lunedì, febbraio 11, 2008

Ancora elezioni

Ci apprestiamo ad un ennesimo giro di giostra elettorale. Io non voterò nemmeno questa volta. Non mi annoiate con i soliti discorsi "se non voti gli altri decidono per te" eccetera, che tanto mi fanno ridere. Io mi rifiuto di partecipare a questa rappresentazione farsesca che chiamiamo "democrazia", dove tra l'altro l'ideale che ci viene proposto come la panacea consiste nel votare uno tra due raggruppamenti "Viva La Figa" e "Scemo Chi Legge" e poi tutto il resto, presidenti, governi, ministri, deputati e via via a scendere fino alle assunzioni degli Operatori Ecologici, viene deciso autonomamente dalla nomenklatura.

Vado ad elencare i motivi che non si possono dire per cui L'Italia non può funzionare:

1. Una nazione "artificiale". Nonostante la retorica patriottica l'Italia è un coacervo di realtà locali male assortite con grandi diversità di ogni genere, unificate a forza. Persino la lingua è artificiale ed è stata faticosamente imposta sopra le lingue locali solo nel secondo dopoguerra. I soldati italiani durante la Prima Guerra Mondiale e in parte ancora nella Seconda avevano bisogno di un interprete per capirsi. L'eterogeneità implica che la varie parti invece di funzionare all'unisono si comportano come ingranaggi usciti dalla propria sede, smangiandosi l'un l'altro.

2. Incapacità di distinguere lecito da illecito. Alcune regioni sono controllate dalle organizzazioni criminali, che tra parentesi risultano essere la prima industria nazionale per fatturato, aggiungendo alla capacità di controllo militare del territorio anche il controllo economico e politico. Quello che non si dice mai è che queste organizzazioni fanno leva sul fatto che per moltissimi italiani, forse la maggioranza, specie nelle regioni meridionali, l'illecito è la norma nella vita quotidiana. Chiamatelo "familismo amorale", come ho sentito fare ad un magistrato, fatto sta che l'Italiano medio vive di imbrogli e sotterfugi, quando non di reati veri e propri. Per cui sfumano una nell'altro l'organizzazione criminale e la politica, il malfattore e il cittadino. Per molti non esiste nemmeno la percezione di essere in torto, anzi.

3. La Repubblica delle Banane. L'Italia è un Paese povero, senza risorse e prevalentemente montagnoso. Nell'antichità potevamo sfruttare la posizione strategica al centro del Mediterraneo ma da quando i commerci hanno preso le rotte oceaniche siamo rimasti ai margini. Però è sempre stato conveniente per i politicanti Italiani fare appello alla retorica delle "glorie di Roma" e millantare una "potenza" del tutto immaginaria per solleticare l'ego infantile del popolo, che comunque tornato a casa dall'adunata oceanica riprende i suoi traffici di malaffare. Questo ci porta a vivere sempre sdoppiati, l'Italia immaginaria, potenza industriale che fa tremare il mondo e l'Italia reale, sciagurata ed accattona. Cosi come un giorno qualcuno si e' affacciato ad un balcone dichiarando l'intenzione di invadere le Russie, oggi più o meno dallo stesso balcone ci lanciamo in proclami di ampio respiro internazionale. Con le stesse probabilità.

4. Economia. Eravamo i cinesi d'Europa. Produzioni a basso costo, borse, magliette, scarpe, auto scadenti, liretta svalutata. Globalizzazione, delocalizzazione, moneta forte. Cosa può fare la piccola impresa italiana, a conduzione familiare? Nonostante la brillante idea di importare milioni di immigrati, non possiamo competere sul costo della manodopera, a meno di non accettare gli standard di vita dei paesi emergenti. La piccola impresa italiana non ha la cultura della ricerca, non ha le risorse per farla, non esiste nemmeno una organizzazione che la renda possibile. Quindi non riusciamo a produrre e vendere conoscenza come altri paesi europei. Al momento stiamo spendendo i risparmi accumulati dalle famiglie negli ultimi 50 anni e chi può emigra.

Un politico "onesto" dovrebbe dire queste cose. Siccome nessuno le dirà mai, non esiste un politico "onesto", cosa che per altro sarebbe paradossale dato che probabilmente non esiste un Italiano onesto. Voglio essere ottimista, diciamo che forse esistono ma sono cosi pochi da sfuggire alla rilevazione.

3 commenti:

  1. Io invece andrò a votare perchè penso che questa volta qualcosina cambierà. I due grossi schieramenti anche nell'imperfezione di una legge elettorale potrebbero essere determinanti sopratutto con l'avvicinarsi della recessione che volenti o nolenti sarà planetaria con tutte le conseguenze negative che si porterà dietro.

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  2. Tutto perfettamente regolare e conforme ai motivi sopra esposti.

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  3. Pur condividendo la tua analisi sui motivi, dato che non può comunque peggiorare le cose, andrò alle urne (come ho sempre fatto). E' anche un fatto di onestà con me stesso, fa parte dei miei doveri e come altri doveri ben più antipatici, lo rispetto anche quando non lo condivido. Lo ritengo indispensabile viatico per pretendere il rispetto dei miei diritti.

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