mercoledì, ottobre 06, 2004

Pensiero antico

Qualcuno mi ha detto che sono "aristotelico", intendendo dire che ho categorie di pensiero un po' arcaiche, rimaste all'epoca di Aristotele. Sinceramente non sono poi tanto dispiaciuto della cosa, in un'epoca di Pensiero Debole. Colgo l'occasione per definire il "medodo socratico" citato in precedente post:
"Il metodo socratico dell'elenchos consiste in domande e risposte riguardo le definizioni o logoi (singolare logos), cercando di determinare le caratteristiche generali condivise da varie istanze particolari. Visto che questo metodo è mirato a estrarre le definizioni implicite nelle idee e convinzioni dell'interlocutore, o ad aiutarlo a migliorarne la sua comprensione, fu chiamato metodo della maieutica."
Ulteriore approfondimento rapido in questo "bigino": Pensiero Socratico

1 commento:

  1. Cito da http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030203b.htm
    Intervista a Carlo Cellucci, docente di Logica, che nel suo ultimo saggio analizza il rapporto tra filosofia e scienza dei numeri
    «La matematica non dà la certezza»
    È il destino della scienza del Novecento: la necessità di fare i conti con l’insicurezza

    - Nel suo libro lei dedica molto spazio ai limiti della logica classica, fondata sulla deduzione di leggi a partire da principi assolutamente certi, e alla necessità di costruire un modello di ragionamento in grado di produrre nuova conoscenza. Qual è la soluzione che propone?
    «La filosofia moderna è nata con Bacone e Cartesio proprio all'insegna di questo problema, perché entrambi partirono da una denuncia della sterilità della logica aristotelica, che si basava su inferenze deduttive e non ampliative, incapaci cioè di produrre nuova conoscenza. Bacone e Cartesio si proponevano invece di sviluppare un metodo per produrre nuova conoscenza fondato su inferenze ampliative; nel caso di Bacone si trattava dell'induzione, un metodo che si basa sulla costruzione di leggi a partire dall'individuazione di una certa regolarità nei dati forniti dall'esperienza. Il loro tentativo fallì perché presupponeva che il nuovo metodo dovesse dare conoscenza assolutamente certa. Nel mio libro, invece, cerco di condurre un'analisi dei metodi di scoperta matematica che prescinda da questo presupposto».

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