mercoledì, agosto 23, 2006

Immigrazione. Fine di una Nazione che forse non c'e' mai stata.

Il tabù dell'immigrazione.
La parola immigrazione è un tabù. Qualcosa di cui si deve parlare in modo ‘politically correct’ per non passare da razzisti. L’immigrato ha, per definizione, bisogno di aiuto e cerca in Italia la sopravvivenza. Il ministro Ferrero ha dichiarato: “...bisogna mettere in campo una strategia articolata. Prima di tutto dobbiamo facilitare gli ingressi legali nel nostro Paese”, e: “nel continente africano ci sarebbero trenta milioni di giovani, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, pronti a lasciare casa e affetti”, infine: “ sono loro che vengono a fare lavori che spesso gli italiani non vogliono più fare... oggi dobbiamo capire di essere diventati un Paese di immigrazione”.
Queste dichiarazioni sono irresponsabili, anche se “electorally correct” per il partito del ministro Ferrero. L’Italia è ancora un Paese di emigrazione. Una volta emigravano i contadini, oggi i laureati. L’Italia ha una densità di abitanti per territorio tra le più alte del mondo. In confronto gli Stati Uniti sono spopolati e l’Africa deserta. Non è vero che gli italiani non vogliono più fare “certi lavori”, ma quali sono questi lavori? [...] una generazione di italiani pagata qualche centinaio di euro al mese o disoccupata. Ragazzi e ragazze che accetterebbero di corsa quei “certi lavori”, ma in condizioni di sicurezza e con uno stipendio dignitoso. Ma i “certi lavori” forse sono quelli delle fabbrichette che importano mano d’opera sotto pagata e scaricano i costi sociali sulla comunità. [...] Questa demagogia è pericolosa. [...]

Pensate che sia Calderoli? O forse Borghezio?
Assolutamente no, e' tratto dal blog di Beppe Grillo Il tabù dell'immigrazione

Io penso che la retorica sull'Europa cattiva e il "sud del mondo" e' come le scarpe Prada, comoda e serve per avere il look giusto in societa'. Ma dopo un po' puzza. Sinceramente sono scoraggiato. L'Italia non esiste, e' un Paese di furbetti, guitti e truffatori. Diviso in famiglie, amicizie, contrade, citta', regioni, parrocchie, partiti, mafie e mafiette. Senza "senso civico", capace solo di retorica di facciata, un po' littoria con il suo "stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte"... Sopra questo a completare il disastro, il novecento con la fine delle ideologie ma anche con l'internazionalismo proletario. E da che mondo e' mondo di proletariato parlano quelli che proletari non sono e che portano le scarpe Prada, come Bertinotti. Andiamo a grandi passi verso il disastro, che pero' come tutte le cose italiane, e' grave ma non serio.

2 commenti:

  1. beh, si, da un lato è un pò vero che alcuni italiani certi lavori non vogliono più farli... dipende dal luogo... ho fatto per tre anni il barista durante la stagione estiva in zone turistiche toscane, in posti anche rinomati, in condizioni di lavoro oscene,(7 giorni su 7, 31 giorni al mese) ... ma retribuito con cifre che qui al sud un operaio qualsiasi può solo sognare.
    Più che altro direi che il grosso casino dell'occupazione in italia è che ci sono lavori che gli italiani (che li offrono) non vogliono più pagare!

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  2. Trovo il titolo quanto mai azzeccato e penso sia opportuno rimuovere quel forse. Quella che noi chiamiamo (sopratutto quando è ora di giocare a pallone) nazione e che è nata per come la conosciamo nel 1947, forse nazione non lo è mai stata davvero.
    Ci ho riflettuto durante un recente viaggio in un continente "nuovo" (Australia) ma che di storia come nazione ne conta parecchia più di noi, e la puoi respire. E per inciso i pochi connazionali che ho incontrato sono solo riusciti a farmi vergognare di essere italiano.

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