domenica, luglio 17, 2005

Morte del Principio di Non Contraddizione

[Ancora sul tema della "verita'"]
Il sistema piu' semplice per cercare la "verita'" e' la dialettica. Si formula una "tesi", si formula la "anti-tesi", cioe' una tesi contrapposta, si esaminano secondo logica le due tesi una contro l'altra e si arriva ad una "sintesi", scartando la tesi "perdente" delle due, oppure scartandole tutte e due per formularne una terza.

Come dicevo in un commento sottostante, al giorno d'oggi abbiamo due cose che inceppano questo meccanismo. La prima e' che esiste un "continuo reale" di tesi-verita', per cui tra due tesi, per quanto piccole, esiste sempre una posizione intermedia, anzi ne esistono infinite. La seconda e' che non siamo disposti a mettere in discussione le nostre rispettive "verita'", pretendiamo che vengano assunte come "vere" per definizione, non suscettibili di "falsificazione".

Il mio amico filosofo direbbe che il primo ostacolo si aggira ragionando in termini statistici o probabilistici, per cui qualsiasi tesi ha una "probabilita' non nulla" di essere "vera". Tu puoi dire se la probabilita' secondo te e' grande o piccola ma tutte le tesi sono comunque "vere" nello stesso istante, distribuite lungo una curva con una diversa probabilita' di verita'. Non si tratta piu' di stabilire se una tesi e' vera o falsa ma, assunto che e' comunque vera, quanto e' "probabilmente vera" in relazione a tutte le (infinite) altre.

Sul secondo ostacolo non saprei cosa dire, se non che sposta qualsiasi affermazione nel campo della metafisica, facendone una questione di "fede" non suscettibile di esame. C'e' ovviamente una componente psicologica nella volonta' - capacita' - possibilita' di sostenere un esame delle proprie convinzioni che potrebbe falsificarle.

Lascio al lettore meditare sulle conseguenze della "verita' probabilistica" e/o della "verita' metafisica" sui nostri giorni.

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