giovedì, agosto 31, 2006

Ultimi scampoli d'estate


[Dal sito corriere.it]
[...] Lo studio, un'indagine di Eurostat sull'abc dell'informatica condotta nei Paesi membri delll'Unione europea, evidenzia come solamente il 41% dei cittadini italiani sappia usare il computer. I 59 cittadini su cento che non sanno proprio come comportarsi di fronte ad uno schermo e una tastiera sono quasi il doppio dei 37 su cento della media europea [...]

[...] l'Italia è il Paese in cui internet è usato meno e anche lo stato membro in cui è più forte il divario tra giovani e anziani nell'impiego della rete. Seguendo il parametro del genere, sono state riscontrate differenze tra uomini e donne. In media, in una settimana, si connette a internet il 34% degli uomini contro il 23% delle italiane.[...]

Aggiungo che l'indagine dovrebbe anche esaminare cosa fanno le persone con i computer. In questo caso i risultati sarebbero ancora piu' drammatici perche' saremmo sempre nell'ambito del famoso "Laif Is Nau". Usare il computer vuol dire tutto e niente. I telefonini oggi sono dei computer di discreta potenza. Non a caso Bill Gates ha proposto di usare gli smart phone per l'alfabetizzazione informatica nei paesi poveri. Ma alla fine TC&S, cioe' Tette, Culi & Suonerie.

Schiavismo
Non tutti sanno che:
[...]
La forma più antica di commercio degli schiavi in Africa fu quella messa in atto dai popoli nordafricani a danno dei popoli neri subsahariani. Sebbene le origini di questa pratica siano estremamente antiche, solo a partire dal X secolo, con l'introduzione dei cammelli dall'Arabia, essa assunse le connotazioni di una vera e propria rete commerciale. È estremamente difficile valutare l'entità precisa di questo commercio, ma secondo alcune stime gli schiavi deportati a nord attraverso il Sahara furono almeno 6000 o 7000 all'anno dal X fino al XIX secolo. Nella maggior parte dei casi, gli schiavi erano utilizzati come servitù domestica e non per svolgere lavori pesanti; coerentemente, la tratta riguardava uomini e donne in proporzioni simili. Gli arabi spesso impiegavano le schiave come serve negli harem; gli uomini non raramente venivano impiegati in ruoli analoghi, dopo essere stati trasformati in eunuchi.

Oltre alle rotte schiaviste che conducevano a nord, gli arabi iniziarono anche un commercio di schiavi attraverso l'Oceano Indiano, verso il Medio Oriente e l'India. In questo caso, gli schiavi provenivano principalmente dalla costa occidentale dell'Africa. All'aumentare della capacità e della velocità delle navi utilizzate per il commercio degli schiavi, il numero di vittime degli schiavisti aumentò proporzionalmente, fino a diverse decine di migliaia all'anno.

In molti casi, i commercianti di schiavi arabi (e in seguito europei) non eseguivano direttamente le catture, bensì intrattenevano rapporti con intermediari locali, che erano spesso i regni o le tribù dominanti delle diverse zone. Questi intermediari, a loro volta, sfruttavano il loro rapporto con i mercanti di schiavi per ottenerne benefici (per esempio armi) attraverso cui rafforzare la loro posizione di predominio nei confronti dei propri vicini.
[...]
Wikipedia, Tratta degli schiavi africani

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