto che ancora oggi in certe parti della Scozia il termine per dire "inglese" è "sassone".

      Sembra una barzelletta, eppure i "sinistri" tirano fuori le Crociate quando si tratta degli Arabi, ignorando a bella posta che furono campagne militari difensive, invocate dall'Imperatore bizantino dopo che gli Arabi avevano invaso i suoi dominii e in particolare il Medio Oriente. Oppure tirano in ballo il colonialismo europeo, che comincia agli inizi del Cinquecento. Che è una evidente contraddizione rispetto alla predicazione sulla "Unione Europea" che affratella Popoli che si sono combattuti per secoli. Tornando sopra, Francesi e Inglesi si sono combattuti a partire da Guglielmo il Conquistatore (Normanno della Normandia che conquistò l'Inghilterra strappandola al re Sassone Aroldo), passando per le campagne coloniali in America, arrivando a Napoleone a Waterloo. Quindi?

      Mi tocca ripetere il mio solito ritornello. Queste "porcate" non sono nemmeno una faccenda contemporanea, sono pianificate ed usate dagli Anni Settanta per realizzare il Piano delle Elite Apolidi.

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  6. Delizioso Veneziani vs. Mattarella:
    http://www.marcelloveneziani.com/articoli/mattarella-ammonitore/

    Mattarella che celebra l'eroe albanese Scanderberg e ne approfitta per condannare le derive identitarie. Gli Albanesi possono essere fieri del loro eroe - che ha persino un monumento in centro a Roma - ma noi Italiani non dobbiamo esserlo del nostro paese, della nostra storia. Si appella a volte ai valori costituzionali ben sapendo che la nostra costituzione è di fatto superata dal trattato di Lisbona (che è una fotocopia della costituzione europea bocciata da Francia e Olanda).
    Devo ammettere di averlo sottovalutato il Mattarella: mi sembrava una gattamorta, invece è un ardente antitaliano e mondialista che ci ammorba giorno e notte.
    Ma solo in Italia il presidente imperversa su tutti i canali tutti i giorni. Io vivo in un paese in cui i politici, anche i massimi (cioè i sette consiglieri federali, ovvero i ministri) nessuno li caga. E non esternano a getto continuo.

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    1. Ripensandoci, devo aggiungere una cosa.
      Secondo me il nocciolo del problema, la ragione ultima per cui l'Italia non è una Nazione e quindi si fa calpestare da chiunque e soffre di una eterna guerra civile e per il tradimento della sua "aristocrazia", è la MERIDIONALIZZAZIONE.

      Io ho amici meridionali, vivo in una città che è nata con l'immigrazione dei meridionali ma non sono cieco e sordo, non sono completamente rimbecillito dal lavaggio del cervello.

      L'Italia è una idea che è stata concepita nel Nord o centro-Nord e che era fondata su una mistica un po' patetica delle "glorie di Roma" ma che in realtà per funzionare si fondava sulla "comunità" costituita dalle città-stato del periodo medievale e rinascimentale.

      Il Meridione ha subito l'unificazione non come una guerra di liberazione ma come una conquista straniera, una occupazione.

      Prima di allora, non ha avuto nella sua storia l'età delle città-stato con il "senso civico" conseguente.

      Quindi ancora oggi, a parte le questioni economiche, la distribuzione disomogenea delle risorse e delle infrastrutture, l'Italia è divisa da due visioni del mondo incompatibili.

      Anche presi uno ad uno, gli Italiani del Nord e gli Italiani del Sud sono diversi e il guaio è che col tempo, anche a causa degli eventi del Dopoguerra, l'Italia è stata "meridionalizzata", nel senso che si è imposta come "identità nazionale" quella del Meridione.

      Lo Stato italiano è uno Stato meridionale, meridionali sono la Pubblica Amministrazione, le Istituzioni, tutto.

      Quindi Matterella è la conseguenza. Ed è abbastanza normale per lui fare discorsi di retorica patriottica che sono privi di amor di patria, che sono strumentali ad un mondo dove ci sono "apparati" da cui il meridionale si aspetta gabelle e regalie e c'è il piccolo particolare della "famiglia", in mezzo tra apparato distante ed estraneo e la famiglia, IL NULLA.

      L'Italia è terra di nessuno cosi come al Sud tutto quello che è fuori dalla porta di casa è terra di nessuno.

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    2. E' lecito chiedersi se l'iniezione di centinaia di migliaia (milioni? sicuramente ora sì, se consideriamo anche le "discendenze") di persone dal meridione d'Italia nel suo settentrione sia stata solo dovuta a fattori economici o se sia stata il frutto di una pianificazione a scopo disgregativo, così come vediamo accadere oggi su scala ancor più ampia? Temo sia una domanda retorica...

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    3. In realtà in questo caso sono dubbioso perché il rimescolamento, che cominciò con la Grande Guerra, era funzionale a fare l'Italia. Ma è accaduto in un contesto sbagliato, perverso, dove mancavano le risorse umane, morali e professionali, per gestire la cosa in maniera proficua, un po' come la industrializzazione e la conseguente urbanistica.

      Può darsi però che la meridionalizzazione dell'Italia sia stata pianificata dalla CIA ed eseguita dalle elite italiane di allora, che ne erano eterodirette, per contrastare il progetto di creare uno Stato comunista nel Nord, "ruralizzando" la popolazione, diluendola e contando sulla maggiore tendenza dei meridionali verso il paternalismo cattolico.

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