mercoledì, ottobre 27, 2004

La legge Gasparri

Cito dal sito del Corriere:
Cosa prevede la legge Gasparri
Berlusconi: «Rai in borsa entro marzo»
L'annuncio del premier: «Sarà quotata almeno per il 20%»
ROMA - «La Rai sarà quotata in Borsa almeno per il 20 per cento entro marzo». E’ quanto ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una visita privata a Cinecittà sul set della fiction «Roma». Oltre ai produttori americani della Hbo, erano presenti tra gli altri anche i vertici della Rai, Flavio Cattaneo e Agostino Saccà.
La legge Gasparri, approvata in primavera, prevede la Privatizzazione della Rai attraverso un'offerta pubblica di vendita e vieta ai futuri azionisti privati il possesso di piu' dell'1% delle azioni, mentre i patti di sindacato sono bloccati al 2%. Il quotidiano Finanza Mercati ha scritto martedì mattina che il piano di privatizzazione della Rai prevede di collocare in borsa il 25% delle azioni della tv pubblica:il 5-7% agli investitori istituzionali, il 2% ai dipendenti e il restante 16-18% alla clientela retail. Il giornale cita anche delle stime secondo le quali la Rai varrebbe complessivamente 4 miliardi e avrebbe un patrimonio immobiliare di almeno 1,5 miliardi di euro.

Commento mio: la televisione pubblica da che mondo e' mondo e' un centro di potere economico e politico, strumento per elargire clientele e compiere spartizioni.
Dato che in Italia a quanto pare possono esistere solo "cartelli" collegati col (o prodotti dal) potere politico, vedi alla voce finta imprenditoria para-statale, non esiste concorrenza, meno che meno nel settore delle telecomunicazioni. Nel settore televisivo c'e' solo un altro operatore oltre RAI che e' Mediaset, guarda caso "di proprieta'" del Presidente del Consiglio, il quale presiede il governo il cui ministro decide della privatizzazione RAI e di altre simpatiche iniziative, vedi TV digitale.
A mio avviso e' anche sbagliata l'idea del "conflitto di interessi", perche' per come funzionano l'economia e la politica italiana al massimo si puo' dire che Tizio favorisce di piu' i suoi "amichetti" piuttosto che gli "amichetti" di Caio e quindi a turno si lamentano gli esclusi (temporaneamente) dal magna magna o che hanno preso una fetta piu' piccola di quanto vorrebbero. Ultima considerazione, la politica e l'economia sono espressione della societa', non corpi estranei. Da cui consegue che l'italiano medio si trova perfettamente a suo agio con queste manfrine e l'unico problema che si pone e' come ricavarsi la sua nicchia, da chi farsi paraculare, come e con chi intrallazzare, ecc. Non esiste concetto di "res publica" e secondo me non esiste possibilita' di fare imprenditoria e condurre una industria produttiva oltre la soglia della piccola azienda familiare, perche' appena sopra si deve necessariamente rientrare nel "para-stato".

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