lunedì, luglio 31, 2017

Il giochino della assenza di morale

Premessa, non tutti sanno che la parola "morale" significa "la misura delle azioni", ovvero la "regola", il modo giusto di fare le cose, di comportarsi.

Una caratteristica dei nostri tempi è la negazione della "morale". Le persone sono condizionate in modo che pensino che non esiste una "regola" che stabilisce cosa è "giusto" e cosa è "sbagliato", dato che ogni individuo è il dio del suo piccolo universo infantile, qualsiasi azione è per definizione "giusta".

Ci sono due trucchetti retorici che si usano per sostenere questa posizione. Considerando una azione qualsiasi:
1. "non c'è niente di male".
2. "bisogna valutare caso per caso".

La prima affermazione serve a mettere qualsiasi azione sullo stesso piano, la seconda affermazione serve a negare che esista una misura delle azioni.

Notare che nel primo caso si innesca immediata contraddizione nel momento in cui il "bene" di uno è il "male" di un altro e per affermare che "non c'è niente di male" bisogna considerare l'individuo come monade isolata, priva di qualsiasi collegamento o interazione col contesto. Ovvero "non c'è niente di male" diventa vero solo se non esiste la società. L'abusato concetto de "ognuno a casa sua fa come gli pare", che ovviamente è falso perché poi si entra e si esce dalle/nelle case di ognuno.

Nel secondo caso ogni individuo assume di essere una eccezione alla regola, per cui otteniamo il paradosso di leggi che sono percepite come "suggerimenti", un po' vaghi, un po' inutili o inapplicabili, da cui il fenomeno contemporaneo per cui i legislatori pubblicano delle "gride" con minacce di sanzioni iperboliche riguardo violazioni minime e l'effetto che che le loro "gride" rimangono inapplicate perché nessuno trova il contesto generale a cui si applicano, dato che ci sono solo eccezioni. Questo fenomeno non vale solo per i singoli individui ma anche per fenomeni su scala collettiva, per esempio si approva una legge per cui lo Stato non può fare una certa operazione e subito dopo lo Stato viola questa legge compiendo l'operazione vietata perché deve porre rimedio ad una situazione eccezionale.

Sommando quanto scritto sopra, l'effetto disastroso non è tanto il caos generale quanto il fatto che alle persone, come ai bambini piccoli, manca la percezione del "giusto" e dello "sbagliato", ovvero una volta di più l'unica regola è la soddisfazione dei propri impulsi, delle proprie voglie. La "morale" non serve ad eliminare i lestofanti, serve a fare in modo che i lestofanti siano consapevoli di esserlo, di compiere il "male" invece del "bene". Adesso invece se io voglio una cosa, questo è giusto per definizione, nel mio piccolo universo personale equivale ad un comandamento divino. Non esistono i lestofanti, ognuno è sempre e comunque nel giusto e si meraviglia se gli viene chiesto di rispondere delle sue azioni. Secondo me è abbastanza evidente che una società composta da piccoli "dei" che pretendono che ogni loro capriccio sia legge universale non può funzionare e sono anche evidenti le conseguenze, dai comportamenti aberranti dei singoli che popolano le cronache alla impossibilità di gestire città, regioni, nazioni.

Sempre tenere presente che tutto questo è stato progettato a tavolino, non è affatto un fenomeno spontaneo.

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